Sono numerose le ricerche scientifiche pronte a smentire l’opinione divenuta ormai un cliché, secondo la quale la cannabis e relativi principi attivi, inibirebbe le percezioni e gli stimoli sessuali, determinando un calo della libido. Al contrario chi risulta un assuntore abituale, avrebbe una vita sessuale il 20% più intensa e soddisfacente rispetto a chi invece non ne fa uso. Ad avvalorare tale ipotesi sono stati per primi i ricercatori della School of Medicine della Stanford University, mediante uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Sexual Medicine, e prontamente divulgato dal Guardian così come dai molteplici quotidiani diffusi in Gran Bretagna. Il dottor Michael Eisenberg, docente di Urologia all’Università di Stanford, tra gli autori della ricerca ha riscontrato come le donne che assumono cannabis sotto forma di spinelli con cadenza quotidiana, hanno mediamente 7,1 rapporti sessuali mensili contro i 6 messi in atto dalle donne che al contrario non ne fanno uso. Allo stesso modo gli uomini assuntori quotidiani di marijuana hanno in media 6,9 rapporti sessuali al mese contro i 5,6 di chi invece non ne fa uso alcuno.

Tali dati sono emersi da un’indagine che ha visto coinvolti oltre 50mila soggetti tra i 25 e i 45 anni, attuata dal 2002 al 2015 dal National Survey of Family Growth mediante un sondaggio sponsorizzato e promosso dal Center for Disease Control and Prevention, un’agenzia federale statunitense. In genere dunque, se si considera che mediamente una coppia ha rapporti sessuali una volta alla settimana, chi assume cannabis dispone di circa 20 rapporti sessuali in più nel corso dell’anno…. E non è poco, diciamocelo!

Alla luce di tali analisi, se in Gran Bretagna è tuttora illegale possedere, coltivare o vendere cannabis, negli USA la situazione è sicuramente più rosea: sono infatti 29 gli stati che consentono l’utilizzo di marijuana a scopo medico, 5 invece per uso ricreativo (Colorado, Oregon, Washington, Alaska e Nevada). Nel 2013 invece proprio l’Uruguay è stato il primo paese nel mondo a legalizzare l’assunzione, la vendita e la coltivazione di marijuana a scopo ricreativo. L’assunzione di cannabis rappresenta dunque una pratica che, sebbene appaia sempre più diffusa e tollerata, alla luce dei molteplici benefici che i principi attivi presenti, i cannabinoidi, sono in grado di apportare, risulta ancora piuttosto controversa.

La stessa ricerca attuata dall’Università di Stanford è ancora oggi, a distanza di anni, piuttosto controversa e dibattuta, analogamente agli effetti della cannabis circa la sfera sessuale. A contraddire quanto sostenuto dal dottor Eisenberg, l’italiano Andrea Militello, premiato come “miglior urologo/andrologo” nel 2018, pronto a sostenere come la cannabis sia in grado di determinare disfunzione erettile, provocando in casi gravi infertilità maschile. I cannabinoidi inibirebbero dunque le funzionalità spermatiche a carico dell’apparato genitale maschile, riducendo le capacità innate degli spermatozoi di fecondare gli ovuli femminili, in proporzione al dosaggio e alla frequenza di assunzione e analogamente la cannabis promuoverebbe il rischio di cancro alla vescica e alla prostata: tesi ancora tutte da dimostrare che ad oggi rappresentano semplici ipotesi basate su dati approssimativi e fortunatamente ancora non comprovati. A confermare o smentire tali supposizioni sarà sicuramente il tempo così come la ricerca che nel frattempo, continua ad operare per fornire casi studio concreti e quanto più veritieri possibile.

Migliorare le prestazioni sessuali grazie alla marijuana è possibile?

Quando si parla di sesso e rapporti sessuali, la cannabis suscita pareri e opinioni alquanto contrastanti. Spesso viene nominata come potente afrodisiaco, dai poteri quasi “mitici” in termini di libido o al contrario demonizzata poiché si sostiene che possa ridurre il numero di spermatozoi o contribuire a determinare disfunzione erettile ed eiaculazione precoce, tesi ancora tutte da dimostrare poiché, secondo quanto afferma Jordan Tishler, esperto di cannabis medica presso InhaleMD a Boston, eventuali problematiche legate alla sessualità non sarebbero esclusivamente attribuibili al consumo di cannabis bensì alla naturale predisposizione genetica del soggetto.

Quanto verificato ad oggi, è prevalentemente frutto di semplici sondaggi, che di fatto lasciano il tempo che trovano, questo poiché non forniscono dati certi e scientificamente comprovati. Partendo che la cannabis produce effetti positivi a carico di stati ansiosi, stress e depressione, è plausibile che possa migliorare anche l’aspetto sessuale, influenzando l’amplesso, tesi tuttavia ancora non verificata poiché le ricerche scientifiche in merito, sono ancora carenti e alquanto approssimative. Gli stessi sondaggi pongono precise domande ai soggetti presi in esame, i quali si limitano a fornire un’opinione basata su una personale e soggettiva esperienza diretta: i risultati che emergono appaiono pertanto limitati, fornendo si una correlazione tra cannabis e sessualità, ma non una connotazione certa, complice il fatto che sovente i partecipanti appaiono inevitabilmente influenzati dall’idea di raccontare di sé e del proprio background legato al consumo di marijuana.

Anche i pochi studi circa l’influenza che la cannabis può avere sulla sessualità sono stati basati prevalentemente sull’esperienza personale: uno studio pubblicato nel 1979 sul Journal of Clinical Psychology, ha visto protagonisti 84 studenti universitari, il 78% dei quali di sesso maschile, ai quali i ricercatori hanno chiesto quale ritenessero fosse la relazione tra cannabis e sesso. In particolare a coloro che avevano avuto un'esperienza diretta circa tale argomentazione, circa il 39%, è stato chiesto di rispondere considerando la propria soggettività. Sebbene tutti i partecipanti concordassero circa la possibilità che la cannabis potesse essere responsabile di un miglioramento nella sfera sessuale, solo gli assuntori esterni hanno constatato un aumento dell'intensità dell’orgasmo, considerando dunque la cannabis un vero e proprio afrodisiaco. Tuttavia tale studio è stato improntato solo su un esiguo numero di partecipanti, molti dei quali ancora giovani e unicamente maschi: non è chiaro pertanto quanto i risultati ottenuti possano riflettersi su una più ampia scala.

Un ulteriore studio pubblicato nel 1984 sul Journal of Sex Research, ha visto i ricercatori intervistare un campione di studenti, piuttosto che consegnare loro un sondaggio da compilare in autonomia: gran parte di essi ha riferito come la cannabis abbia influito positivamente su molteplici aspetti sessuali, evidenziando alcuni aspetti particolarmente interessanti: sebbene il 58% degli uomini intervistati abbia riferito un incremento della qualità degli orgasmi, solo il 32% delle donne ha confermato tale asserzione. Entrambi hanno comunque concordato un sistematico miglioramento nell’intesa col partner nel 50% degli uomini e 60% delle donne, un aumento della soddisfazione sessuale e del piacere nel 70% degli uomini e 76% delle donne, unitamente a un incremento delle percezioni tattili nel 59% degli uomini e 57% delle donne. Il 34% degli uomini ha invece affermato che la cannabis ha contribuito a stimolare le coccole, mentre il 56% delle donne ha dichiarato di averle fatte sotto effetto di marijuana. Tale intervista ha tuttavia coinvolto ancora una volta un numero di partecipanti poco rilevante, eccessivamente esiguo per determinarne l’effettiva veridicità con precisione.

Uno studio più recente, pubblicato nel 2017 sul Journal of Sexual Medicine, ha al contrario utilizzato i dati forniti da un sondaggio sulla crescita familiare, attuato su larga scala: i ricercatori in questo caso hanno correlato la frequenza segnalata dai partecipanti circa l’utilizzo di cannabis con quella relativa alla gli atti sessuali, evitando di chiedere loro come la vita sessuale potesse interagire con l’uso di sostanze stupefacenti. Si è dunque verificato come i soggetti che hanno riferito di utilizzare cannabis con cadenza settimanale, mensile o quotidiana, abbiano rapporti sessuali più frequenti rispetto a chi invece non ne fa uso. I risultati ottenuti, ancora una volta non sono in grado di rispondere efficacemente all’interrogativo legato alla correlazione tra cannabis e soddisfazione sessuale, questo poiché sebbene tale studio coinvolgesse un numero di partecipanti piuttosto significativo, il sondaggio preso in esame non era originariamente concepito per analizzare tale aspetto.

Sono moltissimi i prodotti a base di cannabis impiegati in ambito sessuale, primi tra tutti quelli dedicati alla lubrificazione e nonostante non vi siano ancora fondamenti di tipo scientifico che possano attestare con certezza quanto la canapa possa influire positivamente sul sesso, questa tendenza si presume coinvolgerà in maniera significativa sia la demografia che la politica. Molte infatti sono le testimonianze di soggetti che attribuiscono proprio ai lubrificanti alla cannabis, orgasmi più lunghi, intensi e appaganti, esperienze che contribuiscono a generare hype ma che scientificamente non hanno ancora trovato un reale fondamento.

Questo poiché non è dato conoscere per quali soggetti e in quali circostanze tale tipologia di prodotto possa risultare d’aiuto così come quali elementi presenti nelle formulazioni, possano concretamente fare la differenza. A suggerirlo è la ginecologa Melanie Bone che da anni ormai, prescrive marijuana terapeutica a pazienti donne che presentano bassi livelli di libido, affermando tuttavia che gli effetti a livello sessuale variano significativamente da soggetto a soggetto, e ciò non dipende dalla quantità di sostanza assunta. E’ tuttavia plausibile che assumere cannabis favorisca il rilassamento e predisponga a provare determinate sensazioni più facilmente, limitando eventuali freni inibitori, tesi avvalorata ulteriormente da una ricerca effettuata da Michele Baggio, economista dell’Università del Connecticut in collaborazione con Alberto Chong e David Simon che, a seguito dell’analisi di differenti set di dati, ha dimostrato come l’adozione di nuove leggi legate alla liberalizzazione della cannabis abbia comportato un incremento del tasso di natalità pari a circa 4 nascite 4 trimestre per ogni 10.000 donne in età fertile. Nuove leggi volte a favorire il consumo di marijuana medica, incoraggerebbero pratiche sessuali più libere, riducendo tuttavia l’utilizzo di preservativi, fattore determinante che comporta inevitabilmente un maggior numero di nascite. Non è certo dunque che il consumo di marijuana migliori il sesso, ma sta di fatto che le proprietà peculiari della cannabis possono sicuramente costituire un mezzo utile a rimuovere eventuali freni inibitori, vivendo la sessualità in maniera più serena e se vogliamo equilibrata.

Tutti i modi in cui la marijuana fa bene al sesso

Tutti i modi in cui la marijuana fa bene al sesso

Se di fatto la cannabis risulta nota per i particolari effetti dati da CBD e THC in grado di rilassare, euforizzare e placare stati d’ansia, insonnia e depressione, le peculiarità tipiche dell’erba non si fermano certo qui, e possono conferire piacevoli esperienze anche sotto l’aspetto della sessualità, influenzando significativamente il piacere provato durante l’amplesso. Ecco dunque quali sono le potenzialità della cannabis strettamente correlata al sesso:

Aumenta il desiderio

Uno studio approfondito promosso dall’Archives of Sexual Behavior ha analizzato come l’assunzione di alcool così come di cannabis possa influenzare il sesso: moltissimi soggetti presi in esame hanno infatti raccontato di voler ripetere più volte il rapporto sessuale, grazie al piacere provato la prima volta e amplificato proprio dai principi attivi.

Stimola l’area genitale femminile

In commercio negli Stati Uniti, è già presente un particolare lubrificante a base di cannabis chiamato Foria Pleasure, totalmente legale e costituito da olio di THC, lo stesso che provoca comunemente la classica sensazione di sballo. Tale percezione verrebbe dunque riflessa sulla vagina, conferendo un piacere unico, del tutto simile a un abbraccio caldo e sensuale, particolarmente stimolante.

Potrebbe favorire l’eccitazione

Riportato dal New York Magazine e risaputo fin dall’antichità, la cannabis potrebbe avere notevoli proprietà afrodisiache. A confermare tale supposizione è Lester Grinspoon, docente ormai in pensione della

Harvard Medical School e conosciuto come il nonno della moderna ricerca sulla cannabis terapeutica, sostiene che proprio l’erba aiuti a migliorare una notevole varietà di esperienze tra cui compare ovviamente anche il sesso, definendolo a seguito dell’assunzione di cannabis, del tutto simile al sesso praticato in vacanza o comunque in condizioni di relax.

Intensifica l’orgasmo sia maschile che femminile

Sono molteplici le testimonianze di giovani americani che hanno confermato come la cannabis intensifichi l’orgasmo, prolungandone la durata nelle donne, e la resistenza nei soggetti maschili. Tuttavia non è da escludere, come suggerisce Justin Lemiller su Playboy, che negli uomini la cannabis in realtà alteri semplicemente la percezione del tempo, facendo dunque pensare a una maggiore durata dell’amplesso, in realtà immutata, ma differente se avvertita da sobri.

Stimola l’appetito…non solo sessuale

Il consumo di cannabis stimola l’appetito e con esso anche quello sessuale: la fame chimica compare tra gli effetti collaterali più noti e, cosa c’è di meglio che assaporare un gustoso spuntino tra le lenzuola, dimenticandosi dei basilari pranzo e cena, poiché sostituiti dal pasto più romantico della giornata? Il consumo di cibo stimola la fantasia, amplificando inevitabilmente il piacere di coppia.

Potrebbe stimolare l’attrazione verso persone che di norma non attraggono

La marijuana potrebbe altresì stimolare l’attrazione verso persone che comunemente non attraggono. Alcuni tra i partecipanti a uno studio qualitativo condotto sulla correlazione tra erba e sesso, hanno affermato di trovare i propri partner più attraenti a seguito dell’assunzione. Allo stesso modo altri soggetti hanno dichiarato che, sotto effetto di cannabis hanno provato attrazione verso soggetti che comunemente non li avevano mai attratti in precedenza.

Nelle donne potrebbe ridurre la concentrazione rendendo difficile l’orgasmo

Essere sotto l’effetto di erba potrebbe altresì rendere difficoltoso il raggiungimento dell’orgasmo, in particolar modo per le donne che, secondo quanto dichiarato da un campione interrogato in uno studio condotto dall’Archives of Sexual Behavior avrebbero dichiarato di faticare così tanto nel concentrarsi sull’amplesso, da non riuscire nemmeno a raggiungere l’orgasmo.

Ridurrebbe la naturale lubrificazione

La cannabis pone tra i principali effetti collaterali, una caratteristica secchezza delle fauci: in virtù di tale fattore l’assunzione di erba potrebbe potenzialmente rendere difficoltosa la naturale lubrificazione a carico dell’apparato genitale femminile, provocando secchezza e un fastidio tale da ridurre sensibilmente il piacere durante il rapporto.

In dosi elevate produce sonnolenza

L’assunzione di cannabis in dosi particolarmente elevate potrebbe sessualmente determinare tutt’altro che gli effetti sperati. Chelsea Cebara, docente presso molteplici seminari tenutisi a Seattle, in un’intervista per ThrillIst ha dichiarato che quantità troppo elevate di principi attivi potrebbero risultare deleteri per la vita sessuale stimolandola negativamente proprio a causa della sonnolenza indotta dalla marijuana assunta poco prima del rapporto.

Marijuana e disfunzione erettile: facciamo chiarezza

Sono ancora molti dunque i dubbi legati al consumo di marijuana ed eventuali problematiche ad essa attribuibili per quanto concerne la relativa correlazione col sesso. Numerosi studi attuati su scale di riferimento piuttosto limitate, contemplano la possibilità che un consumo eccessivo di cannabis a scopo ricreativo comporti disfunzione erettile. Tuttavia una successiva analisi attuata nel 2018 afferma che non sussistono di fatto prove sufficienti a confermare scientificamente tale tesi. È tuttavia possibile identificare come alcuni tra gli effetti dati dal THC, potrebbero in qualche modo comportare la disfunzione, incrementando i fattori di rischio qualora la cannabis venga assunta unitamente al tabacco. Questo elemento limita infatti il flusso sanguigno ed è proprio in virtù di tale motivazione che fumare abitualmente sigarette, può determinare con maggiore facilità disturbi legati all’erezione maschile.

I recettori dei cannabinoidi sono presenti nel tessuto muscolare liscio che costituisce il pene ed è plausibile, nonostante manchino studi scientifici accreditati a riguardo, che sia proprio il THC a limitarne le funzionalità. motivo, in teoria è possibile che il THC comprometta la funzione del pene e ciò può portare alla disfunzione erettile. Tuttavia, mancano prove. Secondo il National Institute on Drug Abuse, la marijuana, complice la caratteristica azione psicoattiva ed eventuali effetti collaterali quali sonnolenza e rallentamento delle reazioni corporee, potrebbe altresì provocare un calo della libido.

Allo stesso modo i Centers for Disease Control and Prevention hanno avuto modo di stabilire, attraverso molteplici ricerche, come la marijuana influenzi il sistema circolatorio, determinando un aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca: un assuntore abituale di cannabis detiene maggiori probabilità di incorrere in tali effetti, incrementando il rischio di sviluppare una disfunzione erettile.

Sono ancora poche tuttavia le prove in grado di avvalorare concretamente tale ipotesi e allo stato attuale, almeno uno studio non ha riscontrato in alcun modo differenze significative tra soggetti assuntori e non fumatori.

Conclusioni: l’erba fa bene al sesso?

L'educatrice sessuale californiana Ashley Manta ha studiato negli ultimi anni come la cannabis favorisca le distrazioni, riducendo sensibilmente lo stress: ecco che rilassamento, sensazione di euforia, una maggiore sensibilità al tatto possono sicuramente giovare quando si parla di sesso.

Tuttavia è necessario equilibrio e buon senso, questo poiché come trattato dal The Global News, gli eccessi possono inevitabilmente pregiudicare la sessualità comportando una sorta di vera e propria sedazione, accompagnata da paranoia, sonnolenza, mancata attenzione verso il partner e in casi particolarmente significativi, disfunzione erettile, tesi avvalorata anche dal dott. Jordan Tishler. Il dosaggio dunque è assolutamente basilare e non deve mai risultare eccessivo.

Ashley Manta suggerisce la teoria dei microdosaggi, ovvero l’assumere piccole quantità di cannabis che non consentano di avvertire alcun high. Suggeriti in questo caso gli edibles, così come un massimo di 1- 2,5 mg di principi attivi da assumere prima dell’amplesso. Solo così il rapporto di coppia apparirà ancor più soddisfacente, piacevole e rilassato. Sebbene non esistano dunque studi accreditati e concreti che possano determinare vantaggi e svantaggi dati dal consumo di cannabis, strettamente correlati alla sessualità, è importante fare uso di marijuana con moderazione, senza cedere agli abusi. Come per ogni cosa infatti, il “troppo”, non comporta mai un’esperienza positiva come quanto sperato.