Gli ormoni radicanti sono da sempre impiegati nelle coltivazioni di cannabis per stimolare lo sviluppo del sistema radicale delle piante. Tuttavia i coltivatori più esperti tendono a farne uso quando necessitano di ricavare dai propri esemplari, cloni e conseguentemente talee che daranno successivamente vita ad altre piante, permettendo in tal modo alla coltivazione di marijuana di essere protratta facilmente anche per lunghi periodi, con l’obiettivo di produrre erba buona a “ciclo continuo”.

La clonazione delle piante di cannabis ha da sempre acceso dibattiti particolarmente controversi tra gli stessi “cultori della cannabis”, dai principianti ai professionisti che dispongono di decenni di esperienza alle nella coltivazione di cannabis indoor, questo poiché tale tecnica può rivelarsi un successo, così come un misero e deplorevole fallimento e in questo caso sono quasi sempre gli errori dello stesso coltivatore a comportare la morte delle talee. Radicare con successo una talea di cannabis, necessita di continue sperimentazioni finalizzate alla ricerca della “combinazione vincente” e maggiormente efficace, adatta alla condizione colturale. Tuttavia prima di raggiungere la cosiddetta “quadra”, occorre essere consapevoli che lo stesso tasso di mortalità tra cloni può essere concretamente elevato: non esiste dunque una formula perfetta e standardizzata per clonare e radicare con successo le talee di cannabis ma, a prescindere dalla metodologia utilizzata, giocano un ruolo fondamentale proprio gli ormoni radicanti che permettono lo sviluppo delle radici. Trattandosi di un argomento forse ancora piuttosto “nebuloso” abbiamo pertanto scelto di redigere una guida utile relativa agli ormoni radicanti, indicando con precisione cosa sono, quale ruolo svolgono nella coltivazione di marijuana, quando e come utilizzarli in modo corretto.

Cosa sono gli ormoni radicanti e qual è la loro composizione

Gli ormoni radicanti sono sostanze, generalmente di origine chimico/sintetica, appartenenti alla classe dei cosiddetti fitormoni. In genere vengono impiegati dai coltivatori di cannabis poiché finalizzati generalmente ad agevolare la riproduzione dell’apparato radicale delle talee nelle pratiche di giardinaggio, a prescindere che siano erbacee o legnose.

Tra gli ormoni radicanti più comuni e utilizzati compaiono l'Auxinosimile sintetico, l'Acido indol-3-butirrico (IBA), o l'Acido naftilacetico (NAA) che agevolano l'accumulo di auxine naturali dell’esemplare vegetale, veicolandole nella regione basale dell'incisione o talea, promuovendo in questo modo la produzione facilitata delle prime radici. Gli ormoni radicali sono generalmente reperibili direttamente sotto forma di acidi, meglio solubili in alcool, o ancora dei relativi sali solubili in acqua: questo è quanto suggerisce la guida di Wikipedia agli ormoni radicanti.

Tuttavia in generale, occorre specificare che esistono cinque ormoni radicanti vegetali ufficialmente riconosciuti: le auxine, l’acido abscissico, le citochinine, l’etilene e le giberelline: quando è necessario radicare una talea di cannabis, tutto verte principalmente sul rapporto tra auxine e citochinine. Le auxine rappresentano infatti il “succo” delle radici: qualora sia dunque necessario clonare gli esemplari di marijuana, le principali auxine naturali da utilizzare sono senza alcun dubbio l'acido indolo-3-acetico o IAA e l'Acido indolo-3-butirrico o IBA.

A cosa servono e come si usano gli ormoni radicanti

Gli ormoni radicanti sono comunemente conosciuti anche come ormoni auxina. Tale tipologia di ormone aiuta a stimolare la crescita della pianta, aiutando il taglio praticato per clonarla ad evolversi, trasformando le relative cellule staminali in cellule radicali:

Gli ormoni radicanti sono comunemente conosciuti anche come ormoni auxina. Tale tipologia di ormone aiuta a stimolare la crescita della pianta, aiutando il taglio praticato per clonarla ad evolversi, trasformando le relative cellule staminali in cellule radicali: in questo modo esse svilupperanno successivamente e in modo relativamente rapido un apparato radicale, in grado a propria volta di dare il via allo sviluppo autonomo dell’esemplare clone. Gli ormoni radicali incrementano dunque le possibilità di radicamento di piante e talee, aiutando al contempo a produrre radici di migliore qualità e di maggiori dimensioni.

L’utilizzo di ormoni radicali si rivela indicato sia per il giardinaggio verticale, poiché consente di ridurre al minimo le tempistiche necessarie alle piante per crescere correttamente, determinando radici sane e forti, che per la clonazione delle piante di cannabis, permettendo di realizzare in tal modo coltivazioni anche particolarmente estese e a “ciclo continuo”.

L’utilizzo di ormoni radicanti durante il processo di riproduzione delle piante mediante taglio, è relativamente semplice: il ramo destinato alla clonazione dopo essere stato tagliato verrà cosparso di ormone radicante in polvere, liquido o in gel sulla superficie del taglio vivo. Fondamentale è applicare correttamente gli ormoni radicanti, sempre tenendo conto della quantità applicata, questo al fine di evitare danni, pregiudicando la successiva radicazione. La quantità di ormoni radicanti necessaria varia in funzione della tipologia di prodotto utilizzato: tuttavia ogni confezione riporta sempre le specifiche indicazioni d’uso proprio per garantirne l’utilizzo e il dosaggio ottimale.

Una volta applicato il prodotto a base di ormoni radicali, direttamente sul taglio, la talea andrà successivamente inserita direttamente nel substrato, avendo cura di irrigare con una quantità di acqua consona ma non eccessiva. Dopo pochi giorni, si avvierà spontaneamente la riproduzione dell’apparato radicale, permettendo il successivo sviluppo del clone.

Ormoni radicanti per piante

Gli ormoni radicanti non si rivelano utili solo qualora si desideri clonare una pianta costituendo una talea. Disciolti e ripartiti nell’acqua destinata all’irrigazione, offrono notevoli benefici alla coltura, aumentando la resistenza degli esemplari allo stress idrico, agli sbalzi termici così come all’eventuale presenza di sali disciolti nel terreno, migliorandone al contempo la qualità e la produttività, sia in termini di fioritura che di raccolto.

Gli ormoni radicanti agiscono direttamente sul substrato, migliorando e promuovendo l’assimilazione e l’assorbimento delle sostanze nutritive in esso disciolte: permettono altresì di favorire le attività promosse dai cloroplasti deputati alla fotosintesi, incrementando della pianta e la produzione di nuovi germogli. Utili per riequilibrare la flora batterica propria del substrato di coltura, gli ormoni radicanti concorrono nel processo di chelazione dei sali minerali presenti. Come suggerisce l’espressione, stimolano al contempo l’emissione di radici primarie nella clonazione per talea, e di radici secondarie nelle piante già precedentemente attecchite.

Molteplici sono dunque le funzioni promosse dagli ormoni radicanti, anche se sovente, la pratica comune ne suggerisce l’utilizzo quasi esclusivo nella moltiplicazione degli esemplari per mezzo delle talee.

Ormoni radicanti per talee

La talea è una piccola porzione di pianta in genere prelevata e recisa dalla vegetazione o, in alternativa, dalle radici della “pianta madre”, la quale necessita di essere immersa in acqua o in un substrato adatto, questo al fine di riprodurre le condizioni ideali per la successiva emissione di un apparato radicale di nuova formazione.

Le talee ottenute dai rami possono essere recise in qualsiasi periodo dell’anno, sebbene il momento più favorevole sia considerato quello compreso tra il mese di agosto e ottobre, questo poiché i piccoli rami si rivelano la perfetta via di mezzo tra erbaceo e legnoso. Al contempo il clima prevalentemente fresco e un livello di umidità tali da garantire il successo di tale tecnica.

E se alcune piante tendono a radicare rapidamente nell’arco di poche settimane, altre possono impiegare anche un anno: solo successivamente lo sviluppo del fusto e della chioma avverranno in relazione alla predisposizione della specie botanica. Per citare alcuni banali esempi, le conifere, tendono ad attecchire con maggiori difficoltà mentre piante aromatiche quali salvia, alloro e basilico offrono enormi soddisfazioni così come arbusti da foglia o da fiori quali la buganvillea, l’oleandro e le rose.

Il rametto che costituisce la talea può essere comunque facilmente supportato dall’utilizzo di ormoni radicanti: tali preparati di origine sintetica o naturale, sono disponibili sia in polvere che in forma liquida o gel, rivelandosi idonei ed efficaci nel migliorare l’emissione dell’apparato radicale. Per utilizzarlo in modo corretto è sufficiente inumidire la parte basale del ramo, immergendola nel preparato in polvere a base di ormoni radicanti per circa 2-4 cm, scuotendo lievemente al fine di eliminare l’eventuale eccesso: fatto questo la talea andrà semplicemente posta nel substrato preferibilmente misto a sabbia. L’ormone radicante liquido, appare senza alcun dubbio il più pratico e il più efficace per l'attecchimento di tutti i tipi di talee, che in questo caso andranno invece immerse nella miscela a base di ormoni radicanti e ivi mantenute per almeno un giorno in modo da favorirne l’assorbimento: tale soluzione offre generalmente una percentuale di successo notevole, garantendo risultati ottimali.

Ormoni radicanti per semi

Gli ormoni radicanti possono essere impiegati con successo, non solo per promuovere la formazione di un apparato radicale robusto nelle talee, ma anche per favorire la germinazione dei semi.

Tra le tecniche più all’avanguardia, in particolar modo per agevolare la germinazione di semi femminizzati di cannabis compare quella che prevede l’impiego di lana di roccia e ormoni radicanti in gel. In questo caso i cubi di lana di roccia, facilmente reperibili presso i migliori grow shop, andranno preventivamente immersi in una soluzione a pH acido nella quale dovranno essere miscelati gli ormoni radicanti in gel. Una volta “scolati” i cubi, seppur mantenuti correttamente umidi e posizionati successivamente in una piccola serra, andranno introdotti i semi all’interno dei fori presenti sulla superficie degli stessi, coperti con la medesima fibra. La serra andrà poi chiusa opportunamente per garantire il corretto livello di umidità all’interno per poi essere posizionata secondo un’adeguata esposizione luminosa. Quando dopo qualche giorno i germogli mostreranno le prime piccole radici, potranno essere così facilmente trapiantati nel substrato di coltura più idoneo.

Come usare gli ormoni radicanti nella coltivazione della marijuana

Usare gli ormoni radicanti nella coltivazione della marijuana non è affatto semplice e utilizzo corretto degli ormoni radicanti si impara generalmente con l’esperienza e la sperimentazione.

Usare gli ormoni radicanti nella coltivazione della marijuana non è affatto semplice come si è portati a pensare: un dosaggio sbagliato infatti può comportare la morte della talea e di conseguenza il totale insuccesso della clonazione. L’utilizzo corretto degli ormoni radicanti si impara generalmente con l’esperienza e la sperimentazione, così come con gli inevitabili fallimenti: certo è che prima di applicare tale tipologia di prodotto sulle talee di cannabis, occorre conoscerne le proprietà e fare un successivo “distinguo” circa le innumerevoli soluzioni proposte dal mercato attuale. In genere i prodotti a base di ormoni radicanti sono caratterizzati principalmente dall'IBA o Acido indolo-3-butirrico o dalle auxine di origine sintetica quali la cosiddetta NAA o acido 1-naftalenacetico o ancora, la medesima alternativa di origine naturale. Facilmente reperibili nei grow shop più forniti, esistono ormoni radicanti in polvere, particolarmente apprezzati dai coltivatori che tendono a coltivare cannabis a scopo commerciale o comunque su “larga scala”. Trattandosi di prodotti formulati in polvere, la relativa durata conservazione risulta significativamente più estesa rispetto a prodotti radicanti similari, col vantaggio di permettere l’applicazione su un gran numero di talee clone, pur utilizzando modiche quantità di polvere. Anche l’utilizzo risulta particolarmente semplice ed immediato: occorre asportare la piccola porzione di ramo destinata a diventare una talea di cannabis, per poi ricoprire il taglio con la polvere a base di ormoni radicanti, dosando il prodotto all’interno di un semplice tappo di bottiglia o di una tazzina, e strofinando successivamente l'estremità recisa per poi rimuovere l’eccesso. La talea di cannabis a questo punto può essere comodamente introdotta nel substrato di coltura. Altrettanto pratica e versatile si rivela la clonazione di piante di cannabis mediante l’uso di ormoni radicanti in forma liquida, spesso preferiti dai coltivatori che in questo modo possono diluire pochi ml di prodotto in acqua a pH 6, immergendo nella soluzione substrati di radicazione quali dischetti in cotone, cubi di lana di roccia o fibra di cocco. Tale tecnica permette di sollecitare lo sviluppo dell’apparato radicale, al pari dell’immersione diretta della talea di marijuana nel liquido a base di ormoni radicanti per 5/6 secondi inserito in un tappo, per poi procedere all’inserimento della stessa nel substrato colturale.

In ultimo, quando si parla come usare gli ormoni radicanti nella coltivazione della marijuana non si può certo tralasciare la clonazione delle piante di marijuana mediante l’uso di ormoni radicanti in gel, tecnica tra le più utilizzate dai coltivatori di cannabis all’avanguardia. In questo caso il procedimento è del tutto simile ai precedenti: occorre infatti immergere l’estremità precedentemente recisa in una piccola tazzina da caffè riempita di ormoni radicanti in gel, dalla consistenza tipicamente appiccicosa. Tale texture permette al prodotto radicante di aderire in modo perfetto alla base del taglio così come all’estremità inferiore della talea rendendo facile ed efficace l’utilizzo. Il clone di cannabis così trattato può dunque essere piantato nel substrato colturale scelto.

Molti coltivatori di cannabis a livello domestico sono altresì soliti miscelare i prodotti a base di ormoni radicanti al terriccio, per aumentarne le concentrazioni di auxine in esso presenti: questo permette di stimolare la creazione di un apparato radicale robusto e perfettamente ramificato, ottenendo risultati ottimali specie se i vasi ove sono presenti le giovani piantine di marijuana, sono ancora di esigue dimensioni. Tuttavia quando le piante di cannabis raggiungono la fase vegetativa, diviene necessario trapiantarle in un substrato povero di auxine, questo per evitare di interromperne lo sviluppo del fusto. Per ovviare tale inconveniente è possibile adottare una soluzione più soft, integrando pochi ml di ormoni radicanti in forma liquida all’acqua destinata all’irrigazione, questo dopo aver provveduto al trapianto.

In questo modo si riesce analogamente a stimolare lo sviluppo delle radici evitando però l’accumulo di auxine nel substrato che inibirebbero successivamente la crescita dello stelo. Effettuata la clonazione della cannabis con l’ausilio degli ormoni radicanti, occorre creare un habitat favorevole per le piccole piante di marijuana in via di sviluppo. Indicata può essere ad esempio una piccola serra posizionata sotto una specifica lampada per cannabis che emetta luce bianca e fredda come sono solite fare le lampade CFL, MH o LED con un ciclo di luce 18/6. Superflue sono invece le lampade per cannabis dalla potenza eccessiva, accompagnate da una luce troppo intensa: sono in genere sufficienti 250W per garantire ciò di cui i cloni di cannabis necessitano. Occorre inoltre ricordare che le piante di cannabis tendono a sviluppare il proprio apparato radicale nelle ore di oscurità: proprio per questo è fondamentale rispettare il ciclo convenzionale 18/6.

Anche le condizioni ambientali giocano un ruolo determinante quando si sceglie di clonare le piante di cannabis mediante l’uso di ormoni radicanti: per favorirne la sopravvivenza è infatti necessario mantenere un livello di umidità pari o superiore al 70-80% e una temperatura prossima ai 24°C. Eventualmente è comunque possibile nebulizzare periodicamente le foglie delle talee di cannabis con acqua, qualora si rilevasse un eccessivo calo di umidità. L’ottimale messa in atto del processo di clonazione, una volta imparato come monitorare il clima e padroneggiare le tecniche sopracitate, non sarà più un problema, ve lo garantiamo!

Dove si comprano gli ormoni radicanti

Reperire gli ormoni radicanti, che siano in forma liquida, in gel o in polvere, è di norma relativamente semplice: sono infatti disponibili presso i consorzi agrari maggiormente forniti, nei negozi fisici che rivendono materiale per giardinaggio, bricolage e “fai da te”, nei vivai e ancora nei migliori grow shop ove sono presenti comunemente anche i fertilizzanti per cannabis. In alternativa è possibile acquistare gli ormoni radicanti su Amazon ad esempio.

Liquido o in polvere: quale ormone scegliere?

Quando si coltiva cannabis è meglio utilizzare l’ormone radicante liquido o in polvere? In realtà è opportuno specificare che non esiste una risposta universalmente corretta, questo poiché entrambe le tipologie di prodotto, assicurano in genere i medesimi vantaggi e benefici. Se da un lato l’ormone radicante liquido è maggiormente versatile perché può essere introdotto nell’acqua di irrigazione così come nel substrato, dopo aver immerso nello stesso l’estremità recisa del clone, dall’altro l’ormone radicante in polvere permette un dosaggio più accurato proprio in virtù della formulazione in polvere simile a borotalco, riducendo di conseguenza in maniera significativa il rischio di un sovradosaggio che inevitabilmente finirebbe per compromettere lo sviluppo del clone di cannabis, portandolo alla morte. L’efficacia è di fatto analoga e la scelta deve ricadere sul prodotto più affine alla propria esperienza individuale relativa alla coltivazione di cannabis.

Coltivazione di ganja e gli ormoni della crescita

Quando si parla di coltivazioni di cannabis, i fitormoni o ormoni della crescita non vengono utilizzati al pari dei nutrienti come parte di un regime giornaliero o settimanale, piuttosto devono essere somministrati con consapevolezza e parsimonia, solo qualora si verifichino situazioni specifiche o in prossimità delle fasi relative al ciclo vitale della pianta di marijuana. Nonostante sia ancora necessaria una capillare sperimentazione circa l’applicazione degli ormoni della crescita sulla cannabis, esistono alcune particolari condizioni da soddisfare e accortezze da utilizzare al fine di poterli sfruttare in modo sicuro ed efficace. Durante la fase di germinazione, in genere i coltivatori di cannabis tendono a somministrare l’Acido gibberellico, sebbene in quantità eccessive possa rivelarsi deleterio per la salute delle piante. Un sovradosaggio di tale ormone della crescita può infatti rappresentare una notevole fonte di stress, comportando inevitabilmente la compromissione dell’intera coltivazione. Al contrario se utilizzato in modo appropriato l’Acido gibberellico può rivelarsi particolarmente utile specie se si notano difficoltà nella germinazione dei semi di cannabis: somministrato in piccole quantità può infatti promuovere la formazione dei germogli, stimolandone la crescita e interrompendo in tal modo tale latenza. Lo stesso Acido gibberellico si rivela efficace anche per le giovani piante appena germogliate: una volta sufficientemente sviluppate è infatti possibile accelerarne la fioritura, semplicemente ripetendo l’applicazione ripetutamente avendo cura di non superare il dosaggio di 2/3 mg per litro di soluzione, onde evitare di ostacolare lo sviluppo delle infiorescenze.

Ulteriore ormone della crescita ampiamente utilizzato nella coltivazione di cannabis è l’auxina, conosciuta anche come Acido acetico indolo o IAA, il quale aiuta ad incrementare le dimensioni della pianta, a promuovere la formazione dell’apparato radicale e stimolare la crescita in generale.

Una volta che la pianta di marijuana risulta poi stabilizzata al punto di essere considerata a tutti gli effetti adulta è possibile somministrare l'Acido fulvico: sebbene di per sé non si tratti di un ormone della crescita, può fare letteralmente miracoli, veicolando gli ormoni della crescita se somministrati mediante nebulizzazione sul fogliame. Esso permea infatti le pareti cellulari agevolando l’assorbimento dei fitormoni in generale. Durante la fase vegetativa delle piante di cannabis, può essere utile somministrare l’ormone della crescita cinetina, una citochina in grado di agevolare la divisione cellulare, promuovendo la crescita di gemme, rami e germogli di nuova formazione. Utilizzata mediante nebulizzazione, può essere vaporizzata sulle piante di marijuana per incoraggiarne e migliorarne la crescita, determinando successivamente una resa produttiva sicuramente superiore.

Molti coltivatori di cannabis durante la fase di fioritura, utilizzano l’etilene diluito in acqua, spruzzato direttamente sulle piante: tale operazione deve tuttavia essere effettuata al termine della fase vegetativa ma prima della fioritura, questo poiché entrando in contatto con le infiorescenze potrebbe influire negativamente sul gusto, sul sapore e sulle naturali proprietà dell’erba buona, rilasciando sostanze potenzialmente tossiche e dannose per la salute.

In linea generale è opportuno essere comunque sempre consapevoli che è ancora necessaria una capillare ricerca circa l’uso e l'applicazione degli ormoni vegetali sulle piante di marijuana. Differenze ambientali, fattori di stress, la stessa configurazione della coltivazione e addirittura la varietà di marijuana in sé, possono infatti comportare notevoli alterazioni negli effetti che gli ormoni della crescita possono determinare. Per questo motivo, i tentativi così come eventuali errori possono rappresentare il modo migliore per comprendere in base alla propria esperienza diretta quanto gli ormoni della crescita funzionano meglio in una specifica condizione, fermo restando che è necessario utilizzarli con moderazione poiché quantità eccessive possono rivelarsi deleterie per l’organismo umano.

Ormoni “fai da te”: le alternative più utilizzate

Il mercato della cannabis offre innumerevoli soluzioni quando si parla di ormoni radicanti, prodotti volti a promuovere e favorire lo sviluppo dell’apparato radicale e il conseguente attecchimento delle piccole piante clone. Tuttavia la sempre crescente richiesta di cannabis biologica di elevata qualità, ha reso i coltivatori di marijuana sempre più esigenti, portandoli a prediligere per la propria coltura, composti radicanti biologici e completamente “fai da te”. Di seguito vi proponiamo dunque una selezione di alternative naturali agli ormoni radicanti, altrettanto efficaci e performanti, in grado di agevolare le talee nello sviluppo delle prime piccole radici.

Il miele come ormone radicante

Il miele rappresenta uno dei metodi maggiormente consolidati per favorire la radicazione delle talee, questo poiché racchiude in sé vitamine ed enzimi benefici, oltre ad essere in grado di svolgere un’azione antibatterica e antifungina naturale. Esattamente come la cannella, anche il miele tuttavia può non costituire un vero e proprio composto radicante ma piuttosto una forma di difesa per preservare le piccole radici in via di sviluppo. Il suo utilizzo è davvero semplice: occorre procurarsi una confezione di miele puro, meglio se biologico, versarne una parte in un contenitore e immergere la sommità del clone ove il ramo è stato reciso, lasciando sgocciolare l’eccesso per poi procedere con l’introduzione della talea di cannabis nel relativo substrato di coltura.

La cannella come ormone radicante

La cannella, come menzionato in precedenza, non rappresenta di fatto un vero e proprio composto radicante, ma si comporta piuttosto da agente antifungino naturale in grado di evitare che eventuali agenti patogeni danneggino irrimediabilmente l’apparato radicale in via di sviluppo. Occorre tenere presente che un substrato di buona qualità, lavorato adeguatamente permette alle talee di cannabis di sviluppare le proprie radici senza la necessità di utilizzare ormoni radicanti: in questo caso però le tempistiche legate alla radicazione, possono rivelarsi più estese e proprio per questo la cannella aiuta a proteggere le piccole piante, evitando che vengano compromesse da spiacevoli contaminazioni. Anche in questo caso occorre introdurre in un piccolo contenitore una modica quantità di cannella in polvere in cui immergere la sommità della talea che andrà successivamente interrata nel substrato.

Il salice come ormone radicante

L’infuso di salice rappresenta il composto radicante naturale per eccellenza, utilizzato dai coltivatori di cannabis da tempi immemori: esso contiene Acido indolbutirrico, un efficace stimolante della crescita, lo stesso che permette ad un semplice ramo di salice, interrato in modo diretto nel terreno, di sviluppare le proprie radici in modo rapido e senza alcuna difficoltà. Per preparare l’infuso di salice occorre selezionare piccoli rametti di tale pianta, preferibilmente dello spessore di una matita, sufficienti per riempire due tazze abbondanti. Andrà poi riempita d’acqua in quantità di 3.7 litri una pentola capiente, portando il tutto ad ebollizione. L’acqua bollente andrà poi versata direttamente sui rami di salice, avendo cura di lasciare macerare il tutto dalle 12 alle 24 ore prima dell’utilizzo.

Una volta pronto il composto radicante, esso potrà essere utilizzato per immergere le talee di cannabis per alcune ore in modo da permettere all’acido Acido indolbutirrico di agire, per poi procedere con l’introduzione delle stesse nel terreno di coltura.

L’aloe vera come ormone radicante

L'aloe vera è una pianta grassa piuttosto comune, particolarmente apprezzata per gli innumerevoli ambiti di applicazione di cui dispone: utilizzata per alleviare le scottature, lenire i rossori ed eliminare le occhiaie, si rivela un valido aiuto naturale anche per i cloni di cannabis, questo in virtù dell’elevata concentrazione di Acido salicilico, in essa contenuto, prezioso stimolante della crescita. L'aloe vera, oltre a svolgere il ruolo di un ormone radicante, utilizzata per irrigare le piante di cannabis adulte, favorendo in questo modo una crescita generale sana e rigogliosa. Utilizzarla è anche in questo caso relativamente semplice: occorre spezzare una foglia di aloe vera, spremendo il succo all’interno di un recipiente pulito e riempito d’acqua, lasciando riposare il tutto fino alla totale dissoluzione dell’estratto. Occorrerà poi inserire le talee di cannabis nella soluzione, lasciandole riposare per almeno 24 ore, dopodiché sarà necessario spezzare un’altra foglia di aloe vera, inserendo nella spaccatura prodotta, lo stelo della talea di marijuana: tale operazione offre infatti l'ulteriore vantaggio di marcare leggermente il taglio esterno del clone di cannabis dove l’apparato radicale di nuova formazione, verrà incoraggiato alla crescita. Terminato il trattamento sarà come al solito possibile piantare le talee nel terreno. I risultati non tarderanno ad arrivare!