Si chiama Spice e sta prendendo rapidamente piede anche in Italia: non è altro che una droga sintetica simile alla marijuana legale sebbene le conseguenze sulla salute rappresentino una vera e propria minaccia. Molteplici sono le analogie con la ben nota canapa sativa ma altrettante le differenze. La Spice o marijuana sintetica è di fatto un mix di erbe integrate con una serie di sostanze chimiche, i cui effetti ricordando proprio la ganja, fattore che contribuisce a generare non poca confusione. Tuttavia nasce in laboratorio e rappresenta un prodotto di sintesi che non ha nulla a che vedere con la materia vegetale conosciuta per le comprovate proprietà terapeutiche.

Tale sostanza viene infatti definita “la droga degli zombie” in virtù dei moltissimi video che circolano da mesi in rete e che mostrano assuntori che, sotto l’effetto di tale sostanza stupefacente, ricordano in tutto e per tutto i morti viventi che si vedono generalmente nei più classici dei film horror.

La marijuana sintetica può essere fumata, aggiunta alla cannabis o assunta sotto forma di infuso: sembrerebbe dunque tutto normale se non fosse proprio per le sostanze chimiche presenti nella stessa e che generano effetti non propriamente simili a quelli dati da un comune spinello. Essa si lega con gli stessi recettori influenzati generalmente dal THC o tetracannabidiolo ma in maniera più marcata, provocando in questo modo un’esperienza estremamente potente ma dalle conseguenze poco prevedibili: accelerazione del battito cardiaco, stati confusionali, vomito, nausea, allucinazioni e alterazioni della percezione sono solo alcuni esempi, ma anche pressione alta, ischemie e in casi gravi attacchi cardiaci in piena regola. E ad aggravare la situazione sono le statistiche, le stesse che vedono soprattutto i giovani e giovanissimi ad apprezzarne il consumo.

Cos’è la marijuana sintetica e come è nata

I cannabinoidi sintetici animano il commercio illegale ormai da tempo ma ad allarmare in maniera particolare sono i recenti episodi avvenuti negli USA che hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica. Solo ad agosto, nell’area di New Heaven Green in prossimità dell’Università di Yale in Connecticut, ben 71 soggetti sono stati vittime di overdose di K2, di cui almeno 6 prossime alla morte. Il 19 agosto, la stessa FDA, Food and Drug Administration, ha invece lanciato l'allarme circa una partita di marijuana sintetica contaminata da alcune sostanze comunemente presenti nei topicidi.

Sebbene un po' in sordina come in questi casi, la marijuana sintetica comporta effetti collaterali gravi con una percentuale di rischio più elevata, attestata intorno a 30% rispetto alla comune cannabis. Ad allettare giovani e giovanissimi è senza dubbio il costo relativamente contenuto così come gli effetti psicotropi particolarmente marcati. Non da meno l’odore meno persistente e riconoscibile così come una maggiore difficoltà da parte della sostanza, di essere tracciata mediante gli esami delle urine.

La particolare miscela di materia vegetale che costituisce la cannabis sintetica, che assume il nome di K2, Spice, AK47, solo per citare alcuni esempi, somiglia in tutto e per tutto alla cannabis: tuttavia il processo di produzione, peraltro piuttosto approssimativo, vede l’integrazione di sostanze psicoattive prodotte in laboratorio e lasciate assorbire da parte della stessa, spesso costituita da foglie e  infiorescenze  che pur avendo anch’esse effetti psicotropi, possono essere state precedentemente contaminate da muffe, pesticidi, metalli pesanti e addirittura salmonella.

Come nasce dunque la Spice o marijuana sintetica? Era il 2004 quando John Huffman in collaborazione con altri scienziati, iniziò a studiare e a documentare la produzione di cannabinoidi sintetici negli Stati Uniti: l’intenzione non era certo quella di produrre nuove sostanze stupefacenti, ma semplicemente studiare il funzionamento del sistema dei cannabinoidi endogeni che tradizionalmente influenza in maniera significativa l’organismo.

Egli non avrebbe certo immaginato che le scoperte effettuate, sarebbero state impiegate al fine di produrre quella che solo qualche anno dopo avrebbe generato il caso: la “nuova droga” Spice appunto.

Ad oggi risulta ancora nebuloso il processo impiegato dai chimici dei laboratori clandestini a partire dal 2008, per produrre i primi composti che videro a luce proprio all’interno del campus dell’Università di Clemson, successivamente identificati da un laboratorio forense in Germania.

Si ipotizza che avessero semplicemente spruzzato cannabinoidi di sintesi sulle foglie di marijuana per poi procedere alla commercializzazione: JWH-018 è stato il primo cannabinoide sintetico ad essere identificato in Germania, come prodotto adulterante.

Attualmente sono moltissimi i prodotti chimicamente elaborati che mimano i principi attivi presenti nella cannabis, solitamente vaporizzati su materia vegetale essiccata o trinciata. Possono essere fumati o posti sotto forma di liquidi da vaporizzare mediante sigarette elettroniche o dispositivi specifici quali vaporizzatori o ancora assunti come semplici infusi e tisane.

Spice, K2, Joker, Black Mamba, Kush, Kronic sono solo alcuni dei nomi con i quali vengono identificate le molteplici tipologie di marijuana sintetica, tutti parte della seconda generazione di cannabinoidi la stessa ha condiviso molte delle caratteristiche di quanto originariamente prodotto da Huffman: tuttavia ad assumere peculiarità differenti sono i cannabinoidi di sintesi appartenenti alla generazione successiva: solo nel 2014 sono stati individuati 177 principi attivi sintetici differenti, un dato piuttosto allarmante se si considera che in concreto gli effetti sono ancora quasi totalmente sconosciuti e possono solo essere supposti. Ad aggravare una situazione che rischia di comparire assolutamente fuori controllo, la credenza da parte degli assuntori meno esperti, di avere a che fare con prodotti di origine naturale, che permettono di sballarsi senza correre alcun rischio, un principio realmente fuorviante considerato che le conseguenze che la marijuana sintetica comporta per la salute fisica e psichica, sono in realtà tutt’altro che da sottovalutare.

Effetti, rischi e controindicazioni della marijuana sintetica

La marijuana sintetica chiamata generalmente spice, è considerata da molto un’alternativa alla comune cannabis, nonostante sia stata originariamente creata in laboratorio unicamente per studiare il funzionamento del sistema  cannabinoide  così come l’impatto che l’assunzione provoca generalmente sul cervello. Sebbene in molti ritengano che tale sostanza sia comunque di origine naturale, sono ad oggi oltre centinata i cannabinoidi di sintesi a disposizione, i cui effetti possono rivelarsi tanto imprevedibili quanto potenzialmente letali. La marijuana sintetica è infatti classificata tra le nuove sostanze psicoattive o NPS, non regolamentate in alcun modo e che comportano stati di alterazione, producendo in linea generale gli stessi effetti delle droghe illegali. Essa infatti è responsabile del ricercatissimo “sballo”, notevolmente amplificato rispetto al solo uso di THC, con deleterie conseguenze per l’organismo.

La marijuana sintetica agisce sui medesimi recettori delle cellule cerebrali che coinvolgono il THC o delta-9-tetraidrocannabinolo, principio attivo psicoattivo della marijuana che provoca sballo. Molti assuntori dichiarano di percepire lo stesso effetto euforizzante delle principali varietà di marijuana, ma per un periodo di tempo piuttosto ridotto, altri si definiscono rilassati e accompagnati da una piacevole sensazione di benessere. Degno di nota resta l’aroma piuttosto aspro che tende a provocare pizzicore in gola anche a seguito dell’assunzione stessa.

In molti ritengono erroneamente che la marijuana sintetica sia sicura poiché “creata in laboratorio” e di origine naturale: tuttavia sempre più spesso, specie negli Stati Uniti, non è rara la comparsa di segnalazioni legate all’aumento delle visite al pronto soccorso a causa di disturbi quali battito cardiaco accelerato, vomito, comportamento violento, pensieri suicidari, danni ai reni e convulsioni, tutte sintomatologie tra le più frequenti verificatesi a seguito dell’assunzione. Reazioni più che normali se si considera che la Spice è costituita da centinaia di sostanze chimiche sintetiche e artificiali che vengono spruzzate sul materiale vegetale tritato.

Tra gli effetti collaterali più comuni compaiono generalmente: umore e percezione alterate, rilassamento, sintomi di psicosi,  ansia  estrema, confusione, paranoia, allucinazioni, comportamento violento, pensieri suicidari, battito cardiaco accelerato, aumento della pressione sanguigna, disorientamento, vomito, danni a carico dei reni e convulsioni.

Tali controindicazioni sono da attribuire principalmente alla potenza della marijuana sintetica: essa infatti contiene principi attivi e cannabinoidi sintetici analoghi al THC, che possono essere oltre 600 volte più potenti rispetto a quelli comunemente presenti nella cannabis. Non meno rilevante la presenza frequente di additivi sovente tossici così come di altre tipologie di sostanze stupefacenti, che contribuiscono a rendere la falsa erba, spesso particolarmente deleteria e dannosa.

Come riconoscere la marijuana sintetica

La Spice, specie negli Stati Uniti appare particolarmente accattivante ed attrattiva, complici le coloratissime confezioni che vedono protagonisti supereroi, personaggi dei cartoni animati e simpatiche emoticons. Economica e di facile reperibilità, la marijuana sintetica, molto più potente della cannabis, è di fatto tutt’altro che sicura. A differenza dell’erba buona, non si presenta sotto forma di  infiorescenze  ma di trinciato, spesso di colore marrone più o meno scuro o in forma simile ai CBD e-liquid pronta per essere svapata. Talvolta tali fiale vengono rese ancora più fuorvianti dall’etichettatura che riporta la denominazione di olio al CBD, quando in realtà contiene solo ed esclusivamente cannabinoidi di origine sintetica.

La marijuana sintetica nasce come una miscela di sostanze chimiche artificiali volte ad imitare il tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo della cannabis, le quali vengono vaporizzate sul materiale vegetale essiccato spesso di dubbia provenienza, per poi essere confezionato e commercializzato.

Risulta impossibile sapere esattamente quali sostanze chimiche sono effettivamente presenti in ogni pacchetto di materia vegetale, questo poiché proprio la marijuana di sintesi viene generalmente prodotta in laboratori clandestini presenti in Cina e in altri Paesi e introdotte clandestinamente negli Stati Uniti e solo successivamente in Europa: le “ricette” vengono ripetutamente variate e risulta pertanto difficile identificare cosa sia realmente presente e quali principi attivi si è in procinto di assumere. Fuorviante anche l’indicazione posta generalmente sulle confezioni quale "non destinato al consumo umano" e "non destinato a essere bruciato, fumato o incenerito” pur consapevoli che l’assuntore procede all’acquisto in virtù della medesima destinazione d’uso.

Identificare dunque la marijuana sintetica distinguendola dalla canapa sativa è relativamente semplice specie se si utilizzano al meglio gli organi di senso: la vista e l’olfatto prima di tutto. Se la cannabis viene venduta sotto forma di hashish o infiorescenze essiccate, il surrogato sintetico somiglia a trinciato misto, spesso poco omogeneo e uniforme, del tutto somigliante a un pot-pourri di erbe differenti. Allo stesso modo anche il naso può contribuire a fugare ogni dubbio. Nella marijuana sintetica sono presenti marcati sentori chimici, spesso sgradevoli ed eccessivamente affumicati percepiti anche al palato dove la sostanza appare amarognola e quasi spiacevolmente piccante. La vera cannabis appare invece umida e compatta e presenta un odore caratteristico e irriproducibile chimicamente, data la massiccia presenza di terpeni, responsabili delle caratteristiche aromatiche tipiche della canapa sativa o indica.

Oltre la marijuana sintetica: cosa sono i cannabinoidi sintetici

I cannabinoidi sintetici rientrano nella classe di molecole che si legano agli stessi recettori cannabinoidi che determinando gli effetti di THC e CBD. Comunemente vaporizzati sulla materia vegetale nascono fondamentalmente per evitare restrizioni legali correlate alla cannabis, dando vita a sostanze stupefacenti alternative che, sebbene di facile reperibilità, possono rivelarsi particolarmente dannose per l’organismo.

La maggior parte dei cannabinoidi sintetici sono da considerarsi agonisti dei recettori dei cannabinoidi: questo significa che sono stati concepiti per simulare in toto il THC o tentracannabidiolo,  cannabinoide  naturale che vede una forte affinità di legame con il recettore CB1, responsabile dei caratteristici effetti psicoattivi e psicotropi della marijuana. Tali analoghi sintetici presentando di fatto un’affinità di legame tale da determinare una potenza nettamente più elevata, percepita dagli stessi recettori CB1. Palpitazioni, paranoia, ansia, nausea, scarsa coordinazione, convulsioni, alterazioni della percezione e dell’umore sono solo alcune delle spiacevoli conseguenze date dall’assunzione. In casi gravi i cannabinoidi sintetici possono addirittura provocare il decesso, di frequente per arresto cardiaco. Meglio dunque evitare la chimica e puntare tutto sul “naturale”: la cannabis legale così come quella terapeutica non hanno mai provocato danni di alcun genere e mai come in questo caso, è importante utilizzare il buon senso evitando le sperimentazioni, le stesse che potrebbero altresì rivelarsi verosimilmente fatali. Un suggerimento prezioso? Piuttosto rollare una canna!