Crescente è il numero di persone, specie tra gli assuntori abituali di marijuana, che sogna di “convertire” il proprio giardino di casa in una perfetta coltivazione di canapa, pronta a dare vita a  infiorescenze  di ottima qualità, tutte da assaporare durante piacevoli momenti di relax e svago, questo complice la recente legalizzazione della cannabis. Fondamentale tuttavia, quando si approccia alla coltivazione outdoor di canapa, predisporre ogni cosa vagliando accuratamente tutte le variabili possibili, specie se si desidera ardentemente raggiungere specifici obiettivi.

Per questo motivo è importante che, anche un semplice neofita, così come il coltivatore più esperto, sia in grado di elaborare un piano colturale a lungo termine, nel quale dovrà ovviamente investire sforzi, energie e il tempo necessario, sviluppando inoltre la capacità di sostenere eventuali imprevisti, questo al fine di non vanificare quanto svolto. Tuttavia la determinazione e l’impegno nel monitorare e gestire l’intero processo di sviluppo, crescita e fioritura, pur essendo comunque utile, non garantisce affatto di ottenere i risultati desiderati: gli errori, così come l’esperienza acquisita nel tempo permettono di comprendere a colpo d’occhio ciò di cui necessitano le coltivazioni di cannabis outdoor. Solo in questo modo quanto ottenuto rappresenterà un’enorme soddisfazione, identificata mediante erba buona con un elevato contenuto di CBD e THC.

Coltivare cannabis outdoor è dunque un impegno ma anche e soprattutto un piacevole passatempo: pur raccomandando sempre di seguire scrupolosamente tutte le normative previste dalla Legge emanata a seguito della legalizzazione della cannabis, per evitare spiacevoli conseguenze, ecco come procedere qualora si desideri intraprendere tale ambizioso percorso.

Coltivare canapa outdoor: vantaggi e svantaggi

Coltivare canapa outdoor costituisce la metodologia senza dubbio più naturale impiegata per  coltivare  piante, tuttavia è necessario selezionare un’area quest’ultime possano passare inosservate, fruendo almeno di 8 ore di luce solare diretta e di una fonte acqua quanto più accessibile e vicina possibile. Importante altresì disporre di un facile accesso alla coltivazione stessa, questo al fine di poter effettuare i dovuti sopralluoghi almeno un paio di volte alla settimana. La coltivazione di cannabis outdoor come ogni cosa, presenta una serie di vantaggi e svantaggi da non sottovalutare.

Vantaggi

· La coltivazione outdoor di canapa sativa o indica rappresenta senza dubbio la scelta più semplice poiché gran parte delle sostanze nutritive e dell'umidità necessarie alle piante, sono già naturalmente presenti nell’ambiente circostante, fermo restando che l’utilizzo di concimi e  fertilizzanti  può senza dubbio contribuire nell’ottimale sviluppo delle stesse.

· Se coltivate all’aperto, la pianta tende a divenire più grande, a prescindere dalla varietà di marijuana selezionata, il che si traduce in una resa particolarmente abbondante in termini di infiorescenze. Questo avviene poiché la coltivazione outdoor garantisce tutto lo spazio necessario, sempre esposto alla luce solare diurna, fattori che condizionano significativamente lo sviluppo.

· La coltivazione outdoor di canapa sativa risulta altresì più economica, questo poiché non necessita di alcun impianto di ventilazione né lampade, abbattendo in questo modo tutti i costi correlati alle bollette. Questo non significa che rappresenti una coltivazione a costo zero, ma semplicemente che ogni extra rappresenta pur sempre un plus che non condiziona in alcun modo il raggiungimento dei propri obiettivi.

· In ultimo è piuttosto comune l'idea che un’infiorescenza coltivata naturalmente sotto la luce solare sia in grado di risultare più intensa sotto l’aspetto aromatico, se comparata a quanto prodotto indoor.

Svantaggi

· La coltivazione outdoor di canapa di contro può risultare particolarmente esposta agli agenti atmosferici quali pioggia e vento con relative conseguenze che potrebbero pregiudicare l’integrità delle piante che la costituiscono.

· Risulta quasi infattibile per chi dimora in zone residenziali particolarmente frequentate o in centro città.

· Qualora la coltivazione outdoor non disponga di una fonte d’acqua nelle vicinanze, è necessario provvedere artificialmente con un adeguato impianto di irrigazione controllata, come avviene nella coltivazione marijuana idroponica.

· Se l’area scelta per la coltivazione non viene studiata accuratamente a priori, spesso è facile correre il rischio di vedere il proprio raccolto compromesso da “ladri” pronti a saccheggiare letteralmente il raccolto. E dopo tanto sacrificio e sforzi, sarebbe veramente un peccato!

· La marijuana coltivata all'aperto risulta oggettivamente più incline ai danni provocati da parassiti quali il ragno rosso, animali e malattie.

· Poiché non è possibile controllare le ore di luce fornite dal sole, il periodo legato alla coltivazione tende ad essere prolungato sebbene le rese finali siano più abbondanti: una sostanziale differenza rispetto alla coltivazione  indoor  per mezzo di grow box e grow room.

· In virtù del territorio e del clima, le coltivazioni outdoor tendono a produrre un solo raccolto annuale, fatta eccezione per le genetiche da semi autofiorenti.

Quali strumenti servono per  coltivare  canapa all’aperto?

Quali strumenti servono per coltivare canapa all’aperto?

Coltivare cannabis outdoor è decisamente più semplice ed economico rispetto alla manutenzione richiesta dalle piantagioni indoor. Tuttavia è necessario procurarsi con anticipo la corretta strumentazione: per quanto concerne i recipienti, la scelta più opportuna richiede preferibilmente grandi dimensioni. Corretto dunque acquistare grandi vasi in plastica preferibilmente bianchi, in grado di riflettere il calore, senza trattenerlo, con capienza pari almeno a 17/27 litri, e che presentino grossi fori sul fondo per favorire il drenaggio dei liquidi. Sconsigliati i vasi neri poiché le radici necessitano di grandi quantità di ossigeno e, poiché tali recipienti tendono ad attirare calore, rischierebbero inevitabilmente di bruciarle. Fondamentale poi il substrato, meglio se identificato nel terriccio specifico per la cannabis, della medesima qualità e tipologia in genere impiegata nella coltivazione  indoor  mediante grow box.

Qual è la stagione della semina?

Quando si parla di coltivazione di cannabis outdoor, la stagione della semina è in genere la primavera, specie se la zona climatica si rivela particolarmente calda. Le piccole piante germinate indoor possono essere facilmente trapiantate all’esterno già a partire dalla fine di marzo, passato l’equinozio di primavera, all’interno di vasi più grandi o in terra. Se si sceglie di orientare la propria coltura in funzione dei cicli lunari, è invece preferibile effettuare il trapianto quando la luna calante entra in fase crescente. A seguito di tale operazione, le piante insediatesi nel terreno inizieranno a crescere in fase vegetativa, sviluppando massa e fogliame. Il passaggio successivo all’estate, fornirà loro una corretta quantità di luce diurna (almeno 8 ore), permettendo loro di estendersi verso l’alto, questo grazie al Polo Nord che in questo stesso periodo tende a raggiungere la sua massima inclinazione verso il sole.

 La scelta del terriccio

La scelta del terreno nella coltivazione outdoor di canapa appare basilare poiché investire denaro in un terriccio di ottima qualità permette di apportare alle piante innumerevoli benefici durante tutte le fasi di crescita e sviluppo. Il classico terriccio bioattivo ad esempio, non solo è in grado di fornire alla canapa sativa tutte le sostanze nutritive di cui necessita, ma consente al contempo di controllare innumerevoli variabili, evitando di incappare in spiacevoli problematiche che possono pregiudicare la resa finale della coltivazione. In genere le più frequenti, che possono essere evitate mediante l’uso di un terriccio o substrato di qualità, sono:

  • Variazioni del pH
  • Eccessiva resistenza dei parassiti
  • Ristagno di liquidi
  • Stress da calore
  • Contaminazioni fungine
  • Riduzione del nutrimento necessario

La coltivazione outdoor tende ad esporre il coltivatore a un margine di errore nettamente più ampio, specie quando entrano in gioco fattori che possono influenzare in maniera significativa la crescita della pianta. Da qui l’importanza di un buon terriccio che comprenda humus di buona qualità, integrato di humus, friabile al tatto, poco lavorato e in grado di trattenere l’acqua, seppur drenandola in modo adeguato.

Un terriccio di elevata qualità in genere non necessita di alcun tipo di  fertilizzante  per tutta la durata del ciclo di vita delle piante, fatta eccezione per le concimazioni di copertura utili al mantenimento del terreno. Sfruttare la pacciamatura e integrare lo stesso con una manciata di vermi, garantirà che l’azoto si fissi al terreno e ne promuoverà la friabilità, assicurando anche il controllo passivo di eventuali parassiti e un adeguato drenaggio dell’acqua che ne conferisca la corretta umidità.

Come scegliere correttamente i semi

Qualora si abbia intenzione di coltivare outdoor piante di marijuana in presenza di un clima tendenzialmente secco, in cui le piogge autunnali prendono il via a partire dal mese di ottobre o dalla fine di settembre, è meglio scegliere semi di marijuana appartenenti a genetiche dal ciclo di vita breve, ovvero varietà di marijuana pronte per la raccolta nella seconda metà di settembre. Se si sceglie un ambiente esterno dove il tempo favorevole permane per almeno 2 o 3 mesi, la scelta migliore per la coltivazione di canapa outdoor è rappresentata dall’utilizzo di semi autofiorenti che non dipendono dal fotoperiodo e presentano un ciclo di vita particolarmente breve, adatto a stagioni calde limitate. In presenza di clima mediterraneo o comunque tendenzialmente caldo, la marijuana riscontra le sue condizioni ideali, a prescindere che sia indica o sativa: in questo caso la scelta dei semi appare piuttosto libera, purché rientrino nell’elenco di varietà di cannabis depotenziate, come indicato dalla Legge 242/2016.

Come scegliere i  fertilizzanti  giusti per la tua coltivazione

Quali  fertilizzanti  utilizzare per ottenere marijuana di ottima qualità? Sebbene in linea generale il terreno, così come il letame e il vermicompost contengano già notevoli quantità di sostanze nutritive, utilizzare  fertilizzanti  nelle coltivazioni outdoor può senza dubbio favorire risultati estremamente gratificanti. Vasta è la scelta tra prodotti sintetici o organici ma in particolare è opportuno ricordare che i fertilizzanti organici offrono infiorescenze di elevata qualità, ricche di terpeni e tricomi, sebbene richiedano maggiori tempistiche d’azione. Le sostanze nutritive di riferimento sono rispettivamente l’azoto, il potassio e il fosforo, utili ad arricchire il substrato.

Quando il  fertilizzante  è di buona qualità, sono presenti inoltre piccole concentrazioni di calcio, magnesio e altri microelementi. Durante la fase di crescita vegetativa le piante di canapa richiedono un apporto maggiore di azoto e inferiore di fosforo e potassio. Tuttavia, intrapresa la fase di fioritura, occorrerà apportare quantità significative di fosforo e potassio, riducendo gradualmente l’azoto e invertendo dunque le proporzioni. Proprio per questo motivo i fertilizzanti specifici per cannabis vengono solitamente venduti separatamente in funzione della fase di sviluppo della pianta, nello specifico se vegetativa o di fioritura.

Come seguire la coltivazione passo dopo passo

Seguire la coltivazione outdoor di canapa passo dopo passo è relativamente semplice e di certo richiede meno impegno rispetto ad una coltura  indoor  controllata mediante specifici dispositivi. Scelta dunque la location e la tipologia di terreno o substrato, per coltivare cannabis si procede preferibilmente con la germinazione dei semi di marijuana  indoor  in un ambiente controllato per poi procedere al trapianto all’aperto, sempre seguendo i cicli lunari.

Una volta che le piante risulteranno perfettamente assestate nel terreno, occorrerà procedere con la cimatura e la piegatura, questo per favorire la resa produttiva della coltivazione: aprendo e dipanandone le chiome, sarà possibile domarne lo sviluppo, rendendo il tutto molto più gestibile e proficuo. Tecniche quali ad esempio il Low Stress Training, possono essere facilmente applicate tra giugno e luglio fino ad inizio agosto: successivamente le piante entreranno nella fase di fioritura e tali operazioni non saranno dunque più necessarie.

La cimatura e piegatura delle piante andrebbe effettuata quando la luna ascendente entra nella relativa fase crescente.

A precedere la fioritura è tuttavia la fase della cosiddetta pre-fioritura, quella entro la quale è possibile identificare le piante di sesso femminile da quelle maschili. Tale intervallo di intervallo temporale può essere dunque sfruttato per isolare le piante maschili, evitando che finiscano per impollinare gli esemplari femminili, pregiudicando la qualità delle  infiorescenze  e non costituendo conseguentemente erba buona. Con l’avvicinarsi dell’equinozio d’autunno sarà poi fondamentale procedere con lo sfoltimento delle piante, rimuovendo il fogliame in eccesso e facendo in modo che le  infiorescenze  ricevano al meglio le irradiazioni solari. La coltivazione si conclude col momento forse più emozionante, quello della raccolta, che di norma avviene tra metà settembre e metà novembre e attraverso il quale è finalmente possibile godere appieno del frutto del proprio lavoro:  infiorescenze  dense, corpose e aromatiche pronte per essere fumate con soddisfazione. Puoi comprendere come riconoscere l’erba buona attraverso il nostro utile approfondimento.

Come proteggere le piante dalle intemperie

Quando si sceglie la coltivazione outdoor di canapa è fondamentale comprendere il clima della zona scelta, fattore che inevitabilmente condizionerà le piante, mediante fenomeni metereologici che possono comportare non pochi problemi: i più frequenti? Sicuramente vento, pioggia battente e gelate notturne.

Il vento rappresenta una delle principali minacce nelle coltivazioni outdoor, questo poiché complice la sua forza, può facilmente corrompere l’integrità delle piante. In questo caso, qualora le piante siano disposte a terra, può essere utile legarle per mezzo di paletti o tutori conficcati nel terreno, in modo da dotarle di un valido sostegno. Qualora invece le piante siano conservate in vaso, è possibile installare frangivento o porre i vasi a contatto con le pareti più vicine, questo per conferire loro una maggiore protezione. Ulteriori provvedimenti devono essere presi qualora si verifichino temporali particolarmente intensi. Se le piante di cannabis sono disposte a terra, coprirle con leggeri teli in plastica o con una tenda provvisoria che permetta di preservarne facilmente la salute. Qualora la zona di coltivazione sia avvezza alle intemperie, è tuttavia consigliabile costruire direttamente una serra che fornisca una protezione permanente e adeguata.

Se al contrario le piante sono riposte in vasi e hanno già subito il vigore del temporale, utile può essere distanziare l’uno dall’altro in modo da favorire il passaggio dell’aria, permettendone una più rapida asciugatura. Discorso analogo per proteggere le piante dalle gelate notturne: ancora una volta teli di plastica protettivi o una serra rappresentano la soluzione più indicata per evitare che la coltivazione possa uscirne pregiudicata in maniera permanente.