Siamo nel 2020 e tutti sanno cos’è la marijuana e le relative proprietà: nel corso degli anni si è infatti guadagnata l’accezione di materia vegetale tra le più benefiche. Ora più che mai, stanno a poco crollando preconcetti e pregiudizi nei confronti di tale sostanza: aumenta di conseguenza la tolleranza, sdoganando fortunatamente l’idea che proprio la marijuana rientri tra le sostanze stupefacenti.

In molti se ne stanno letteralmente innamorando e le celebrity non fanno certo eccezione: basti pensare al famosissimo rapper Snoop Dogg che, dopo essere stato per anni un accanito sostenitore del consumo di marijuana, pubblicizzando la sua innata passione per l’erba buona, senza farne segreto, ha scelto di essere parte integrante di tale settore, inaugurando il proprio marchio di cannabis, “Leafs of Snoop”.

Appare pertanto come un personaggio dalla spiccata intelligenza imprenditoriale, poiché ha scelto di investire in un settore che nei prossimi dieci anni, secondo le statistiche, dovrebbe subire un incremento in termini di crescita, assolutamente esponenziale.

Che si tratti dunque di assumere olio al CBD o cannabis terapeutica, il consumo di marijuana coinvolge milioni di persone in tutto il mondo, e sembra proprio non volersi fermare. Ecco tutto quello che è necessario sapere circa la marijuana e relativi derivati.

Marijuana: cos’è e perché è così tanto famosa

La marijuana, spesso definita in alternativa mediante termini quali erba, ganja o kief, è la materia vegetale caratterizzata dalle infiorescenze prodotte dalle piante di cannabis sativa di carattere femminile.

Tali cime fiorite vengono in genere raccolte al termine della stagione estiva per poi essere essiccate e successivamente tagliate in modo tale da consentirne l’assunzione.

In genere si presenta come una sorta di “trinciato” di colore verde, marrone o grigiastro: in alternativa le  infiorescenze  vengono mantenute inalterate, specie se di elevata qualità.

Con l’espressione tradizionale indiana “bhang”, peraltro particolarmente diffusa, si identifica una materia vegetale meno pregiata, proposta in genere a basso costo, caratterizzata dalle sole foglie della  pianta di cannabis  o in alternativa, una sorta di tisana alla marijuana, particolare bevanda calda che, oltre alla canapa, contiene erbe aromatiche, spezie ed estratti di frutta.

La presenza di semi nella marijuana in genere è sinonimo di scarsa qualità del ceppo impiegato nella coltivazione, così come delle mancate accortezze da parte del coltivatore che in questo caso non ha provveduto a separare tempestivamente gli esemplari maschili da quelli femminili.

Apprezzatissima dagli estimatori, appare pertanto la cosiddetta "sensimilla", dal nome di una varietà di marijuana californiana particolarmente intensa, ottenuta attraverso un accurata selezione delle genetiche e che non presenta alcun seme all’interno dell’infiorescenza. Ed è solo un esempio, poiché le innumerevoli varietà di marijuana a disposizione, vengono sovente definite mediante nomi di fantasia che in qualche modo contribuiscono ad attrarre ulteriormente il consumatore: White Widow, Orange Bud, Purple Haze, Lemon Haze, Amnesia Haze e ancora Super Skunk, compaiono senza alcun dubbio tra le più note e vendute nei principali weed shop, le stesse che possono essere assunte mediante l’uso di un bong o rollando una semplice canna.

La concentrazione di CBD legale, così come di THC nella marijuana è estremamente variabile. In linea generale la presenza di tetraidrocannabinolo si aggira tra l’1 ed il 7%, sebbene non manchino varietà di marijuana che possono facilmente raggiungere il 20 o 22%: proprio negli ultimi anni si è assistito a un aumento considerevole proprio dei livelli di THC della marijuana, principio attivo proverbialmente psicotropo e psicoattivo. Tale cambiamento è da attribuire principalmente al perfezionamento dei metodi di coltivazione e alla produzione di nuove varietà e ibridazioni. La marijuana assunta abitualmente oggi è fino a 5 volte più potente di quella consumata alla fine degli anni '70, e questo contribuisce a promuoverne l’interesse di chi desidera percepire sensazioni piacevoli e corroboranti.

Il successo della marijuana è principalmente dovuto proprio a questo: si tratta di uno “stupefacente” cerebrale e corporale che, se assunto con moderazione, stimola la creatività, conferisce energia e apporta notevoli benefici all’organismo, in virtù della presenza di CBD o cannabidiolo dagli effetti marcatamente rilassanti e distensivi.

Quali tipologie di marijuana ci sono

Tre sono sostanzialmente le tipologie di marijuana comunemente presenti in natura, identificate nello specifico nella canapa sativa, indica e ruderalis.

Quali tipologie di marijuana ci sono

La marijuana o cannabis sativa, è tipica delle zone tropicali, calde e umide quali il Messico, la Colombia, l’india e l’Africa settentrionale. Le piante possono raggiungere facilmente cinque metri d’altezza e presentano foglie abbondanti e di grandi dimensioni. Nota per i proverbiali effetti cerebrali, risulta stimolante ed euforizzante e il suo utilizzo è indicato qualora si intraprendano attività che implicano l’uso dell’estro e della creatività.

La marijuana derivata dalla cannabis indica è invece originaria delle aree più fredde, come quelle dell’Himalaya e le piante, prediligono la luce, tollerando al contempo la siccità. La pianta appare piuttosto tozza, con noduli e rami che tendono ad intrecciarsi lungo il fusto, raggiungendo circa un metro e mezzo di altezza. Dense e concentrate sono invece le infiorescenze, responsabili dell’effetto prevalentemente corporale, sedativo e rilassante, tanto da essere impiegate anche a scopo terapeutico per alleviare dolori articolari e muscolari, emicrania o nel trattamento del dolore cronico nel caso della cannabis terapeutica.

La marijuana appartenente alla specie ruderalis è invece tipica delle zone siberiane: essa si distingue per l’altezza ridotta delle piante e le dimensioni contenute delle foglie, di forma palmata e seghettate.

Particolarmente resistente a climi molto rigidi, mostra la capacità di propagarsi spontaneamente ovunque trovi terreno a disposizione: è infatti facile trovarla in natura, raggruppata in fitte distese.

Essa risulta essere la varietà più utilizzata al fine di ottenere genetiche ibride con elevate concentrazioni di CBD, da cui si producono innumerevoli derivati, volti a garantire il benessere dell’organismo.

È il caso della cannabis terapeutica, impiegata con successo negli ultimi anni come valido sostituto delle terapie farmacologiche convenzionali contro il dolore cronico, ove queste ultime non abbiano sortito gli effetti desiderati, così come la canapa light a ridotto contenuto di THC, limitato ad una concentrazione pari allo 0,2%, con margine di tolleranza fino allo 0,6%, secondo quanto stabilito dalla Legge 242/2016.

La pianta di marijuana

Inconfondibile sotto l’aspetto anatomico, la pianta di marijuana può variare la propria morfologia in funzione della specie d’appartenenza. In genere può presentarsi come una sorta di cespuglio alto da un metro a un metro e mezzo circa, o in alternativa assumere un aspetto più longilineo, accompagnato da altezze considerevoli superando addirittura i 2 metri.

Ogni pianta presenta ovviamente un apparato radicale, costituito da una sola radice a fittone, che cresce al di sotto della superficie del terreno e che serve a favorire l’assorbimento di sostanze nutritive, rappresentando una sorta di ancoraggio.

A emergere dalle radici è il fusto principale che consente alla pianta di marijuana di crescere verticalmente. Si tratta di fatto del canale vascolare primario, lo stesso che veicola acqua e minerali dalle radici mentre le ramificazioni secondarie crescono dal fusto principale, attraverso punti chiamati nodi.

La ramificazione prevede la formazione di una coppia di rami a partire da ogni nodo, su entrambi i lati del fusto. La distanza tra rami per definizione assume l’espressione di “spazio internodale”. In genere, le varietà a dominanza indica hanno uno spazio internodale più esiguo rispetto alle varietà a dominanza sativa. Dai rami ovviamente si stagliano le caratteristiche foglie palmate, emblema significativo e inconfondibile della marijuana.

Come è fatta la foglia di marijuana

Le foglie della marijuana sono dette palmate o in alternativa definite “a ventaglio”: esse presentano una struttura simmetrica e crescono a coppie, partendo sia dal fusto principale che dalle relative diramazioni. A distinguere una pianta di canapa indica da una sativa sono proprio le caratteristiche foglie a ventaglio. In generale, foglie particolarmente scure e ampie sono tipiche della indica, se di colore verde chiaro con “dita” sottili, lunghe e affusolate identificano le varietà di cannabis sativa. Gli ibridi di norma mixano entrambe le caratteristiche.

Come è fatta la foglia di marijuana

Tale forma risulta alquanto funzionale per la pianta di marijuana: ogni foglia agisce infatti come un vero e proprio “pannello solare”, assorbendo la luce disponibile e consentendo al floema o tessuto, di veicolare energia ed elementi nutritivi all’intera pianta, comportandosi di fatto come un vero e proprio “impianto elettrico”. Le foglie a ventaglio si rivelano altresì fondamentali per la fotosintesi: proprio per questo non dovrebbero mai subire potature troppo aggressive. Alcune foglie possono essere rimosse nella fase conclusiva della  fioritura  qualora comportino eccessiva ombra e impediscano il passaggio della luce alle gemme sottostanti.

Marijuana e cannabis: stiamo parlando della stessa cosa?

Marijuana legale, erba, cannabis, canapa: sono tutte terminologie che di fatto identificano la medesima sostanza o materia vegetale. Tuttavia tale nomenclatura prevede alcune sottili differenze.

Quando si parla di cannabis, si fa riferimento all’intera pianta di canapa, sativa o indica, comprensiva di infiorescenze, fogliame e fusto. Il termine marijuana indica specificatamente le infiorescenze femminili essiccate pronte per essere assunte per mezzo di un bong o semplicemente rollando una canna, una volta miscelata la materia vegetale al tabacco.

Le foglie di canapa, anch’esse parte della pianta di cannabis, possono essere impiegate per preparare edibles o in alternativa per deliziose tisane alla marijuana.

5 film, 5 libri e 5 canzoni sulla marijuana che non puoi perderti

Libri, film, canzoni: sono incalcolabili i “tributi” alla marijuana proposti dal cinema così come dalla musica e dalla scrittura. Fumare cannabis permette di stimolare la creatività, rilassa, apre la mente. Innumerevoli sono le canzoni dedicate proprio alla cannabis, tutte estremamente famose e popolari, specialmente tra gli appassionati.

Revolver dei Beatles compare senza alcun dubbio tra le canzoni più famose (e discusse) circa la marijuana: contrariamente a quando si pensi, non si tratta dell’esaltazione dell’amore verso una donna, bensì verso la rinomata materia vegetale, apprezzatissima dallo stesso Paul McCartney. Sweet Leaf dei Black Sabbath non teme equivoci, esattamente come il caratteristico colpo di tosse a seguito di un tiro esageratamente profondo, che anticipa un riff tutt’altro che “nebuloso”. Roll Another Number di Neil Young non smentisce quando palesato dal cantante. Nel 75’ l’erba circolava eccome e la canzone rappresenta la “messa in musica” di quanto Billy Talbot chiamava “un brutto risveglio irlandese”. Altro esempio musicale particolarmente calzante è il brano di Peter ToshLegalize it”, manifestazione del pensiero dell’autore che, nel 1981 in un’intervista su Rolling Stones dichiarò: “Cosa sono con l’erba, e cos’è l’erba senza di me?”. In ultimo, ma non certo in ordine di importanza, Addicted di Amy Wineouse, brano che recita candidamente “When you smoke all my weed man / You gots to call the green man” e non cela la passione della defunta cantante per l’erba buona e per l’hashish, come lei stessa dichiarò nel 2007 alla redazione del Rolling Stones.

Ma la musica non è la sola arte a celebrare i benefici dati dalla marijuana: anche il cinema vede impazzare intere filmografie dedicate alla materia vegetale. Chi non ha mai sentito parlare del film “L’erba di Grace”, dove la protagonista è costretta ad inventarsi un modo rapido per guadagnare i soldi che le consentano di ripagare i debiti accumulati dal marito e salvare la sua casa: quale modo migliore se non coltivare cannabis in casa propria?

E ancora “Super High Me”, un docu-film dove il comico Doug Benson ha scelto di testare per 30 giorni su di sé gli effetti della marijuana documentando il tutto in maniera minuziosa e accurata. “Strafumati”, il cui titolo originale è Pinapple Express,è un film uscito nel 2008 sulla marijuana, una pellicola divertente e ben fatta, vivace e ritmata dove non mancano le battute, a tratti amare, tanto da essere vietato ai minori negli USA a causa del linguaggio potenzialmente offensivo.

Autentico capolavoro, Il Grande Lebowski è anch’esso un film dedicato alla marijuana, ma non solo. Pellicola cult alla fine degli anni Novanta, rappresenta un capolavoro dei fratelli Coen che narra le peripezie di Drugo, ovvero Jeff Lebowski, involontariamente coinvolto in prima persona in una serie di situazioni grottesche, quali rapimenti e ricatti a causa della sua omonimia con un ricco magnate.

Assolutamente esilarante è “Fratelli in erba”, film del 2009 dove il protagonista è Bill Kincaid, un professore di Filosofia Classica che insegna alla Brown University. La sua vita tranquilla viene sconvolta dalla morte del fratello gemello, ucciso per un affare di droga finito male. Tornato nella sua città natale per partecipare al funerale del fratello, si trova inaspettatamente coinvolto negli affari clandestini del gemello, ancora vivo, che ha avviato una coltivazione di cannabis per poter ripagare i suoi debiti.

Anche nella letteratura la marijuana è protagonista e non mancano pertanto libri di vario genere dedicati alla materia vegetale. The Cannabis Health Index, scritto dal giornalista laureato Uwe Blesching, è un libro di approfondimento basato su oltre 1.000 studi scientifici in grado di illustrare come la cannabis, sia utile per trattare oltre 100 patologie croniche e relative sintomatologie.

Cannabis Pharmacy, scritto dall’esperto e appassionato Michael Backes, è una vera e propria miniera di informazioni aggiornate sulla cannabis terapeutica e sul sistema endocannabinoide dove peraltro vengono analizzati i componenti chimici della pianta e come agiscono sull’organismo per esercitare i loro effetti.

Marijuanana Grower’s Handbook è invece scritto dal “guru della cannabisEd Rosenthal e rappresenta un vero e proprio manuale pratico che spazia dalle prime nozioni per principianti alle tecniche più avanzate per coltivare. The Emperor Wears No Clothes, scritto dall'attivista pro-cannabis americano Jack Herer, illustra i molteplici utilizzi della pianta. La sua opera ha avuto un tale impatto sulle comunità cannabiche, tanto da conquistare il diritto di assegnare il proprio nome a una varietà di marijuana.

Conosciuto come “la bibbia della canapa”, documenta inoltre la repressione storica della canapa da parte delle multinazionali. In ultimo, ma non certo in ordine di importanza “Cannabis: a history”, scritto da Martin Booth, testo che approfondisce la storia della  pianta di cannabis  e di come tale sostanza nel corso dei secoli abbia influenzato in maniera significativa le culture.

Benefici, effetti ed effetti collaterali della marijuana

Innumerevoli sono i benefici e gli effetti dati dalla marijuana. Proverbiale è infatti il senso di pace ed euforia caratterizzato soprattutto dalla presenza di THC o tetracannabinolo, principio attivo psicotropo e

Psicoattivo. In virtù della concentrazione spesso elevata di CBD legale o cannabidiolo, la marijuana aiuta a favorire il rilassamento, a ridurre gli stati d’ansia, insonnia e depressione e a trattare il dolore cronico comportato da esempio da patologie autoimmuni quali la sclerosi multipla e attacchi di panico. Si rivela al contempo un efficace antinfiammatorio e antidolorifico, aiutando a combattere l’invecchiamento, complici le conclamate proprietà antiossidanti e antiradicaliche.

Spesso irrilevanti, gli effetti collaterali dati da un consumo eccessivo di marijuana consistono in genere in sonnolenza, alterazioni della percezione spazio-temporale e della mobilità, nausea, occhi rossi, agitazione, secchezza delle fauci e riduzione della pressione sanguigna. Tuttavia tali effetti spesso poco piacevoli, tendono a giungere a risoluzione in modo rapido e del tutto spontaneo.

Lo stato indotto dalla marijuana tuttavia può variare notevolmente in funzione della personalità del soggetto assuntore, del relativo stato psicologico, delle modalità d’uso e della quantità principi attivi assunti. Il rischio maggiore resta senza alcun dubbio la dipendenza da cannabis, comportata da un utilizzo smodato della materia vegetale, complice la massiccia presenza di THC nel sangue.

Possibili danni della marijuana alla salute umana

Per quanto concerne i probabili danni a carico della salute per chi assume regolarmente marijuana, le principali ricerche scientifiche in merito confermano che in linea generale tale sostanza appare meno dannosa rispetto ad altre droghe, questo poiché non è mai stato stabilito con certezza alcun decesso comportato da un’overdose di cannabis.

Tuttavia la nota e apprezzata materia vegetale può non rivelarsi così innocua come si è portati a pensare: i fumatori abituali sono sottoposti al rischio di contrarre bronchiti con maggiore facilità, unita ad altre sintomatologie a carico dell’apparato respiratorio. Allo stesso modo anche le donne in gravidanza che assumono cannabis, hanno maggiori probabilità di partorire bambini di peso inferiore rispetto alla norma: ecco che la marijuana in gravidanza risulta caldamente sconsigliata. In linea generale chi consuma abitualmente marijuana, secondo alcuni studi, sarebbe sottoposto a un rischio più elevato di acuire un’eventuale schizofrenia, psicosi e paranoie. Indizi tuttavia meno convincenti vedono la marijuana responsabile di peggiorare alcune patologie che talvolta sono state associate al consumo, quali ad esempio cancro ai testicoli o angina pectoris.

Al contempo l’assunzione di marijuana in età scolare potrebbe peggiorare l’apprendimento, la memoria e l’attenzione, sebbene ad oggi non vi siano particolari evidenze. Nessuna correlazione invece con i tumori comunemente associati al fumo di sigarette, quali quelli al polmone, asma e patologie cardiovascolari.

Un consumo di marijuana consapevole non può dunque fare altro che comportare benefici, a fronte del progresso scientifico che ne testimonia gli innumerevoli vantaggi e benefici, specie se si parla di cannabis terapeutica.

Come coltivare la marijuana

Imparare a gestire una coltivazione di marijuana è relativamente semplice: il ciclo di vita della pianta avviene seguendo precise fasi di crescita a cominciare dalla semina dei semi di marijuana che terminano il proprio periodo di dormienza, una volta a contatto con l’umidità.

Prima di effettuare dunque il trapianto del seme nel terreno, occorrerà effettuare la fase di germinazione, inserendo il seme in un batuffolo di cotone imbevuto d’acqua o in una tazza, fino alla formazione della radice. Solo a quel punto potrà essere interrato in attesa della formazione della vera e propria pianta costituita da una coppia di foglie embrionali a cui progressivamente seguiranno altre coppie. Durante la prima fase di crescita si noterà una rapida evoluzione delle foglie che, proprio durante i primi giorni cresceranno con estrema rapidità. A determinare tale comportamento sono fattori quali la tipologia di terreno, la varietà di marijuana scelta, la quantità d’acqua fornita alle piante, il flusso d’aria così come l’umidità.

Alla fase di crescita, segue la cosiddetta fase vegetativa, ove lo stelo tenderà a diventare più spesso e più alto, iniziando lo sviluppo di nuovi internodi, da cui trarranno origine nuove foglie e nuovi rami. Ogni pianta necessiterà di molta acqua, preferibilmente a temperatura ambiente, così come di nutrienti quali l’azoto fondamentale per la crescita. Sarà poi opportuno ventilare la pianta in modo da irrobustirne le ramificazioni.

Ogni genetica dispone di tempistiche ben definite circa la fase vegetativa: alcune varietà di marijuana possono richiedere solo poche settimane, altre ovviamente di più.

Segue poi la fase di fioritura: la pianta in questo caso proseguirà la propria crescita, incrementando sia i propri rami che le foglie, questo per assorbire una maggiore quantità di luce che servirà alla maturazione e all’aumento di volume delle infiorescenze. Sarà pertanto necessario ridurre le ore di luce a un massimo di 12 giornaliere, integrando tra i nutrienti fosforo e potassio: esistono innumerevoli fertilizzanti completi e funzionali. Si noterà dunque un incremento della così come dei tricomi, unitamente ai terpeni, responsabili del caratteristico profumo della pianta. Dopo circa 8-10 settimane di fioritura, compariranno piccoli peli color bianco latte, i pistilli che, nel momento stesso in cui cominceranno a raggrinzire, determineranno l’effettiva maturazione del fiore ricco di resina, che una volta raccolto, potrà così essere essiccato. I semi autofiorenti restano comunque i più indicati per i neofiti che decidono di approcciare alla coltivazione.

Coltivazione di marijuana indoor

Coltivare cannabis indoor significa sviluppare le piante di cannabis in un ambiente chiuso e controllato. Tale metodologia non segue il naturale corso della natura ma si basa su nozioni prettamente scientifiche che permettono di monitorare lo sviluppo della pianta a prescindere dalla stagionalità. Particolarmente in voga tra i coltivatori appassionati, presenta il solo svantaggio di richiedere un apposito spazio adibito alla coltivazione o una grow box o grow room, unitamente all’attrezzatura necessaria costituita da impianti di ventilazione, lampade UV e fertilizzanti necessari alla crescita ottimale della coltura. Molte delle varietà di cannabis oggi a disposizione risultano relativamente semplici da coltivare e da gestire. Molte genetiche ibride sono state messe a punto proprio al fine di occupare meno spazio, senza tuttavia pregiudicare il volume della  fioritura  e del successivo raccolto.

Coltivazione di marijuana outdoor

La coltivazione outdoor di canapa viene invece effettuata in terreni all’aperto, seguendo il ciclo stagionale della pianta, inserita in un contesto che tuttavia non può essere controllato per opera dell’uomo a cominciare dal clima. Rappresenta tuttavia la metodologia più semplice per  coltivare cannabis  poiché quando le condizioni ambientali e climatiche sono favorevoli, sono sufficienti semi di cannabis di buona qualità, senza particolari accortezze. La coltivazione outdoor pone il vantaggio di offrire ottime rese produttive poiché ogni pianta è libera di crescere, ricevendo dal terreno tutto ciò di cui necessita unitamente alla luce solare.

Rappresenta al contempo anche la tecnica più economica poiché non richiede particolari attrezzature che riproducano in maniera artificiale quello che di norma è un ambiente naturale.

Legalizzazione della marijuana nel mondo

Sempre più Paesi, in Europa e nel mondo, stanno depenalizzando l’utilizzo personale di marijuana: grazie alla legalizzazione della cannabis, in Spagna il consumo e la detenzione, non in luoghi pubblici è perfettamente legale, così come in Portogallo dove ad essere vietata è solo la compravendita. In Austria è contemplato l'uso personale di una modica quantità e permessa la coltivazione per uso terapeutico mentre in Svizzera non è contemplato il consumo ma solo il possesso. Uso legale della marijuana anche in Germania, dove quantitativi fino a 10 grammi sono perfettamente legali. Resta illegale in Nuova Zelanda, in Francia, in Belgio, in Romania e in Giappone, così come in Israele e in Croazia. In Olanda, la cannabis pur non essendo considerata legale vede comunque tollerata la vendita presso i Coffee Shop ad Amsterdam.

Gli Stati Uniti vedono uno scenario differente da Stato a Stato: il consumo e la detenzione di marijuana risulta perfettamente legale in Colorado, Washington, Alaska, Oregon e distretto di Columbia. In Australia appare illegale in alcuni Stati ma depenalizzata in altri: sempre legale invece la cannabis terapeutica.

Legalizzazione della marijuana in Italia

In Italia la legalizzazione della cannabis è ormai progressivamente in atto. A stabilire le modalità di acquisto e coltivazione è il provvedimento di legge 242/2016 che vede consentito l’uso di cannabis light o depotenziata, ad elevato contenuto di CBD, principio attivo ad azione prettamente rilassante, con limitazioni circa la presenza del THC che non deve essere mai presente in concentrazioni superiori allo 0,2% con margine di tolleranza massimo attestato fino allo 0,6%. Consentita anche la coltivazione di cannabis depotenziata, dove il solo obbligo del coltivatore è la scelta di semi di canapa light a ridotto contenuto di THC, inseriti nel catalogo europeo promosso dal Ministero delle Politiche Agricole. Non è necessario dichiarare la coltivazione in atto alle Forze dell’Ordine ma semplicemente conservare le certificazioni e lo scontrino d’acquisto dei semi per almeno 10 anni.

Tuttavia è opportuno precisare che il consumo di marijuana resta ancora illegale fatta eccezione per la cannabis terapeutica. Diversamente la detenzione e il possesso sono da ritenersi legali solo se la materia vegetale viene acquistata per uso tecnico, di ricerca e sviluppo o per collezionismo. Nessuna restrizione ad oggi per quanto concerne i derivati della marijuana quali edibles, olio al CBD, cristalli di CBD e e-liquid destinati all’uso mediante sigarette elettroniche.