Quando si parla di test del THC o test della marijuana si intende genericamente un test antidroga volto all’autovalutazione dei livelli di THC presente nelle urine o nella saliva. Tuttavia serve a fornire unicamente dati analitici preliminari che, qualora il test stesso indichi positività alla presenza di tetracannabinolo, necessitano di conferme e approfondimenti mediante analisi più specifiche identificate mediante test di screening. Ecco che subentrano quindi i test del THC più accurati quali la cosiddetta analisi del capello o del sangue, le quali permettono di chiarire e quantificare in modo molto specifico, in quale concentrazione il principio attivo è presente nell’organismo.

Bere acqua, praticare attività sportiva così come rasare i capelli sono solo alcuni degli escamotage attraverso i quali è possibile superare con maggiore facilità il test del THC, anche se in previsione di esami clinici quali test della saliva o esami del sangue e analisi del capello, sarebbe più opportuno limitare l’assunzione di cannabis o addirittura giungere alla sospensione quantomeno momentanea, in modo tale da ridurre sensibilmente il rischio incorrere in procedimenti penali legati all’utilizzo di sostanze stupefacenti.

Come passare il test del THC più facilmente

Sovente possono presentarsi situazioni, anche piuttosto delicate specie se coinvolgono l’ambito lavorativo, in cui superare il test del THC diventa un obbligo. Le analisi maggiormente impiegate per questa tipologia di riscontro sono solitamente quelle legate alle urine e fortunatamente, quantomeno in questo caso, è possibile ripulire l’organismo per tempo, intervenendo con almeno un paio di settimane di anticipo rispetto al suddetto test.

Per capire però come operare al fine di superare con successo il test del THC, è opportuno di fatto comprendere quali elementi vengono effettivamente rilevati durante i test antidroga, questo poiché spesso, si cade nell’errore spesso fatale, di contaminare i campioni di urina mediante l’utilizzo di prodotti per la casa e affini, non considerando ignorantemente che le analisi di laboratorio sono altresì in grado di rilevare ogni genere di agente contaminante, con tutte le conseguenze negative del caso.

Il pH dell’urina è tra gli indicatori che con maggiore frequenza possono tradire quando si cerca di manomettere il campione per compromettere l’esito delle analisi: di norma si aggira intorno al 7 con variazioni considerate nella norma, tra 5 e 8. Tuttavia se i valori risultassero sballati, tale risultato comporterebbe non pochi problemi. Meglio dunque prestare particolare attenzione esattamente come avviene per il colore che non dovrebbe mai rivelarsi eccessivamente chiaro o “slavato” onde evitare che il laboratorio sospetti che sia stato appunto in qualche modo manomesso. Questo di norma avviene qualora si assuma una quantità eccessiva di acqua prima di effettuare il test: è pertanto utile assumere vitamine del gruppo B nei giorni che precedono le analisi in modo da rendere il colore dell’urina nettamente più giallo.

Quando si effettua il test del THC, di norma i laboratori di analisi prendono in esame anche i livelli di creatinina presenti nelle urine. In questo caso la quantità di tale composto organico viene misurata nel campione e confrontata mediante tabelle che riportano i cosiddetti valori nella norma. Tuttavia nessuna alterazione del livello standard di creatinina considerato conforme può invalidare le analisi anche se diluire le urine comporta una riduzione della quantità di creatinina all’interno del campione, che può essere tuttavia facilmente incrementata mediante l’assunzione di carne rossa.

Sono questi alcuni degli elementi rilevanti nelle analisi che vengono effettuate per verificare la presenza di THC nell’organismo, tuttavia sebbene l’inventiva comporti spesso nuove strategie sempre più creative volte a superare più facilmente il test, i laboratori di analisi cercano costantemente di “stare sul pezzo” adattandosi mediante metodologie sempre più innovative, precise e accurate, volte a rintracciare eventuali anomalie sospette.

Il tempo utile e necessario per prepararsi al test del THC in maniera adeguata è di circa 2 settimane. Diversamente la cosa si complica notevolmente e il superamento dello stesso risulterebbe alquanto improbabile. Tuttavia tra i metodi più efficaci per superare il test del THC praticato mediante le analisi delle urine, consiste come si è detto, nello smaltimento della sostanza attraverso una sorta di “percorso di pulizia” a carico dell’organismo. Tale pratica può altresì rivelarsi efficace anche qualora siano necessarie analisi del sangue o test della saliva, esulando però dall’analisi del capello, di per sé particolarmente complessa poiché richiede periodi di preparazione notevolmente più lunghi.

In sostanza si tratta di praticare un intenso esercizio fisico unitamente a frequenti sedute di sauna, implementate dall’assunzione di una quantità di acqua significativa presupponendo però la totale astensione dal consumo di cannabis. La prima parte di tale “percorso di pulizia” prevede all’incirca una settimana e mezzo all’insegna dell’esercizio fisico intenso dove l’obiettivo è ridurre quanto più grasso possibile. Questo è necessario in virtù del fatto che il THC viene immagazzinato dalle cellule adipose.

Durante la prima parte del processo sarà dunque necessario dedicarsi ad attività che consentono di bruciare facilmente un maggior numero di KCal quali ad esempio la corsa intensa alternandole a sedute di sauna da 10 minuti: tale pratica consente infatti al THC di essere rilasciato nel flusso sanguigno per poi essere successivamente espulso mediante l’urina. La sauna permette inoltre di aumentare la temperatura corporea e con essa anche il ritmo circolatorio secondo la normale termoregolazione: tale meccanismo d’azione consente dunque di espellere dall’organismo una considerevole quantità di tossine mediante il sudore, con una conseguente perdita d’acqua che ovviamente dovrà essere da subito reintegrata per favorire attraverso la diuresi, una sensibile riduzione dei livelli di THC nell’organismo.

Importante tuttavia evitare ogni genere di alimento ad alto contenuto di grassi, questo poiché diversamente il corpo risulterebbe stimolato nella creazione di nuovi livelli lipidici, pregiudicando il perseguimento dell’obiettivo preposto: ridurre il THC presente nell’organismo. È inoltre possibile che, durante i primi giorni del percorso, l’urina risulti particolarmente scura e torbida: questo tuttavia non rappresenta un problema poiché di fatto tale condizione è data dalla presenza all’interno della stessa, di tutte le scorie metaboliche espulse attraverso l’esercizio fisico.

La seconda parte del percorso di pulizia prevede invece la totale interruzione della pratica sportiva: sarà dunque necessario sostituire i lipidi persi con nuovi strati adiposi producendo un’urina quanto più possibile “pulita”. Occorre pertanto assumere notevoli quantità di cibi grassi, accompagnati da succo d’uva o di mirtilli ad esempio, in grado di stimolare e agevolare la diuresi complice la spiccata azione detox. Il giorno prima del test del THC sarà utile assumere carne rossa e vitamine del gruppo B, incrementando in questo modo i livelli di creatinina che diversamente risulterebbe eccessivamente diluita.

Durante il fatidico giorno del test sarà opportuno bere molta acqua in modo da promuovere la minzione almeno 3 o 4 volte prima di raccogliere il campione definitivo. È opportuno però essere consapevoli che tali accorgimenti possono essere utili ma che di fatto il processo di disintossicazione illustrato non può garantire il reale superamento del test del THC con assoluta certezza. Meglio dunque assumere per tempo un comportamento consapevole e adeguato al caso.

E se al contrario la situazione risultasse disperata, esiste sempre un rimedio “last minute” solo per i più audaci: fornire un campione di urina pulito, fornito eventualmente da un amico o da un conoscente, in grado di determinare un risultato negativo relativo alla presenza di THC nelle urine.

Cos’è il test del THC

Il test del THC o test della cannabis è volto a rilevare la presenza di THC o dei suoi derivati detti metaboliti, dovuta al consumo di marijuana sia a uso terapeutico che ricreativo, principalmente nelle urine e nella saliva. Tuttavia esistono test in grado di rilevare la presenza anche di metaboliti inattivi del THC, i cosiddetti THC-COOH, i quali permangono nell’organismo per periodi di tempo maggiormente prolungati rispetto al composto chimico attivo. Proprio la cannabis può essere inclusa in una serie di test finalizzati ad eseguire uno screening tossicologico completo, utile a identificare eventuali farmaci e sostanze stupefacenti risultino assunti dal soggetto in modo da porre in atto il trattamento adeguato dello stesso.

Lo screening tossicologico di norma comprende analisi delle urine, del sangue, della saliva e del capello i quali concorrono a fornire un quadro clinico completo e accurato.

Test del THC sulle urine

L’urina tende a tenere traccia dell’assunzione di cannabis e derivati periodo di tempo che può variare da 2-5 ore fino a 7 giorni successivi la singola assunzione. Pur non trattandosi di un esame invasivo, il test del THC nelle urine necessita di essere effettuato in laboratori d’analisi poiché i risultati richiedono controlli accurati e non immediati. Consiste nel raccogliere in un contenitore sterile una quantità di urina sufficiente a consentire il monitoraggio di THC presente nell’organismo. Per agevolare il conseguimento di un risultato negativo alla presenza di THC è necessario bere molta acqua e sottoporsi preventivamente a un periodo di detossificazione di almeno 2 settimane.

Esame del sangue per individuare il THC

Il sangue conserva tracce dell’assunzione di cannabis e quindi di THC per un periodo variabile da 2-5 ore fino a 12-48 ore successive la singola assunzione. Si tratta di un test considerato invasivo poiché necessita di un prelievo di sangue, il che implica che venga necessariamente effettuato in ambito ospedaliero. Viene solitamente prescritto a seguito di accertamenti preliminari svolti mediante test della saliva, per avvalorare il riscontro ottenuto ed esattamente come avviene per le urine e come per le comuni analisi del sangue di routine non fornisce risultati immediati, i quali vengono prodotti solo dopo qualche giorno ed espressi in maniera molto accurata e capillare. In virtù di questo fattore, è possibile sostenere che l’esame del sangue per individuare il THC, insieme a quello del capello e delle urine risulta tra i più attendibili, accompagnato dalla percentuale più bassa di risultati falso-positivi, questo poiché consente di quantificare con precisione anche livelli sierici di droghe presenti nell’organismo.

Test della saliva per trovare il THC

La saliva tende a conservare le tracce date dall’assunzione di prodotti a base di cannabis e derivati contenenti THC per un periodo tempo che si aggira intorno a 1-2 ore fino a 12-24 ore successive alla singola assunzione. Il test della saliva per trovare il THC compare tra i più semplici e meno invasivi. Consiste infatti nel raccogliere un campione di saliva attraverso un apposito tampone, impregnato di particolari sostanze che reagiscono alla presenza di THC assumendo una caratteristica colorazione. Tale test è tuttavia in grado di rivelare con assoluta certezza solo la presenza di THC ma al contrario non la concentrazione di tale sostanza presente nell’organismo. Viene pertanto di norma utilizzato prevalentemente dalle Forze dell’Ordine qualora necessitino di effettuare un controllo immediato per poi rimandare all’ospedale più vicino qualora il risultato riscontrato fosse positivo, il tutto per avvalorare attraverso le analisi delle urine quanto accertato.

Sebbene risulti l’esame di gran lunga più rapido, rappresenta altresì quello che richiede il minor tempo di disintossicazione: già dopo solo 12 ore dall’assunzione il THC scende al di sotto del livello considerato punibile. Dopo 24h si risulta puliti.

THC e test del capello

Il capello conserva invece le tracce dell’assunzione di marijuana e derivati al THC per un periodo di tempo variabile da circa 2-5 ore dopo la singola assunzione fino ad arrivare a 45-90 giorni, dove in soggetti fumatori abituali di notevoli quantità di cannabis a alte dosi di THC, tale tempistica può raggiungere quasi i 6 mesi in termini di positività. Si tratta di un test non invasivo, abitualmente effettuato in laboratorio o in ambito ospedaliero e che prevede il prelievo di un capello da zone della testa differenti o di un simile annesso cutaneo quali peli pubici o ascellari, per una lunghezza di 3,5-4 cm a partire dalla radice. Poiché i metaboliti del THC tendono a insidiarsi in modo particolare nella corteccia del capello, proprio grazie al test del capello è possibile scoprire se il soggetto ha assunto stupefacenti nei 3-4 mesi precedenti, fino a 6 in soggetti dove la crescita dei capelli risulta particolarmente lenta. In questo caso non vi sono particolari accorgimenti da adottare per poter superare più facilmente il test: tagliare i capelli così come subire una decolorazione non consente di alterare i risultati né di impedirne l’esecuzione. Meglio evitare completamente l’assunzione di cannabis nei 4-5 mesi che precedono il test.

Chi sono i soggetti più controllati

Al di là dei soggetti che presentino precedenti penali o che risultino tossicodipendenti accertati, vi sono molteplici mansioni che necessitano di assolvere l’obbligo di effettuare test antidroga. Non a caso con un provvedimento 18 settembre 2018 della Conferenza Stato/Regioni, dedicato all’accordo in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, incolumità e salute di terzi, proprio il Governo a reso attuabili e obbligatori da parte del datore di lavoro, i test anti-droga tra cui le analisi relative alla presenza di THC nell’organismo, per tutti gli addetti a mansioni lavorative a maggior rischio.

Tra queste compaiono ad esempio i conducenti di veicoli con patente di guida di categoria C,D,E. Quelli per i quali è richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di auto pubbliche e ancora i conducenti di conducenti di veicoli che trasportano merci pericolose su strada così come gli addetti alla guida di macchine di movimentazione terra o muletti e merci, gli addetti alla fabbricazione e all’utilizzo di esplosivi e fuochi d’artificio o gli addetti all’utilizzo di gas tossici.

L’obbligatorietà dello screening tossicologico sussiste anche nelle attività sanitarie che comportano procedure invasive che espongono al rischio di ferite da taglio o da punta, nella direzione tecnica e conduzioni di impianti nucleari, per il personale marittimo e ferroviario così come per quello di volo, e per coloro che effettuano opere di edilizia in quota.

Quali sono i valori da non superare

Secondo quanto sancito dalla Gazzetta Ufficiale il cutoff necessario, ovvero la soglia di tolleranza utile a decretare la negatività al test del THC e ai cannabinoidi è fissata, per quanto riguarda le urine, a 50 ng/ml, 15ng/ml per quanto riguarda invece i metaboliti. Per quanto riguarda invece l’analisi del capello, il cosiddetto cutoff deve risultare entro la soglia di 0,1 ng/mg. In ultimo, per quanto concerne gli accertamenti effettuati mediante analisi del sangue, la soglia di tolleranza prevista è pari a 2ng/ml mentre per lasaliva 25ng/ml.

Cosa fare per abbassare i livelli di THC nel sangue

L’attenuazione dei livelli di THC e metaboliti nell’organismo varia da soggetto a soggetto: tutto dipende infatti da fattori quali ad esempio il metabolismo più o meno accelerato, così come dalla costituzione, dall’età e dallo stesso stile di vita. Viene da sé che praticare attività fisica riducendo sensibilmente la massa grassa, può rivelarsi un notevole aiuto per abbassare i livelli di THC nel sangue, questo poiché come già menzionato, il tetracannabidiolo tende a risiedere proprio nel grasso corporeo. È pertanto importante ridurre l’assunzione di cibi grassi prediligendo le fibre, così come frutta e verdura. Analogamente anche l’assunzione di acqua in sufficienti quantità, favorisce una riduzione dei livelli di THC presenti nel sangue in quanto l’acqua aiuta a promuovere le comuni funzionalità renali, agevolando l’eliminazione di scorie e tossine e di conseguenza anche dei metaboliti di THC.

In sostanza nessuno è in grado di stabilire con certezza per quanto tempo il test per la marijuana determinerà un esito positivo poiché oltre ad essere il metabolismo a giocare un ruolo importante, anche la quantità di cannabis assunta, così come la finestra temporale entro la quale avviene l’assunzione, fanno la differenza nella conservazione delle tracce di THC nel sangue.

Una ricerca condotta dal National Court Drug Institute ha infatti stabilito che di norma un consumatore di cannabis occasionale potrebbe ottenere un risultato positivo dal test del THC solo nei successivi 3-4 giorni dall’ultima assunzione, risultando pulito o quantomeno rispettoso della soglia dei 50ng/ml previsti per legge, al termine dei 4 giorni trascorsi dall’ultima assunzione.

Per quanto concerne invece i consumatori frequenti o abituali, gli stessi studi scientifici dimostrano che fruendo quotidianamente della cannabis, è auspicabile un risultato positivo al test per circa una settimana dall’ultima assunzione che diventano 10 per quanto riguarda i soggetti che presentano l’abitudine di consumare marijuana sia quotidianamente che in dosi massicce.

Tuttavia è sempre opportuno tenere presente che non esiste alcuna certezza che un fruitore abituale di cannabis risulti libero dalla presenza di metaboliti del THC dopo 10 giorni. Gli studi infatti dimostrano che è altresì possibile risultare positivi fino a 30 giorni dall’ultima assunzione. Sono stati inoltre analizzati casi estremi di soggetti che hanno riferito di aver fatto uso di cannabis frequentemente e per oltre 10 anni mantenendo il risultato del test positivo per 67 giorni, con una soglia tuttavia superiore a 20ng/ml di limite.

Non esistono pertanto regole auree utili a superare brillantemente il test del THC: come per ogni cosa relativa all’utilizzo di cannabis, prevale come al solito il buon senso e la consapevolezza di quanto praticato nella quotidianità

Prova cannabis Legale