semi autofiorentiA seguito della sentenza della Corte di Cassazione del 19 Dicembre 2019 grazie alla quale la coltivazione di piccole quantità di marijuana destinate all’uso personale è stata finalmente depenalizzata, sono in molti a chiedersi come coltivare marijuana in casa e se tale pratica comporta ancora dei rischi.

Che si tratti di cannabis light o di marijuana ad alto contenuto di THC, prima di procedere alla coltivazione di cannabis è tanto necessario quanto utile conoscere una serie di informazioni fondamentali che permettano di operare in totale sicurezza: basta poco infatti per rischiare di infrangere il Testo Unico sugli stupefacenti (T.U. 309 del 1990), con tutte le relative e spiacevoli conseguenze che comporta la violazione di tale legge. In questa guida illustreremo come agire dunque nella totale legalità e come coltivare marijuana in casa senza incorrere in qualsivoglia procedimento penale.

Coltivare marijuana in casa: cosa dice la Legge italiana

Secondo quanto stabilito dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 19 Dicembre 2019, coltivare marijuana in casa, qualora le piante siano destinate al solo uso personale, non costituirebbe alcun reato.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 19 Dicembre 2019, coltivare marijuana in casa, qualora le piante siano destinate al solo uso personale, non costituirebbe alcun reato.

Così recita appunto la sentenza - "Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale", proseguendo successivamente con la suddetta specifica - "Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente" – e proseguendo ulteriormente dettagliando tutte le condizioni necessarie a tale pratica:

"devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore".

Tuttavia tale sentenza, lascia di fatto ampio spazio a numerosi dubbi e lacune, questo poiché l’oggetto preso in esame vedeva la sola coltivazione di due piante di cannabis, peraltro di modeste dimensioni, praticata tra le mura domestiche: questo significa che, tale ipotetica depenalizzazione, autorizzi chiunque a coltivare marijuana in casa. Tale pratica infatti comporta pur sempre un reato amministrativo e la relativa sanzione pecuniaria, spesso particolarmente ingente ad esso correlata.

Quanta marijuana puoi coltivare in casa senza incorrere in rischi penali

Come anticipato precedentemente, la Sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha stabilito che "non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica": tuttavia ad oggi non vi è alcuna specifica circa a cosa si faccia riferimento in termini quantitativi mediante l’espressione “coltivazione di minime dimensioni”.

Tuttavia prendendo in esame alcune sentenze precedenti, la Corte di Cassazione ha effettuato una precisazione che non fa altro che alimentare ulteriori dubbi e perplessità: di norma quando si parla di “uso personale”, sarebbe potenzialmente plausibile includere coltivazioni di cannabis in casa caratterizzate da 2 a 10 piante. Tali parametri, puramente indicativi e ad oggi per nulla affidabili non concorrono certo nel fare chiarezza, né per gli organi di legge, né tantomeno per i privati cittadini. La sola argomentazione esplicitata finora impone che il bene giuridico della salute pubblica non possa essere messo in pericolo dal singolo assuntore di marijuana che sceglie di coltivare cannabis per sé, seppur sfruttando solo qualche modesto esemplare.

Coltivare canapa legale: cosa cambia a livello legislativo

Discorso differente rispetto a quanto espresso precedentemente se in alternativa si sceglie di coltivare canapa light in casa: grazie infatti all’ormai nota Legge 242/2016 è possibile coltivare cannabis light senza la necessità di richiedere specifiche autorizzazioni.

Discorso differente rispetto a quanto espresso precedentemente se in alternativa si sceglie di coltivare canapa light in casa: grazie infatti all’ormai nota Legge 242/2016 è possibile coltivare cannabis light senza la necessità di richiedere specifiche autorizzazioni, purché si utilizzino semi depotenziati e certificati a livello europeo, inseriti in un elenco approvato dalla Commissione Europea che presentano concentrazioni di THC pari o inferiori allo 0,2%, con margine di tolleranza massimo attestato allo 0,6%. Tuttavia resta necessario conservare la ricevuta fiscale relativa all’acquisto dei semi di marijuana italiana legale per almeno un anno dopo l’acquisto.

Occorre tuttavia specificare che la Legge sulla coltivazione della canapa sativa, non contempla espressamente la coltivazione casalinga ma semplicemente colture volte ad una riduzione di problematiche ambientali quali ad esempio il consumo e l’impoverimento dei suoli, la desertificazione, e la perdita della biodiversità, citando l’opportunità di coltivare canapa legalmente, di varietà sativa depotenziata, in alternativa come coltura di rotazione o volta alla sostituzione di colture in eccedenza.

La medesima Legge specifica altresì le finalità per le quali la coltivazione di cannabis è contemplata sottolineando la pratica prettamente industriale: florovivaismo, produzione di cosmetici, alimenti e materie prime destinate all’industria, opere di bioingegneria, produzione tessile sono solo alcuni esempi. Viene da sé che coltivare marijuana in casa senza uno dei presupposti sopra citati né la possibilità di ricondurre la coltivazione alle finalità contemplate dalla Legge, può comunque potenzialmente comportare rischi e problematiche con le Autorità competenti.

L’attrezzatura giusta per la coltivazione di marijuana in casa

La cannabis sta diventando a poco a poco sempre più tollerata non solo negli Stati Uniti ma anche in territorio europeo: questo particolare “clima” di progressiva depenalizzazione lascia spazio al desiderio sempre più frequente di coltivare marijuana in casa, una pratica piacevole e particolarmente economica che permette di ottenere erba buona o hashish attraverso alcune specifiche accortezze, pratica e abilità, entrambe caratteristiche che si acquisiscono solo col tempo e la “sperimentazione”.

La marijuana d'altronde è una pianta particolarmente robusta, relativamente facile da coltivare e in grado di crescere adattandosi a differenti tipologie di clima, sia outdoor o all’aperto, che indoor, in ambiente chiuso, all’interno di grow box o grow room.

Comprendere quali nozioni sono necessarie e imprescindibili per coltivare marijuana in casa, ottenendo in tal modo una resa ottimale, è senza alcun dubbio un vero e proprio punto di partenza: la capacità di prendere decisioni con consapevolezza e con un certo anticipo, permetterà di evitare gli errori più frequenti nella coltivazione di marijuana, gli stessi che possono compromettere la crescita e lo sviluppo degli esemplari. Ecco dunque tutte le informazioni principali che possono agevolarvi nel creare un “bagaglio di conoscenza base” utile per diventare coltivatori di marijuana sempre più esperti e accorti.

Scegliere i semi

Quando si sceglie di coltivare marijuana in casa, la scelta dei semi appare di fondamentale rilevanza: meglio prediligere semi femminizzati o in alternativa semi autofiorenti poiché in grado di fiorire con una certa rapidità, escludendo la produzione di semi che pregiudicherebbero inevitabilmente la qualità della materia vegetale ottenuta sul finale.

Coltivando indoor, ovvero in un ambiente chiuso come ad esempio all’interno delle proprie mura domestiche, è comunque preferibile optare per varietà di marijuana che presentino una crescita ridotta, in grado cioè di mantenere dimensioni piuttosto contenute: tale accortezza permetterà di preservare la coltivazione di cannabis lontana da occhi indiscreti, nel totale rispetto della propria privacy.

Scegliere l’illuminazione adatta

Coltivare marijuana in casa è una pratica che necessita in primis dell’illuminazione adatta: viene dunque da sé che se l’esposizione alla luce è sufficientemente buona, qualsiasi ambiente può facilmente ospitare la coltura di cannabis. Tuttavia è bene tenere presente che non tutti gli ambienti domestici possono rivelarsi adatti, questo poiché sovente se eccessivamente esposti, possono rivelarsi deleteri ai fini della tutela della propria privacy.

Qualora se ne abbia la possibilità, la soluzione più indicata sarebbe esporre le piante in prossimità di un davanzale ove le piante possano disporre del maggior numero di ore di luce. Diversamente, optando per semi autofiorenti, che in genere non richiedono quantità di luce particolarmente ingenti, è possibile optare per lampade per cannabis professionali che possono essere orientate e temporizzate a piacimento, in funzione delle esigenze della varietà di marijuana scelta.

Occorre infatti tenere presente che, per assicurare alle piante una crescita vegetativa sana, la marijuana necessita di oltre dodici ore di luce, ripartite in un arco temporale di ventiquattro ore.

In Italia (purtroppo!), la coltivazione di cannabis è per molti ritenuta ancora un tabù: è per questo importante evitare di esporre le piante in modo eccessivo, specie in presenza di vicini curiosi o di strade pubbliche particolarmente frequentate. Sebbene le varietà di marijuana autofiorenti conservino dimensioni ridotte e tutto sommato discrete, la prudenza, come si suol dire, non è mai troppa! Incorrere in inutili rischi sarebbe alquanto spiacevole, al pari delle relative conseguenze.

Substrato di coltivazione e terriccio

La scelta del substrato o del terriccio adatto alla coltivazione di marijuana in casa può variare in funzione delle modalità messe in atto per la coltura: in commercio sono innumerevoli le opzioni a disposizione in funzione della tipologia di coltivazione di cannabis, se outdoor o indoor. Il terriccio in genere non rappresenta l’unica soluzione: sono infatti disponibili terreni neutri, completamente privi di nutrienti quali quelli composti da fibre di cocco, lana di roccia, perlite o vermiculite.

In alternativa si può optare per coltivazioni aeroponiche, coltivazioni di marijuana idroponiche o per le cosiddette coltivazioni “in deep water culture” che di fatto non prevedono l’utilizzo di alcun tipo di substrato, questo poiché la tipologia di coltivazione prevede che gli esemplari abbiano radici sospese in grado di assimilare i nutrienti in maniera diretta dal mix nutritivo costituito dal coltivatore.

Aria, acqua, umidità e temperatura ideale

L’aria fresca, così come il continuo ricircolo della stessa per la cannabis è fondamentale e se in ambiente esterno tale condizione in genere appare più che naturale, nelle coltivazioni di canapa indoor, gli esemplari necessiteranno di continue e leggere correnti d’aria fresca mossa da apposite ventole e aspirata quando stantia mediante impianti di aerazione ad hoc.

Proprio le condizioni ambientali potenzialmente avverse infatti, possono favorire la comparsa di parassiti e muffe, determinando al contempo una crescita debole e rallentata. Anche l’acqua, quando si parla di cannabis gioca un ruolo fondamentale, questo poiché la marijuana ha un costante bisogno di acqua per crescere, svilupparsi in modo corretto, e per svolgere le relative funzioni biologiche. Quando si coltiva marijuana in casa, l’acqua diviene il principale veicolo per apportare alla pianta tutte le sostanze nutritive necessarie: il relativo pH deve essere costantemente monitorato mediante specifici kit di misurazione, in modo tale da non rendere conseguentemente troppo acido o basico il terreno di coltura.

Sebbene la cannabis risulti particolarmente resistente anche ai climi avversi, in condizioni sfavorevoli può essere colpita da stress finendo per interrompere la propria crescita o entrare in una fase di inerzia. Una temperatura costante di 27°C è ideale per fornire alle piante di cannabis un ambiente favorevole che restituisca una crescita sana, rapida e particolarmente rigogliosa. Al chiuso è facile gestire in modo accurato i gradi centigradi presenti all’interno della grow box o della grow room, questo grazie all’impiego di ventole, di unità di aria condizionata così come di tappetini riscaldanti o raffreddanti, in modo da dissipare l’eventuale calore generato dalle lampade per cannabis.

Sostanze nutritive da dare alle piante

Come avviene per qualsivoglia specie botanica, anche la cannabis necessita di nutrimento per poter crescere e svilupparsi nel modo corretto. Un mix particolarmente efficace è sicuramente quello che vede la combinazione di un terreno friabile, e ben ventilato ricco di compost, di organismi viventi, di vitamine e minerali, in grado di fornire il giusto apporto di sostanze nutritive per l’intera durata del ciclo vitale degli esemplari.

Utili si rivelano soluzioni quali ad esempio il compost liquido o composti organici quali la melassa o la farina di piume che possono migliorare in maniera significativa la qualità del substrato, favorendo una crescita sana e rigogliosa delle piante. Anche per le coltivazioni idroponiche il mercato dispone di miscele di nutrienti pronte all’uso e specifiche per la marijuana, in grado di fornire quanto necessario agli esemplari coltivati secondo tale modalità.

Luce naturale o luci adatte alla coltivazione in casa

Scegliendo di coltivare cannabis in casa, la luce naturale può non essere sufficiente, pregiudicando la salute delle piante, questo poiché, come trattato precedentemente, occorre al contempo tutelare la privacy, evitando di esporre le piante all’ “eccessiva curiosità” di vicini e passanti. Con una minima spesa è possibile dotarsi di lampade fluorescenti compatte o CFL, o in alternativa di piccoli pannelli a LED.

Se si opta per investire invece qualche centinaio di euro in più, in favore della coltivazione, le lampade per cannabis più indicate sono senza alcun dubbio le lampade al sodio ad alta pressione o HPS così come le lampade ad alogenuri metallici o MH in grado di illuminare in maniera efficace uno spazio minimo di 1,5x1,5 m favorendo in questo modo una crescita ottimale e relativamente rapida, agevolando la produzione di infiorescenze. Tuttavia occorre considerare anche il calore generato dalle fonti luminose: diviene necessario dissiparlo in modo corretto, onde evitare che l’ambiente di coltivazione risulti eccessivamente caldo e inospitale per gli esemplari.

La germinazione delle piante

Sono innumerevoli le tecniche impiegate per favorire e promuovere la germinazione dei semi di cannabis: la più comune e praticata nelle coltivazioni di cannabis domestiche è senza dubbio quella che prevede di effettuare tale azione direttamente nel vaso: è necessario in questo caso praticare un piccolo buco nel substrato ad una profondità inferiore a un centimetro e adagiare il seme per poi ricoprirlo col terriccio, inumidendo il tutto con un po' d’acqua. Saranno sufficienti dai 3 ai 7 giorni per veder apparire i primi piccoli germogli, sempre assicurandosi di mantenere la corretta umidità, nebulizzando acqua con un piccolo vaporizzatore portatile.

In alternativa è possibile porre i semi all’interno di piccoli batuffoli di cotone umidi, racchiusi all’interno di un contenitore sul cui coperchio saranno stati praticati alcuni fori per garantire una corretta ventilazione. Anche in questo caso in pochi giorni i semi di marijuana germineranno e risulteranno pronti per essere successivamente trapiantati.

Fase vegetativa e fase di fioritura

La fase vegetativa è il periodo che intercorre tra la germinazione del seme di cannabis e la successiva fase di fioritura. Una volta germogliati i semi di marijuana diverranno piccole plantule costituite da uno stelo corto e due piccoli cotiledoni di forma arrotondata. Solo successivamente appariranno le prime “vere” foglie: saranno necessarie circa 2–3 settimane perché assumano la peculiare forma a ventaglio necessarie affinché avvenga la fotosintesi, evento che da inizio alla fase vegetativa.

La fase vegetativa in genere può durare dalle 3 alle 16 settimane a seconda della varietà di marijuana scelta e da quanto auspicato dal coltivatore: durante tale periodo la crescita delle piante di marijuana appare letteralmente esplosiva, ponendo la necessità di travasarle in vasi più grandi, affinché l’apparato radicale possa espandersi a sufficienza. Il fusto si sviluppa poi in altezza e lo spazio tra gli internodi aumenta esponenzialmente, preparando gli esemplari alla successiva fase di fioritura che avviene in genere nella 6°, 7° o 8° settimana.

Generalmente 2 settimane prima di procedere alla successiva raccolta delle infiorescenze, è necessario effettuare il cosiddetto lavaggio delle radici, praticato interrompendo l'apporto di sostanze nutritive e irrigando le piante solo con acqua a pH bilanciato: tale lavaggio è necessario al fine di eliminare eventuali accumuli di sale e minerali presenti nel substrato, rendendo in questo modo più piacevole il gusto delle infiorescenze, diversamente contaminate da sapori chimici piuttosto sgradevoli

Raccogliere e conciare una pianta di canapa

Verificata la presenza di abbondante resina di cannabis e della caratteristica colorazione dei tricomi tipicamente arancione, è possibile procedere con la raccolta delle infiorescenze e la successiva concia, operazione che consiste nel ripulire accuratamente le stesse cime, privandole di eventuali foglie e materia vegetale in eccesso. Tale pratica viene chiamata trimming, che può essere a secco qualora i rami di cannabis vengano recisi e appesi a testa in giù fino alla completa essiccazione per poi procedere alla pulitura delle cime mediante piccole forbici di precisione, o in alternativa a fresco, ove la pulitura avviene precedentemente al processo di essiccazione.

La concia delle piante di cannabis è fondamentale poiché infiorescenze accuratamente ripulite dalla materia vegetale in eccesso costituita dal fogliame, se accuratamente trattate, costituiscono erba buona e di notevole qualità, in grado di restituire un gusto e un aroma assolutamente apprezzabili anche dai palati più esigenti e difficili: occorre in questo caso conservare le cime all’interno di barattoli in vetro di dimensioni medie, avendo cura di aprirli almeno una volta al giorno per favorire la ventilazione, permettendo in tal modo un processo di essiccamento cannabis più lento, pur mantenendo all’interno una percentuale di umidità ideale pari al 62%.

Come conservare correttamente le cime raccolte

Anche l’erba buona, se conservata in condizioni sfavorevoli, tende inevitabilmente a “invecchiare”, perdendo progressivamente il caratteristico aroma intenso e riducendo al contempo le concentrazioni di THC e CBD naturalmente presenti nelle infiorescenze. Al fine di conservare correttamente le cime raccolte, è fondamentale riporle all’interno di barattoli in vetro, meglio ancora se scuro, lontano dalla luce, da fonti di calore e da eccessiva umidità, tutti fattori che potrebbero comprometterne l’integrità, la fragranza e il gusto. In alternativa è possibile utilizzare contenitori in ceramica a tenuta stagna o in sacchetti sottovuoto.

Tali dispositivi, se mantenuti a una temperatura di circa 25,5°C, al buio e in un luogo asciutto e ben ventilato, garantiranno la corretta conservazione della cannabis, escludendo la formazione di muffe o potenziali parassiti che renderebbero la materia vegetale inevitabilmente inutilizzabile.

Quali sono le varietà più semplici da coltivare 

È sempre piuttosto difficile stabilire quali varietà di marijuana siano più semplici da coltivare: fattori come la semplicità infatti variano in funzione dell’esperienza del coltivatore e della pratica maturata nel tempo. Tra le varietà relativamente semplici, ma al contempo in grado di garantire una resa produttiva ottimale, è opportuno ricordare genetiche quali la Gorilla Glue, l’Amnesia Haze, la Northern Lights, la Pinapple Express, la Candy Kush, la Red Poison, e ancora la famosa Super Skunk, la Blue Cheese e la Gorilla Kush, tutte riconosciute per la notevole produzione di infiorescenze, unita all’incomparabile potenza data dalla massiccia concentrazione di THC e CBD.

Coltivare marijuana in casa: i consigli dell’esperto

Come ampiamente illustrato poc'anzi, coltivare cannabis in casa è possibile a patto che vengano adottate poche semplici accortezze in grado di garantire il corretto sviluppo e la crescita ottimale degli esemplari. Oltre ad una buona dose di pratica e di esperienza pregressa, la scelta dei semi risulta cruciale: meglio optare per semi femminizzati o semi autofiorenti in grado di ridurre le tempistiche di fioritura, senza la necessità di investire troppe energie alla ricerca di fonti luminose naturali.

Dotarsi di una grow box o di una grow room, così come di lampade per cannabis, impianti di aerazione e di ventilazione è necessario per tutelare la propria privacy, ma anche e soprattutto per creare l’ambiente più favorevole alla coltura. Contemporaneamente è necessario investire cura anche nell’irrigazione e nella somministrazione di nutrienti e fertilizzanti preferibilmente naturali, ove necessario, per promuovere lo sviluppo del fogliame e dello stesso esemplare in toto.

Particolare attenzione poi alla fioritura, alla raccolta e alla conservazione delle infiorescenze: una concia corretta e un trimming effettuato con cura, così come un processo di essiccamento cannabis accurato e quanto più lento possibile, garantiranno erba buona, saporita e pronta all’uso, in grado di restituire benessere e relax ogni qualvolta lo si desideri!