Nota in ogni parte del mondo, la White Widow è una varietà ibrida di cannabis a dir poco leggendaria, conosciuta per la sua straordinaria potenza e concentrazione di principi attivi e ampiamente utilizzata sia a scopo terapeutico che ricreativo, immancabile nei più famosi coffee shop di Amsterdam e dei Paesi Bassi.  

Sebbene le origini di tale genetica risultino ad oggi sconosciute, la White Widow è a poco a poco divenuta una tra le varietà di marijuana maggiormente apprezzate: a renderla unica la quantità di tricomi cristallini straordinariamente generosa che ne ricopre le infiorescenze e che ha contribuito a ispirarne il nome.

Secondo un mito che circonda la stessa White Widow, tale varietà sarebbe stata originariamente coltivata in maniera selettiva sulle montagne del Kerala in India meridionale. Tuttavia le sue origini geografiche sono al momento note: sarebbe stata creata per la prima volta negli Anni ’90 dalla Green House Seeds nei Paesi Bassi dall’ibridazione di genetiche di cannabis indica brasiliane unite a varietà di cannabis sativa indiane. Punto di forza della varietà di cannabis White Widow sono senza dubbio le infiorescenze, ricoperte di “cristalli” densi e lattiginosi dal caratteristico aspetto “zuccherato” e dal colore tipicamente bianco: la pianta ha infatti la tendenza a non pigmentare i propri tricomi nemmeno quando le infiorescenze sono perfettamente mature e ricche di resina. Generalmente piuttosto bassa, presenta foglie intensamente verdi e allungate mentre le infiorescenze emettono un sentore pungente, prevalentemente terroso, legnoso e speziato del tutto simile al pepe unito agli agrumi. Il fumo prodotto per combustione appare deliziosamente dolce, agrumato, fresco e quasi balsamico con una leggera tendenza floreale.

Trattandosi di una varietà a predominanza sativa con un rapporto indica/sativa di 40:60, la White Widow predilige il sole e il clima tendenzialmente caldo rispetto al territorio d’origine. Necessita di una ridotta manutenzione e tollera piuttosto bene anche il tipico clima delle Regioni del Nord Europa. Il suo periodo di fioritura permane per circa 60 giorni e ogni pianta è in grado di produrre fino a 55/65g di infiorescenze.  

Quando si sceglie di acquistare semi di cannabis White Widow, è bene tenere presente che si prestano principalmente per coltivazioni indoor, risultando inclini alla coltura idroponica. Gli esperti prediligono tale tipologia di coltivazione in virtù della più rapida fioritura rispetto alla coltivazione outdoor, sebbene sia ampiamente suggerito mantenere un livello di umidità ridotto per preservare le piante dalla formazione di muffe, e una temperatura orientativa tra i 21 e i 26°C in grado di consentire loro uno sviluppo rapido e ottimale. I semi femminizzati restano comunque l’opzione più indicata per i principianti che desiderino cimentarsi nella coltivazione di White Widow indoor.

Perché la White Widow è così rinomata tra gli appassionati di cannabis

Fino dagli albori nel 1995 la White Widow è divenuta tra le varietà di marijuana più apprezzate e popolari, comparendo nei migliori coffee shop di Amsterdam. Sono tantissime le varianti di tale varietà attualmente presenti sul mercato, le stesse che rendono questo ibrido tra i più amati dagli assuntori di cannabis, tutte caratterizzate da sentori estremamente pungenti di resina di pino e spezie. L’assunzione per inalazione esalta i sapori dolciastri e fruttati lasciando in bocca un piacevole e persistente sentore zuccherino ma occorre non lasciarsi ingannare dalle apparenze: la White Widow tende a colpire in gola con estrema violenza, complice la concentrazione di THC che può facilmente attestarsi anche intorno al 25%, causando sovente colpi di tosse a partire dal primo puff. A pochi istanti dall’assunzione si tende a percepire una marcata sensazione di energia ed euforia che influenza significativamente l’umore, rendendo il soggetto loquace e creativo e arginando l’eventuale percezione di ansia e paranoia, le quali tendono progressivamente a scomparire.

Gli effetti, così apprezzati, si avvertono in maniera graduale, intensificandosi a poco a poco fino a determinare un rilassamento tale da costringere al riposo. Possono tuttavia variare in funzione della modalità di assunzione e dal livello di tolleranza verso la cannabis. 

Inebriante, vivace, pungente e straordinariamente potente, la White Widow è da sempre considerata la varietà di cannabis adatta senza dubbio solo ai più temerari, assuntori che non tendono a “spaventarsi” né a suggestionarsi di fronte a effetti particolarmente intensi, marcati e prolungati nel tempo. 

Storia e caratteristiche principali della White Widow

La varietà di cannabis White Widow o Vedova Bianca è una linea genetica ibrida estremamente potente e in grado di distinguersi per l’elevata concentrazione di THC e CBD. Ad oggi onnipresente nei più rinomati coffee shop olandesi, presenta infiorescenze compatte e di grandi dimensioni, interamente rivestite di resina dall’aspetto biancastro che determina una superficie cristallizzata e zuccherina, la stessa che presuppone i caratteristici effetti psicotropi: una potente esplosione di euforia e di energia che tende a diffondersi nell’immediato, stimolando sia la conversazione che la creatività. Viene pertanto considerato lo stupefacente della convivialità in grado di favorire i rapporti sociali e le relazioni.

La stessa genetica di White Widow nel corso degli anni ha poi dato origine a molteplici varietà divenute anch’esse leggendarie quali ad esempio la White Russian, la White Rhino e la Blue Widow. Tuttavia gran parte dei coltivatori tendono a prediligere la coltura della linea genetica originale, complice la facilità di gestione e la rapida fioritura di circa 60 giorni se praticata indoor. Considerato in ultimo il rapporto tra sativa al 40% prevalentemente cerebrale e indica al 60% al contrario prettamente corporale e fisica, la varietà White Widow rappresenta un ottimo quanto efficace coadiuvante terapeutico, complice la spiccata capacità di lenire i principali disturbi legati ad ansia, problemi comportamentali, psicosi, emicranie e dolori cronici. Tali benefici sono dunque racchiusi in un fumo delizioso sovente utilizzato in medicina, intenso e dal sapore caratteristico, lo stesso che ha reso la varietà White Widow, tra le più popolari tra gli assuntori di cannabis abituali.

Come fumarla e quali effetti ha

Quando si ha a che fare con varietà di cannabis piuttosto potenti, ad alta concentrazione di tetracannabidiolo, è sempre preferibile essere cauti nell’assunzione e nel consumo, specie se si è assuntori occasionali o neofiti che si approcciano alla materia vegetale da tempi relativamente recenti. Proprio la White Widow compare tra le genetiche più potenti e può facilmente finire per travolgere, letteralmente. Si assapora il fumo dolce e delicato che sembra anticipare un effetto facilmente gestibile per poi comportare un high improvviso e quasi sorprendente che potrebbe cogliere in maniera inaspettata e repentina. Occorre pertanto limitare inizialmente le quantità per poi incrementarle a poco a poco e solo successivamente, attraverso una degustazione tranquilla e piuttosto leggera. Ideale è assumerla fumandola, così da esaltarne il sapore e amplificarne facilmente gli effetti. Resta tuttavia suggerita anche e soprattutto la vaporizzazione che ne esalta in maniera particolare l’aroma, permettendo di assaporare il sentore dolciastro, speziato e vagamente balsamico che la contraddistingue. L’assunzione di White Widow, a prescindere dalla modalità scelta, da vita a un’esperienza intensa, quasi allucinogena: il fumo scorrerà in gola senza provocare irritazioni e ad ogni puff sarà possibile percepire facilmente dapprima i caratteristici effetti puramente cerebrali, per poi spaziare attraverso quelli prettamente narcotici, lasciando in bocca un sapore piacevolmente piccante ma mai fastidioso o eccessivo. I più temerari potranno avvalersi anche di bong e pipe ad acqua, in grado di amplificare ulteriormente gli effetti, rendendoli pressoché immediati al limite dell’estremo, pratica tuttavia sconsigliata a chi al contrario è alle prime armi.

Effetti indesiderati della White Widow

Gli effetti collaterali psichici e conosciuti dati dall’assunzione di White Widow sono i medesimi dati da un eccesso di THC, gli stessi che tendono a manifestarsi mediante ansia, paranoia, disforia, sovente paura di morire, sensazione legata alla perdita di controllo, riduzione della memoria, percezione alterata dello spazio e tempo, depressione e talvolta fenomeni allucinogeni. Il tutto è spesso accompagnato da secchezza delle fauci e a carico della zona oculare, disturbi legati alla motricità, debolezza muscolare, difficoltà nell’articolazione della parola, incremento della frequenza cardiaca, diminuzione della pressione e capogiri. Rari effetti collaterali sono altresì rappresentati da nausea, vomito e cefalea.

Tutti gli effetti collaterali possono variare la propria entità in funzione della dose di sostanza assunta e tendono generalmente a scomparire entro alcune ore dall’assunzione senza la necessità di intervenire mediante ulteriori trattamenti specifici.

Come coltivare la White Widow in casa

Quando si intende coltivare White Widow, è possibile svolgere tale pratica sia indoor che outdoor meglio se mediante l’impiego di semi femminizzati. Secondo quanto suggerito dalla Green House Seeds, la tecnica più indicata al fine di ottenere una notevole quantità di cime è la cosiddetta Screen of Green o SCROG, che prevede di ridurre lo stress a carico della pianta, facendola crescere attraverso una sorta di vero e proprio schermo rivestito in rete metallica in grado di riflettere efficacemente la luce fino al completo sviluppo dei rami, per poi indurre la successiva fioritura. Tuttavia la maggior parte dei suggerimenti legati alla coltivazione di White Widow evidenzia una preferenza volta alla coltura idroponica, tecnica che comporta l’uso di materiali quali ad esempio la lana di roccia in sostituzione del terreno, questo sebbene tale varietà non ponga particolari problematiche nemmeno qualora venga utilizzato un terriccio adatto.

In generale trascorse circa 2 settimane dallo sviluppo iniziale delle piante, ha inizio la cosiddetta fase vegetativa, protratta nelle 8 settimane successive e che prevede un’esposizione alla luce della durata di almeno 18 ore al giorno, concentrando le fonti luminose alla base per evitare di bruciarne le foglie. Successivamente è opportuno implementare il metodo SCROG per almeno 12 giorni al fine di incrementare il rendimento delle piante. Qualora poi la coltura risulti pronta per la fase di fioritura, sarà quindi necessario esporla per almeno 12 ore al giorno all’oscurità, il tutto per almeno 2 settimane. Il periodo di fioritura dura generalmente 7/9 settimane per quanto concerne le coltivazioni indoor. Diversamente il periodo di raccolta nella coltivazione outdoor è generalmente rappresentato da mese di ottobre. In entrambi i casi è sempre necessario sincerarsi della reale maturazione delle infiorescenze, valutando la colorazione dei pistilli che devono apparire giallo/ambrati.

Il rendimento complessivo della White Widow è generalmente moderato: se coltivata indoor può produrre circa 500g di infiorescenze per metro quadrato, con un rendimento superiore pari a circa 600g per le coltivazioni outdoor. Tuttavia vi sono alcuni accorgimenti utili che possono comunque ottimizzare la produzione di infiorescenze, promuovendone le quantità.

Occhio attento dunque alla temperatura che deve mantenersi poco al di sopra di 21°C durante il giorno e di 15.5°C durante la notte. Allo stesso modo occorre prestare particolare attenzione anche al livello di umidità, da mantenere al 70% durante la germinazione e riducendo al 45% in fase vegetativa: raggiunta poi la fase di fioritura andrà ridotta settimanalmente del 5% fino a raggiungere nuovamente circa il 30%.

Importante anche l’implementazione di elementi quali azoto, potassio e fosforo: in fase vegetativa occorre scegliere i fertilizzanti giusti, così da ridurre successivamente in fase di fioritura dove sorgerà la necessità di integrare invece fosforo e potassio al fine di promuovere la concentrazione di THC. Altre sostanze nutritive importanti includono zolfo, magnesio e calcio ma anche manganese, zinco, rame, boro, ferro e molibdeno. La varietà White Widow tende a tollerare un pH lievemente più elevato rispetto ad altre genetiche. Sebbene in linea generale risulti adatto un pH pari a 6,00, in questo caso valori quali 6,5 non risultano in alcun modo dannosi: la coltura idroponica consente una riduzione dello 0,5% ma una buona pratica per monitorare se il terreno risulti troppo alcalino o acido, è data dall’acquisto di un pHmetro.

Indispensabile in ultimo anche un buon drenaggio del terreno, assicurato dalla presenza di perlite o roccia lavica, da sospendere tuttavia circa 2 settimane prima della fase di raccolta.

Questo promuoverà la corretta maturazione delle infiorescenze dando vita a un raccolto abbondante e senza dubbio soddisfacente.