Con l’espressione “Cannabis terapeutica”, propriamente definita anche Cannabis Medicinale o CM, si intende l’impiego in ambito medico e terapeutico di infiorescenze femminili di cannabis sativa light ormai giunte a maturazione ed essiccate, ove tale specie botanica viene sfruttata prevalentemente nel trattamento di svariate patologie croniche e non e nella cosiddetta terapia del dolore. La cannabis terapeutica o medicinale deriva pertanto da piante di cannabis di qualità medica crescite senza l’utilizzo di alcun tipo di pesticida e ogni step legato alla cura e allo sviluppo della pianta, fino alla maturazione e al successivo confezionamento del prodotto finito, deve attenersi scrupolosamente a tutti gli standard internazionali imposti necessari quali il GACP o Good Agricoltural e Collecting Practice e GMP o Good Manufactoring Practice, questo per garantire la più totale affidabilità e trasparenza in modo da soddisfare non solo le esigenze del paziente ma anche di medici, farmacisti e enti regolatori, caratteristiche peraltro avvalorate dalle numerose analisi di laboratorio svolte durante l’intero processo produttivo.

Cos’è la cannabis terapeutica e quando si è iniziato a parlarne

La cannabis terapeutica trae origine dalla pianta femminile di canapa indiana, nello specifico la cannabis sativa denominata Cannabis Flos: la parte di interesse terapeutico è costituita dalle infiorescenze, che detengono i principali principi attivi, presenti in quantità variabili a seconda della specie botanica: il THC o delta-9- tetraidrocannabinolo in grado di agire con potenziali effetti su quelli che sono i sintomi legati a patologie anche di notevole entità, e il CBD o cannabidiolo.

Attualmente in Italia i soli prodotti che possono essere liberamente utilizzati in qualità di materia prima finalizzata a preparazioni galeniche magistrali a base di cannabis terapeutica sono costituiti dalle sostanze vegetali prodotte all’interno dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze così come quelle importate dall’Olanda per mezzo dell’Office for Medicinal Cannabis del Ministero della Salute olandese. Allo stesso modo possono essere impiegate anche tre genetiche distinte provenienti dal Canada complice un bando di importazione indetto dallo stesso Ministero della Salute in modo da far fronte più facilmente alla crescente richiesta di tale farmaco sul territorio nazionale.

In Italia la cannabis può essere liberamente impiegata a scopo terapeutico dal 2006, seguendo tuttavia specifiche ben precise legate alle modalità di prescrizione e assunzione: ogni medico generale o specialista, sempre sotto la propria responsabilità, può scegliere di prescrivere la cannabis terapeutica  al fine di attenuare sintomatologie a carico del paziente qualora i trattamenti convenzionali non siano risultati sufficientemente efficaci o mal tollerati.

Il Ministero della Salute italiano ha pertanto stilato una lista in sono citate tutte le patologie che possono essere trattate con la cannabis terapeutica: “La prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia riguarda (DM 9/11/2015) l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette“.

A partire dal 18 settembre 2018 il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa hanno sottoscritto un accordo di collaborazione con l’intento di avviare un “progetto pilota”finalizzato alla produzione nazionale di sostanze e preparazioni galeniche di origine vegetale a base di cannabis, questo in modo tale da garantire una certa unitarietà nell'impiego sicuro delle stesse, garantendo l’accesso a tali terapie a un costo adeguato e accessibile e arginando il ricorso a prodotti al contrario non autorizzati, contraffatti o illegali.

La fase di ricerca e sviluppo di tale progetto si è poi conclusa in maniera favorevole nel settembre 2016 e, a partire da dicembre 2016 sono stati resi disponibili i primi lotti relativi alla sostanza attiva vegetale a base di cannabis rilasciati dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, perfettamente conformi a quelle che sono le direttive comunitarie in materia di medicinali e sostanze farmacologicamente attive. Tali lotti sono stati dunque autorizzati alla distribuzione come previsto dal Decreto ministeriale del 9 novembre 2015, dall’Organismo Statale per la cannabis, il quale opera presso il Ministero della Salute. E se nella fattispecie tali lotti coinvolgevano inizialmente solo il prodotto Cannabis FM2, contenente THC a concentrazioni variabili tra 5% e 8% e CBD tra 7,5% e 12%, prima sostanza attiva a base di cannabis prodotta in conformità alle direttive europee in materia di medicinali, a partire da luglio 2018 è stato reso disponibile anche il prodotto Cannabis FM1 caratterizzato invece da una concentrazione variabile di THC dal 13,0 al 20,0% e di CBD inferiore all’1%. Tutto questo rappresenta pertanto un enorme passo avanti non solo per la medicina galenica e per quelle che ad oggi sono considerate terapie alternative, ma anche per la cultura da sempre stringente nei confronti di quanto ritenuto al pari di una sostanza stupefacente e che oggi viene invece valutata con criteri maggiormente propositivi e meno pregiudizievoli.

Uso terapeutico della cannabis e aspetti legali

Da oltre dieci anni dunque, anche in Italia i medici hanno la facoltà di prescrivere preparazioni galeniche contenenti sostanze attive vegetali a base di cannabis terapeutica, purché preparate all’interno di apposite strutture preposte. Dal 2007 è possibile importare farmaci quali Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedrolite, BedicaeSativex mentre in base all’accordo di collaborazione stipulato tra il Ministeri di Salute e quello della Difesa del settembre 2014, le infiorescenze per le preparazioni galeniche devono essere prodotte all’interno dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

Il Ministero della Salute specifica che, dal momento che tali preparazioni a base di cannabis non dispongono di indicazioni terapeutiche autorizzate, ogni medico deve ottenere il consenso al trattamento da parte del paziente, specificando quelle che sono le esigenze particolari che giustificano il ricorso alla stessa prescrizione. È necessario pertanto che sulla stessa, siano riportare non solo le generalità del paziente, ma anche un riferimento legato ai dati d’archivio in possesso del medico stesso, utili qualora l’autorità sanitaria necessiti di risalire all’identità del paziente trattato.

Come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, in Italia la prescrizione di cannabisa uso terapeuticoè limitata al trattamento del dolore cronico e associato a sclerosi multipla e ad eventuali lesioni a carico del midollo spinale, nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, all’impiego in qualità di stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS o anoressia nervosa e come alternativa alla medicina convenzionale contro l’effetto ipotensivo nel glaucoma e la riduzione dei movimenti involontari determinati dalla sindrome di Gilles de la Tourette. Non essendo la cannabis un farmaco riconosciuto, la relativa prescrizione può tuttavia essere effettuata solo qualora le terapie convenzionali risultino inefficaci, sovente dopo anni di dolorose sofferenze.

Cannabis terapeutica in Italia, regione per regione

In Italia il sistema sanitario è gestito a livello regionale e proprio per questo, nonostante le norme a livello nazionale introdotte dal decreto promosso dal Ministero della Salute alla fine del 2015, ogni Regione ha la facoltà di legiferare in materia in maniera totalmente autonoma e indipendente. Fermo restando che la cannabis in Italia può essere attualmente prescritta qualora sussistano patologie che presentino studi scientifici accreditati, e acquistata a pagamento presso tutte le farmacie che dispongano di tale preparazione, attualmente le regioni italiane che si sono adeguate, introducendo provvedimenti legati all’erogazione di medicinali a base di cannabis sono 16: Calabria, Molise, Trentino-Alto Adige e Sardegna, non hanno ancora provveduto ad emanare in via definitiva norme, regolamenti e provvedimenti che ne regolino il settore.

Tutte le normative regionali sono finalizzate a disciplinare l’erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi Sanitari Regionali per alcune patologie indicate, sebbene sotto vari aspetti non risultino affatto omologate e omogenee. Sovente infatti alcuni provvedimenti tendono a limitarsi ad applicare quanto già stabilito dalla normativa nazionale mentre altri prevedono specifiche competenze strettamente regionali.

In Abruzzo a partire dalla fine del 2016 possono essere prescritti preparati a base di cannabis con oneri a carico del Servizio Sanitario Nazionale, solo qualora sussistano patologie irrisolte per mezzo di trattamenti convenzionali e solo al fine di ridurre il dolore cronico associato a spasticità fatta eccezione per la fibromialgia o ancora qualora sussista una riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali comportati dalla sindrome di Gilles de la Tourette. In Basilicata invece la somministrazione dei farmaci a base di cannabinodi a scopo terapeutico può avvenire in ambito ospedaliero, in ambito domiciliare e nelle strutture sanitarie private accreditate, a fronte di un piano terapeutico redatto dal medico specialista ospedaliero che ha in cura il paziente. In Campania la legge regionale è stata approvata nel 2016 ed è entrata in vigore solo dopo essere stata impugnata da parte del Governo: in questo caso venne infatti contestata la modalità di prescrizione proposta a ricalco in modo da velocizzare le procedure. Ad oggi l’utilizzo di cannabis sarebbe contemplato sia per terapie domiciliari che ospedaliere, a carico del Sistema Sanitario Regionale, se non fosse che tale legge non è di fatto mai entrata effettivamente in vigore.

La legge regionale in Emilia Romagna è stata ufficialmente attuata nel 2016, anno in cui la Regione ha stanziato un milione di euro per coprire i costi dei farmaci. La somministrazione è a carico del servizio sanitario regionale solo per la riduzione del dolore nei pazienti colpiti da sclerosi multipla e in caso di dolore neuropatico cronico nei pazienti che presentino resistenza ai trattamenti convenzionali. In tutti gli altri casi le spese previste sono a carico del cittadino. La prescrizione dei trattamenti può essere effettuata da tutti i medici iscritti all’ordine professionale solo se iscritti al portale Sole, dove la Regione ha messo a disposizione in formato digitale un’apposita scheda di prescrizione della cannabis utile a monitorare e controllare l’andamento delle terapie.

In Friuli Venezia Giulia i medicinali a base di cannabis terapeuticavengono acquistati in modo centralizzato dall’Egas e dispensati dalle farmacie del Servizio Sanitario Regionale. L’accesso gratuito ai trattamenti è tuttavia limitato solo ad alcune patologie e per trattamenti volti alla riduzione del dolore associato a spasticità in caso di sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la SLA o sindrome di Tourette e ancora all’attenuazione del dolore cronico neuropatico e terminale.

In Lazio il decreto 151 è stato approvato il 21 aprile 2017 e prevede solo tre categorie di pazienti a cui possono essere prescritti medicinali a base di cannabis gratuitamente tramite il Servizio Sanitario Regionale: se sussiste dolore cronico legato a spasticità di grado moderato severo causata da sclerosi multipla, per lenire il dolore causato da lesioni del midollo spinale e per ridurre il dolore del paziente oncologico. Tutte le casistiche prevedono tuttavia tale opportunità solo in caso di inefficacia o intolleranza ad altri trattamenti convenzionali e solo su prescrizione da parte di specialisti in cure palliative.

In Liguria la legge regionale approvata nel 2012 è stata successivamente modificata nel 2013: essa prevede che i preparati galenici a base di cannabis siano prescritti dal medico specialista del Servizio Sanitario Regionale e dal medico di medicina generale in maniera gratuita, sulla base di un piano terapeutico redatto secondo disposizioni previste dalla normativa vigente. Nel 2016 è stato altresì approvato un ulteriore regolamento legato alla somministrazione dei farmaci a base di cannabis, secondo il quale il paziente è tenuto a rivolgersi esclusivamente al centro di medicina del dolore e cure palliative presso l’ASL di appartenenza. In Lombardia al contrario non è mai stata approvata una legge vera e propria sebbene nel 2016 ha avuto inizio una sperimentazione della cannabis nel trattamento di SLA e sclerosi multipla finanziata dalla regione. Ad oggi tale sostanza è tuttavia disponibile a pagamento per tutti i cittadini e non è prevista dispensazione a carico del Servizio Sanitario Regionale.

Nelle Marche la legge regionale è stata proposta nel 2013, ma non è mai stata attuata mentre in Piemonte è stata approvata nel 2015 riconoscendo il diritto dei pazienti a farsi prescrivere i farmaci a base di cannabis secondo impiego ospedaliero e domiciliare, volto al trattamento di patologie che implichino spasticità associata a dolore quali sclerosi multipla e lesioni del midollo spinale, resistenti alle terapie convenzionali, nel trattamento del dolore cronico e contro manifestazioni quali nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV e come trattamento stimolante l’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa. Discorso analogo per la sindrome di Gilles de la Tourette e glaucoma. La Puglia ha intrapreso la somministrazione di preparati a base di cannabis a partire dal 2014: la legge in questo caso prevede il trattamento delle patologie disposte dal Ministero della salute unitamente alla possibilità di rimborso da parte del Servizio Sanitario Regionale di farmaci importanti dall’estero. In Sardegna ad oggi la proposta di legge relativa al 24 maggio 2017 non è ancora stata ufficialmente approvata mentre in Sicilia l’erogazione di preparati galenici a base di cannabis è stata disciplinata nel 2014 prevedendone il rimborso solo se prescritti in ambito ospedaliero, fattore tuttavia non concesso: ad oggi infatti i pazienti possono recarsi autonomamente nelle farmacie che dispongono di preparati galenici, acquistandola indipendentemente dalla patologia in atto.

La Toscana nel 2012 è stata la prima regione in Italia a proporre una legge specifica, legata alla cannabis terapeutica. Nel 2014 sono tuttavia state apportate alcune modifiche che hanno permesso la prescrizione da parte di tutti i medici compreso quello di base. Qui i trattamenti sono a carico del Servizio Sanitario Regionale solo se il paziente è affetto da dolore neuropatico o oncologico, sindrome di Tourette e sclerosi multipla con la condizione di iniziare le terapie in ambito ospedaliero o privato se convenzionato per poi proseguire solo successivamente in ambito domiciliare.

In Trentino-Alto Adige il solo provvedimento intrapreso è dato da una delibera da parte della provincia autonoma di Trento del 2016 che prevede la prescrizione a carico del Servizio Sanitario Provinciale per sole tre condizioni cliniche, nello specifico, analgesia nella spasticità associata a dolore dato dalla sclerosi multipla, resistente ad altri trattamenti così come provocato da lesioni midollari o qualora sussista dolore neuropatico o oncologico terminale.

In Umbria attualmente l’erogazione di farmaci cannabinoidi a scopo terapeutico può avvenire sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare. La spesa è a carico del Servizio Sanitario Regionale solo qualora il medico che prescrive tali cure, dipenda dallo stesso SSR e ne impieghi il relativo ricettario. In Valle D’Aosta la cannabis terapeuticaè fruibile dal 2016 grazie a una circolare emessa dalla ASL allo scopo di informare i medici sulla possibilità di prescrivere tali preparati, secondo quanto previsto dal Decreto del Ministero dello Salute, questo sebbene non sia presente alcuna regolamentazione regionale. In Veneto il decreto regionale è attivo ormai dal 2012 e dispone in maniera analoga a gran parte delle regioni, l’erogazione di preparati galenici a base di cannabis solo se prescritti dal medico specialista e a carico del Servizio Sanitario Nazionale qualora le patologie convenzionali non abbiano sortito effetti. Le patologie coinvolte sono le medesime indicate dal Ministero della Salute.

Come viene assunta la canapa terapeutica

A partire dal 2006 anche in Italia, secondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, i medici hanno l’opportunità di prescrivere farmaci galenici preparati all’interno di farmacie che ne abbiano facoltà impiegando Dronabinol o sostanza attiva vegetale a base di cannabis ad uso terapeutico, ottenuta dalle infiorescenze essiccate e macinate, da cannabis coltivata previa autorizzazione da parte di un organismo nazionale competente, in questo caso l’Organismo Statale per la Cannabis. Dal 2013 in Italia può altresì essere prescritto da parte del neurologo il SativexR, prodotto registrato come medicinale a base di estratti di cannabis utile nella riduzione di spasmi dolorosi provocati dalla sclerosi multipla. Il relativo principio attivo è costituito da una preparazione vegetale che vede la miscela di due estratti della cannabis sativa: CBD e THC, quest’ultimo autorizzato e classificato come medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta.

I più comuni medicinali a base di cannabis prevedono due specifiche modalità di assunzione previste dallo stesso Ministero:

  • Decotto (assunzione per via orale): prevede l’immersione del preparato galenico in acqua bollente da mantenere in infusione per circa 10/15 minuti, per poi filtrare il decotto ottenuto prima di procedere all'assunzione mediante ingestione.
  • Vaporizzazione (assunzione per inalazione): il preparato in questo caso viene invece introdotto all’interno di uno specifico dispositivo elettronico che, mediante riscaldamento, genera una quantità di vapore utile, inalato dal paziente.

I dosaggi e le modalità di assunzione variano in funzione di quanto previsto dal piano di trattamento redatto dal medico responsabile della prescrizione di tale trattamento.

Per quali patologie viene utilizzata la cannabis terapeutica

L’impiego della cannabis genera da sempre una notevole confusione ed è per questo che è sempre opportuno puntualizzare che l’assunzione ad uso ricreativo non ha nulla a che vedere con l’utilizzo terapeutico e medico. Parlare dunque di legalizzazione, contestualizzata in ambito medico non risulta pertanto pertinente né utile. Sebbene ad oggi gli studi condotti a riguardo siano ancora piuttosto limitati, sono tutt’ora presenti in commercio 5 tipologie di farmaci differenti, ognuno dei quali contiene concentrazioni differenti di molecole attive impiegate principalmente nel controllo di vomito, nausea e appetito nei pazienti sottoposti a trattamenti chemio e radioterapici. A tale utilizzo, ormai conclamato si affianca l’impiego della cannabis nel trattamento del dolore cronico.

Ormai diffuso anche il farmaco Sativex a base di cannabis ampiamente prescritto per il controllo degli spasmi muscolari nei pazienti colpiti da sclerosi multipla. Tuttavia, a prescindere da tali impieghi, in Italia in particolar modo appare ancora piuttosto generalizzata la diffidenza rivolta a tale trattamento terapico, data essenzialmente dalla mancanza di informazioni corrette legate ai reali ambiti di applicazione attribuiti alla canapa sativa ad uso terapeutico, tesi più volte avvalorata anche dalla Fondazione Veronesi che da anni è impegnata nella divulgazione di materiale informativo accreditato e coerente.

La cannabis terapeutica, secondo quanto stabilito dallo stesso Ministero della Salute, è attualmente impiegata come terapia alternativa efficace nell’alleviare sintomatologie ed effetti di specifiche patologie, qualora i trattamenti medici convenzionali non sortiscano gli effetti desiderati. Trova ampio impiego contro le manifestazioni spastiche e dolorose provocate dalla sclerosi multipla così come da eventuali lesioni a carico del midollo spinale, dove proprio i cannabinoidi rappresentano un valido aiuto nell’attenuazione degli stati particolarmente dolorosi. Offre sollievo nei pazienti sottoposti a chemio e radioterapia o a terapie per l’HIV, disponendo di una spiccata azione anticinetosica e antiemetica in grado di ridurre nausea e vomito grazie all’associazione di THC e CBD operanti in stretta sinergia. La cannabis terapeutica rappresenta un valido aiuto per pazienti colpiti da tumore, cachessia, anoressia o HIV: permette di favorire l’appetito promuovendo l’aumento del peso, necessario a mantenere il paziente in buone condizioni, compatibilmente con la propria patologia. Riduce inoltre la pressione intraoculare nel glaucoma grazie al caratteristico effetto ipotensivo dato dalla sostanza, proteggendo la retina in virtù delle capacità neuroprotettive tipicamente attribuite al cannabidiolo. La cannabis terapeutica viene comunemente impiegata anche nel trattamento della sindrome di Gilles de la Tourette dove favorisce la riduzione dei tic nervosi, promuovendo il controllo dei movimenti involontari del corpo e facciali.

Farmaci cannabinoidi, cure palliative e terapia del dolore

L’utilizzo di farmaci cannabinoidi fa parte delle cosiddette“cure palliative” che identificano la “terapia del dolore”, questo poiché tali preparati costituiscono una valida alternativa alle terapie farmacologiche convenzionali qualora il paziente non riscontri benefici utili a far fronte al dolore cronico e persistente dato da specifiche patologie.

Quando pertanto si fa riferimento alla cannabis terapeutica, si intende nello specifico la Cannabis FM2 che contiene concentrazioni di THC dal 5 all’8% e di CBD tra il 7,5 e il 12%, prodotta in Italia in maniera conforme a quelle che sono le direttive europee in materia di medicinali, attraverso processi produttivi controllati all’interno di officine farmaceutiche contemplate e autorizzate dall’AIFA. La relativa distribuzione è altresì autorizzata dall’Organismo Statale per la Cannabis, operante presso il Ministero della Salute, anche se di fatto molte farmacie distribuite sul territorio nazionale dispongono di tale prodotto galenico contenente concentrazioni di THC fino al 19%.

L’utilizzo della cannabis terapeutica trova ampio impiego essenzialmente nel trattamento del dolore cronico oncologico e non e come terapia palliativa nel trattamento di patologie quali sclerosi multipla, lesioni a carico del midollo e ancora HIV dove, come nel caso dell’anoressia è in grado di promuovere l’appetito favorendo l’aumento di peso. Può altresì ridurre spasmi e movimenti involontari dati dalla sindrome di Gilles de la Tourette e arginare la pressione intraoculare in presenza di glaucoma.

L’assunzione può avvenire per via orale mediante oli e decotti o per inalazione attraverso l’utilizzo di vaporizzatori elettronici.

Ad oggi sebbene l’utilizzo di cannabis terapeutica rientri nelle semplici “cure palliative”, tale trattamento è riuscito a donare notevoli benefici a tutti quei pazienti sottoposti a sofferenze costanti e stati dolorosi invalidanti, raggiungendo risultati significativi laddove la medicina convenzionale ha miseramente fallito. Risultati che non poche speranze in ambito scientifico, stimolando ulteriormente la comunità scientifica a sperimentare spingendosi verso ambiti di applicazione sempre più evoluti.

I medicinali a base di canapa danno dipendenza?

Le terapie caratterizzare dall’utilizzo di cannabis terapeuticapresentano macroscopiche differenze se comparate all’utilizzo ricreativo di marijuana, questo poiché è diametralmente differente la quantità di cannabinoidi assunti. Tale dosaggio in ambito medicale risulta ridotto e calibrato, sempre prescritta secondo specifici piani terapici elaborati dal medico o specialista.

CBD e THC assunti in fase di terapia per mezzo di farmaci a base di canapa pertanto non provocano alcuna dipendenza. La relativa assunzione può essere altresì interrotta fino a quando non vengono raggiunti i risultati desiderati, per poi essere liberamente sospesa.

Chi produce la cannabis terapeutica

Allo stato attuale il fabbisogno annuo di cannabis terapeutica sul territorio nazionale si attesta intorno ai 1000Kg, quantità che viene sopperita solo in parte dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, unico laboratorio in Italia incaricato a tale scopo dal Ministero della Salute. In attesa di un incremento della produzione interna, superiore agli attuali 150Kg, la domanda viene pertanto soddisfatta per mezzo di cannabis acquistata e importata prevalentemente dai Paesi Bassi.

Chi prescrive la cannabis terapeutica

A poter prescrivere cannabis terapeuticasono il medico di base o medici specialisti che abbiano in cura il paziente e ritengano opportuna tale terapia nel trattamento di patologie o problematiche già trattate precedentemente mediante farmaci convenzionali senza successo, e che presentino stati dolorosi persistenti o invalidanti. In alternativa è possibile rivolgersi a centri specializzati che, operando con la cannabis quotidianamente, tendono ad essere più avvezzi alla prescrizione, sempre tuttavia se la stessa risulti realmente appropriata alla patologia in atto. Chi desidera ottenere una consulenza e supporto in circa la terapia a base di cannabinoidi può rivolgersi a ProgettoMedicomm, primo portale presente sul territorio nazionale specializzato in grado di fornire assistenza al paziente anche a distanza, risultando utile qualora non siano a disposizione centri specialistici in loco. Indicata invece per tracciare facilmente medici in grado di prescrivere cannabis terapeutica, è senza dubbio la piattaforma Let’s Weed pensata per mettere in contatto i pazienti con i medici italiani disposti a prescrivere cannabis così come per rintracciare facilmente le farmacie galeniche dove è possibile acquistare i preparati preventivamente prescritti.

Chi ha diritto alla cannabis terapeutica e come farsela prescrivere

Secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale approvato dal Ministero della Salutel’uso medico della cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali.” Questo significa che possono ricorrere ai trattamenti a base di cannabis terapeutica, tutti i pazienti che per mezzo delle cure mediche convenzionali, non abbiano riscontrato i benefici attesi o abbiano altresì presentato eventuali effetti collaterali, questo tuttavia presupponendo specifici ambiti prescrittivi.

È pertanto possibile farsi prescrivere cannabis terapeutica nel trattamento di patologie che implichino spasticità associata a manifestazioni dolorose resistenti alle terapie convenzionali quali sclerosi multipla e lesioni a carico del midollo spinale e ancora per affrontare dolore cronico qualora l’utilizzo di antinfiammatori non steroidei e di farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace. Qualora poi gli effetti anticinetosici ed antiemetici in presenza di nausea e vomito provocati da chemio e radioterapia e durante i trattamenti contro l’HIV, non possano essere ottenuti mediante trattamenti convenzionali o si riveli necessario promuovere l’appetito nella cachessia, anoressia o nei pazienti oncologici o affetti da AIDS.

La cannabis terapeutica può in ultimo essere richiesta dal paziente in presenza di glaucoma resistente alla terapia convenzionale o qualora si presentino eccessive manifestazioni spasmodiche date dalla sindrome di Gilles de la Tourette.

In presenza di tali casistiche e patologie, il medico di base o specialità avrà la facoltà di prescrivere il trattamento offrendo al paziente l’opportunità di utilizzare le preparazioni galeniche a disposizione mediante le modalità di assunzione previste: per via orale o vaporizzazione.