Coltivare cannabis indoor o outdoor è possibile, questo grazie alla Legge 242 sulla canapa approvata nel 2016 e che stabilisce la regolarità di tale pratica, legata unicamente ad alcune varietà di semi certificati per la coltivazione ad uso industriale. Tale provvedimento di legge elimina pertanto l’obbligo di richiedere l’autorizzazione alle Forze dell’Ordine prima di effettuare la semina e successivamente la raccolta. In definitiva, chiunque può coltivare cannabis light senza il rischio di incorrere in sanzioni, purché provenga da semi inclusi nella Direttiva 2002/53 dell'Unione Europea.

È necessario tuttavia attenersi scrupolosamente a un solo obbligo: conservare per almeno 12 mesi la fattura d’acquisto relativa ai semi, unitamente alla certificazione degli stessi, la quale deve essere rilasciata dal venditore all’acquirente. Prima di procedere dunque con la semina, è necessario preparare scrupolosamente l’ambiente adatto allo sviluppo dei semi e alla crescita delle piante, munendosi dell’attrezzatura più idonea, volta a condurre la coltivazione di marijuana nella maniera ottimale: cura, dedizione una serie di accorgimenti utili riusciranno a determinare infiorescenze di cannabis light più che soddisfacenti.

Come si coltiva la canapa?

È possibile coltivare cannabis sia outdoor, in ambienti cioè posti all’aperto, tipologia di coltivazione sfruttata maggiormente in ambito industriale, o in alternativa indoor ovvero in ambienti al chiuso, ad esempio tra le mura domestiche, soluzione indicata e preferibile qualora si prediliga tutelare la propria privacy coltivando con assoluta discrezione, a scopo puramente personale. Entrambe le coltivazioni richiedono un iter specifico volto a ottimizzare la crescita e lo sviluppo delle piante di canapa fino ad ottenerne le infiorescenze, procedimento che richiede cura e particolari attenzioni a cominciare dalla scelta dei semi, fermo restando però che la Legge 242 del 2016 se nell’art.4/comma 5 indica esplicitamente che la cannabis light può detenere una concentrazione massima di THC pari allo 0.2% entro il limite di 0,6%, nell’art.2 puntualizza specificatamente la destinazione d’uso della coltivazione stessa, escludendo categoricamente l’assunzione per combustione dando invece la priorità al sostegno dell’impiego e del consumo di semilavorati, e allo sviluppo di filiere territoriali in grado di rendere gli investimenti sostenibili, promuovendo la produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili, biomasse e semilavorati innovativi, così come la bonifica dei terreni e le attività didattiche e di ricerca. Questo significa che chiunque scelga di coltivare cannabis in autonomia dovrà limitarsi all’uso tecnico, alla ricerca o in alternativa semplicemente al collezionismo.

Punto di partenza da non sottovalutare è pertanto la scelta dei semi che devono necessariamente certificati e garantiti dall’Unione Europea, iscritti cioè nella lista delle 68 specie di canapa consentite in territorio europeo. Tra le varietà suggerite e ritenute quindi preferibili sia per la coltivazione di cannabis indoor che outdoor, compare la Kompolti, dioica ungherese, ottenuta mediante la combinazione di canapa ungherese, cinese e con ogni probabilità anche italiana, che si distingue per l’adattabilità a diversi climi e per l’ampio sviluppo vegetativo.

Selezionata originariamente per produrre biomassa, offre tuttavia una produzione più che soddisfacente sia in termini di infiorescenze che di quantità di semi.

La varietà KC-Virtus tra origine ancora una volta dall’Ungheria, anche se in questo caso rappresenta un ibrido Kompolti a predominanza femminile. Esattamente come la sua “madre genetica”, offre quantità discrete di semi e infiorescenze nonostante nasca con la principale finalità di produrre biomassa. Tuttavia la varietà Finola risulta da sempre tra le più apprezzate dai coltivatori esperti così come dai neofiti: sviluppata in Finlandia dal 1995, viene di norma impiegata nella produzione di olio e semi, offrendo comunque un’ottima resa anche in termini di infiorescenze ricche di CBD. Si tratta di una specie auto-fiorente, che non necessita pertanto di particolari condizioni luminose controllate e le cui infiorescenze compaiono in base all’età della pianta stessa, consentendo in questo modo più raccolti in un anno, già a partire da pochi mesi dallo sviluppo.

Famosa anche l’Antal, proveniente dalla Repubblica Ceca Alta, specie a ciclo medio-tardivo e costituita da un bassissimo contenuto di THC, inferiore allo 0,2%, pur presentando una notevole concentrazione di CBD. Da non sottovalutare comunque anche la varietà Carmagnola, contraddistinta da uno sviluppo vegetativo discreto e ancora una volta dall’apprezzabile resa, sia in termini di infiorescenze che di semi

Qual è la migliore erba da coltivare per i principianti

Molteplici sono le varietà di erba adatte alla coltivazione e che risultano perfette anche per principianti così come per colore che non possiedono per così dire il classico “pollice verde”: varietà pur sempre contemplate dall’Unione Europea e in grado di garantire l’ottimale sviluppo della pianta e delle successive infiorescenze, senza tuttavia necessitare di particolari accortezze, che esulino dal comune iter da seguire per ottenere il meglio dalla coltivazione stessa. La Critical è una varietà piuttosto semplice da coltivare, in grado di soddisfare chiunque offrendo un’ottima resa produttiva unita a un periodo di fioritura particolarmente breve che orientativamente si aggira intorno alle 7 settimane. Molto apprezzata dai coltivatori che prediligono specie poco esigenti e che non necessitano di particolari attenzioni.

Consigliata anche la White Widow, adatta ai coltivatori esordienti complice la sua caratteristica robustezza e vigore nella crescita, anche se sottoposta a condizioni non particolarmente favorevoli. Inserita in una coltivazione indoor può produrre fino a 450-500 grammi di infiorescenze per metro quadrato, incrementando la propria resa se posta invece all’aperto: non richiede eccessive attenzioni e garantisce una resa ottimale senza necessitare di continua manutenzione. Questo la rende particolarmente adatta a principianti che desiderano ottenere risultati significativi con la minima preoccupazione.

Famosa per essere apprezzata quasi universalmente, la Skunk XL è una specie femminizzata estremamente facile da coltivare: ciò che la contraddistingue è infatti la scarsa richiesta di manutenzione che contribuisce a renderla perfettamente idonea sia per la coltivazione in suolo che mediante l’utilizzo di impianti idroponici. Non richiede lunghi periodi di fioritura e le sue dimensioni possono essere mantenute facilmente sotto controllo, a prescindere dallo spazio a disposizione e proprio in virtù del periodo di fioritura limitato a 7-8 settimane, può essere coltivata anche all’aperto, in zone climatiche meno favorevoli.

Anche la Northern Lights rappresenta una scelta tra le più popolari fra i coltivatori neofiti: si tratta di fatto di un’indica dominante che presenta dimensioni medie che possono raggiungere e superare 1,2m anche se coltivate indoor, magari all’interno di una grow box. Il suo periodo di fioritura, limitato anche in questo caso a 8 settimane determina tuttavia raccolti più che soddisfacenti, spesso di oltre 500 grammi per metro quadrato.

Indicata per principianti anche la Gorilla Glue, varietà autofiorente considerata tra i migliori ibridi da coltivare a prescindere dall’esperienza: cresce rapidamente e risulta pronta già in sole 8-9 settimane, garantendo raccolti assolutamente stupefacenti che possono aggirarsi intorno ai 300 grammi di infiorescenze per ogni pianta.

Coltivare la cannabis in casa: cosa ti occorre?

Coltivare la cannabis in casa è relativamente semplice: munirsi di una corretta attrezzatura, di un vero e proprio“starter kit” adeguato, permette di ottenere enormi soddisfazioni dalla coltivazione, a cominciare dal corretto sviluppo delle piante fino ad arrivare alla quantità di infiorescenze ottenute, più o meno ingente a seconda della varietà genetica selezionata. Basilare è dunque la scelta dello spazio, aperto se si sceglie di orientarsi sulla coltivazione outdoor o al chiuso per quella indoor, dove in questo caso è buona regola sfruttare una grow box in grado di agevolare considerevolmente la gestione delle piante.

Nella coltivazione di cannabis in casa gioca un ruolo fondamentale il sistema di illuminazione, questo poiché il modello così come la qualità delle lampade influiscono in maniera significativa sullo sviluppo, sulla crescita e sulla fioritura delle piante. Per questo motivo è necessario non andare “a risparmio” ma scegliere un prodotto affidabile e in grado di garantire le migliori prestazioni. Tra le lampade più comuni per la coltivazione compaiono le HID o High Intensity Discharge, ovvero scarica ad alta intensità, note per la loro efficienza e per i risultati che sono in grado di offrire e ancora le lampade MH o Metal Halide agli ioduri metallici, utili nella fase di crescita vegetativa. Le lampade HPS o High Pressure Sodium ovvero ad alta pressione di sodio emettono una luce rossastra, suggerita in particolar modo per la fioritura. Diversamente è possibile orientarsi sulle luci a LED, efficienti, a ridotto consumo energetico e in grado di fornire le migliori prestazioni per l’intera durata della coltivazione stessa.

Importante poi munirsi del substrato colturale adatto alla metodologia di coltivazione scelta: che si tratti di aeroponica, idroponica o in cocco o in terra. Prendendo dunque in considerazione il metodo tradizionale per eccellenza impiegato per coltivare cannabis ovvero in terra, ambiente sempre suggerito poiché presenta un margine di tolleranza maggiore verso gli errori più comuni, è opportuno sapere che sono molteplici le miscele di terriccio facilmente reperibili e che si differenziano sia per qualità che per composizione: la cannabis richiede terricci universali di buona qualità, che consentono di rilasciare sostanze nutritive utili alle piante per l’intera durata della fase vegetativa. Sconsigliati invece i terricci implementati di fertilizzanti a rilascio graduale, che tendono a rappresentare spesso uno “specchietto per le allodole”. Meglio integrare in autonomia il substrato al momento della fioritura con gli elementi adatti in grado di ottimizzarla.

Coltivare erba in casa richiede l’ausilio di vasi dove introdurre le piante, meglio se di forma rettangolare. Possono essere semplici in plastica o in tessuto traspirante"grow bags”, con la sola condizione che presentino un foro sul fondo in modo da consentire la corretta irrigazione senza determinare un ristagno di acqua, deleterio per la pianta di cannabis. Le giovani piante di canapa non andrebbero mai concimate prima delle 2 o 3 settimane di vita, questo poiché impiegando un terriccio universale come substrato, è comunque in grado di garantire per tutta la durata della fase vegetativa, la corretta quantità di nutrienti utili a favorire uno sviluppo ottimale. Tuttavia a partire dalla fase di fioritura, sarà opportuno dotarsi di specifici fertilizzanti in grado di apportare tutti gli elementi necessari in grado di garantirne l’andamento ottimale.

Resta particolarmente importante anche l’utilizzo di un sistema di irrigazione opportuno, così come di un impianto di ventilazione adatto a rendere l’ambiente della coltivazione quanto più favorevole possibile per il corretto sviluppo delle piante: in commercio sono facilmente reperibili apposite strumentazioni più o meno avanzate in grado di controllare al meglio le condizioni ambientali e climatiche presenti all’interno della grow box o comunque dello spazio adibito alla crescita delle piante. Timer o temporizzatori, igrometri digitali e ventole rappresentano elementi imprescindibili nella coltivazione, poiché consentono di monitorare e modificare facilmente la temperatura e le emissioni di anidride carbonica, creando in questo modo un microclima ideale. Tuttavia molti grow shop dispongono di appositi starter kit completi, pensati soprattutto per chi si approccia alla coltivazione indoor, che racchiudono quanto serve al fine di ottimizzare e agevolare la coltivazione, senza la necessità di dover scegliere ogni singolo elemento, rischiando altresì di effettuare eventuali acquisti errati.

Cannabis legale: quali sono le varietà certificate?

Sono 68 in totale le varietà di cannabis certificate e consentite per la coltivazione legale in Italia, tutte incluse all’interno della Direttiva 2002/53 dell'Unione Europea, di cui 10 di origine italiana. Eccole nel dettaglio:

  • Adzelviesi
  • Antal
  • Armanca
  • Asso
  • Austa SK
  • Beniko
  • Bialobrzeskie CZ 1067
  • Bialobrzeskie PL 893
  • Cannakomp
  • Carma
  • Carmagnola
  • Carmaleonte
  • Chamaeleon
  • Codimono
  • CS
  • Dacia Secuieni
  • Delta 405
  • Delta ilosa
  • Denise
  • Diana
  • Dioica 88
  • Eletta campana
  • Epsilon 68
  • Fedora 17
  • Felina 32
  • Férimon DE 4668
  • Férimon FR 8194
  • Fibranova
  • Fibrante
  • Fibrol
  • Fibrol 79
  • Finola
  • Futura 75
  • Glecia
  • Gliana
  • Glyana
  • Henola
  • Ivory
  • KC Bonusz
  • KC Dora
  • KC Virtus
  • KC Zuzana
  • KC Borana
  • Kompolti hibrid TC
  • Kompolti
  • Lipko
  • Lovrin 110
  • Marcello
  • Markant
  • Monoica
  • Rajan
  • Ratza
  • Santhica 23
  • Santhica 27
  • Santhica 70
  • Secuieni jubileu
  • Silvana
  • Succesiv
  • Szarvasi
  • Tiborszallasi
  • Tisza
  • Tygra
  • Uniko B
  • Uso – 31
  • Villanova
  • Wielkopolskie
  • Wojko
  • Zenit

L’utilizzo di semi certificati e approvati dall’Unione Europea è caldamente consigliato poiché permette di praticare la coltivazione di cannabis in maniera legale, senza la necessità di effettuare alcun tipo di dichiarazione presso le Forze dell’Ordine e senza il rischio di essere perseguiti penalmente, in virtù del fatto che tutte le 68 varietà elencate, rappresentano specie depotenziate, in grado di garantire una concentrazione di THC entro i limiti consentiti dello 0.2% con un livello massimo dello 0,6%, rispondendo in questo modo ai requisiti richiesti dalla Legge 242/2016 in materia di Promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa.

Coltivare la cannabis indoor o outdoor: una guida passo dopo passo

Optare per una coltivazione indoor o outdoor non dipende unicamente da quelle che possono essere le preferenze personali, ma piuttosto da fattori che possono condizionare la praticità e la funzionalità dell’una o dell’altra opzione. Possedere uno spazio esterno o un terreno posto in una posizione favorevole e lontana da occhi indiscreti unita a un clima temperato, rende la coltivazione outdoor, la soluzione più indicata. Un clima più freddo o un luogo dove la privacy così come la sicurezza possono rappresentare un problema, implicano una scelta obbligata: la coltivazione indoor. A prescindere da questo però, ecco una guida passo passo utile nella scelta dei materiali e delle attrezzature necessarie a ottimizzare la resa della coltura.

Dove comprare i semi

Il modo più semplice, pratico e sicuro di acquistare i semi di cannabis è dato dalla vendita online: è importante verificare che il grow shop online sia in grado di fornirvi le dovute certificazioni legate alla varietà genetica scelta, in modo tale da non rischiare di infrangere quanto stabilito dalla legge, e prestare attenzione alle recensioni lasciate dai precedenti clienti in modo da valutare prima dell’acquisto, la reale affidabilità del venditore. In alternativa è possibile ricorrere alle cosiddette seed banks, vere e proprie “banche dei semi” in grado di fornire genetiche e semi di altissima qualità a prezzi estremamente vantaggiosi.

Come scegliere il terreno ideale

Prima ancora di decidere quella che sarà la varietà di cannabis da coltivare, occorre necessariamente dedicare cura e attenzione alla scelta del terreno destinato ad ospitare la coltura. Nel caso di coltivazione outdoor, la scelta del terreno è determinante per quel che concerne la crescita delle piante e per questo motivo occorre considerare i molteplici fattori che possono influenzare tale decisione. Prima di acquistare o prendere a nolo un terreno, è necessario innanzitutto considerare le temperature della zona: le piante di cannabis necessitano di temperature superiori ai 12°C poiché temono il freddo eccessivo così come il caldo torrido superiore ai 30°C.

Particolare attenzione deve essere dedicata alle condizioni luminose del luogo, poiché le piante devono poter ricevere luce sufficiente nelle ore diurne: le ore di sole possono variare da regione a regione e in funzione dei vari periodi dell’anno. Meglio dunque informarsi sulle eventuali variazioni stagionali presso gli agricoltori del luogo, gli unici in grado di suggerire la soluzione ottimale in tema di colture.

In ultimo è rilevante che il terreno sia posto in un luogo ben protetto da condizioni climatiche avverse, quali vento o pioggia persistente, o al contrario sole battente ed eccessiva umidità, tutti fattori che possono condizionare negativamente lo sviluppo e la crescita delle piante. Occhio attento volto anche alla privacy, poiché scegliere un luogo protetto, lontano da occhi indiscreti e nel quale operare in tranquillità senza temere gli sguardi altrui è sempre fondamentale per tutelare la sicurezza individuale.

Coltivazione indoor: i requisiti del terriccio ideale

Di norma per la coltivazione di cannabis indoor è sufficiente scegliere un classico “terriccio universale”, un mix di buona qualità che tuttavia non presenta particolari nutrienti in grado di influenzare negativamente la crescita e lo sviluppo delle piante. Meglio pertanto evitare terricci che presentino fertilizzanti a lento rilascio perché la cannabis necessita solo di una ristretta selezione di elementi ben precisi: somministrare sostanze chimiche errate, nel momento sbagliato pregiudicherebbe inevitabilmente l’esito della coltura.

Discorso differente invece per la cannabis autofiorente che predilige un terreno leggero e arieggiato, con un livello di nutrienti relativamente ridotto: in questo caso la soluzione più indicata è data da un mix composto da 3 parti di compost, 3 parti di muschio di torba, 2 parti di perlite bagnata e una parte di vermiculite o guano umido. Il risultato è garantito!

Quali concimi utilizzare

Quali concimi utilizzare

Le piante di cannabis necessitano di sostanze nutritive differenti in funzione della fase di crescita in cui si trovano. Un terriccio di buona qualità non rende necessario l’impiego di fertilizzanti quantomeno nelle prime 2/3 settimane dalla germinazione del seme. Tuttavia in questo caso è possibile somministrare eventualmente i cosiddetti stimolatori di radici costituiti da enzimi, batteri ed altri composti in grado di promuovere la crescita di radici sane e forti.

Nella fase di crescita vegetativa, è necessario invece introdurre un elevato apporto di azoto e potassio, unito a un quantitativo medio di fosforo: in questo caso la regola generale indica che la corretta quantità di fosforo dovrebbe corrispondere a un mezzo rispetto all’azoto, mentre l’apporto di potassio può variare da un terzo a un mezzo rispetto all’azoto stesso. La fase di fioritura al contrario vede i livelli di azoto drasticamente ridotti, e un sensibile incremento del fosforo, mantenendo tuttavia i medesimi livelli di potassio apportati in fase vegetativa. Tutti i fertilizzanti per la cannabis reperibili in commercio sono sempre differenziati per ogni fase di crescita e fioritura, seguendo i principi sopra elencati, in modo tale da agevolare la somministrazione, fornendo un risultato certo e garantito.

Quali luci scegliere

Quali luci scegliere

Tra le prime tecnologie dedicate all’illuminazione volta alla coltivazione di cannabis compaiono le cosiddette luci a scarica ad alta intensità o HID, tuttora disponibili in due varianti: al sodio o ad alogenuri metallici. Potenti anche s e piuttosto dispendiose a livello energetico, tendono tuttavia a produrre eccessivo calore, rendendo più difficoltoso l’ottimale controllo della temperatura necessario alla coltivazione. In alternativa c’è chi predilige le luci CFL, lampade compatte fluorescenti, funzionali, compatte ed economiche, perfette in modo particolare per i germogli e i cloni, e nella fase di fioritura, complice lo spettro luminoso limitato. La soluzione maggiormente funzionale è data tuttavia dai moderni impianti a LED sempre efficienti e in grado di determinare una radiazione fotosinteticamente attiva a dir poco eccellente, fornendo lo spettro luminoso che la pianta sfrutta effettivamente per la fotosintesi. Pur non essendo una soluzione migliore rispetto alle precedenti, la tecnologia LED di fatto è in grado di ricoprire facilmente molteplici esigenze, rivelandosi per questo maggiormente funzionale e apprezzata.

La temperatura ideale per coltivare cannabis

La temperatura ideale per coltivare cannabis

Nella coltivazione della cannabis le temperature giocano un ruolo senza dubbio fondamentale, questo poiché influiscono in maniera significativa sullo sviluppo così come sull’ottimale resa finale delle piante. Durante la fase di crescita vegetativa, la cannabis predilige temperature comprese tra 21 e 29°C, mentre nella fase di fioritura tra 18 e 26°C.

Eventuali variazioni termiche tra notte e giorno non dovrebbero mai superare i 6°C, per questo motivo le piante in crescita vegetativa dovrebbero mantenere i 21°C costanti nelle ore notturne o con luci spente e i 26°C di giorno o con luci accese. La fase di fioritura, richiede invece temperature di circa i 18°C di notte e i 24°C di giorno.

Come aerare i locali

Come aerare i locali

Coltivare cannabis sia indoor che outdoor richiede la perfetta ventilazione dell’ambiente che ospita le piante. Nella coltivazione outdoor tale incombenza è resa più semplice dallo spazio aperto in sé che implica una già di per sé corretta ventilazione naturale. Discorso differente se la coltivazione avviene indoor, all’interno di uno spazio chiuso o di una grow box. Necessaria dunque l’installazione di un impianto d’aerazione utile a ventilare le piante, fornendo loro il necessario quantitativo di anidride carbonica utile al relativo sviluppo. Tale impianto dovrà essere costituito da ventole volte all’immissione di aria e al ricircolo interno, da un estrattore in grado di espellere all’esterno l’aria calda prodotta all’interno della grow box e i relativi condotti dell’aria, particolari tubazioni adatte all’uso. L’aerazione dovrà essere costante per garantire i necessari scambi d’aria e favorire un ambiente ben ventilato in grado di irrobustire le piante promuovendone la crescita ottimale.

Come innaffiare le piante e mantenerle idratate

Come innaffiare le piante e mantenerle idratate

Quando si parla di irrigazione nella coltivazione di cannabis, non esistono regole auree e specifiche, poiché le temperature, così come l’umidità e i molteplici fattori ambientali possono variare sensibilmente la richiesta d’acqua necessaria alle piante. Tuttavia è possibile monitorare una serie di segnali inequivocabili circa la necessità di irrigare nuovamente la coltura: immergere un dito nel terreno a una profondità di circa 2 cm può aiutare a comprendere la reale umidità del suolo. Una volta asciutto sarà dunque possibile innaffiare in modo tale da saturare il terreno nella maniera ottimale. Ripetuto tale processo sarà molto più semplice comprendere la frequenza da adottare tra un’irrigazione e l’altra.

Anche osservare le foglie può rappresentare un importante indicatore circa il relativo status: senza attendere che si manifesti la totale secchezza delle stesse data dalla carenza d’acqua, mai raccomandabile se si desidera preservarne l’integrità, ai primi segnali di appassimento, è buona regola introdurre nel vaso la dose d’acqua necessaria a ripristinare l’idoneo livello di umidità del terriccio. Mai abbondare però, perché la cannabis teme un’eccessiva irrigazione che potrebbe compromettere seriamente la coltivazione, comportando la decomposizione e il deperimento delle radici stesse.


Le fasi della coltivazione della cannabis

Il ciclo di vita della cannabis si compone di cinque fasi ben definite, con una durata complessiva variabile in funzione della specie selezionata per la coltivazione. Tuttavia in media una coltivazione di cannabis impiega circa 3-6 mesi, a partire dalla germinazione fino alla fase di raccolta. Discorso differente per le specie autofiorenti che, indipendentemente dalle ore di esposizione luminosa, giungono alla fioritura nell’arco di poche settimane, fornendo infiorescenze che possono essere raccolte già dopo 60-80 giorni dalla germinazione.

Germinazione

La germinazione rappresenta la prima fase relativa al ciclo di vita della cannabis. Essa avviene entro un arco temporale da 1 a 7 giorni attraverso il quale il seme vede emergere il germoglio, lo stesso che sviluppandosi, darà origine alla piantina. Per agevolare tale fase è importante introdurre il seme all’interno di un tovagliolo inumidito o nel cotone idrofilo, in grado di rappresentare l’habitat ideale che precede lo spostamento in vaso.

Piantumazione

Da non confondere con la successiva fase vegetativa, la piantumazione della durata di circa 2 settimane, vede proseguire lo sviluppo del germoglio grazie a un ciclo di luce di 18-24 ore. In questa fase le piantine assumono le medesime sembianze che manterranno in crescita, grazie alla costituzione di un ambiente “propagatore”, caratterizzato cioè da un’umidità ideale intorno a 70% e da una temperatura di circa 20-25°C, sempre poste sotto luci fluorescenti compatte o LED, secondo il ciclo luminoso indicato, in modo tale da favorire lo sviluppo di radici sane e resistenti.

Fase vegetativa

La fase vegetativa, della durata che si protrae dalle 2 alle 8 settimane, viene di norma associata al un trapianto in vaso dal contenitore iniziale impiegato nella germinazione e piantumazione. In questa fase la priorità è promuovere un continuo e robusto sviluppo dell'apparato radicale. Il tasso di umidità suggerita è di circa il 50%, associato a temperature fresche di circa 20-24°C, in grado di favorire lo sviluppo di piante femmina qualora si stiano coltivando semi regolari.

Fioritura

La fase di fioritura dura invece dalle 6 alle 12 settimane focalizzate sulla produzione di gemme. In questa fase è necessario ridurre l’umidità al 40-50%, mantenendo le temperature tra 20-28°C. Importante sapere che proprio in questa fase, le piante sono in grado di fornire preziose indicazioni sul loro sesso: nelle prime 2 settimane di fioritura le femmine sviluppano i pistilli, a riprova delsesso femminile. Qualora invece compaiano piccole protuberanze simili a grappoli d’uva, il sesso risulta maschile. Entrambe le manifestazioni presenti sulla medesima infiorescenza sono sinonimo di ermafroditismo e in questo caso la pianta andrà immediatamente rimossa dalla coltura.

Raccolta

La fase di raccolta permane normalmente tra le 7 e le 11 settimane, periodo ideale per spogliare le piante delle relative infiorescenze che andranno successivamente essiccate. Importante in questa fase è l’osservazione delle infiorescenze mediante l’ausilio di lenti di ingrandimento o da gioielliere in grado di mostrare il “livello di maturità” delle stesse. Importante indicatore è rappresentato dai tricomi presenti sull’infiorescenza e che, una volta ricoperti da una patina bianca del tutto simile a brina, mostrano la presenza della resina. Solo a questo punto sarà dunque possibile procedere alla raccolta e alla successiva essiccazione.

L’essiccazione delle piante raccolte

Una volta terminata la coltivazione di cannabis è necessario attrezzarsi per l’opportuna essiccazione delle cime, procedimento fondamentale poiché permette di privare le infiorescenze degli ultimi residui d'acqua, riducendo il che possano formarsi muffe e prolungando in questo modo la relativa durata, migliorando sensibilmente la qualità delle erbe nel momento stesso in cui verrà assunta attraverso la combustione o la vaporizzazione. Occorre pertanto effettuare o la potatura a umido, dove le infiorescenze devono essere recise quando ancora le ramificazioni recise presentano un quantitativo d’acqua, o a secco, qualora invece le infiorescenze siano state rimosse dopo l’asciugatura parziale delle ramificazioni.

Sebbene la potatura a secco rappresenti la metodologia più indicata, tuttavia quella a umido permette un maggiore controllo sull’infiorescenza, che tuttavia dovrà essere da quel momento conservata temperatura ambiente stabile di 21°C accompagnata a un'umidità relativa del 50%, in modo da assicurare un processo di essiccazione più lungo e delicato e preservare così quanto più possibile l'aroma. Le cime andranno dunque poste fino alla completa perdita d’acqua su un foglio di cartone o meglio ancora su un’apposita griglia in grado di ventilarle riducendo il rischio che si formino muffe. Trascorse circa 3 settimane, sarà possibile travasare le cime all’interno di un barattolo di vetro, pronti per essere utilizzati con soddisfazione.

Coltivare cannabis per lavoro: come diventare imprenditori della canapa

Il 2018 ha rappresentato senza dubbio il rilancio della coltivazione industriale di canapa legale, complice la normativa 242/2016 che ne stabilisce e regolamenta le condizioni. Gli ettari coltivati in Italia sono stati circa 1.300, per un giro di affari da 1,4 miliardi di euro, garantendo almeno 10mila posti di lavoro. E nonostante la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nel Maggio 2019, tutt’ora è possibile intraprendere tale business, seguendo ben precise indicazioni: non esistono particolari requisiti, ma semplicemente occorre aprire una partita iva in qualità di agricoltore per poter svolgere tale attività con regolarità, riuscendo in questo modo a trarne profitto. Il primo step da affrontare è sicuramente la scelta dei semi che costituiranno la coltivazione: devono infatti rientrare tra le 68 varietà riconosciute e certificate dalla Comunità Europea, e di cui si dovranno conservare i cartellini e relative fatture d’acquisto per un periodo di 12 mesi, documentazione utile e necessaria, qualora avvenisse un controllo da parte del Comando Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei carabinieri. Fatto questo sarà necessario effettuare l’autodenuncia presso le Forze dell’Ordine relative al paese fisico dove si intende coltivare. Tale documento presenta inoltre tutte le esenzioni circa le responsabilità a carico dell’agricoltore, qualora durante un controllo venga rivelata una concentrazione di THC superiore a 0,2%, ma pari o inferiore a 0,6%.

Qualora si decida di intraprendere anche la commercializzazione, sarà necessario fare riferimento a tutti quegli accorgimenti a livello societario e amministrativo, relativi all’etichettatura o alla disponibilità di locali idonei alla lavorazione del prodotto e che consentono di svolgere l’attività in uno specifico settore, che si tratti di florovivaismo, bioedilizia e ancora cosmesi o alimentare. È inoltre opportuno ricordare che la medesima normativa 242/2016 ha previsto l’erogazione di incentivi per un valore massimo di 700mila euro annui, volti a favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa. Inoltre chi desidera intraprendere tale attività ha diritto a un periodo di esenzione dai contributi pari a 3 anni, ridotti dal 65% al 50% negli anni successivi. Un bel vantaggio per chi decidere di promuovere la coltivazione di cannabis light nella totale legalità.