Per molti appassionati rappresenta semplicemente un hobby, per altri un’autentica forma d’arte. Diciamoci la verità: la coltivazione di marijuana sebbene piacevole e rilassante, necessita di svariati tentativi, tanta pratica, ma al contempo, comporta inevitabilmente piccoli o grandi errori. Evitarli può senza alcun dubbio agevolare tale pratica: viene da sé che imparare quelli che da sempre sono considerati i fondamenti della coltivazione di cannabis è assolutamente fondamentale. Tuttavia occorre tenere presente che, tale pratica di fatto è sicuramente più complessa di quanto si possa pensare inizialmente: se l’obiettivo è ottenere risultati quando più soddisfacenti possibile, occorre investire tempo, passione, dedizione e cure, in modo tale da garantire alle piante uno sviluppo e una crescita ottimale.

L’esperienza gioca un ruolo di rilievo ma prestare particolare attenzione e adottare pochi semplici accorgimenti, permette di evitare errori nella coltivazione di cannabis, restituendo il raccolto desiderato. Abbiamo deciso pertanto di creare una guida agli errori più comuni che in genere possono essere commessi quando si sceglie di coltivare marijuana: in questo modo potrete avventurarvi tra le molteplici sfaccettature che rendono unica tale pratica, ottenendo più facilmente i risultati sperati.

Luogo inadeguato alla coltivazione

Luogo inadeguato alla coltivazione

Quando ci si accinge ad intraprendere il piacevole percorso legato alla coltivazione di marijuana, il luogo o lo spazio entro il quale verranno introdotte le piante, gioca un ruolo fondamentale: se si predilige l’ambiente domestico e quindi la coltivazione indoor, occorre tenere presente che sarà opportuno munirsi preventivamente di tutta l’attrezzatura utile e necessaria: grow box, impianti di aerazione e ventilazione, luci e materiali quali terriccio e luci adeguate sono tutti elementi imprescindibili e di certo da non sottovalutare. Di contro se si opta per la coltivazione outdoor è utile non sottovalutare l’importanza della propria privacy, prestando attenzione a porre le piante lontano da occhi indiscreti: è vero che il balcone apparentemente costituisce il luogo ideale, poiché ben illuminato e adeguatamente esposto ai raggi solari. Di contro però, vicini di casa e curiosi potrebbero considerare le piante ancora un tabù, comportando inevitabili e spiacevoli conseguenze. Come si suol dire in questi casi, la prudenza non è mai troppa!

Semi scadenti o di dubbia provenienza

Tra gli errori più comuni legati alla coltivazione di cannabis, i più frequenti coinvolgono senza alcun dubbio la scelta delle genetiche e dei semi: la relativa qualità deve rappresentare un punto cardine quando si intraprende tale pratica, perché tale caratteristica concorre in maniera significativa nel successo del raccolto.

Semi vecchi, mal conservati e di dubbia provenienza, non consentiranno in alcun modo all’erba di raggiungere al meglio il proprio potenziale, a prescindere dall’impegno profuso. Genetiche di notevole qualità permettono un ampio margine di manovra, lasciando campo libero alla sperimentazione e assicurando al contempo risultati sempre soddisfacenti, in termini di infiorescenze e di conseguenza di concentrazione di principi attivi quali THC e CBD. Questo rappresenta un errore comune specie tra i principianti che, data l’inesperienza, spesso tralasciano tale fattore, ritenendolo insignificante.

Terriccio vecchio o scadente

Terriccio vecchio o scadente

Il terriccio può variare in maniera significativa la propria qualità, in funzione delle relative caratteristiche: tra gli errori più comuni compare il ritenere che tale materiale organico sia l’uno uguale all’altro. La cannabis richiede specifiche sostanze nutritive, che si parli di coltivazione indoor come di ambienti outdoor: un terriccio vecchio, povero o di scarsa qualità, potrebbe non disporre del nutrimento necessario a garantire il corretto sviluppo e la successiva crescita delle piante. Meglio pertanto verificarne tutte le caratteristiche prima dell’acquisto, avendo cura di analizzarne accuratamente la composizione. Sono per questo disponibili sul mercato specifici terricci per cannabis, di ottima qualità e in grado di garantire i migliori risultati, col minimo impegno.

Forzare la germinazione

La germinazione rappresenta la fase più delicata e importante dell’intero processo di crescita della pianta di marijuana, questo poiché nei primi stadi di sviluppo, i germogli appaiono particolarmente vulnerabili: basta anche solo una leggera pressione, per danneggiarli, magari semplicemente nel tentativo di scoprirli, monitorarne i progressi, o smuovere il substrato.

La “nascita del germoglio” richiede in genere una decina di giorni: mai commettere dunque l’errore di risultare troppo impazienti, permettendo alla natura di fare il proprio corso in totale tranquillità e, senza forzatura alcuna.

Potatura eccessiva

Potatura eccessiva

La potatura rappresenta la tecnica necessaria per conferire forma alle piante di cannabis, stimolandone le energie e permettendo loro di crescere forti e in salute, il tutto attraverso la rimozione di rami e piccole fronde superflue e inutili.

Una potatura eccessiva o troppo profonda e realizzata in maniera “estrema” può compromettere la coltivazione, rappresentando un notevole shock proprio per le piante che subirebbero inevitabilmente un “trauma”, lo stesso che potrebbe causarne addirittura la morte. Importante pertanto rimuovere solo le parti realmente superflue e sempre in maniera progressiva, utilizzando le dovute cautele, specie se si è alle prime armi.

Radici eccessivamente aggrovigliate

Quando si parla di coltivazione di cannabis, anche le radici non devono essere trascurate: necessitano infatti di un adeguato spazio per svilupparsi in modo corretto, mettendo in questo modo in atto la propria funzione. Radici sane, per quanto grandi e riunite in una solida matassa, restituiscono una pianta ugualmente sana e resistente. Se tuttavia le radici non dispongono dello spazio necessario ad espandersi, complice ad esempio un vaso di dimensioni ridotte, possono aggrovigliarsi su sé stesse, determinando un apparato radicale eccessivamente compatto che non consentirà alla pianta il corretto assorbimento dei nutrienti essenziali. Tale errore è facilmente prevedibile: fondamentale la scelta di vasi sufficientemente ampi ove le radici possano svilupparsi e crescere liberamente. Diversamente si renderà necessario il trapianto.

Abuso di fertilizzanti

Abuso di fertilizzanti

Quando si parla di fertilizzanti, una carenza appare sempre meno dannosa rispetto a un abuso di elementi nutritivi: la sovraconcimazione può infatti comportare un’azione assolutamente deleteria sulla salute delle piante di marijuana mentre di contro, una carenza si limiterà a ridurre banalmente la resa produttiva senza tuttavia causare i danni permanenti e a dir poco letali tipici dell’abuso di fertilizzanti.

La cannabis presenta particolari esigenze nutrizionali: le proporzioni di fosforo, azoto e potassio devono essere pertanto assecondate e rispettate con precisione, limitandone piuttosto la somministrazione, specie in presenza di varietà di marijuana di cui non si conoscono a fondo tutte le caratteristiche. Resta possibile incrementarne il dosaggio solo in un secondo momento, agendo con scrupolo e particolare attenzione.

Livelli di luce e umidità inadeguati

Livelli di luce e umidità inadeguati

Livelli di luce inadeguati, eccessivi così come scarsi, possono compromettere sensibilmente la salute delle piante di cannabis, riducendone la capacità di assimilare tutti i nutrimenti necessari, rallentando la fotosintesi e, in casi estremi, comportando il cosiddetto “stiramento”, ove gli steli, in assenza di luce tendono a protendersi nel tentativo di avvicinarsi alla fonte luminosa. Porre specifici faretti LED, attenendosi scrupolosamente al fotoperiodo richiesto, assicura una resa produttiva ottimale. Diversamente esporre eccessivamente le piante alla fonte luminosa, può comportare stress termico, finendo per ustionare letteralmente le foglie e indebolendo gli esemplari: fondamentale in questi casi mantenere una distanza di circa 30 cm dalla pianta alla fonte luminosa per preservarne al meglio la salute, permettendole di mettere in atto i relativi processi di crescita e sviluppo in modo corretto.

Allo stesso modo gioca un ruolo fondamentale anche il livello di umidità: una percentuale eccessivamente elevata può comportare la formazione di muffe e funghi. Se di contro l’umidità risulta ridotta, la pianta può subire un notevole stress, vedendosi costretta ad assorbire un eccessivo quantitativo di acqua, fino a “soffocare”. In genere l’umidità dovrebbe sempre attestarsi tra il 40% e il 50% durante la fase di fioritura e tra il 50% e il 60% durante la fase di crescita.

Tralasciare l’importanza del pH

Quando ci si addentra nel fantastico mondo delle coltivazioni di cannabis, appare essenziale monitorare il pH del substrato: la cannabis è infatti in grado di assorbire tutti i nutrimenti necessari, solo quando i valori rientrano in un range ben definito: livelli eccessivi, così così come marcatamente ridotti possono pregiudicare le piante, portandole inevitabilmente ad ammalarsi. Il substrato deve presentare un pH sempre attestato tra 6.0 e 7.0. Nella coltivazione idroponica o fuori suolo tra il 5.5 e il 6.5.

Lo stesso pH può essere facilmente controllato integrando all’acqua, prodotti specifici in grado di ridurne o elevarne il livello in modo ottimale. Resta fondamentale disporre di kit di misurazione del pH o di un semplice pHmetro.

Irrigazione e ventilazione errata

Un errore tanto grave quanto comune è quello di irrigare le piante o le talee di cannabis in modo eccessivo. Se non si dispone di particolare esperienza, interpretare le necessità idriche della coltivazione di marijuana può non apparire così immediato. È opportuno tenere sempre presente che l’eccesso è senz’altro più deleterio di una carenza: meglio pertanto non esagerare.

Una carenza d’acqua si manifesta mediante foglie che tendono a piegarsi verso il basso, apparendo quasi prive di vita, situazione tuttavia facilmente rimediabile annaffiando ripetutamente a distanza di qualche ora. Un eccesso può invece comportare clorisi o portare le radici a marcire. Importante dunque dare alle piante l’opportunità di assorbire l’acqua in modo corretto, evitando l’irrigazione troppo frequente. Toccando banalmente la superficie del substrato è possibile comprendere se le piante necessitano di acqua, constatando se la stessa risulta asciutta.

Ulteriore errore anch’esso abbastanza comune è dato da una errata ventilazione, specie nelle coltivazioni di cannabis indoor: occorre pertanto assicurarsi che lo spazio adibito a tale pratica, disponga di un sistema di ventilazione efficiente e perfettamente funzionante, questo per garantire una corretta circolazione dell’aria, necessaria a favorire la crescita, rendendo gli steli conseguentemente più resistenti.

Al contrario, una ventilazione scorretta non permetterà alle piante di ricevere la quantità di CO2 necessaria alla fotosintesi, rallentandone di conseguenza lo sviluppo e promuovendo al contempo la formazione di funghi.

Forzare la raccolta delle infiorescenze

Quando le piante raggiungono la fase di fioritura avanzata, alimentano il desiderio di tagliare prematuramente le infiorescenze per testarne la qualità, complice il caratteristico e piacevole aroma pungente che tendono ad emanare. Reciderle prematuramente può pregiudicare la resa del raccolto: necessario dunque determinare con esattezza il periodo più indicato per procedere, analizzando a fondo le caratteristiche delle infiorescenze, utilizzando una lente di ingrandimento o un obiettivo fotografico macro per esaminarne i tricomi. Quest’ultimi devono apparire di colore ambrato opaco e lattiginoso in modo da garantire i benefici effetti della resina di cannabis, esprimendo la massima concentrazione di cannabinoidi THC e CBD.

Trascurare la propria privacy

Tra le principali motivazioni che comportano la confisca da parte delle Forze dell’Ordine o il furto delle piante di cannabis compare la particolare propensione a parlare della coltivazione con i propri amici, esaltandone le caratteristiche e la riuscita. Un errore da principiante che è sempre opportuno evitare. Meglio non lasciarsi sopraffare dall’orgoglio e tacere quanto più possibile. Tale comportamento è la sola norma di sicurezza utile a garantire la propria privacy, evitando di incorrere in spiacevoli rischi o, peggio ancora, conseguenze penali.