Vaporizzare i fiori di cannabis rappresenta un metodo alternativo decisamente migliore rispetto alla classica “canna”o spinello, questo poiché il vapore comprende una quantità inferiore di sostanze potenzialmente dannose per l’organismo, risulta più puro e consente di godere nella maniera ottimale, di tutti i benefici e gli effetti tipici dei cannabinoidi. Nonostante i vaporizzatori negli ultimi anni si siano evoluti, mostrando le più moderne tecnologie, risulta fondamentale quando si vaporizza, avere la possibilità di controllare accuratamente la temperatura, non solo per intensificare il sapore e la resa aromatica ma anche e soprattutto per far si che la stessa vaporizzazione non risulti altresì dannosa al pari della combustione.

Fumare uno spinello costituisce dunque un vero e proprio rituale ma grazie alla vaporizzazione è possibile fruire di molteplici benefit proprio perché non comporta combustione delle infiorescenze e permette di inalare in questo modo meno tossine, risultano dunque significativamente più salutare rispetto al fumo. Vaporizzare l’erba consente inoltre di godere di un’esperienza più gustosa, potente e pura, fruendo dell’oltre il 95% dei principi attivi contenuti nella cannabis a dispetto di uno spinello che ne presenta solo un misero 10%. Nonostante la semplicità del vaporizzatore in sé, è necessario tuttavia seguire scrupolosamente alcuni piccoli accorgimenti, in modo tale da rendere l’esperienza di tale fumata, ancora più piacevole e appagante.

Consigli per vaporizzare l’erba in modo perfetto

Affinché vaporizzare la cannabis rappresenti un’esperienza quanto più piacevole possibile, sia in termini di resa aromatica, che di effetti determinati dalla presenza dei cannabinoidi, occorre seguire qualche piccolo accorgimento in grado di ottimizzare al meglio tale pratica. Consigliato in primis è l’utilizzo di erba fresca, poiché la qualità della vaporizzazione varia in funzione dell’erba impiegata: l’umidità rappresenta infatti tra i fattori condizionanti principali poiché vaporizzare implica il riscaldamento di una sostanza al punto tale da portare ad ebollizione i composti al suo interno fino a generare il vapore, lo stesso inalato successivamente. L’erba fresca e non eccessivamente essiccata presenta una maggiore umidità in grado di agevolare tale processo: l’infiorescenza non dovrebbe risultare mai troppo umida al tocco ma nemmeno secca al punto di frantumarsi tra le dita.

Selezionata l’infiorescenza da introdurre nel vaporizzatore, è necessario sfruttare il grinder, un particolare strumento in grado di sminuzzare la cannabis in modo tale da aumentarne la superficie esposta all’aria: tale operazione consente al calore sviluppato durante la vaporizzazione, di penetrare nella maniera ottimale all’interno della materia vegetale, producendo in questo modo un vapore denso e particolarmente aromatico. Le dimensioni ottimali dei frammenti d’erba dovrebbero pertanto essere medie e quanto più omogenee possibili, e tale risultato si ottiene facilmente utilizzando un grinder manuale o in alternativa elettrico.

A giocare un ruolo fondamentale nella vaporizzazione è tuttavia la temperatura, ed è per questo basilare regolarla nel modo corretto durante ogni sessione di fumo, a prescindere se si desideri vaporizzare un concentrato o un’infiorescenza essiccata: esiste infatti un particolare range di temperatura entro il quale i principi attivi presenti nella cannabis, vengono rilasciati, manifestando peculiarità uniche sotto l’aspetto degli effetti. Tuttavia solo l’esperienza potrà mostrare l’high più adatto ad assecondare ogni personale esigenza, ma in linea generale è possibile indicare i 185°C come la temperatura ottimale al fine di estrarre la più ampia gamma di componenti psicoattive.

Volendo fornire indicazioni più precise, la temperatura media ottimale da impiegare per vaporizzare la cannabis è compresa tra i 180° e i 210°C: temperature inferiori ai 190°C tendono a produrre un effetto più cerebrale detto buzz high, mentre se superiori determinano un high più corporeo e fisico definito body high.

Alcuni componenti dei cannabinoidi, per evaporare richiedono temperature superiori ai 200°C: tuttavia vaporizzare a tali temperature comporterebbe la combustione, rendendo vano l’utilizzo del vaporizzatore. Esistono comunque linee guida da seguire in modo tale da regolare la vaporizzazione in funzione del principio attivo che si desidera mettere maggiormente in evidenza durante la fumata. Il THC, il cannabinoide più noto che determina effetti euforici e analgesici oltre a determinare rilassamento, richiede una temperatura di 157°C, mentre il CBD, maggiormente adatto a uso terapeutico e in grado di contrastare gli effetti del THC, risultando efficace nel trattamento di ansia, depressione e stress, richiede temperature dai 160 ai 180°C. Il Delta-8-THC, simile al THC ma più stabile, meno psicoattivo e dalle spiccate proprietà antiemetiche necessita di temperature dai 175 ai 178 °C, mentre il CBN dall’intenso effetto sedativo, si sprigiona intorno ai 185°C. Il CBC, cannabinoide dall’azione antinfiammatoria e antimicotica necessita di temperature intorno ai 220°C così come il THCV, anch’esso dai moderati effetti psicoattivi. In ultimo è bene ricordare che la cannabis essiccata avvia il processo di combustione intorno ai 200°C: prima di ardere è necessario sfiorare i 230°C in funzione del tasso di umidità, anche se è caldamente consigliato evitare sempre tali temperature per non pregiudicare l’integrità del prodotto e comprometterne inevitabilmente i benefici. Le temperature possono inoltre variare in funzione del tipo di erba da vaporizzare così come dei relativi derivati: le temperature ritenute ideali per le erbe essiccate e per i concentrati sono simili: tra 160 e i 180°C rappresenta il range consigliato ma in alternativa ci si può spingere al massimo intorno ai 180 o 200°C al massimo. L’olio di THC puro, può essere vaporizzato a temperature tra 200 e 250°C, mentre sarebbe meglio evitare l’utilizzo di hashish per non rischiare di compromettere i circuiti del dispositivo stesso. Sempre meglio comunque attenersi a temperature minime per ottenere un maggiore e variegato assortimento di cannabinoidi: qualora le temperature risultino più elevate, vengono di fatto esaltati principalmente quelli che sono gli effetti psicoattivi del THC.

Resta comunque fondamentale evitare sempre di giungere alla combustione quando si vaporizza, questo poiché nel momento stesso in cui l’erba inizia a bruciare, tendono a spezzarsi i legami chimici presenti all’interno della stessa, dando origine in questo modo ai cosiddetti “radicali liberi”, composti che possono ricombinarsi determinando elementi tossici e potenzialmente cancerogeni. Meglio dunque attenersi alle temperature suggerite, senza strafare ma sperimentando quelle più idonee ad offrire un’esperienza piacevole, rilassante e più che soddisfacente a prescindere dal tipo di cannabis o derivato utilizzato.

Anche la compressione dell’erba all’interno della camera di vaporizzazione, influisce sull’intera esperienza: meglio pertanto utilizzare solo una quantità di cannabis sufficiente senza riempire eccessivamente il “serbatoio”del dispositivo, in modo da assicurarsi una nuvola di vapore piacevole e appagante senza rischiare di danneggiare irrimediabilmente il dispositivo. Lo stesso vaporizzatore si comporta esattamente come un “forno”: richiede infatti qualche minuto di rodaggio per giungere alla temperatura ottimale. Tale tempistica varia da modello a modello, ma di norma si tratta di attendere solo pochi istanti assicurando in questo modo una corretta ed efficiente vaporizzazione.

Prestare attenzione anche al metodo che si utilizza per effettuare i tiri col vaporizzatore, non è una pratica da sottovalutare, questo poiché quando si vaporizza, sarebbe opportuno effettuare preferibilmente tiri brevi e leggeri: aspirare al contrario mediante tiri lunghi e profondi comporta il rischio di “risucchiare”frammenti di erba dalla camera di vaporizzazione e di introdurre aria fredda, abbassando in questo modo la temperatura di erogazione e forzando inutilmente il dispositivo col rischio di comprometterne l’integrità ma anche di determinare un vapore qualitativamente scarso e meno appagante.

In ultimo, ma non certo in ordine di importanza, è bene non sottovalutare mai nemmeno la manutenzione del vaporizzatore, che come ogni dispositivo necessita di cure e attenzioni: meglio attenersi sempre a quanto espresso nel manuale d’uso, effettuare la regolare pulizia ordinaria dopo ogni utilizzo ed eventualmente la sostituzione periodica di eventuali componenti maggiormente soggetti a usura. In questo modo il dispositivo si preserverà a lungo nelle migliori condizioni e non renderà in alcun modo necessaria la sostituzione.

Perché vaporizzare l’erba è più sano che fumarla in modo tradizionale

Negli ultimi anni, la vaporizzazione è divenuta una pratica sempre più popolare e nonostante le ricerche legate ai suoi effetti a lungo termine siano tutt’ora in corso, si ritiene che tale metodologia rappresenti comunque un'alternativa più salubre e sicura rispetto al fumo convenzionale, questo poiché contiene di fatto altissimi livelli di agenti potenzialmente cancerogeni che a lungo termine possono seriamente compromettere la salute.

Tuttavia è comunque probabile che anche il fumo dato dalla cannabis contenga tali sostanze, frutto proprio della combustione, sebbene in quantità notevolmente minori. Passando alla vaporizzazione i polmoni risultano comunque meno esposti a tutti quei rischi a carico dei polmoni e del sistema respiratori: a dimostrarlo è stato uno studio condotto nel 2007 e pubblicato nello Harm Reduction Journal, secondo il quale vaporizzare cannabis potrebbe addirittura ridurre problemi respiratori provocati dal fumare marijuana. I rischi associati al fumo tradizionale rappresentano un fattore di rilievo volto dunque a convincere molti fumatori, a passare a un’alternativa meno sporca e sicuramente più piacevole quale la vaporizzazione, a tutto beneficio dell’organismo.

La vaporizzazione, rispetto al fumo convenzionale mediante l’uso di spinelli, risulta notevolmente più efficace e permette di offrire un’esperienza benefica specie sotto l’aspetto degli effetti propri della marijuana. Le sostanze attive presenti nella stessa, risultano piuttosto delicate e se somministrate mediante combustione, tendono a deperirsi prima ancora di aver avuto il tempo di effettuare il classico tiro. A questo va ad aggiungersi un 15 – 20% di efficacia in meno, persa tra un tiro e l’altro, fattore che rende fumare cannabis quasi totalmente inefficace sia a livello fisico che psicoattivo. Grazie al vaporizzatore, le temperature impiegate risultano particolarmente basse e sovente molto più precise. Questo contribuisce quindi a preservare i componenti attivi, erogati tramite il valore al pieno del loro caratteristico potenziale. Il risultato è un vapore efficace, puro e potente, con un dispendio minimo di materia vegetale, che permette in questo modo di abbattere notevolmente i costi, riducendo a parità di effetti, le dosi assunte nel quotidiano.

Vaporizzare erba consente inoltre di preservare integri non solo i cannabinoidi ma anche i terpeni, composti volatili particolarmente sensibili al calore e che mediante combustione di norma vengono distrutti con estrema rapidità. Grazie al vapore è possibile ottimizzare la fruizione dei singoli terpeni che, presentano distinti punti di ebollizione, vengono sprigionati a temperature di norma piuttosto basse: è il caso ad esempio del beta-cariofillene, un terpene dal caratteristico aroma speziato e pungente, che viene rilasciato a una temperatura moderata di circa 118°C. La regolazione della temperatura offre pertanto l’opportunità di godere facilmente di tutta la gamma di terpeni presente nella cannabis, promuovendone il gusto e l’aroma, risultato impossibile da ottenere fumando tradizionalmente cannabis. Oltre a poter condizionare il gusto della cannabis e il suo caratteristico aroma mediante differenti impostazioni della temperatura, allo stesso modo è possibile modulare l’intensità degli effetti dati dalla cannabis: temperature più elevate infatti consentono un rilascio maggiore di cannabinoidi, col risultato di un effetto più potente e ad azione rapida. Diversamente temperature medie e basse consentono di ottenere un’azione marcatamente rilassante e meno psicoattiva. È opportuno tuttavia non superare mai i 229°C, temperatura molto vicina alla combustione, in grado di ridurre significativamente sia gli effetti che gli aromi tipici della cannabis.

Proprio la temperatura è in grado di fare la differenza tra vaporizzazione e combustione: uno studio scientifico condotto nel 2009 ha monitorato gli effetti dati dalla vaporizzazione a differenti temperature, misurando il rapporto fra cannabinoidi e la purezza del vapore. I risultati sono stati piuttosto significativi: è emerso infatti che il vapore, sebbene erogato ad alte temperature, vede comunque la presenza di una quantità minore di tossine nocive rispetto al fumo, così come che gran parte dei cannabinoidi terapeutici vengono altresì rilasciati poco al di sotto della temperatura di combustione di 232°C. Per questo motivo poter fruire di un ottimale controllo della temperatura consente di godere di tutti i benefici dati dalla materia vegetale, offrendo inoltre la possibilità di personalizzare tale esperienza in funzione delle personali esigenze del soggetto fumatore.

Come scegliere il vaporizzatore più adatto

Come scegliere il vaporizzatore più adatto

Scegliere il vaporizzatore volto a rispondere alle personali esigenze di ogni consumatore di cannabis, richiede particolare attenzione: occorre orientarsi verso un prodotto semplice da utilizzare, ma che disponga di tutte le funzionalità necessarie a ottimizzare l’esperienza della vaporizzazione, offendo la possibilità di godere in toto dei benefici dati dalla cannabis stessa. In commercio esistono modelli di ogni genere, portatili, piccoli e compatti o da tavolo, destinati principalmente a un utilizzo domestico poiché di dimensioni spesso particolarmente significative. Tuttavia nel primo caso il metodo di inalazione avviene unicamente mediante un mouthpiece o boccaglio, diversamente col vaporizzatore da tavolo è possibile fruire di una certa versatilità data dalle molteplici tipologie di inalazione: tramite palloncini, estensioni per bongo eventualmente piccoli tubicini che possono influire sull’intensità dell’aroma e ovviamente sugli effetti dell’inalazione stessa. Gli stessi vaporizzatori possono essere a conduzione dove il calore viene trasferito alla materia vegetale mediante contatto diretto con la resistenza, o in alternativa a convezione, più adatti in particolar modo ai principianti e in grado di garantire una riduzione del rischio di combustione in virtù del fatto che l’erba risulta separata dalla resistenza attraverso una sorta di camera di combustione. Fattore di rilievo che dovrebbe essere sempre valutato prima dell’acquisto di un vaporizzatore, è senza dubbio la presenza del controllo della temperatura, indispensabile per poter regolare al meglio la temperatura di erogazione del vapore, godendo in questo modo di tutti i benefici proposti dall’inalazione di cannabis. L’ampia scelta così come la possibilità di fruire di dispositivi adatti a tutte le tasche, contribuiscono a rendere il vaporizzatore, tra i sistemi più efficienti volti all’assunzione di marijuana. Provare per credere!