Riconoscere la marijuana di qualità è fondamentale al fine di vivere un’esperienza di assunzione quanto più piacevole e appagante possibile, questo poiché sono innumerevoli i fattori che possono influire negativamente sull’esperienza di assunzione, rendendola inevitabilmente insoddisfacente: in passato abbiamo avuto modo di affrontare l’argomento in maniera approfondita, attraverso una guida utile su come riconoscere l’erba buona. Tuttavia in molti ritengono di poter comprendere a colpo d’occhio la differenza tra infiorescenze di buona e scarsa qualità, mediante una verifica esterna approssimativa. Per sfatare ogni dubbio occorre invece valutare alcuni dettagli e piccole sfumature troppo spesso sottovalutate.

In questo articolo vogliamo risultare ulteriormente specifici, focalizzandoci sulle cime: ecco come definirne la qualità attraverso una serie di “parametri”, specificità e caratteristiche da non sottovalutare.

Quanti tipi di cime di marijuana ci sono

Le infiorescenze di cannabis, meglio conosciute come cime, possono essere facilmente classificate entro differenti e specifiche “categorie” qualitative in relazione a una serie di parametri ben definiti quali ad esempio il profilo terpenico, l’aroma, la consistenza della materia vegetale, l’aspetto e il sapore, giusto per citare i principali. Al fine di semplificare la definizione delle cime, abbiamo scelto di classificarle entro quattro categorie principali: cime di qualità scarsa, accettabile, buona e alta.

Cime di qualità scarsa

Cime di qualità scarsa

Le cime di scarsa qualità presentano generalmente un aspetto sgradevole, questo poiché tendono a percorrere lunghe distanze, complice l’importazione, pressate e compresse in blocchi di dimensioni ridotte: tali infiorescenze vengono spesso definite “brick weed proprio perché giungono a destinazione sotto forma di panette dense di materia vegetale. La cannabis che genera questa tipologia di cime, raramente viene coltivata con cura, seguendo tutti i criteri necessari a garantirne la qualità, questo poiché gli stessi coltivatori sono di norma meramente focalizzati solo sul guadagno.

Viene da sé che di norma le cime di qualità scarsa di norma rappresentano un prodotto proprio del mercato nero, proveniente prevalentemente dal continente europeo o dalle aree meridionali del confine USA. Tuttavia è opportuno sottolineare che anche i piccoli coltivatori locali spesso mettono in atto tale pratica al fine di vendere ciò che producono con risultati analoghi: infiorescenze di scarsa qualità che finiscono per giungere ai consumatori finali in pessime condizioni, spesso secche o accomunate da un aroma sgradevole e poco invitante.

Come riconoscere le cime di scarsa qualità? Ecco tutti i parametri da tenere in considerazione al fine di una valutazione oggettiva.

  • Aspetto: le cime di scarsa qualità appaiono generalmente meno colorate di quelle di qualità maggiormente elevata. Le sfumature appaiono scure e spente, sovente tendenti al marrone;
  • Consistenza: la materia vegetale di qualità scarsa appare ariosa e poco compatta, spesso sbriciolata e visibilmente essiccata in maniera frettolosa ed errata. La totale assenza di collosità, indica una concentrazione di tricomi ridotta e, di conseguenza, la scarsa presenza di resina di cannabis;
  • Aroma: la carenza di terpeni e la relativa degradazione restituisce un odore poco marcato, quasi impercettibile fatta eccezione per eventuali sentori di muffa o umidità;
  • Sapore: le cime di scarsa qualità, durante la combustione restituiscono un sapore sgradevole e amaro che tende a farsi sentire in gola in modo marcato, accompagnato da aromi eccessivamente terrosi e piccanti;
  • Effetti: La cosiddetta brick weed provoca una leggera sensazione di sballo, data da concentrazioni di THC modeste e spesso irrilevanti;
  • Effetti collaterali: se arricchite con terpeni di origine sintetica, spesso le cime di scarsa qualità possono provocare nausea, leggeri capogiri ed emicrania.

Cime di qualità accettabile

In genere le infiorescenze prodotte dai coltivatori “casalinghi” che presentano un’esperienza media circa la coltivazione di cannabis, rientrano tra le cime di qualità accettabile: in questo caso la materia vegetale si distingue facilmente per il colore leggermente più “accattivante”, per gli aromi intensi e per il sapore più marcato e piacevole. Questo avviene perché generalmente chi coltiva cannabis in maniera abituale, sa come gestire la somministrazione di nutrienti e fertilizzanti, come irrigare la coltura in modo adeguato, così come conosce tutti i fattori ambientali da considerare per ottenere un prodotto finale quantomeno apprezzabile. 

Riconoscere dunque cime di qualità accettabile, evitando materia vegetale scarsa è piuttosto semplice: occorre valutare attentamente, anche in questo caso le seguenti caratteristiche:

  • Aspetto: le cime di qualità accettabile si distinguono per il colore verde tendenzialmente chiaro, per lo strato di tricomi piuttosto brillante e per la discreta quantità di pistilli di colore arancione vivo. Tuttavia possono evidenziare un eccesso di piccole foglie resinose, mantenuto per conferire alle infiorescenze stesse un peso superiore;
  •  Aroma: il profumo, seppur piacevole non appare particolarmente intenso e marcato;
  • Consistenza di norma abbastanza appiccicose e spugnose, se compresse delicatamente tra le dita, le cime tendono a riacquistare la forma originaria;
  • Sapore: il profilo terpenico si rende discretamente evidente già dai primi puff, dominando sul tabacco.
  • Effetti: un’elevata concentrazione di tricomi e cannabinoidi permette di produrre effetti psicoattivi e psicotropi discretamente significativi rispetto alle cime di qualità scarsa.
  • Effetti collaterali: sono generalmente i medesimi delle cime di scarsa qualità, ma meno persistenti e soprattutto meno frequenti.

Cime di qualità buona

Cime di qualità buona

Le cime di buona qualità sono in genere prodotte dai coltivatori abituali che tendono a produrre materia vegetale per sé e di conseguenza per uso personale, dedicando particolare cura, attenzione e dedizione ad ogni fase relativa alla coltivazione di cannabis, guidati unicamente dalla passione per la marijuana, tralasciando il possibile guadagno.

L’aspetto, se comparate alle cime di qualità accettabile, appare differente: la materia vegetale appare di colore verde vivido e brillante, il profumo è intenso, l’aroma sicuramente degno di nota, complice un profilo terpenico ben strutturato e potente. Evidenti ovviamente anche gli effetti che, grazie ad elevate concentrazioni di THC e CBD, saranno potenti, fisici e cerebrali, perdurando nelle ore successive all’assunzione. La notevole presenza di resina infatti permette ai cannabinoidi di esprimere il meglio di sé, sia se si sceglie di vaporizzare le cime che di rollare una canna.

Distinguere le cime di qualità buona può essere un “gioco da ragazzi”, fermo restando che occorre tenere conto dei seguenti indicatori:

  • Aspetto: nelle cime di buona qualità la potatura appare accurata. L’aspetto è quello tipico di una pepita, i colori appaiono brillanti e vivi e dalle medesime infiorescenze, spiccano pistilli arancione brillante e una moltitudine di tricomi;
  • Consistenza: le infiorescenze appaiono dense, compatte e particolarmente appiccicose, contraddistinte da un buon livello di umidità;
  • Aroma: il profilo terpenico è di norma ricco e intenso, tanto da emergere in maniera evidente anche durante la combustione o la vaporizzazione;
  • Sapore: una conservazione ottimale delle cime, rende il sapore piacevole e marcato, persistente al palato…una gioia per le papille gustative!
  • Effetti: un’elevata concentrazione di cannabinoidi determina effetti psicoattivi significativi dati dalla presenza di THC, ben calibrato al CBD;
  • Effetti collaterali: pochi e rari. Le cime di buona qualità generalmente non sortiscono effetti collaterali importanti, che differiscano da quelli propri della marijuana;

Cime di qualità alta

Le cime di qualità alta rappresentano senza alcun dubbio la “prima scelta” quando si parla di cannabis: sebbene siano più difficili da reperire, se non nelle grandi città così come nelle aree di coltivazione, presentano un sapore unico, restituendo effetti decisamente “stupefacenti”! In genere sono prodotte da coltivatori professionisti e particolarmente esperti o da master breeder californiani, spagnoli o provenienti dai rinomati Paesi Bassi.

Simili a piccole pepite particolarmente compatte e dense, le cime di qualità alta sono in genere disponibili presso i coffee shop di alto livello: insomma, la differenza si percepisce anche solo sotto l’aspetto olfattivo, sebbene per riconoscerle sia necessario affidarsi a fattori quali:

  • Aspetto: in genere la potatura e rifinitura delle cime appare impeccabile. I colori spaziano dal verde brillante al giallo. Massiccia presenza di pistilli arancioni scuro ed elevatissima concentrazione di tricomi.
  • Consistenza: Morbide e soffici ma al contempo dense e compatte, le cime di alta qualità sono appiccicose al tatto poiché ricche di resina e presentano un livello di umidità ottimale.
  • Aroma: Intense e particolarmente aromatiche, godono di un profilo terpenico degno di nota, in grado di sprigionarsi rapidamente e in modo importante già dal primo puff.
  • Sapore: le papille gustative vibrano al cospetto di un profilo terpenico ricco, rotondo e voluttuoso.
  • Effetti: i potenti effetti psicoattivi dati dal THC, perfettamente bilanciati al CBD regalano sensazioni uniche e uno sballo intenso e prolungato.
  • Effetti collaterali: manifestazioni importanti si manifestano solo in caso di sovradosaggio, complici le elevate concentrazioni di THC che generalmente caratterizzano le cime di alta qualità.

Come riconoscere le cime di qualità alta da quelle di qualità scarsa

Come riconoscere le cime di qualità alta da quelle di qualità scarsa

Fumare o utilizzare un vaporizzatore erba non è certo il solo modo per valutare la reale qualità di una cima. Al fine di ottenerne una stima quanto più oggettiva possibile, è senza alcun dubbio utile tenere conto di una serie di caratteristiche ben precise: dalla concentrazione di tricomi e pistilli, al livello di umidità della materia vegetale, spaziando per la quantità di resina di cannabis presente sull’infiorescenza, conoscere a fondo l’anatomia della marijuana offre una buona visione delle condizioni e della qualità della cima stessa. 

Ecco di seguito alcuni suggerimenti che possono rivelarsi utili per comprendere se le cime prese in esame, siano realmente di buona qualità o, al contrario, destinate a rivelarsi deludenti.

Accertarsi che l’odore sia gradevole

Per comprendere la reale qualità delle cime, il relativo aroma caratteristico rappresenta un indicatore importante: il profumo proprio della cannabis è infatti dovuto alla presenza di particolari molecole aromatiche, i cosiddetti terpeni”, gli stessi che, pur presentando un simile sottotono, tendono a variare notevolmente in funzione della varietà di marijuana così come delle differenti concentrazioni in essa presenti. 

In genere quando la materia vegetale è di buona qualità, non si fa fatica ad essere colpiti proprio da un’ondata di terpeni, prima ancora di accendere la canna. Tuttavia, sebbene un aroma gradevole e la qualità delle cime non siano universalmente correlati, in linea generale la prima variabile, tende a presupporre la seconda.

Tra gli aromi più comuni sprigionati dalle cime di ottima qualità, compaiono freschi sentori di fiori, di frutta, di agrumi, di bacche e ancora di carburante, terra, zucchero, spezie e legno. 

Osservare il colore delle cime

Nonostante non sia solitamente utile “giudicare il libro dalla copertina”, quando si parla di cannabis, l’aspetto esteriore delle cime rappresenta un indicatore importante proprio per definirne la qualità: per un occhio particolarmente allenato ed esperto, il colore delle cime parla chiaro. Per quanto il colore delle infiorescenze possa variare ancora una volta in funzione della varietà di marijuana, spaziando dal verde, al viola, fino all’arancione, al rosso e al verde, a risultare determinante si rivela la brillantezza e la vivacità della sfumatura, indice che la cannabis è stata coltivata in maniera adeguata.

Tale brillantezza è sinonimo di genetiche di buona qualità, di tecniche di coltivazione consolidate e di un'adeguata cura e conservazione della materia vegetale. Di contro cime di scarsa qualità appaiono opache e spente, generalmente di colore marrone/verde scuro, di fatto molto poco attraente.

Esaminare attentamente i pistilli

Osservando la superficie delle cime di marijuana in maniera ravvicinata è possibile notarne la composizione della struttura ove emerge e prevale la presenza dei pistilli. Organi sessuali propri delle infiorescenze femminili di marijuana, di norma sono necessari per accogliere il polline maschile, producendo successivamente i semi. 

Gli stessi pistilli sono di fatto un valido indicatore legato al livello di maturazione della cima: durante la prima fase di fioritura appaiono generalmente bianchi per poi scurirsi progressivamente fino a diventare di colore arancione vivo. Una cima matura e pronta per l'essiccazione presenta circa il 70% di pistilli arancioni, diversamente la cannabis non è ancora giunta a corretta maturazione. Viene da sé che in questo caso la concentrazione di cannabinoidi e terpeni si rivelerà tutt’altro che soddisfacente.

Controllare la densità

Utilizzare il tatto è senza dubbio utile per comprendere la reale qualità di una cima: il sogno di ogni coltivatore è infatti quello di ottenere al termine del raccolto, infiorescenze dense, compatte e pesanti, ricche di resina, in grado di mantenere più massa, apparendo più sane e bruciando in maniera ottimale. 

Cime dense, anche se in modeste quantità, una volta sbriciolate tendono a raddoppiare il loro volume, rivelandosi perfettamente idonee per rollare una canna. Diversamente, infiorescenze troppo ariose tendono a deludere ogni aspettativa, rappresentando un sinonimo di condizioni di crescita sfavorevoli, assenza di nutrienti e di luce.

Le cime troppo morbide non solo appaiono meno invitanti ma richiedono maggiori quantità sia per rollare uno spinello che se si intende utilizzare un bong. Allo stesso modo se compresse tra le dita non presentano consistenza e tendono a collassare su sé stesse, cosa che nelle cime dense e compatte fortunatamente non avviene, con somma soddisfazione degli assuntori più esigenti.

Esaminare qualità e consistenza della resina

I tricomi generalmente abbondando sulla superficie delle cime di buona qualità: se osservati ad occhio nudo appaiono come un sottile strato di cristalli luccicanti. Queste minuscole strutture danno vita alla preziosa resina di cannabis, la stessa che in natura aiuta a preservare le infiorescenze dagli insetti e dai parassiti, proteggendole al contempo dalle temperature più sfavorevoli. 

La resina di cannabis contiene una complessa serie di molecole che includono cannabinoidi quali il THC e CBD, unitamente a terpeni quali ad esempio mircene, pinene e limonene

Maggiore sarà la concentrazione di tricomi presenti sulla cima, proporzionale sarà la produzione di resina: ovviamente aumentando la quantità di resina, risulteranno proporzionali anche i principi attivi in essa presenti e, di conseguenza anche gli effetti dell’erba buona risulteranno più marcati, potenti e sicuramente apprezzati.

Controllare i rametti della pianta

Fumare i rametti di cannabis avviene in genere per sbaglio sebbene possa altresì rappresentare un vero e proprio “atto di disperazione”! I rametti infatti presentano livelli di cannabinoidi decisamente irrilevanti, producono un fumo dal sapore acre e amaro, e possono pregiudicare in maniera significativa l’esperienza di assunzione. 

Tuttavia la presenza di rametti ancora presenti sulle cime è un indicatore estremamente eloquente: è sinonimo di cime di fatto scadenti, preparate e sottoposte ad essicamento in maniera frettolosa e poco accurata. Meglio dunque verificarne sempre l’eventuale presenza prima di procedere all’acquisto.

Controllare la presenza di muffe o parassiti

Controllare la presenza di muffe o parassiti

Di norma osservare un parassita nelle cime di marijuana appena acquistate appare improbabile, questo poiché i coltivatori tendono a rimuovere eventuali presenze sgradite, attraverso prodotti specifici in grado di preservare le piante dalla relativa proliferazione.

Tuttavia, cosa significa trovare dei parassiti su una cima di cannabis? Questo potrebbe essere un chiaro indice che i coltivatori non hanno prestato attenzione e non hanno adeguatamente protetto la coltivazione di cannabis dall’infestazione, con relative conseguenze, pertanto sinonimo che la qualità complessiva delle cime potrebbe non essere quella auspicata. 

Discorso analogo qualora si riscontrasse invece la presenza di muffe. Anche in questo caso è dunque preferibile verificare preventivamente l’integrità delle infiorescenze prima di rollare una canna, appurandone la reale e oggettiva qualità.

Tenerla in bocca e saggiarne il sapore

Dopo aver preso in esame tutte le variabili del caso precedentemente indicate, a completare la verifica è sicuramente il “test del gusto”. Gustare le cime saggiandone il sapore è il metodo più sicuro per attestarne la qualità prima di rollare una canna. Le cime di elevata qualità, se masticate tendono a rilasciare un sapore fresco, floreale e piacevolmente fruttato, mentre in quelle di qualità scarsa prevale un sapore di fieno da retrogusto amarognolo o possono addirittura apparire insapore.

Controprova ne è sicuramente la fumata: la morbidezza del fumo restituita dalle cime è un chiaro indicatore dell’efficacia e della cura nella concia. Cime di bassa qualità tendono invece a restituire uno spiacevole bruciore alla gola, dando spesso origine ad attacchi di tosse.

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