In natura, la pianta di cannabis regola il suo ciclo di crescita basandosi sulla luce solare. Piantate a primavera, le piante di cannabis sfruttano i mesi più caldi e soleggiati dell’anno per crescere in altezza e svilupparsi. Quando l’estate volge al termine, esse si concentrano sulla fioritura. Questa condurrà al raccolto, che avverrà nella prima fase dell’autunno. Le piante che seguono il ciclo della natura, o meglio del sole, sono dette, per questa ragione, fotoperiodiche.

Le ricerche nel campo della coltivazione della cannabis, però, proseguono ormai da decenni e moltissime sono oggigiorno, le possibilità a disposizione dei coltivatori.

In commercio esistono infatti vari tipi di semi di marijuana:

  • semi regolari fotoperiodici;
  • semi regolari autofiorenti;
  • semi femminizzati fotoperiodici;
  • semi femminizzati autofiorenti;
  • semi fast femminizzati fotoperiodici.

In questo articolo, ci concentreremo sui semi autofiorenti e sulle loro caratteristiche.

Quali semi autofiorenti scegliere? 

I semi autofiorenti, e che quindi non sono fotoperiodici, possono far parte di due diverse tipologie.

  • semi regolari autofiorenti: sono piuttosto rari e poco richiesti. Si tratta di semi regolari che però non hanno bisogno di seguire il ciclo della luce solare e fioriscono automaticamente dopo un dato periodo di tempo.
  • semi femminizzati autofiorenti: hanno un ciclo di vita definito, le piante che ne risultano iniziano a fiorire dopo circa quattro settimane dalla semina, a prescindere dalla loro esposizione alla luce. Naturalmente, queste tempistiche possono variare leggermente da specie a specie, ma, in generale, si tratta di semi molto pratici e affidabili, anche perché, a differenza di quelli regolari autofiorenti, producono solo piante femminili, oltre che facilmente coltivabili, dalla resa buona e veloce e che non esigono grandi spazi.
  • I semi autofiorenti, inoltre, che si tratti di semi regolari o di semi femminizzati, producono piante particolarmente resistenti ai parassiti e alle malattie. L’ideale per chi è alle prime armi. Come se non bastasse, le piante risultanti da questi semi hanno anche un'ulteriore caratteristica che in alcune situazioni può risultare: tendono ad essere più piccole e discrete di quelle generate da semi fotoperiodici.

All’interno dell’ampia categoria dei semi autofiorenti, moltissime sono le genetiche a disposizione dei coltivatori. Come scegliere? è necessario tenere conto di alcuni fattori per scegliere la varietà che più risponde alle proprie esigenze. Ecco, qui di seguito, i punti principali da tenere a mente:

  • dove e come si coltiva: se decidi di coltivare outdoor, devi necessariamente tenere conto delle temperature medie della zona di coltivazione, del tasso di umidità e del clima in generale. Le varietà di marijuana sono molto diverse tra loro: alcune prosperano nel clima umido, altre nel clima secco; alcune sopravvivono indenni a grandi piogge, altre preferiscono una relativa siccità;
  • Gli effetti: che cosa vuoi fare con la marijuana che ricaverai dalla tua coltivazione? Quali sono gli effetti che cerchi? Anche dalle risposte a queste domande, dipenderà la tua scelta. Consulta con attenzione la descrizione delle varie genetiche che la banca di semi che sceglierai ti mette a disposizione. Potrai scegliere una varietà a dominanza cannabis indica, oppure a dominanza sativa, o magari un ibrido. All’interno di queste macrocategorie, ciascuna varietà avrà caratteristiche organolettiche proprie, gusti diversi e differenti effetti.
  • Facilità di coltivazione e resistenza agli agenti atmosferici e alle avversità climatiche. In generale, tutte le varietà autofiorenti sono semplici da coltivare, quello che varia è la loro resistenza alle condizioni climatiche avverse. La scelta dell’una o dell’altra varietà dipende dalle condizioni climatiche oggettive della propria zona di coltivazione.
  • Quanto veloce deve essere la genetica che sceglierai? Le varietà autofiorenti più veloci hanno bisogno di soli 60-65 giorni per raggiungere la piena maturazione. Al contempo, però, sono disponibili sul mercato autofiorenti che hanno bisogno di 70 o 90 giorni per raggiungere lo stesso stadio di maturazione. Occorre tenere presente che una maturazione molto rapida compromette in parte il raccolto: le varietà più veloci, infatti, assicurano raccolti meno abbondanti, mentre le varietà che hanno bisogno di qualche settimana in più sono più produttive.

Ma quali sono i migliori semi autofiorenti in assoluto? Quelli, cioè, che si rivelano più produttivi, facili e veloci da coltivare? Nella top ten dei migliori semi autofiorenti, rientrano sicuramente e varietà seguenti:

  • Auto Critical Orange Punch;
  • Green Gelato Automatic;
  • Runtz Auto;
  • Purple Lemonade;
  • Auto Daiquiri Lime;
  • Purple Punch Auto;
  • Royal Gorilla Auto;
  • Glue Gelato Auto;
  • Gorilla Glue;
  • Super Haze Lemon Auto.

Tutte le varietà elencate sono varietà femminizzate autofiorenti che si sono rivelate particolarmente efficaci per resa, resistenza, facilità di coltivazione e velocità di maturazione.

Perché utilizzare i semi autofiorenti

Ma perché, insomma, scegliere semi autofiorenti? Per aiutarti ancor meglio a prendere la giusta decisione, elenchiamo qui di seguito i vantaggi principali di questa scelta:

  • la velocità: le piante derivanti da semi autofiorenti sono pronte per il raccolto già dopo due o tre mesi dalla germinazione;
  • la facilità di coltivazione;
  • le dimensioni discrete;
  • la resistenza alle avversità climatiche;
  • la resistenza ai parassiti;
  • la possibilità di raccogliere fino a due/tre volte all’anno, ovvero ogni due mesi circa.

Sono molteplici i vantaggi sul perché utilizzare semi di cannabis autofiorenti e, scendendo più nel particolare, andiamo a vedere come si comporta una delle varietà autofiorenti che abbiamo inserito nella nostra top ten: la Runtz Auto.

Si tratta di una varietà a predominanza indica dalle qualità particolarmente interessanti. Dolce e fruttata, si adatta a diverse condizioni atmosferiche ed è davvero semplice da coltivare. Adatta ad essere coltivata in ogni periodo dell’anno, resiste anche alle basse temperature e può fare la gioia dei coltivatori alle prime armi. Le piante di questa varietà raggiungono al massimo il metro di altezza, le cime sono compatte e resinose e la resa è di tutto rispetto. La materia che se ne ricava assicura uno sballo dolce e rilassante.

La coltivazione personale

Affrontiamo ora un altro argomento, decisamente correlato. Probabilmente, leggendo dei vantaggi che i semi autofiorenti offrono, ti è venuta voglia di avventurarti nella coltivazione della cannabis, anche se sei alle prime armi. Hai dei dubbi però sulla liceità di questa decisione: si può coltivare cannabis per uso personale, in Italia? La situazione, purtroppo, è piuttosto confusa. Qui di seguito, ti aiutiamo a sbrogliare la matassa.

La legge italiana non si pronuncia in maniera chiara sulla questione, anzi, possiamo dire che quasi non si pronuncia affatto.

Chiariamo subito un punto fondamentale: acquistare semi di canapa autofiorenti, in Italia, non costituisce reato. Ciò è dovuto al fatto che i semi non contengono THC, il principio attivo che tanto terrorizza il sistema costituito. Il THC, infatti, è sviluppato dalle piante, non dai semi. Quello che non è permesso, di fatto, è far germogliare i semi acquistati! Se però stai pensando che l’unica possibilità che hai per non incorrere in sanzioni sia quella di diventare un appassionato “collezionista di semi”, sbagli. Innanzitutto, le semenze di cannabis certificate dalla Unione Europea come non in grado di dare vita a raccolti con un contenuto di THC superiore a quello consentito (0,2%, con una soglia di tolleranza che arriva fino allo 0,6%), possono essere piantate e coltivate.

Cosa ne è delle altre varietà, quelle con un contenuto di THC superiore?

Per queste ci viene in aiuto la Corte di Cassazione, che con una sua sentenza è intervenuta sull’argomento.

La Cassazione, infatti, in una sua sentenza del 2019, ha chiarito che coltivare in casa un quantitativo molto limitato di piante di cannabis per uso strettamente personale non costituisce un reato penale, ma solo amministrativo. Il problema è chiarire cosa si intenda per “uso personale” e per “quantitativo limitato”: a quale quantità di piante corrisponde e a partire da quale quantitativo scatta l'illiceità?

La Corte, in una ulteriore sentenza, ha cercato di chiarire cosa si intendesse per “coltivazione di minime dimensioni”, finalizzata all’uso personale. I criteri da prendere in considerazione sono i seguenti:

  • tecniche di coltivazione rudimentali;
  • scarso numero di piante;
  • quantitativo modesto di prodotto ricavabile dalle piante coltivate.

Queste tre caratteristiche devono coesistere contemporaneamente. Esse devono mostrare chiaramente che non si ha alcuna intenzione di spacciare marijuana e che, dunque, non si farà nulla di “socialmente pericoloso”. Se le tre caratteristiche concorrono, si rientra nella categoria di chi si limita all’uso personale di sostanze stupefacenti, reato ormai depenalizzato da tempo e che rientra nella categoria degli illeciti amministrativi. Ciò significa, però, che chi viene colto in flagranza potrà subire sanzioni amministrative o misure quali il ritiro della patente, del porto d’armi o del passaporto. Se si sorpassa il minimo quantitativo a cui fa riferimento la Corte di Cassazione, si rischia invece di subire un processo penale per il reato di spaccio.

Ma cerchiamo di fare ulteriormente chiarezza: la Corte di Cassazione si mantiene sul generico e non menziona alcuna quantità specifica di piante di marijuana che si possono coltivare senza incorrere in conseguenze penali. Quante piante si possono coltivare, allora?

In realtà, è assolutamente impossibile fornire una cifra precisa.

Un caso di cronaca che ha fatto parlare di sé, ci dimostra che anche una sola pianta può mettere seriamente nei guai chi la coltiva.

Un uomo si è visto condannare per spaccio, dal momento che si trovava in possesso di un’unica pianta di cannabis, alta circa un metro, potenzialmente in grado, però, di produrre fino a duecento dosi di marijuana.

La giustezza della condanna è stata confermata da una recente ulteriore sentenza della corte di Cassazione (del 2020).

Insomma, se coltivi due o tre piantine di piccole dimensioni sul tuo balcone, limitandoti ad innaffiarle regolarmente, a cimarle e a dare loro di tanto in tanto un po’ di fertilizzante, puoi essere al sicuro più di chi coltiva un’unica grande e rigogliosa pianta indoor con tanto di lampade e sistema di ventilazione!

Cosa dice la Pronuncia della Cassazione

Quello che alla Corte di Cassazione è sembrato giusto considerare decisivo per stabilire se si possa o no parlare di reato penale, dunque, è l’idoneità della pianta (o delle piante) in questione a produrre una quantità di sostanza stupefacente incompatibile con i bisogni personali e anche solo potenzialmente in grado di contenere una percentuale elevata di THC.

Solo nel caso in cui la coltivazione si riveli chiaramente e anche potenzialmente del tutto inoffensiva, si rimane esclusivamente su un reato di tipo amministrativo e non si corrono rischi di tipo penale.

Come coltivare autofiorenti outdoor  

Ma, tornando, ai nostri semi, quali sono le accortezze fondamentali per chi intende coltivare piante di cannabis da semi autofiorenti all’aperto? Ecco, qui di seguito, quelle fondamentali:

  • scegliere e preparare accuratamente il terreno di coltivazione
  • scegliere accuratamente i semi più adatti al terreno e al clima
  • far germinare i semi
  • pianificare attentamente le varie fasi di coltivazione: essendo lo sviluppo delle piante derivanti da semi autofiorenti molto veloce, è difficile rimediare ad eventuali errori di coltivazione. Per questa ragione, è importante pianificare tutto.
  • dosare nella maniera giusta irrigazione e fertilizzazione. Le varietà autofiorenti sono resistenti e compatte e necessitano in genere di irrigazione e fertilizzazione meno generose di quanto non occorra ad altre varietà
  • osservare con attenzione le piante per capire se è arrivato il momento di raccogliere

Come crescere al meglio un autofiorente?  

Essendo le varietà autofiorenti caratterizzate da uno sviluppo molto rapido, un ottimo modo per coltivarle con successo e senza sorprese negative, lo abbiamo detto, è quello di pianificare per bene ogni fase della loro crescita.

Basare la propria pianificazione su ritmi settimanali può rivelarsi particolarmente efficace. Vediamo come:

  • settimana 1: germinazione e fase di plantula; alla fine di questa fase le plantule si possono trapiantare nel loro definitivo terreno di coltivazione
  • settimana 2: fase di plantula avanzata. In questa fase, inizia la crescita delle piantine. Una giusta irrigazione ed eventuali piccole aggiunte di fertilizzante faranno in modo che tutto proceda senza intoppi
  • settimana 3: fase vegetativa. In questa fase è fondamentale il low stress training, ovvero il condizionamento, attuato per mezzo di cannucce e spago, della pianta, perché cresca in una determinata direzione
  • settimana 4: fase vegetativa avanzata. Le piante si preparano per la fioritura.
  • settimana 5: inizio della fioritura
  • settimana 6: avanzamento della fioritura. In questo momento, tutti gli aromi inebrianti della varietà che hai scelto cominceranno a farsi sentire e i fiori saranno ormai ben visibili.
  • settimana 7: fase conclusiva della fioritura. Osserva le piante e cerca di prevenire i loro bisogni di acqua, umidità o sostanze nutritive
  • settimana 8: si avvicina il raccolto! Alcune varietà autofiorenti sono già pronte per il raccolto, per altre manca ancora un po’. Irriga più abbondantemente e preparati a raccogliere il meraviglioso frutto delle tue fatiche!