La recente legalizzazione della cannabis ha contribuito ad ampliare analogamente il consumo di derivati della marijuana: e-liquid, olio al CDB, charas e hashish sono solo alcuni esempi. Testimonianza di tale fenomeno è proprio il cosiddetto fumo afgano,  hashish  di elevata qualità prodotto in alcune particolari zone dell’Afghanistan e frutto della lavorazione manuale della resina ottenuta dalle infiorescenze femminili di canapa sativa. Peculiarità di tale sostanza è l’elevata concentrazione di principi attivi cannabinoidi, in particolare di THC, responsabile della piacevole sensazione di sballo che contribuisce a renderla simile a un narcotico. Fumato per mezzo di una semplice canna, aspirato mediante bong e pipe ad acqua o ancora assunto sotto forma di edibles, il fumo afgano fin dall’antichità risulta essere particolarmente amato e apprezzato dagli assuntori di cannabis abituali provenienti da ogni parte del mondo: è chiaro dunque che a precederlo è proprio la relativa fama, la stessa che ad oggi permette di considerarlo tra gli  hashish  più pregiati a disposizione. In questo articolo vogliamo dunque illustrarvene caratteristiche, proprietà ed effetti, senza tralasciare le antiche metodologie produttive mantenute inalterate nel corso degli anni, le stesse che ad oggi contribuiscono a rendere questo derivato un’assoluta eccellenza nel “panorama della cannabis”.

Cos’è il fumo afgano e perché viene chiamato così

Il fumo afgano, oltre a vantare origini antichissime, rientra senza ombra di dubbio tra i derivati della cannabis tra i più amati e apprezzati dagli assuntori abituali. Di fatto dunque non è altro che hashish prodotto in Afghanistan, precisamente nelle aree che circondando la catena montuosa dell’Hindū Kūsh così come nelle province di Balkh e Mazar-i-Sharif rinomate da sempre proprio per la coltivazione di canapa sativa. L’hashish afgano è a tutto gli effetti una sostanza che si distingue per gli elevati effetti psicotropi, ricavata dalle  infiorescenze  femminili della cannabis sativa, in particolare dai tricomi, il tutto attraverso particolari processi manuali o in alternativa chimici e meccanici, finalizzati all’estrazione della caratteristica resina: tale denominazione è dunque data in virtù dell’area tipica di provenienza, l’Afghanistan appunto.

Esso si differenzia dall’erba buona poiché non si presenta sotto forma di infiorescenza o cima essiccata ma può al contrario assumere un aspetto differente in virtù della metodologia estrattiva attuata.

Può apparire infatti di consistenza semi-solida, più o meno pastoso e il medesimo discorso vale anche per la colorazione che può variare dal giallo al marrone fino a raggiungere il rossastro o addirittura il nero. Punto di forza del fumo afgano resta tuttavia l’elevata concentrazione di THC o tetraidrocannabidiolo, principio attivo in grado di determinarne i tipici effetti psicoattivi, volto a conferire una piacevole sensazione di eccitazione ed euforia, percezione che in genere varia in funzione della modalità di assunzione impiegata.

Tipica del fumo afgano è sicuramente la lavorazione in molti casi ancora artigianale come avveniva nell’antichità: le  infiorescenze  fresche vengono ruotate ripetutamente sui palmi delle mani consentendo alla resina di depositarvisi. Quest’ultima viene a questo punto rimossa dalle mani mediante appositi strumenti o lame dalla superficie piatta, per poi essere miscelata a piccole quantità di tè o acqua. L’hashish viene in ultimo lavorato e leggermente scaldato in modo tale da risultare più morbido e malleabile, questo per consentire di compattarlo nella forma desiderata. In Afghanistan generalmente la resina ottenuta viene compattata sotto forma di sfere, determinando il cosiddetto Hash-sfere, questo per ridurre al minimo la superficie a contatto con l’aria: tuttavia non è rara nemmeno la forma classica di una panetta, sulla quale viene apposto una sorta di marchio o stemma, tratto distintivo della famiglia che l’ha effettivamente prodotto.

Il fumo afgano si presenta di colore scuro o nero sulla superficie esterna a stretto contatto con l’aria, mentre all’interno, generalmente marrone scuro o verdastro. L’odore appare estremamente pungente e aromatico. Persistente e particolarmente marcato e piccante in gola durante l’assunzione. La sua consistenza è in genere elastica. Il suo effetto appare a tratti narcotico e da vita a sensazioni di sballo prevalentemente fisiche che tendono a manifestarsi in maniera lenta e piuttosto graduale. In media la concentrazione di THC presente può variare dall’1,7 al 6,5%, motivo per cui, prima di rollare una canna, è sempre opportuno dosare tale prodotto in modo particolarmente oculato, specie se non si ha particolare dimestichezza con lo stesso, questo al fine di evitare indesiderati effetti collaterali o ancor peggio determinare una dipendenza da cannabis.

Quali sono gli effetti dell’hashish afgano

Proverbiali sono gli effetti che l’hashish afgano è in grado di determinare: sebbene infatti venga generalmente miscelato al tabacco, l’elevata concentrazione di THC, principio attivo psicotropo e psicoattivo, determina un’accentuata sensazione di sballo ed euforia e un’azione quasi narcotica, percepita in particolar modo a livello fisico. Ad accompagnare tale percezione, possono altresì manifestarsi rossori a carico degli occhi, sonnolenza e torpore, incremento dell’appetito o fame chimica, così come un’attenuazione della reattività fisica, secchezza delle fauci, vertigini e riduzione della salivazione e della pressione sanguigna, questo sotto l’aspetto prettamente fisico. Non è comunque difficile notare anche una momentanea riduzione della memoria a breve termine, disordine nelle percezioni sensoriali e una distorsione della realtà.

Tuttavia occorre tenere presente che gli effetti dati dal consumo di hashish afgano costituiscono il risultato delle modalità mediante le quali i principi attivi interagiscono col sistema nervoso centrale. Questo implica che possano manifestarsi come diretta conseguenza di un abuso di tale derivato della cannabis, incidendo in maniera considerevole sull’organismo. Assumere dosaggi eccessivi può infatti provocare effetti collaterali di notevole entità quali disorientamento, nausea e vomito, sensazione di smarrimento, tachicardia e attacchi di panico oltre a paranoia e depressione, sbalzi d’umore e difficoltà nella concentrazione.

Fumare  hashish  afgano può in conclusione risultare deleterio per l’organismo? La comunità scientifica tende a considerare l’hashish così come la marijuana tra i principali responsabili di una particolare condizione nota come “disturbo da uso di cannabis” o cannabis use disorder: sebbene si ritenga che tale sostanzia sia tendenzialmente innocua, innumerevoli testimonianze e tesi di carattere scientifico rivelano il contrario. Anche l’hashish quindi può determinare notevoli rischi associati all’utilizzo cronico e abituale e all’abuso stesso.

Come si fuma l’hashish afgano

Molteplici possono essere le modalità di assunzione dell’hashish afgano, ognuna delle quali permette di beneficiare in modo ottimale dei caratteristici effetti dati da tale sostanza, valorizzandone le proprietà tipiche dei cannabinoidi CBD e THC. La più semplice e ampiamente utilizzata dagli assuntori abituali prevede di rollare una canna o uno spinello, miscelando l’hashish al tabacco. In questo caso tale derivato può essere fumato esattamente come avviene per una sigaretta convenzionale e i principi attivi vengono sprigionati per mezzo della combustione.

In molti tuttavia ricorrono a una metodologia maggiormente avanguardistica e moderna: il vaporizzatore. Si tratta di un particolare dispositivo elettronico che consente di scaldare la resina, privandola in questo caso della combustione. Tale processo permette di mantenere inalterate le proprietà di esaltare al meglio il caratteristico  aroma  dell’hashish legale.

Il fumo afgano può essere tuttavia assunto anche avvalendosi di bong, cilum, e pipe ad acqua, strumenti che ne massimizzano in modo rapido il potenziale, permettendo di rendere più rapida l’azione e i relativi effetti. Tale metodologia trae origine dall’antichità e non è strano vedere l’impiego di tabacco miscelato anche in questo caso al fumo, per esaltarne il sapore: un piccolo “trucco” utile che, per mezzo della combustione e della successiva inalazione dei fumi, rende tale esperienza ancora più intensa e, se vogliamo, sensoriale.

Occorre in ultimo non dimenticare l’assunzione mediante i cosiddetti “edibles” prodotti edibili, generalmente da forno o lievitati quali ad esempio muffin, space cake e biscotti, che offrono l’opportunità di assumere tale sostanza per ingestione. Importante in questo caso tenere presente che la stessa ingestione tende a rallentare la manifestazione degli effetti dati dall’hashish che tendono di norma a comparire a partire da 30/40 minuti dall’assunzione stessa.

Fumo afgano: quali sono le differenze con le altre varietà di hashish

Quando si parla di hashish o fumo in maniera generica, le sostanziali differenze che intercorrono tra l’una e l’altra varietà dipendono quasi esclusivamente dal profilo terpenico e dalla qualità della resina di cannabis, sebbene appaia facilmente distinguibile l’area di provenienza: afgano, pakistano, turco, libanese e marocchino sono solo alcuni esempi: profili terpenici unici nel proprio genere, sempre estremamente particolari, ma differenti per quel che concerne il gusto e l’odore.

Il fumo afgano in linea generale tende a distinguersi anche e soprattutto per i caratteristici effetti psicoattivi assolutamente travolgenti dati dalla massiccia presenza di cannabinoidi: a completare il tutto il sapore proverbialmente unico dato da un equilibrato mix di cremosità e dolcezza speziata e lievemente piccante che persiste al palato e in gola, rendendo l’esperienza di assunzione inebriante.

In India e in Nepal l’hashish tradizionale viene spesso soppiantato dal charas, derivato noto per valorizzare al meglio i terpeni della cannabis: sebbene la sostanza appaia differente in virtù delle metodologie di lavorazione, anche in questo caso è la materia vegetale impiegata a fare la differenza, regalando sentori intensi e affumicati ma al contempo ricchi e persistenti. Il fumo libanese appare agli occhi degli assuntori che ne fanno come sorprendente e difficile da dimenticare: il suo  aroma  è costituito dal perfetto equilibrio di sentori tipicamente esotici, uniti a note dolci, muschiate e delicatamente speziate che originano effetti psicoattivi senza alcun dubbio degni di nota. Noti per i caratteristici effetti psicoattivi e per la relativa potenza, anche il fumo marocchino, così come il fumo pakistano, lasciano il segno: intensi, aromatici e potenti, si discostano dall’aroma tipico del fumo afgano per la delicatezza e la morbidezza che li contraddistingue. Anche in questo caso un profilo terpenico unico e l’elevata qualità della resina utilizzata giocano un ruolo fondamentale, contribuendo a rendere particolarmente apprezzate e diffuse, entrambe le varietà. Occorre in ultimo non tralasciare anche il fumo californiano: un esempio è dato dal Pinot Noir che si distingue per il gusto unico e vellutato che ricorda il cioccolato, dolce e cremoso, accompagnato da marcate sfumature di terra, insomma, un profilo terpenico invitante e assolutamente irresistibile.

Tra le innumerevoli varietà di  hashish  a disposizione, una cosa tuttavia è certa: il fumo afgano ricopre una posizione di rilievo non solo per l’elevata concentrazione di THC e principi attivi cannabinoidi, ma anche e soprattutto per l’indiscussa qualità della resina, orma proverbialmente nota dalla notte dei tempi.

Ogni  hashish  conserva caratteristiche proprie così come un’identità ben definita, la stessa che contribuisce a rendere ogni esperienza d’assunzione, qualcosa di unico, irripetibile, fisico e mentale. Fondamentale resta pur sempre l’utilizzo con consapevolezza e moderazione!