Ogni coltivatore di cannabis esperto sa che un impianto di illuminazione adeguato gioca un ruolo fondamentale quando si parla di coltivazione indoor, questo al fine di ottenere un raccolto più che soddisfacente. Insieme al nutrimento delle piante per mezzo di specifici fertilizzanti e all'acqua, le lampade per cannabis rappresentano un elemento cruciale per garantire ad ogni esemplare una crescita sana e robusta unitamente a una resa finale abbondante. Per quanto la luce naturale rappresenti la soluzione ottimale per la coltivazione di cannabis, sono molti i coltivatori che scelgono di coltivare le proprie piante in ambienti indoor, avvalendosi di grow box o grow room: non tutti infatti hanno la fortuna di poter usufruire di un clima mite e adatto alla coltivazione di cannabis outdoor e proprio per questo diviene dunque necessario l’impiego di una luce artificiale programmata che offra al coltivatore l’opportunità di controllare in misura maggiore, sia la fase vegetativa che la successiva fioritura della marijuana. In questo articolo illustreremo in maniera dettagliata tutte le tipologie di lampade per cannabis a disposizione e come utilizzarle al meglio per ottimizzare la coltivazione.

Coltivare cannabis: pro e contro dell’illuminazione naturale

Fin dall’antichità l’uomo tende a coltivare le proprie piante all’aperto, contesto perfettamente naturale che tuttavia, a seconda della specie botanica può porre non pochi limiti. Lo stesso avviene quando si sceglie di coltivare cannabis outdoor, generalmente in serra o su terreni agricoli: tale sistema produttivo tende infatti ad essere il più semplice da mettere in atto, sebbene sovente non sussistano le condizioni utili e necessarie a garantire un rendimento sufficientemente elevato in termini di materia vegetale. Imprescindibili sono infatti condizioni climatiche e ambientali adatte, tra le quali almeno 6 o 8 ore di luce solare, così come impianti di irrigazione ad hoc, continui sopralluoghi e frequenti trattamenti disinfestanti e antiparassitari.

Coltivare cannabis: pro e contro dell’illuminazione naturale

Abbiamo visto come la luce influisca in maniera significativa sulla crescita, sullo sviluppo e sulla produttività della cannabis: è vero che quando si parla di coltivazioni di cannabis outdoor si ha il vantaggio di poter fruire di tutti i benefici offerti dall’illuminazione naturale che il sole comporta, ma è altrettanto vero che di contro, a seconda della posizione scelta per la coltura, le ore di luce a disposizione possono risultare insufficienti, richiedendo pertanto l’allestimento di un impianto di illuminazione supplementare in grado di integrare quando l’ambiente può offrire naturalmente. A seconda della stagione infatti, le ore di luce a disposizione durante la giornata possono variare in maniera significativa: basti pensare alle brevi giornate invernali paragonate invece a quelle estive. Tale fattore, per chi sceglie di coltivare cannabis outdoor, impone al coltivatore di seguire la stagionalità, prediligendo la primavera e l’estate, proprio per garantire alla coltivazione l’illuminazione naturale sufficiente e una crescita sana e rigogliosa di ogni esemplare, senza risultare in alcun modo stressato o forzato. Tutto questo, pur rappresentando un vantaggio in termini di qualità della materia vegetale, rivela al contempo non solo un enorme “vincolo” ma anche un notevole svantaggio poiché, proprio la stagionalità, comporta una inevitabile riduzione della produttività rispetto a coltivazioni indoor in ambienti controllati, condotte a ciclo continuo. Verosimilmente tale limite potrebbe essere facilmente ovviato utilizzando impianti di illuminazione adatti ad ambienti esterni, determinando di contro una notevole spesa in termini di allestimento così come di consumi. Come si suol dire in questi casi, “il gioco non vale la candela”.

Pro e contro dell’uso delle lampade per coltivare marijuana

lampade per coltivare marijuana

L’utilizzo delle lampade per coltivare cannabis diviene indispensabile quando si sceglie di intraprendere una coltivazione indoor, questo poiché non essendo le piante esposte alle naturali irradiazioni UV generate dal sole, necessitano di una fonte luminosa artificiale in grado di supportarne lo sviluppo, la crescita così come la fioritura. Il principale vantaggio dato dalle lampade per cannabis è la possibilità di essere regolate in funzione delle necessità delle stesse piante, permettendo al coltivatore di attenersi in maniera meticolosa all’alternanza di luce/buio legato alle varie fasi che ne determinano il ciclo di vita. Al contempo le lampade offrono uno spettro luminoso ideale, simulando in toto l’azione benefica che i raggi del sole restituiscono alla pianta, garantendo in tal modo ad ogni esemplare una crescita sana e vigorosa e un aspetto robusto, complice un sostanziale miglioramento anche per quanto riguarda l’assorbimento di nutrienti, fertilizzanti ed acqua.

Di contro, il solo svantaggio dato dalle lampade per cannabis è rappresentato dai costi, spesso piuttosto elevati: sono innumerevoli le tipologie di impianti di illuminazione a disposizione, scelti in funzione della varietà di marijuana coltivata e relative necessità, tutti caratterizzati da peculiarità ed efficacia differenti. Si spazia infatti dalle comuni ed economiche lampade fluorescenti o CFL alle più moderne, all’avanguardia e di conseguenza più costose lampade LED o ancora LED che, pur permettendo di abbattere i costi sul lungo periodo, garantendo una notevole efficacia, rappresentano pur sempre un notevole investimento.

Quante tipologie di lampade per cannabis esistono

Quante tipologie di lampade per cannabis esistono

Innumerevoli sono le tipologie di lampade per cannabis a disposizione, tutte con caratteristiche e livelli di efficacia molto differenti, in funzione della varietà di marijuana scelta per la coltivazione indoor e dei risultati che si desiderano ottenere al termine della fase di fioritura. Si spazia infatti dalle comuni lampade fluorescenti CFL alle apprezzatissime lampade LEC e LED, senza tuttavia tralasciare le lampade a scarica ad alta intensità o HID, che continuano ad essere le “preferite” di gran parte dei coltivatori professionisti. Ecco tutte le caratteristiche relative ad ognuna di esse, accompagnate dai pro e contro ad esse correlati.

Tipologie di lampade per cannabis

Lampade LEC

Le lampade LEC si differenziano dalle tipologie MH poiché sfruttano un tubo ad arco in ceramica in sostituzione del quarzo, offrendo una colorazione più naturale, un numero maggiore di lumen per watt e una durata nettamente superiore. Dotate di alimentatore integrato offrono al contempo un’installazione particolarmente semplice, adatta anche ai principianti. Sebbene dunque negli ultimi anni, abbiano preso piede le lampade a LED, divenendo uno standard nella maggior parte delle coltivazioni indoor, le lampade LEC offrono notevoli vantaggi, rappresentandone una valida alternativa.

Emettono infatti raggi UV-B che possono promuovere e favorire la resa delle infiorescenze o la produzione di tricomi e al contempo, offrono una durata maggiore rispetto alle lampade HID, risultando tuttavia leggermente meno potenti.

Di contro presentano costi di installazione elevati e tendono a generare una quantità di calore piuttosto ingente, che richiede dunque particolare attenzione.

Lampade LEC di buona qualità in genere presentano costi che spaziano dai 250 ai 300 €: esistono tuttavia modelli di fascia alta possono facilmente raggiungere i 1000 €: tuttavia la durata dei bulbi è discretamente apprezzabile, richiedendo una sostituzione biennale.

Lampade LED

Le moderne lampade per cannabis a LED, quali quelle caratterizzate dalla tecnologia COB o “chip on board” sono in grado di garantire un’intensità e una penetrazione della luce piuttosto significativa, anche per le coltivazioni più impegnative. Ad oggi proprio i LED possono facilmente competere e superare le prestazioni delle più potenti luci da coltivazione quali ad esempio le lampade HID. Tuttavia tendono a rivelarsi tra le più costose, col vantaggio di garantire un notevole risparmio sul lungo periodo.

Gran parte delle lampade LED possono emettere raggi luminosi adatti per tutte le fasi di crescita della marijuana, dalla fase vegetativa a quella di fioritura, comparendo al contempo tra le più efficienti sotto l’aspetto energetico. Offrono inoltre il vantaggio di operare a temperature ben più ridotte rispetto alle lampade HID, comportando solo un leggero calore. Nessuno svantaggio dunque, poiché la maggior parte delle lampade a LED disponibili sul mercato non necessitano di particolari e specifici alimentatori: i costi tuttavia variano da 120€ circa per dispositivi che permettono di coltivare una sola pianta, fino a raggiungere e superare i 2000€ per prodotti ad uso professionale. Tutto è compensato dalla durata: in media una lampada LED richiede la sostituzione dopo circa 5/10 anni.

Lampade HID

Due sono le principali tipologie di lampade HID: le lampade MH (ioduri metallici) e le HPS (sodio ad alta pressione): principale differenza che intercorre tra le stesse risiede nel fatto che mentre le lampade MH tendono a produrre una luce più “fredda”, tendente al bluastro, le lampade in genere rosse. Tale caratteristica rende dunque le lampade MH più adatte alla fase vegetativa mentre le lampade HPS più efficaci nella fase di fioritura.

Innumerevoli sono i vantaggi dati dalle lampade HID: presentano un costo decisamente inferiore rispetto alle lampade LED di fascia alta, sono facili da utilizzare anche dai principianti e in grado di determinare rese eccellenti in termini di infiorescenza. Di contro, tendono ad emettere un calore piuttosto intenso, col rischio di aumentare le temperature dell’ambiente, finendo per bruciare e pregiudicare gli esemplari. Necessitano inoltre di apparecchiature aggiuntive per il loro funzionamento, quali ad esempio alimentatore elettronico accompagnato da un riflettore. Occorre inoltre considerare che determinano un notevole consumo energetico, influendo in maniera significativa sulle bollette. Sebbene il costo delle lampade sia relativamente basso, il tutto verrà dunque compensato dal costo di utilizzo, con la necessità di sostituire il bulbo ogni anno al fine di garantire un’emissione luminosa ideale.

Lampade Fluorescenti CFL

Le lampade CFL, conosciute altresì come “lampade fluorescenti compatte”, compaiono tra le luci più comuni e usuali impiegate nella coltivazione di cannabis e non solo: a contraddistinguerle è infatti la facile reperibilità che consente di acquistarle in una moltitudine di punti vendita, da quelli dedicati agli articoli per la casa, fino ad arrivare ai supermercati.

Particolarmente adatte alle piccole coltivazioni, le lampade CFL sono indicate anche e soprattutto per i principianti poiché estremamente economiche e facili da utilizzare poiché necessitano solo di comuni prese standard per essere applicate a semplici portalampade regolari. Tra i principali vantaggi delle lampade CFL compare dunque la praticità d’uso, proprio perché non richiedono impianti di illuminazione particolari.

In genere sono disponibili a spettro blu di 6500K, adatte alla fase di crescita vegetativa, o rosso di 2700K, adatte invece alla fase di fioritura. L’unico contro di fatto è rappresentato dall’efficacia, nettamente inferiore rispetto a tipologie di lampade per cannabis più moderne e all’avanguardia: pur costando pochi euro, hanno in genere una durata di un anno e presentano una bassa emissione di luce, rendendosi in questo modo idonee solo al sostentamento di un paio di piante al massimo.

Quali fattori tenere in considerazione quando scegliamo le lampade per la coltivazione indoor di marijuana

Quali fattori tenere in considerazione quando scegliamo le lampade per la coltivazione indoor di marijuana

Sono innumerevoli i fattori che è necessario tenere in considerazione quando occorre scegliere le lampade per la coltivazione indoor di marijuana: dal numero di watt, alla quantità di luce necessaria agli esemplari, dallo spettro luminoso alla resa ed efficacia dell’impianto, senza tralasciare le dimensioni della grow box così come la varietà di marijuana scelta. Di seguito vi proponiamo dunque qualche indicazione utile per orientarvi al meglio nell’acquisto.

Watt

Generalmente le lampade per cannabis che presentano un numero significativo di watt, sono in grado di emettere quantità di luce maggiore: viene da sé che quando la sorgente luminosa risulta particolarmente potente, gli esemplari esibiscono una crescita più rapida e sicuramente più rigogliosa. L'unità di misura volta ad esprimere la quantità di luce emessa da una lampada è il lumen, utile anche per calcolare l'illuminazione necessaria all’interno di una grow box o di una grow room. La potenza in espressa in watt così, come i lumen di norma vanno di pari passo, sebbene questa “regola” possa variare in funzione del tipo di lampada e dispositivo scelto. Tuttavia è bene tenere presente che ad influire in maniera significativa sulla quantità di lumen emessi dalla fonte luminosa, è soprattutto la tecnologia impiegata nella relativa fabbricazione. Per comprendere dunque di quanti watt e di conseguenza lumen si ha bisogno, è necessario considerare le dimensioni della superficie di coltivazione, il numero di piante ivi presenti, e il budget a disposizione.

Più saranno i lumen distribuiti nell’area di coltivazione, più robuste e sane risulteranno successivamente le piante. Ogni esemplare richiede almeno 2.500 lumen: di norma una lampada per cannabis HID da 400W emette 45.000 lumen. Questo significa che su una superficie di un metro quadrato, sarà possibile utilizzare una lampada da 400W, in grado di emettere sufficienti lumen per far crescere in maniera rigogliosa circa 12 piante di cannabis. Diviene tuttavia necessario considerare anche la varietà di marijuana da coltivare, così come la quantità di lumen impiegati nell’impianto di illuminazione, questo per evitare eccessi, finendo per produrre un calore tale da compromettere l’intera coltivazione.

Calcolare la quantità di luce e la resa luminosa ideale

Calcolare la quantità di luce e la resa luminosa ideale

Calcolare la quantità di luce necessaria alla coltivazione di cannabis indoor è fondamentale per capire al meglio quante e quali tipologie di lampada per cannabis acquistare. L’unità di misura dell’illuminamento è il Lux o lx, pari a un lumen/metro quadrato: il minimo richiesto affinché le piante crescano in modo corretto e rigoglioso è pari a 21.000 lux, considerando che in media i raggi del sole variano tra i 32.000 e i 100.000 lux. Per comprendere quale tipologia di prodotto scegliere e in che quantità occorre dunque effettuare alcuni semplici calcoli relativi al numero di lux necessari a ricoprire l’estensione della grow box e grow room.

Necessario dunque sapere la dimensione in metri cubi della grow box o comunque dell’ambiente destinato alla coltivazione, così come quanti lumen è in grado di generare l’impianto di illuminazione previsto per la stessa. Una volta noti entrambi i parametri occorre semplicemente dividere il numero di lumen totali sviluppati dall’impianto per il volume della grow box in metri cubi, ottenendo sul finale il numero di lux effettivi generati dall’impianto. Il calcolo in metri cubi è necessario per valutare l’altezza entro la quale posizionare le lampade: dispositivi posizionati infatti a 50 cm di altezza così come a 2 metri, determineranno risultati diametralmente differenti in termini di resa luminosa.

Come comprendere dunque la resa luminosa ideale? A suggerirlo saranno le piante stesse: se si mantengono basse, crescendo invece in larghezza e spessore del fusto, la luce sarà ideale. Se al contrario tenderanno a mantenersi esili, crescendo solo in altezza alla ricerca di luce, sarà necessario incrementare la potenza delle lampade o avvicinarle alla coltivazione. In ultimo se tenderanno a bruciarsi o ad appassire, occorrerà ridurre la potenza o distanziare le lampade dalla coltivazione per non compromettere l’integrità degli esemplari.

Spettro luminoso, PAR e Lumen

La luce è costituita da fotoni, particelle che viaggiano appunto alla velocità della luce: gli stessi vibrano con frequenze e lunghezze d'onda diverse è l’essere umano è in grado di percepire sole radiazioni fotoniche presenti in un intervallo di lunghezza d'onda tra 380 e 680 nm. Le piante invece presentano una sensibilità alla luce che può variare da 200 a 800 nm. Tuttavia occorre tenere presente che, non tutte le lunghezze d'onda presenti all'interno di tale spettro producono i medesimi effetti sulla fotosintesi: quelle che attivano in misura maggiore i processi biochimici nelle piante sono chiamate PAR (radiazioni fotosinteticamente attive), e presentano un intervallo spettrale compreso tra 400 e 700 nm.

Lumen e lux rappresentano le unità fotometriche comunemente impiegate per indicare la luce percepita dall'occhio umano, sebbene le misurazioni fotometriche non indichino la quantità di energia generata dalla lampada per attivare la fotosintesi della pianta: questo avviene poiché non includono le cosiddette variabili PAR.

Lux e lumen sono invece unità di misura adeguate al fine di valutare la potenza delle luci MH, HPS, CFL e T5, pur risultando inadatte alla misurazione dell'efficienza di una luce a LED impiegata nella coltivazione della cannabis. In linea generale, la quantità minima di luce ad ampio spettro necessaria per una pianta di marijuana è di circa 9.000lm/m², quella ottimale è di oltre 20.000lm/m². Tuttavia, nelle coltivazioni indoor, la crescita e la fioritura di esemplari sani e robusti possono dipendere dalle soglie di luce raggiunte a specifiche lunghezze d'onda, utili per dare il via alla fotosintesi: proprio per questo le lampade a LED impiegano sistemi radiometrici per misurare la quantità di fotoni irradiati nelle frequenze di colore PAR citate precedentemente. La misura radiometrica maggiormente utilizzata in ambito botanico è la PPFD (densità di flusso fotonico fotosintetico), la quale indica il flusso di micromoli fotonici PAR al secondo, presenti in un metro quadrato. Supponendo dunque che la fonte luminosa impiegata nella coltivazione di cannabis fornisca la PPFD, è possibile calcolare la relativa efficienza radiometrica, mettendo a confronto differenti sistemi di illuminazione sfruttando il rapporto PPFD:watt.

Tenere in considerazione le dimensioni del grow box

Tenere in considerazione le dimensioni del grow box

Per determinare la quantità di luce corretta per la coltivazione di cannabis indoor, è necessario moltiplicare la lunghezza della grow box per la relativa larghezza in modo tale da calcolare la superficie di crescita, da moltiplicare successivamente per il livello di PPFD desiderato. Supponendo che la grow box misuri 250 cm di larghezza e 80 cm di profondità, lo spazio di coltivazione sarà pari a 2m². Se si desiderano piante in piena fioritura sfruttando dunque un'ampiezza di circa 2 metri quadrati, sperimentando un livello di PPFD di 500μmol, saranno necessari circa 1.000μmol/m²/s. Al fine di comprendere quale potenza sarà necessaria, tale risultato dovrà dunque essere diviso per il PPFD moltiplicato per i watt.

Considerare la varietà di marijuana

Fondamentale nella scelta delle lampade per cannabis, considerare altresì anche la varietà di marijuana che si intende coltivare: ogni genetica presenta caratteristiche e peculiarità differenti che rendono altrettanto differenti le necessità degli esemplari di cannabis, rapportate alle diverse fasi di crescita, sviluppo, vegetativa e fioritura.

Sarà pertanto necessario scegliere l’impianto di illuminazione in funzione della quantità di luce necessaria alla varietà così come alla sua morfologia, sfruttando lampade adatte a mettere in atto in maniera ottimale tutti i processi fisiologici che caratterizzano la pianta di cannabis, mediante i quali è possibile incrementare con maggiore facilità non solo la crescita ma anche e soprattutto la resa produttiva.

Come sfruttare al meglio le luci LED quando si coltiva canapa indoor

Utilizzare le luci LED quando si coltiva canapa indoor permette di fruire di notevoli vantaggi: risultano infatti notevolmente più efficienti sotto l’aspetto energetico, generano una quantità di calore nettamente inferiore rispetto alle altre tipologie di lampade e riducendo in questo modo la necessità di irrigazione, senza tralasciare la possibilità di esporre le piante alla luce in totale sicurezza, permettendo loro una crescita sana, rapida e rigogliosa.

Le luci LED emettono uno spettro luminoso fisso che ben si adatta sia alla fase vegetativa ovvero di crescita che a quella di fioritura. In questo è possibile utilizzare il medesimo dispositivo per l'intero sviluppo delle piante, dalla semina fino alla fioritura e successiva raccolta.

Sovente le luci LED, complice la relativa flessibilità, vengono impiegate con successo anche nella fase germinativa: offrono infatti la possibilità di regolare la propria intensità, permettendo in questo modo di offrire anche alle plantule, la quantità di luce necessaria alla germinazione, senza bruciarle o pregiudicarne lo sviluppo.

Utili nella fase vegetativa, le luci LED, se munite di un temporizzatore, possono essere facilmente impostate in modo tale da assecondare al meglio il ciclo luce/buio previsto dalla varietà di marijuana: in genere i coltivatori prediligono cicli di luce da 20/24h proprio per ottimizzare la crescita, migliorando la robustezza degli esemplari.

Nelle coltivazioni indoor, la fase di fioritura prevede invece cicli di 12 ore di luce, alternati a 12 ore di buio che tuttavia deve essere assoluto: al di là dunque delle regolazioni previste dalle lampade a LED, è sempre opportuno verificare che nella grow box non penetri in alcun modo la luce esterna, questo al fine di non pregiudicare la maturazione delle infiorescenze, garantendo al contrario materia vegetale ricca di terpeni, tricomi e principi attivi quali il THC e il CBD.

È possibile aumentare il livello di THC lavorando sullo spettro luminoso?

In genere le varietà di marijuana più potenti, che presentano un elevato contenuto di THC sono spesso genetiche autoctone provenienti da regioni poste ad alta quota ove le stesse crescono spontaneamente. Sono molti gli esperti che sospettino che a determinare un incremento delle concentrazioni di THC sia proprio la luce ultravioletta, con lunghezze d’onda UVB comprese tra 280 e 315 nm. Tale teoria si basa sul fatto che, a latitudine maggiore, l’atmosfera che tende a separare le piante dalla luce del sole appare inferiore, con una conseguente esposizione maggiore ai raggi UV. Le stesse lunghezze d’onda sono peraltro quelle che generalmente tendono a scottare la pelle, scatenando per difesa la produzione di melanina e, sebbene sia ancora prematuro parlare di innovazione circa le metodologie di coltivazione della cannabis, tale concetto resta piuttosto plausibile e concreto. Viene da sé che vale la pena sperimentare e fare tentativi, sfruttando ad esempio le lampade UVB per rettili: caratterizzate da un costo piuttosto esiguo, possono assicurare una resa migliore ed erba buona a elevato contenuto di THC.

Quante piante si possono coltivare per metro quadro?

Quante piante si possono coltivare per metro quadro?

Il numero di piante di cannabis che si possono coltivare per metro quadro tende a variare in virtù di innumerevoli fattori quali ovviamente lo spazio a disposizione, la tipologia di lampade e relativa intensità, le dimensioni dei vasi e ancora la tecnica impiegata per la coltivazione di cannabis indoor e la varietà di marijuana scelta.

In linea generale è tuttavia possibile suggerire un numero variabile da 1 a 8 piante per metro quadrato, questo al fine di assecondare una serie di condizioni necessarie agli esemplari quali:

  • Vasi di dimensioni ideali per consentire lo sviluppo ottimale delle radici e di conseguenza delle piante;
  • La ripartizione ideale e omogenea della luce sull’intera coltivazione;
  • Un flusso d’aria ottimale sul substrato così come su tutte le superfici della pianta;
  • Un facile accesso per consentire una manutenzione regolare della coltura.

Tuttavia il coltivatore dovrà valutare preventivamente lo spazio a disposizione in primis, regolandosi di conseguenza sull’intera gestione della coltivazione di cannabis

Come ottenere un’umidità ottimale nella grow box grazie all’impianto di illuminazione

L’impianto di illuminazione gioca un ruolo determinante anche quando si parla di livelli ottimali di umidità all’interno della grow box o grow room. Poter fruire di intensità regolabili permette infatti di evitare un’eccessiva produzione di calore, riducendo il rischio di bruciare irrimediabilmente le piante, costringendo al contempo a frequenti irrigazioni per non disidratare il substrato.

In questo caso è preferibile l’impiego di lampade a LED che generano poco calore, pur garantendo tutta la luminosità necessaria alle piante per svilupparsi in modo vigoroso e resistente. Gli stessi dispositivi, per il medesimo motivo possono essere posti anche in maniera ravvicinata agli esemplari, favorendo ulteriormente la fotosintesi, promuovendone e accelerandone la crescita e ottimizzando di conseguenza il successivo raccolto.

Tuttavia è sempre opportuno munirsi di un termoigrometro, uno strumento in grado di misurare in modo costante la temperatura e l’umidità presente nella grow box, in modo tale da offrire alla coltivazione, le condizioni di crescita ottimali. Valori di umidità troppi elevati o, al contrario troppo tendono infatti a generare non pochi problemi. Se il livello di umidità tende infatti a superare il 90%, l’aria all’interno della grow box tende a saturarsi d’acqua, depositandosi sulle pareti, sui fai e sulle foglie, impendendone la naturale traspirazione: viceversa se l’umidità scende al di sotto del 40%, la pianta, chiudendo i propri stomi, tende a ridurre in maniera significativa il proprio ritmo di crescita.

Occorre pertanto tenere presente che in fase di germinazione, le piante tendono a preferire elevati livelli di umidità pari anche all’80%, al fine di assorbire acqua mediante le foglie. Durante la fase vegetativa invece, l’umidità deve essere abbassata, mantenendosi in un range compreso tra il 50 e il 70%. In ultimo, durante la fase di fioritura, così come la temperatura, anche l’umidità deve necessariamente essere abbassata, oscillando preferibilmente tra il 40 e il 50%.