Considerata tra le varietà di cannabis più note e apprezzate di sempre, la Skunk nasce all’incirca negli Anni ’80 dall’ibridazione di alcuni ceppi pre-esistenti originari di Afghanistan, Messico e Colombia. Trattandosi di un incrocio tra canapa indica e sativa, la Skunk può risultare indica dominante, dagli effetti prevalentemente corporei o sativa dominante svolgendo in questo caso un’azione prettamente cerebrale. La relativa diffusione rappresenta da subito un autentico successo tra gli assuntori di marijuana abituali, tanto da conquistare la prima edizione della Cannabis Cup. L’origine del suo nome è piuttosto curiosa: skunk è infatti un termine inglese che significa “puzzola”, aggettivo dovuto al caratteristico odore pungente e persistente, unico e assolutamente riconoscibile rispetto alle molteplici varietà di marijuana attualmente a disposizione. Diffusissima in tutto il mondo, dispone di una concentrazione di THC che può raggiungere facilmente il 15%-25% anche se di fatto fu il prof. Leslie Iversen, farmacologo all'Università di Oxford, a smentire la credenza piuttosto diffusa che vedeva proprio la skunk, come varietà di cannabis dalla concentrazione di tetracannabidiolo 20 o 30 volte superiore rispetto ai ceppi riconosciuti precedentemente, tesi avvalorata ulteriormente anche dagli studi pubblicati sul The Guardian nel 2007. Tuttavia, a prescindere dalla concentrazione di principi attivi presenti, proprio la Skunk rappresenta una tra le varietà più ambite dai cultori della marijuana, complice un aroma inconfondibile unito ad effetti psicotropi senza ombra di dubbio degni di nota.

Cos’è la Skunk e come possiamo riconoscere quella di qualità

La Skunk rappresenta una tra le prime varietà di cannabis liberamente commercializzate: frutto di accurati studi e ricerche legate alla selezione specifica di semi tra le oltre 20mila specie a disposizione provenienti da ogni parte del mondo, nasce dall’ibridazione di una varietà Afghani, una Acapulco Gold ed una Colombian Gold, dando vita a un eccezionale risultato, ancora oggi riconosciuto in ogni parte del globo, tanto da influenzare ancora oggi in maniera significativa il settore legato alla marijuana: basti pensare che in Gran Bretagna il termine “skunk” viene impiegato per definire belle cime ottenute mediante coltivazioni indoor, anche se non necessariamente derivate dall’originale.

Adatta ad essere coltivata sia da principianti, che da chi non dispone di ampi spazi entro i quali gestire la coltura, la varietà Skunk conserva in sé, tutte le peculiarità tipiche delle linee genetiche da cui deriva: la genetica tipicamente colombiana produce piante alte accompagnate da cime particolarmente consistenti, dense e generose mentre la genetica messicana è in grado di controllare la crescita, riducendo sensibilmente i tempi di fioritura. La presenza della genetica afgana conferisce invece alle piante un aspetto compatto e la caratteristica stabilità. In virtù di tali caratteristiche acquisite, la Skunk si rivela pertanto particolarmente resistente, poco suscettibile allo stress e in grado di adattarsi facilmente a ogni condizione climatica. Le foglie presentano grandi dimensioni e appaiono di un colore che può variare dal giallo dorato al verde. Come riconoscere Skunk di qualità? Principalmente proprio dalle cime, che appaiono generalmente dense, compatte e generosamente resinose, accompagnate dal tipico odore pungente e dalla capacità di espandersi facilmente se, una volta opportunamente essiccate, macinate per mezzo di un grinder. Inconfondibile il caratteristico sapore che rende la varietà facilmente riconoscibile: sentori di arancia e di fiori si fondono insieme dando vita a un hit assolutamente unico nel proprio genere.

La storia della varietà Skunk

All’incirca negli Anni '70, la marijuana importata negli Stati Uniti proveniva principalmente dai confini meridionali del Paese: le varietà dominanti erano generalmente le note Acapulco Gold originaria del Messico così come la Colombian Gold dalla Colombia. E se in origine le coltivazioni indoor si basavano su semi reperiti in maniera casuale all’interno delle bustine di erba venduta per strada, i primi pionieri coltivatori, si resero da subito conto che era necessario coltivare solo piante di sesso femminile al fine di produrre marijuana di qualità e in quantità sensibilmente superiori. Inizio a prendere così piede il termine “sinsemilla” per indicare la cannabis priva di semi e nel 1976 Jim Richardson & Arik Woods pubblicarono “Sinsemilla Marijuana Flowers”, una vera e propria enciclopedia intesa da subito come libro guida dai primi coltivatori statunitensi. Fu Sam soprannominato The Skunkman ad abbandonare gli Stati Uniti nel 1983 per raggiungere Amsterdam, portando con sé migliaia di semi differenti e alcuni ibridi sperimentali, tra cui il prototipo di Skunk #1 derivata da linee genetiche Colombian Gold, Afghani #1 e Acapulco Gold, dando così inizio a quella che sarebbe stata la storia della Skunk, la stessa conosciuta oggi e perfezionata grazie al contributo dei maestri olandesi che portarono a compimento questo progetto di ibridazione.

A quei tempi, gli stessi coltivatori olandesi si cimentavano nell’ibridazione di alcune varietà indica, mentre negli Stati Uniti la sperimentazione era prevalentemente dedicata alla specie sativa. La fusione di entrambe le realtà, consentì alle piante di cannabis di adattarsi facilmente alla coltivazione indoor riscuotendo in Olanda un enorme successo, cosa che al contrario non avvenne in California. Fu alla fine degli Anni ’80, con l’introduzione sul mercato delle lampade HID, che la coltivazione indoor riuscì a guadagnare terreno rendendo la Skunk #1 la prima varietà di marijuana commerciale del mondo, divenendo una vera e propria leggenda nel 1988 quando vinse il primo premio alla Cannabis Cup, lo stesso che le permise di diffondersi in ogni parte del mondo.

La genetica sativa al 75% e indica al 25% sembrò da subito perfetta al fine di detenere i più elevati standard qualitativi e i coltivatori ne furono da subito entusiasti, complice la rapida fioritura, l’aroma pungente e gli effetti marcatamente psicoattivi. Allo stesso modo fu apprezzata dai principianti poiché semplice da coltivare così come dagli esperti in virtù delle molteplici potenzialità

Skunk: caratteristiche, livelli di THC ed effetti principali

Lo Skunk compare tra le varietà di cannabis di più recente produzione, ottenuta dall’ibridazione di due varietà estremamente diffuse: la cannabis sativa e la cannabis indica detta anche canapa sativa dominante. Tra le principali caratteristiche che contribuiscono a renderla così apprezzata da assuntori abituali e principianti, vi è la relativa semplicità legata alla coltivazione: le piante appaiono infatti piuttosto alte, robuste e resistenti ma facilmente gestibili, le foglie ampie e di colore verde/giallo oro e le infiorescenze dense e compatte, estremamente ricche di resina, pur conservando un periodo di fioritura relativamente breve. Nonostante tali valori nel corso degli anni, abbiano contribuito a suscitare numerose diatribe legate alla concentrazione del principio attivo, subito opportunamente smentite da accurati studi scientifici, la Skunk detiene una percentuale di THC che si attesta dal 15% al 25%, in grado di renderla tra le linee genetiche comunque considerate tra le più “potenti”.

I suoi effetti vengono considerati dispercettivi, in grado cioè di provocare percezioni e sensazioni variabili in funzione delle caratteristiche e della situazione personale che vive il soggetto nel momento dell’assunzione. Comporta generalmente uno stato di euforia e benessere pur sempre correlato allo stato psicologico del soggetto, amplificandolo e mostrando una percezione contemporaneamente corporale e cerebrale di quanto egli vive in quel momento.

Effetti indesiderati della Skunk

Fumare Skunk provoca effetti che talvolta possono essere comparabili a quelli dati dall’assunzione di LSD (o di altri allucinogeni, questo a causa della massiccia concentrazione di THC o tetracannabidiolo che può variare dal 15 al 25%, contro il 3/5% presente nelle più comuni varietà di marijuana.

L’assunzione di skunk comporta l’insorgenza di azioni e sensazioni puramente soggettive e determina l’esasperazione della percezione legata a ciò che circonda il soggetto. Se impiegato in dosi particolarmente elevate, può caratterizzare vere e proprie distorsioni nella percezione del tempo, dello spazio e del corpo, sovente associate ad allucinazioni visive e/o uditive unitamente a una depersonalizzazione associata alla sensazione di distacco dal proprio corpo. Questo avviene poiché tale linea genetica viene considerata “dispercettiva”, in grado di amplificare la sensazione di benessere ed euforia ma allo stesso modo di tristezza e pensieri spiacevoli, determinando in alcuni casi stati d’ansia, aggravati da pensieri e atteggiamenti paranoici e fortemente negativi. Gioca un ruolo pertanto importante lo stato psicologico del soggetto, proprio perché in base ad esso, gli effetti dati dalla skunk possono variare sensibilmente comportando suggestione, paura, vomito, eccessiva sudorazione, notevole incremento del battito cardiaco.

Principali varietà di Skunk

Sono molteplici le varietà derivate dalla Skunk #1, tutte accomunate dalle medesime caratteristiche organolettiche, ma differenti in termini di concentrazioni di THC, aroma e hit. Ecco dunque le principali.

Super Skunk o Skunk XL

La varietà Super Skunk si diffonde a partire dal 1990 e da allora riscuote un notevole successo conquistando molteplici premi, e risultando tra le più amate genetiche mai create. Nata dall’incrocio della Skunk #1 incrociata con una varietà afgana, a differenza dell’originale è di predominanza indica, comportando effetti puramente fisici quali appesantimento e riduzione del dolore, oltre che a promuovere la meditazione. Perfetta per chi desidera rilassarsi a seguito di una giornata pesante, necessita di un particolare controllo sul dosaggio poiché detiene altissime concentrazioni di THC in grado di “mettere KO” anche gli assuntori più assidui. Marcatamente più dolce rispetto alla varietà originaria, di essa eredita le cime compatte e di grandi dimensioni e le ramificazioni di notevole entità, con un periodo di fioritura di circa 40/50 giorni.

OG Skunk

Estremamente apprezzata anche la varietà OG Skunk, ibridazione derivata dall’unione di OG #18 e Skunk #1 considerata estremamente forte complice la presenza di una concentrazione di THC pari a circa il 21%. Gli effetti riscontrati dalla sua assunzione sono caratterizzati dalla propensione all’ottimismo e alla produttività, comportando il desiderio di portare a termine attività lasciate incompiute. Prevalentemente cerebrale può tuttavia dare adito ai canonici effetti collaterali tipici di un eccesso di tetracannabidiolo. Facile anche la coltivazione, sia indoor che outdoor, la quale si presta anche ad ambienti e climi piuttosto ostili. Ottima anche la resa produttiva in termini di infiorescenze che compaiono in un periodo di fioritura da 7 a 9 settimane e che risultano corpose, dense di grandi dimensioni e proverbialmente ricche di resina.

Lemon Skunk

Degna di nota anche la famosa Lemon Skunk, annoverata anche nella Top 10 di High Times, una vera e propria autorità quando si parla di cannabis. Il relativo contenuto di THC può raggiungere facilmente il 22%, comportando prevalentemente effetti cerebrali. Gran parte degli assuntori hanno sperimentato sulla propria pelle, un notevole incremento della creatività, altri invece buonumore e una marcata energia. Tuttavia può determinare anche effetti collaterali spesso sgradevoli quali secchezza oculare e delle fauci, paranoia, vertigini e ansia, specie se impiegata in eccessive quantità. Dal punto di vista puramente biologico conserva le medesime caratteristiche della linea genetica originaria: piante robuste, resistenti e ben sviluppate, periodo di fioritura relativamente breve e infiorescenze consistenti e resinose dal caratteristico aroma agrumato dove domina il sentore fresco e inebriante del limone.

Orange Bud

Tra le più note varietà di Skunk compare senza ombra di dubbio anche la nota Orange Bud, apprezzata fin dagli Anni ’80 per la spiccata adattabilità e la facilità in termini di coltivazione a carico di esperti e principianti. Adatta a colture sia indoor che outdoor, risulta particolarmente stabile offrendo sempre i migliori risultati in termini di resa legata alle infiorescenze, sempre compatte, di grandi dimensioni e ricche di resina. Ad alta concentrazione di THC provoca effetti sia cerebrali che corporali, favoriti da un hit marcato e da sentori spiccatamente agrumati, nettarini, freschi e piacevolmente persistenti al palato.

Come coltivare la Skunk indoor e outdoor

Popolare non solo tra gli assuntori ma anche tra i coltivatori, la varietà Skunk si distingue per la facilità di coltivazione anche da parte di dilettanti e neofiti poiché può resistere facilmente alle più insidiose condizioni ambientali risultando facile da gestire, senza il timore di eventuali infestazioni. Quando si coltiva Skunk indoor o comunque in ambienti chiusi, tale linea genetica offre una resa nettamente superiore alla media, con una stima approssimativa di 500g di infiorescenze per metro quadrato con un periodo di fioritura compreso tra le 8 e le 9 settimane. Se coltivata outdoor invece, di norma risulta pronta alla fase di raccolta tra settembre e ottobre, con una stima media in termini di resa di oltre 600g di infiorescenze per pianta.