La cannabis, così come tutti i suoi derivati legali, rappresentano un valido aiuto nella lotta contro patologie di carattere psicologico quali ansia, insonnia, depressione e stati di stress. Numerosi studi scientifici attuati da un team di scienziati dell’Università di Washington e riportati all’interno del Journal Of Affective Disorder, hanno ampiamente dimostrato gli effetti psicoattivi determinati dalla cannabis, in particolare dal THC che, se assunto in bassi dosaggi, ridurrebbe sensibilmente gli effetti dello stress sul corpo e sulla mente.

Tuttavia in soggetti particolarmente sensibili e reattivi, l’utilizzo della cannabis può provocare stati d’ansia e in casi estremi anche effetti cardiovascolari quali tachicardia, unitamente a possibili variazioni legate alla pressione sanguigna. Come avviene tale fenomeno, sebbene puramente soggettivo? Quali possono esserne le cause? La cannabis può essere realmente impiegata nel trattamento di stati d’ansia, stress e insonnia?

L’aiuto della cannabis contro ansia, stress, insonnia

La cannabis aiuterebbe dunque a combattere efficacemente ansia, insonnia, stress e stati depressivi: negli ultimi anni sono davvero molti gli studi condotti in merito agli effetti della cannabis, tuttavia il primo ad aver affrontato tale argomento attraverso un vero e proprio approccio scientifico, è quello condotto da un team di scienziati americani della Washington State University guidati da Carrie Cuttler, professore associato di psicologia, il quale ha studiato e sperimentato attraverso uno studio “real life”, l’effetto del fumo di cannabis sui molteplici sintomi di wellbeing.

Tale studio, pubblicato sulla rivista scientifica  Journal Of Affective Disorder nel 2018, rappresenta di fatto un tentativo inedito di valutare e dimostrare in modo concreto come la cannabis, assunta in differenti concentrazioni di tetraidrocannabinolo o THC e cannabidiolo o CBD possa influire in maniera significativa sul benessere psicofisico di un soggetto.

A dispetto delle precedenti ricerche realizzate in laboratorio, somministrando ai soggetti semplicemente pillole di THC, lo studio condotto da Cuttler si è rivelato tanto unico quanto innovativo: per la prima volta infatti, gli effetti della cannabis mediante inalazione, sono stati valutati su soggetti che ne hanno fatto uso non più in laboratorio ma a casa propria, in un ambiente confortante e senza dubbio meno impattante sotto l’aspetto psicologico.

La ricerca si è avvalsa di un’app chiamata Stainprint, di norma impiegata per traccia degli usi medici così come dell’entità delle sintomatologie di oltre 280 patologie differenti. Tale app, nel corso dello studio del Prof. Cuttler è stata impostata per registrare il sesso del soggetto, la quantità di cannabis assunta ed espressa in “puff” o singole boccate, così come le percentuali dei principi attivi principali, ovvero cannabidiolo, che tuttavia non presenta effetti psicoattivi ma al contrario va a contrastare in parte l’azione del THC, e tetraidrocannabinolo invece responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis.

Il team di ricercatori si è quindi posto una serie di domande utili ad avvalorare o al contrario smentire l’ipotesi legata alla cannabis come rimedio a stati d’ansia, depressione o stress, le stesse sottoposte all’attenzione dei soggetti, parte integrante di tale studio. Hanno quindi cercato di comprendere se i sintomi auto-riferiti di ansia, depressione e stress si riducessero realmente a seguito dell’utilizzo di cannabis, se di fatto il sesso influisse nella risposta e se i soggetti presi in esame riscontrassero eventuali interazioni tra CBD e THC.

Hanno altresì valutato se i sintomi subissero variazioni in funzione del dosaggio assunto e se l’efficacia della cannabis variasse nel tempo per concludere con eventuali cambiamenti legati alla sintomatologia, sia sul breve che sul lungo periodo così dal periodo precedente all’assunzione a quello seguente.

Dodicimila sono state le risposte da parte degli oltre 1.400 soggetti anonimi presi in esame, i quali assumevano cannabis a uso terapeutico nel trattamento di ansia, stress, insonnia e depressione. Essi nei 20 minuti successivi all’assunzione, dovevano dunque quantificare, secondo una scala numerica da 0 a 10, come variasse l’entità dei sintomi percepiti e in questo caso la stessa app Stainprint ha giocato un ruolo decisamente rilevante poiché ha permesso ai ricercatori di analizzare le risposte formulate dai soggetti in maniera più obiettiva e nella quotidianità della propria vita reale senza dover sottostare o essere influenzati da un ambiente poco familiare quale un laboratorio o un ambulatorio ospedaliero.

Un esame per la prima volta “naturalistico”, come è stato definito dallo stesso Cuttler, che ha portato risultati e dati concreti e decisamente interessanti. Si è potuto infatti comprendere come, a seguito dell’utilizzo di cannabis, i soggetti percepissero una riduzione del 50% degli stati depressivi e del 58% di ansia e stress e avvalorare quella che fino ad allora era solo un’ipotesi: la cannabis ad alto contenuto di CBD (in concentrazione superiore al 9%) e a bassa concentrazione di THC (inferiore al 5.5%) si è infatti rivelata maggiormente efficace nella depressione tanto da rendersi necessario un solo “puff”, per poter percepire da subito una sensibile riduzione della sintomatologia, dato che secondo gli stessi ricercatori, renderebbe ancora più credibile la teoria del “microdosaggio” di cannabis volto ad alleviare tale condizione.

Per quanto concerne invece gli stati di stress, una maggiore efficacia è stata riscontrata a seguito dell’utilizzo di cannabis con alte concentrazioni sia di tetraidrocannabinolo (circa al 26%) che di cannabidiolo (in concentrazioni al di sopra dell’11%): si è compreso quindi che se due semplici puff riuscivano da subito a ridurre la sensazione di ansia e oppressione, per ridurre lo stress se ne rendevano necessari almeno una decina. Tuttavia in presenza di ansia, la risposta più significativa in termini di effetti benefici ha coinvolto in gran parte le donne, come già riportato in alcuni studi attuati dallo stesso Cuttler nel 2016, sebbene entrambi i sessi abbiano comunque riscontrato una riduzione piuttosto significativa di ansia, stress e depressione.

Smentita dunque la “falsa” credenza legata agli effetti benefici da attribuire unicamente alle alte percentuali di THC, poiché lo studio di Cuttler dimostra altresì l’importanza e il ruolo determinante svolto soprattutto da CBD in grado di potenziare gli effetti benefici dello stesso tetraidrocannabinolo.

Lo studio condotto da Cuttler ha tuttavia fatto emergere un altro dato importante: si è infatti potuto valutare quanto l’efficacia della cannabis fosse prolungata nel tempo sebbene in presenza di sintomi legati alla depressione, questi tendessero ad acuirsi con l’utilizzo cronico, fattore che con ogni probabilità, secondo i ricercatori può dipendere da eventuali alterazioni a carico dei recettori dei cannabinoidi Cbr1 presenti nel cervello.

Come tuttavia riportano gli scienziati, tali alterazioni legate ai recettori Cb1r risultano reversibili dopo soli 2 giorni di astinenza nei consumatori cronici di cannabis, e non presentano significative variazioni nemmeno al termine di 28 giorni di astinenza dal consumo.

Risulta evidente, a conclusione della ricerca, quanto i farmaci antidepressivi tendano a rivelarsi efficaci solo a breve termine mentre un incremento della durata della terapia, può sottoporre il paziente ad una maggiore probabilità di ricaduta a seguito dell’interruzione. Allo stesso modo anche la cannabis può essere si in grado di “arginare” temporaneamente gli effetti negativi della depressione, ma non è tuttavia certo che i sintomi scompaiano definitivamente se rapportati a un lungo periodo.

Meno stressati e più riposati con i prodotti a base di cannabidiolo

Meno stressati e più riposati

Ridurre gli stati d’ansia, legati allo stress o depressivi è possibile, anche senza dover necessariamente ricorrere a terapie farmacologiche. Un valido aiuto può senza dubbio essere rappresentato da prodotti a base di cannabis, 100% legali e adatti anche a chi predilige al fumo, utilizzi alternativi. Tra i trend del momento compaiono infatti le sigarette elettroniche grazie alle quali è possibile ricorrere ad esempio all’utilizzo di  e-liquid al CBD in concentrazioni variabili che, essendo del tutto privi di THC, non determinano alcun effetto psicotropo o allucinogeno, ma consentono di godere in toto a quelli che sono i benefici della cannabis.

Ampiamente utilizzati anche gli  oli a base di CBD prodotti mediante la spremitura a freddo di semi di canapa e integrati in CBD ricavato dai cristalli ottenuti mediante le infiorescenze trattate accuratamente grazie alle più innovative tecnologie. L’utilizzo degli oli avviene attraverso l’assunzione sublinguale: poche gocce sono sufficienti a determinare una piacevole sensazione di relax e benessere riducendo stati d’ansia e agitazione.

Per chi invece non rinuncia al “piacere del fumo” dato dalla cannabis, sono disponibili tantissime tipologie di  marijuana light, privata cioè del THC, pronte ad assecondare ogni genere di esigenza, offrendo la possibilità di fruire anche in questo caso dei vantaggi di un utilizzo prettamente ricreativo, volto a ritrovare serenità e calma e a discapito dello stress.

Gli effetti dello stress sul corpo e sulla mente

Con il termine “stress”, situazione al giorno d’oggi particolarmente frequente, si intende una risposta psicofisica a stimoli di natura emotiva, cognitiva o sociale, che il soggetto coinvolto percepisce spontaneamente come eccessivi. Fu il medico austriaco Hans Selye nel 1976, a definire lo stress come una “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Esistono due principali categorie di stress, distinte in funzione della durata dell’evento: si parla infatti di stress acuto qualora lo stimolo si verifichi saltuariamente e per una durata di tempo limitata, di stress cronico quando al contrario la durata dell’evento scatenante si protrae nel tempo costituendo un vero e proprio ostacolo alla quotidianità. E’ stato inoltre identificato anche il cosiddetto stress intermittente determinato da situazioni che si ripropongono a intervalli regolari, presentano una breve durata e risultano altresì facilmente prevedibili.

Tuttavia è comunque importante ricordare che uno stato di stress non necessariamente risulta strettamente correlato a eventi negativi o pressioni psicologiche o traumatiche di qualsivoglia genere e grado ma, al contrario, possono risultare deleterie anche situazioni eccessivamente positive in grado di generare un’eccessiva eccitazione, iperattività e ansia.

Tale condizione comporta non pochi disturbi, sia a livello fisico che mentale: quando si è sottoposti a situazioni di stress, la produzione di serotonina a carico del cervello, viene ridotta sensibilmente e in casi gravi quali stati di stress cronico, l’”ormone della felicità” viene letteralmente soppresso. Ridotti livelli di serotonina determinano depressione, insonnia, emicrania e possono essere responsabili anche di una difficile gestione della rabbia, disturbi alimentari quali anoressia e bulimia o ancora Alzheimer e patologie legate al sistema nervoso centrale.

Tra i fattori che inevitabilmente condizionano la regolare quotidianità e dirette conseguenze dello stress, compare sicuramente l’insonnia. Un sonno disturbato non consente di riposare e di recuperare la stanchezza accumulata durante la giornata e il cervello agisce di conseguenza subendo ripetutamente le tensioni quotidiane, riflesse inevitabilmente durante la notte. Ecco che si attiva in questo modo un vero e proprio circolo vizioso in cui diviene sempre più difficile rilassarsi.

A risentirne quindi è anche il corpo, che colpito da una sensazione di stanchezza costante e malessere generale, tende a riflettere tale condizione proprio sulle normali funzioni dell’organismo: si abbassano pertanto le difese immunitarie, possono presentarsi tachicardia e extrasistole e ancora ulcere e mal di stomaco così come emicranie ricorrenti e sovente disturbi legati anche all’apparato osteoarticolare e muscolare. Non mancano poi nervosismo, irritabilità, tensione, predisposizione al pianto, infelicità e insoddisfazione.

Per evitare di sottoporre a una tale pressione sia il corpo che la mente, è importante imparare a gestire lo stress in maniera efficace anche attraverso l’utilizzo di coadiuvanti quali ad esempio la cannabis, perfettamente in grado grazie alla presenza di CBD, di distendere, rilassare e determinare uno status di calma, comportando in questo modo una sensazione di benessere, tranquillità e positività sia mentali che fisiche unitamente ad una maggiore lucidità, prolungate nel tempo anche quando la situazione sembra dover degenerare! In questo modo anche il fisico e l’organismo ne trarranno sicuramente giovamento.

Perché fumare può far venire le paranoie, il nervosismo o la tachicardia

Perché fumare può far venire le paranoie, il nervosismo o la tachicardia

Spesso l’assunzione di cannabis può comportare disturbi sistemici su soggetti particolarmente sensibili, strettamente correlati agli effetti tipici dei cannabinoidi: tra essi compare la tachicardia più o meno frequente in funzione del dosaggio. La cannabis infatti, secondo uno studio condotto dal professor Heather Ashton nel 2001 Pharmacology and effect of Cannabis, ha dimostrato che può determinare un aumento della frequenza cardiaca superiore a 160bpm/minuto, nonostante un utilizzo cronico di cannabinoidi determini lo sviluppo di una tolleranza verso tale effetto collaterale.

I docenti Paton e Pertween dell’University of Aberdeen nel Regno Unito, nel 1973 hanno dimostrato attraverso lo studio The action of the cannabis in men, che l’assunzione di cannabis spesso può provocare vasodilatazione che, se sistemica, comporta a lungo termine stati di ipertensione ortostatica. Entrambe le patologie cardiache possono rappresentare dunque notevoli fattori di rischio su soggetti cardiopatici conclamati.

Differenti sono invece gli effetti psicoattivi quali euforia, ansia, paranoia, psicosi o depressione, potenzialmente provocati dall’assunzione di cannabis: in questi casi tali criticità sono da attribuire principalmente al dosaggio di cannabinoidi che coinvolge soggetti abusatori ma non abituali, teoria espressa nello stesso studio condotto da Ashton.

Lo scienziato Aloysius D'Souza in uno studio condotto nel 2002 ha potuto appurare che se un basso dosaggio di cannabinoidi può risultare un ottimo ansiolitico, diversamente in caso di abuso tale principio attivo può determinare con alte probabilità, non solo fenomeni ansiosi ma anche stati alterati che coinvolgono la sfera psicotica.

La cannabis appare di fatto un elemento perfettamente in grado sia di ridurre i sintomi legati agli stati d’ansia che provocarli anche se tuttavia tali effetti sarebbero da attribuire alla suscettibilità individuale e strettamente correlati al dosaggio assunto, questo secondo lo studio pubblicato in forma cartacea Marijuana & Madness condotto dai docenti David Castle e Robin Murray dell’Università di Cambridge nel 2004.

Come affrontare questi spiacevoli effetti collaterali? Qualora l’assunzione di cannabis provocasse ansia, paranoia o nervosismo, è importante cercare di ritrovare la calma, magari appartandosi per qualche minuto in un luogo tranquillo, fresco e preferibilmente isolato, senza focalizzarsi su ciò che in quel momento appare come un motivo di preoccupazione e malessere. Pensare a qualcosa di positivo o piacevole può essere una soluzione.

E’ inoltre opportuno evitare di fumare cannabis o quantomeno ridurne il dosaggio qualora ci si senta tesi, preoccupati e nervosi. Questo può rivelarsi utile al fine di non rischiare di amplificare tale stato a causa dell’azione psicotropa data dai cannabinoidi. In questo caso è sempre meglio cercare di rilassarsi magari passeggiando immersi nella natura o praticando sport, entrambe attività consigliate se sorge la necessità di sciogliere rapidamente tensioni e allontanare il malessere.