La cannabis è una specie botanica angiosperma appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, la quale rientra nell’ordine delle Urticales. In natura sono presenti tre specie principali: Sativa, Indica e Ruderalis con annesse sottospecie.

Contraddistinta dalla caratteristica di essere una pianta a ciclo annuale, germina in primavera, giungendo a  fioritura  nel periodo estivo inoltrato, nel momento stesso in cui le ore di luce tendono a ridursi. Seppur “fisicamente” possa variare la propria morfologia in maniera significativa, la pianta di cannabis in genere raggiunge un’altezza che mediamente si aggira intorno a 1,5/2 metri: costituita da fogliame palmato e fusto tendenzialmente dritto, si riproduce mediante impollinazione anemofila, ove il polline viene trasportato per mezzo del vento.

Ritenuta originaria delle aree dell’Asia Centrale, ove testimonianze legate alle prime coltivazioni di cannabis, risalgono addirittura già dal 5.000 a.C, i più recenti studi ne hanno rivelato la presenza in Europa, ancor prima di tale datazione. Dibattuta e ancora estremamente controversa, oggi la cannabis compare tra le sostanze vegetali ad azione psicotropa e psicoattiva tra le più consumate e apprezzate come alternativa la tabacco, non solo a scopo ricreativo, complice la presenza di THC o tetracannabinolo ma anche e soprattutto per gli effetti benefici a carico dell’organismo che il principio attivo CBD o cannabidiolo è in grado di conferire.

Ecco dunque una guida completa circa la cannabis, dalle origini ai giorni nostri, utile a conoscerne tutte le principali caratteristiche, proprietà e applicazioni.

Cos’è la cannabis

La cannabis è una specie botanica appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, proverbialmente nota e apprezzata poiché dalla stessa si ricavano tutte le sostanze allucinogene che costituiscono la marijuana e relativi derivati. Le specie più conosciute di marijuana italiana legale sono la sativa e la indica, differenti non solo per origine ma anche e soprattutto per morfologia. Presente anche una terza specie, la cannabis ruderalis originaria della Siberia e tuttavia poco comune in Oriente e Occidente, prevalentemente impiegata in ambito industriale.

Innumerevoli sono i principi attivi, i cosiddetti cannabinoidi, concentrati in prevalenza nei tricomi: i principali sono tuttavia CBD e THC, quest'ultimo riconosciuto per la spiccata azione psicotropa e psicoattiva in grado di influire sensibilmente sulle percezioni sensoriali e sulla motricità del soggetto assuntore. Comunemente presente soprattutto nelle infiorescenze, rappresenta il  cannabinoide  che contribuisce a rendere la materia vegetale, una sostanza stupefacente a tutti gli effetti, questo poiché va a sollecitare il sistema endocannabinoide, influenzando le attività cerebrali.

Discorso differente per il CBD legale che, non rivelandosi in alcun modo psicoattivo, trova ampio impiego in ambito medico e farmaceutico, rivelando un elevato potere antidolorifico e antinfiammatorio e rappresentando un efficace coadiuvante nella terapia del dolore cronico. Questo è senza alcun dubbio il motivo che ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione della cannabis terapeutica.

L'origine della cannabis affonda le proprie radici nel passato più remoto: autorevoli fonti storiche documentano i primi reperti, facendoli addirittura risalire a oltre 10.000 anni fa in Romania e a Taiwan per poi diffondersi rapidamente nelle altre culture.

Tuttavia nel corso dei secoli sono mutati anche gli utilizzi della materia vegetale: fin dall’antichità la cannabis veniva fumata e utilizzata come sostanza medicinale. I Fenici ne tessevano fibre per costituire le vele delle proprie navi mentre gli Sciti erano soliti vaporizzarla per poi inalarne i fumi. In Europa giunse intorno al 500 a.C., in particolare a Berlino: fece scalpore infatti qualche anno fa, il ritrovamento di alcuni semi di marijuana contenuti all’interno di una piccola urna, di cui tutt’ora l’utilizzo resta ignoto. Certo è che proprio la cannabis risultava così apprezzata da diffondersi in maniera capillare tra la popolazione in tempi estremamente rapidi, situazione che nel 1884 spinse il Papa a bandirne l’utilizzo, seppur con scarsi risultati. Dalla diffusione della cannabis in Europa all’attuale successo della marijuana light in Italia è trascorso più di un secolo: oggi la stessa materia vegetale rappresenta un’autentica risorsa economica destinata a ricoprire una notevole fetta di mercato, complice l’introduzione di varietà di marijuana depotenziate, perfettamente legali e quindi di libero consumo.

Indica e Sativa: le due principali varietà di cannabis

Sono due le principali varietà di marijuana oggi maggiormente conosciute e apprezzate: la cannabis indica e quella sativa.

Le principali differenze che intercorrono tra le due specie sono di carattere prevalentemente esteriore: fu il botanico di origine statunitense Richard E. Schultes, a descriverle in maniera eccezionalmente accurata.

Mentre la cannabis sativa appare più alta e caratterizzata da ramificazioni allungate e foglie strette, la cannabis indica presenta una forma conica e foglie larghe, tutte macro-differenze riconducibili all’area geografica d’origine delle stesse.

Al di là della differenziazione sotto l’aspetto morfologico, il ceppo indica così come quello sativa, comportano effetti differenti, in entrambi i casi generati dalle cime. Se di fatto la cannabis sativa è proverbialmente conosciuta per l’azione stimolante ed energizzante, la cannabis indica risulta ampiamente apprezzata per la marcata capacità sedativa e rilassante.

Cannabis indica

Le piante di cannabis indica, sono originarie delle aree caratterizzate dal clima freddo e asciutto e dal contesto montuoso tipico del Nepal e dell’India, in cui l’estate è generalmente fresca e piuttosto breve.

Al fine di adattarsi a tali fattori ambientali, la cannabis indica presenta un ciclo di  fioritura  estremamente breve, sviluppando al contempo  infiorescenze  dense e compatte e una chioma particolarmente folta. Le dimensioni compatte e la rapida fioritura, rendono la cannabis indicata particolarmente indicata per le coltivazioni indoor.

Le piante possono infatti essere manipolate con facilità mediante le principali tecniche di training, producendo cime dense, pesanti e ricche di principi attivi concentrati nei tricomi, unitamente alla massiccia presenza di tricomi.

In virtù di una fase di fioritura particolarmente breve, la varietà indicata permette dunque molteplici raccolti, in tempi relativamente ridotti.

La cannabis indica può disporre di livelli di THC che possono raggiungere e superare facilmente una concentrazione del 25%, variabile in funzione dei metodi impiegati per la coltivazione. La relativa assunzione determina un effetto prevalentemente fisico e corporale caratterizzato da uno status di benessere e relax.

Cannabis sativa

La cannabis sativa è al contrario originaria delle aree più calde e prevalentemente tropicali: questo fa sì che possa crescere in maniera spontanea in luoghi quali la Thailandia, il Vietnam, la Colombia, e ancora il e in parte del continente africano.

Le piante di cannabis sativa si sono dunque adattate alle estati lunghe, calde e umide, mediante lo sviluppo di una struttura elevata, caratterizzata da ampi spazi tra gli internodi e tra le ramificazioni, e di cime morbide e sovradimensionate, insieme a foglie dalla caratteristica forma affusolata. In questo ogni esemplare appartenente a tale ceppo può facilmente proteggersi dai tassi di umidità elevati di tali aree, scongiurando il rischio di contaminazioni fungine, batteriche e parassitarie.

Le piante sativa tendono a raggiungere altezze considerevoli: sono pertanto più indicate nella coltivazione outdoor, offrendo prestazioni degne di nota se poste in ambienti caldi e umidi.

Tale varietà dispone di ridotte concentrazioni di THC che si attestano intorno all’1-2% raggiungendo raramente il 5%.

Principali varietà di cannabis

Sono innumerevoli le varietà di cannabis a disposizione e se di fatto la cannabis sativa appare generalmente apprezzate in virtù degli high tipicamente euforici e cerebrali, le varietà di cannabis indica sono invece note per i caratteristici effetti psicotropi, corporei e rilassanti, e per la capacità di alleviare rapidamente stress e dolori, conferendo benessere grazie alle marcate proprietà sedative, le stesse in grado di conciliare il sonno e ridurre gli stati d’ansia.

Tra le principali varietà di marijuana compare la Purple Haze, originaria degli Stati Uniti, appartiene al ceppo sativa, pur presentando sovente tracce di indica. Le piante si distinguono per il caratteristico colore violaceo e appaiono estremamente ricercate in virtù degli effetti psicofisici marcati e dell’azione antidolorifica. La relativa assunzione permette al contempo di stimolare le capacità creative unitamente a piacevoli sensazioni di euforia e soddisfazione.

Degna di nota è sicuramente la Lemon Haze, varietà di cannabis relativamente recente, originata dall’incrocio di due genetiche tra le più amate quali Amnesia Haze e Lemon Skunk. A contraddistinguerla sono proprio le caratteristiche infiorescenze, sempre di notevoli dimensioni, ricche di tricomi e intrise di resina, la quale presenta concentrazioni di THC o tetracannabinolo decisamente fuori dal comune, che possono raggiungere addirittura il 21%. Gli effetti appaiono dunque potenti e a dir poco sorprendenti, prevalentemente energizzanti e stimolanti, a tratti psichedelici per poi giungere a conclusione con la percezione di calma, benessere e tranquillità.

Altrettanto apprezzata dagli assuntori abituali è la Amnesia Haze, varietà che si distingue in particolar modo per le infiorescenze compatte, ricche di resina cristallizzata e di  terpeni  che ne determinano il caratteristico gusto che vede sentori di cardamomo e lime, maggiorana e mandarino. L’elevata presenza di tricomi, contribuisce a rendere tale varietà, indicata nella produzione di hashish, charas ed estratti, mentre una concentrazione di THC che si attesta intorno al 22%, determina effetti da non sottovalutare, psichedelici e in grado di promuovere gli stimoli creativi, trasformando tale sensazione nel totale rilassamento a seconda della modalità di assunzione scelta.

L’Orange Bud è invece una tra le varietà di marijuana considerata protagonista assoluta del panorama della cannabis legale. A determinare l’elevata qualità di tale genetica sativa, è senza alcun dubbio l’elevata concentrazione di CBD apprezzata da chi predilige beneficiare dell’effetto di tale principio attivo.

Pluripremiata è invece la Super Skunk, ampiamente diffusa in ogni parte del mondo, la quale dispone di una concentrazione di THC che può raggiungere facilmente il 15%-25%. Nata dall’ibridazione di varietà Afghani, determina effetti considerati dispercettivi, in grado di provocare percezioni e sensazioni variabili in funzione delle caratteristiche e della situazione personale che vive il soggetto al momento dell’assunzione. Si spazia dunque dallo stato di euforia e benessere a una percezione contemporaneamente corporale e cerebrale di quanto l’assuntore vive in quel momento.

Merita in ultimo di essere menzionata anche la rinomata White Widow, varietà ibrida dalle origini sconosciute ma al contrario proverbialmente nota in virtù della straordinaria potenza e concentrazione di principi attivi. Ampiamente utilizzata sia a scopo terapeutico che ricreativo, appare onnipresente nei più famosi coffee shop di Amsterdam e dei Paesi Bassi.

Quelle elencate sono solo alcune delle principali varietà di cannabis: abbiamo tuttavia selezionato quelle che di norma appaiono come le più apprezzate dai consumatori abituali così come dai semplici appassionati di tale materia vegetale.

Cannabis maschio e femmina: cosa sono e perché saperlo è importante

Saper distinguere le piante di cannabis maschili da quelle femminili è fondamentale poiché separandole tempestivamente durante la coltivazione, consente di evitare la fecondazione delle infiorescenze, e la conseguente produzione di semi, a discapito della qualità della materia vegetale. L’impiego di sole piante femminili consente infatti di ottenere cime di elevata qualità, definite con il termine sensimilla (dallo spagnolo “senza semi”).

Tale separazione permette al contempo al coltivatore, di disporre di un maggior controllo sulle procedure di incrocio tra i vari esemplari, definendone specifiche caratteristiche.

Durante la fase vegetativa, gli esemplari di cannabis maschio e femmina appaiono identici. Tuttavia, all'inizio della fase di fioritura, le piante iniziano a rivelare il sesso: mentre le femmine producono  infiorescenze  ricche di resina e di cannabinoidi, i maschi sviluppano sacche piene di polline, in totale assenza di cime, le stesse che costituiscono il materiale genetico necessario per fecondare le infiorescenze femminili dando così vita ai cosiddetti esemplari ibridi. Le  piante di sesso maschile  si rivelando dunque fondamentali nelle operazioni di breeding finalizzate a ideare nuovi ceppi di cannabis.

Dove si coltiva la cannabis

Dove si coltiva la cannabis

La cannabis è una specie botanica piuttosto versatile: questo significa che ben si adatta a contesti climatici differenti, anche particolarmente ostili, pur garantendo risultati ottimali. Ad oggi il maggiore produttore di cannabis è il Marocco, capofila con ben 47.000 ettari dedicati alla coltivazione, seguito a ruota dal Messico con 15.000 ettari.

Presente anche la Nigeria, seguita dal Libano e dal Paraguay. Particolarmente diffusa risulta la coltivazione anche negli Stati Uniti e ancora in Nepal, Afghanistan, India e Pakistan, senza tralasciare il territorio Europeo dove Russia, Ucraina e Paesi Bassi, seguiti dalla Spagna, dominano una notevole fetta di mercato.

Come si coltiva la cannabis

Coltivare canapa legalmente,  indoor  o outdoor è oggi possibile come stabilito dalla Legge 242/2016 sulla canapa, la quale stabilisce la liceità di tale pratica, tuttavia strettamente correlata solo ad alcune varietà di cannabis depotenziata, derivata da semi certificati, adatti alla coltivazione ad uso industriale. Tale provvedimento di legge revoca pertanto l’obbligo di richiedere l’autorizzazione alle Forze dell’Ordine prima di effettuare la semina e successivamente la raccolta. Viene da sé che chiunque può coltivare canapa light senza incorrere in sanzioni, purché tale coltivazione provenga da semi inclusi nella Direttiva 2002/53 dell'Unione Europea.

Fondamentale tuttavia attenersi scrupolosamente a un unico obbligo: conservare per almeno 12 mesi della fattura d’acquisto relativa ai semi, unitamente alla certificazione degli stessi, rilasciata dal venditore all’acquirente. Prima di procedere alla semina, sarà poi ovviamente necessario preparare l’ambiente adatto allo sviluppo dei semi e alla crescita delle piante, munendosi dell’attrezzatura più adatta, volta a condurre con successo la coltivazione di marijuana legale.

Coltivazione  indoor  e outdoor: caratteristiche, tecniche, consigli

Coltivare marijuana legale è un’operazione che può essere praticata sia  indoor  che outdoor: da sempre le differenze che distinguono entrambe le modalità hanno generato accesi dibattiti tra i coltivatori, a sostegno di una o dell’altra metodologia.

La coltivazione outdoor è senza alcun dubbio la più classica, che si rivela sempre valida poiché in grado di assecondare al meglio ciò che la natura impone. La coltivazione indoor nasce invece come effetto collaterale del proibizionismo, consentendo di detenere le piante vietate, lontano da occhi indiscreti, tecnica che ad oggi permane, nonostante il clima favorevole dato dalla  legalizzazione  della cannabis light.

Coltivare cannabis, all’aperto o al chiuso, presenta alcune peculiarità che contribuiscono a renderla particolarmente apprezzata in virtù della comodità e dalla praticità applicate alla gestione della stessa. molti preferibile, a cominciare dalla comodità: non necessità di seguire la stagionalità, garantisce molteplici raccolti in successione senza dover disporre di spazi particolarmente vasti (è sufficiente una grow box!), consente di controllare e monitorare, costantemente e totalmente, le condizioni ambientali di crescita, adattandole in funzione della varietà scelta. Permette al contempo di preservare la genetica del seme, ove al contrario, nella coltivazione outdoor la stessa è naturalmente esposta a eventuali “contaminazioni” date dai pollini trasportati dal vento.

Nonostante tali vantaggi, sono molti i coltivatori che ad oggi prediligono la coltivazione outdoor poiché essa segue scrupolosamente i dettami della natura, rivelando comunque un prodotto finale di ottima qualità con lo svantaggio di dover sottostare a tutte quelle problematiche che un ambiente esterno può presentare. Resta tuttavia necessario disporre di ampi terreni da dedicare alla coltivazione, e della capacità di seguire le piante dalla nascita allo sviluppo, fino a raggiungere la  fioritura  e la successiva raccolta, dedicandole cura e attenzioni costanti.

Effetti, benefici ed effetti collaterali della cannabis

I principali effetti dati dall’assunzione di cannabis possono comportare innumerevoli benefici all’organismo e al contempo alcuni effetti collaterali, determinati in genere dalla presenza di THC, principio attivo tipicamente psicotropo e psicoattivo, responsabile dell’”efficacia drogante” di tale materia vegetale. Il CBD o cannabidiolo, sottoposto alla nota controparte psicoattiva, può invece essere definito come un “metabolita della cannabis” poiché presenta la capacità di essere assimilato dall’organismo in modo rapido e pressoché immediato. Tale principio attivo al contrario non svolge alcuna azione psicotropa e non presenta alcun effetto euforizzante a carico del cervello. Al contrario negli ultimi anni, appare oggetto di interesse per la ricerca scientifica che ne ha ampiamente riconosciuto e dimostrato i relativi benefici per la salute sia fisica che mentale. Svolge infatti una spiccata azione antiossidante prevenendo efficacemente l’invecchiamento, aiuta a ridurre le infiammazioni e a lenire il dolore cronico, spesso invalidante comportato da patologie autoimmuni come la sclerosi multipla, e la frequenza delle crisi epilettiche. Favorisce il riposo, riduce l’insonnia, combatte gli stati d’ansia e la depressione, dona benessere e relax, stimolando al contempo l’appetito.

Di contro i principali effetti collaterali sono dati essenzialmente dal THC o tetracannabidiolo che, se assunto in concentrazioni particolarmente elevate può alterare la percezione sensoriale, ridurre la motricità, generare sbalzi di pressione, nausea e vomito, comportando stati confusionali, tutte condizioni che in genere tendono a giungere a una rapida e spontanea risoluzione, purché non si cada nell’abuso abituale e nella conseguente dipendenza.

La cannabis nella storia

La coltivazione di cannabis risale almeno a 10mila anni fa: testimonianza ne sono le prove rinvenute presso l’isola di Taiwan come si legge nella Psychedelics Encyclopedia redatta nel 1992 da Peter Stafford, così come in alcune grotte presenti nell’odierna Romania. Impiegata da sempre per scopi medici, religiosi, ricreativi e spirituali, si sa per certo che anche gli Ariani assumevano abitualmente la materia vegetale: si ritiene addirittura che siano stati gli stessi a illustrarne le innumerevoli proprietà sia alle popolazioni indiane che agli antichi Assiri.

Gli Antichi Greci amavano soprattutto il vino e non utilizzavano la marijuana a scopo puramente ricreativo: tuttavia sono molti i testi da cui si evince che la cannabis era parte del commercio dagli stessi praticato.

La data in cui la cannabis fu introdotta in Europa è tuttora sconosciuta: si ritiene che risalga ad almeno 500 anni prima della nascita di Cristo, poiché a Berlino è stata scoperta un’urna contenente foglie e semi di cannabis, contestualizzata a circa 2.500 anni fa. Analogamente, prima dell’avvento dell’Impero Romano, innumerevoli popoli europei quali i Celti e i Pitti coltivavano e utilizzavano abitualmente cannabis.

Da allora, in territorio europeo la coltivazione della cannabis è stata massiccia per secoli: al di là della produzione tessile, le proprietà della cannabis già a quel tempo erano ben note, così come i relativi effetti. Nonostante nel 1484 una bolla papale ne vietò l’utilizzo, la cannabis assunta a scopo ricreativo divenne un vero e proprio trend tra gli intellettuali, tanto che a Parigi nacque il Club des Hashischins, frequentato da poeti e scrittori quali Victor Hugo, Alexandre Dumas, Charles Baudelaire e Honoré de Balzac.

Dall’antichità fino all’industrializzazione, la canapa ha rappresentato la materia più utilizzata nella produzione di carta: testimonianza è la celebre Bibbia di Gutenberg, il primo testo stampato nel 1453 in Europa con la tecnica dei caratteri mobili, su carta di canapa importata dall’Italia. Alla fine del medesimo secolo, anche le vele delle caravelle utilizzate da Cristoforo Colombo, furono prodotte sfruttando la fibra tessile derivata dalla canapa ruderalis o canapa industriale.

L’impiego della cannabis era tuttavia diffuso anche in Africa secoli prima della colonizzazione europea. Li veniva coltivata e utilizzata come fibra e come terapia medicinale, inalata e a volte addirittura venerata, raggiungendo a poco a poco le aree del Marocco, oggi tra i produttori più importanti al mondo circa la “pregiata” materia vegetale.

La cannabis tra proibizionismo e legalizzazione

Nel corso dei secoli la cannabis è stata al centro di numerosi dibattiti, diatribe e controversie, subendo il cosiddetto “proibizionismo”, obbligo che imponeva la totale illegalità della coltivazione così come dell’assunzione e relative spiacevoli conseguenze legali e giuridiche. Dalla completa demonizzazione della materia vegetale si è giunti ad oggi all’apertura di uno spiraglio fortunatamente positivo e propositivo: quello rivolto alla legalizzazione della cannabis, che ad oggi, quantomeno in Italia, rende lecito l’utilizzo della marijuana a scopo prevalentemente terapeutico e industriale, in funzione di quanto stabilito dalla Legge 242/2016.

Un argomento così delicato, tende a richiamare inevitabilmente l’attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei media, comportando la divulgazione di informazioni spesso imprecise, approssimative e fuorvianti: sebbene ad oggi la canapa sativa risulti perfettamente legale, permangono le opinioni contrarie che tendono a demonizzarne le proprietà e a contraddire i benefici, facendo apparire l’apprezzata materia vegetale, parimenti a una comune sostanza stupefacente.

Un passo avanti comunque è stato compiuto e non è certo marginalmente significativo: la cannabis disponibile in Italia, definita come marijuana light può essere liberamente assunta poiché rispetti le concentrazioni di principi attivi CBD e THC imposti dai limiti di legge, provvedimento che coinvolge soprattutto il tetracannabidiolo che non può superare concentrazioni pari allo 0,6%. Tuttavia occorre precisare che  legalizzazione  della cannabis al momento riguarda il solo utilizzo terapeutico o industriale, non contemplando l’uso ricreativo.

Data la capillare diffusione di tale sostanza è comunque auspicabile un futuro cambiamento, destinato a valorizzare ulteriormente le innumerevoli proprietà della cannabis, concludendo in questo modo le spesso inutili argomentazioni finalizzate a porre in secondo piano i benefici terapeutici ormai conclamati dati dalla materia vegetale.

La cannabis legale in Italia

In Italia è concesso l’utilizzo di cannabis legale solo a scopo terapeutico e industriale. A stabilirlo è la Legge 242/2016 che vieta la materia vegetale qualora presenti efficacia drogante data dalla presenza del principio attivo THC.

Nessun limite circa le concentrazioni di CBD o  cannabidiolo  e sul consumo di derivati che ne vantino la presenza, quali ad esempio l’olio di CBD, i cristalli e gli e-liquid CBD destinati alle sigarette elettroniche: tale restrizione è infatti unicamente correlata al THC, che non deve superare concentrazioni pari allo 0,2%, con limite massimo attestato allo 0.6%.

Via libera dunque alle varietà di marijuana depotenziate, private cioè del tetracannabinolo, sebbene di ottima qualità, facilmente reperibili anche online o nei più comuni weed shop presenti sul territorio nazionale.

CBD Mania, in qualità di portale leader nel Paese per la vendita di prodotti legali a base di CBD, propone una vasta gamma di  infiorescenze  certificate e relativi derivati legali, nel totale rispetto dei limiti imposti dalla legge, con l’intento di soddisfare in toto anche gli assuntori più esigenti, gli stessi che desiderano godere appieno dei benefici della cannabis, senza alcun tipo di rischio o compromesso.