Quando si parla di effetti della cannabis sarebbe opportuno prima di tutto fare una distinzione tra i vari elementi che possono influire in maniera significativa sulle reazioni che tale sostanza comporta sull’organismo. Tra questi compaiono ad esempio le modalità d’utilizzo, terapeutiche o ricreative, così come il tipo di sostanza assunta e la concentrazione di cannabinoidi ivi presente. Notevole è infatti la differenza tra marijuana convenzionale e canapa light, depotenziata dei principi attivi psicotropi e psicoattivi quali il THC. Tali fattori, seppur apparentemente banali, contribuiscono dunque a determinare benefici differenti a carico dell’organismo ed è esattamente per questo motivo che abbiamo pensato di realizzare una breve guida sull’argomento: ecco dunque i principali benefici della cannabis e quelli che possono esserne i potenziali effetti collaterali.

I principali benefici della cannabis

Grazie all’introduzione della Legge 242 del 2 dicembre 2016 è stato stabilito che l’assunzione di tutte le varietà di marijuana depotenziate, private cioè del contenuto di THC comunque tollerato entro limiti ben definiti, è totalmente legale anche in Italia. Proprio la legalizzazione della cannabis rappresenta un enorme passo avanti volto alla completa assoluzione di una specie botanica, quale la canapa sativa, dagli innumerevoli benefici, impiegata con successo in ambito terapeutico e medico in sostituzione delle cosiddette terapie convenzionali.

La cannabis terapeutica in modo particolare, ad elevato contenuto di CBD trova ampia applicazione nel trattamento di ansia, stress, stati depressivi e problematiche legate al sonno, complice il marcato effetto rilassante e distensivo. La marijuana legale svolge inoltre un’azione antiossidante e anti-infiammatoria, questo grazie alla presenza dell’endocannabinoide CB1 che nel corso degli ultimi anni, si è scoperto ricoprire un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso, svolgendo una funzione neuroprotettiva e determinando effetti quali, euforizzante, antispastico, ipotensivo, analgesico e antiossidante. Elevato soprattutto il potere analgesico poiché proprio il CBD impedirebbe all’organismo di

assorbire l’anandamide, composto associato alla ricezione del dolore: in presenza dunque di dolore cronico dato da emicrania, sclerosi multipla e dolori reumatici, il cannabidiolo rappresenta una valida alternativa ai farmaci analgesici convenzionali. In ultimo, ma non certo meno importante, l’effetto anticonvulsivante della marijuana legale così come anti-cancro, entrambi benefici oggetto di studio e di notevole interesse scientifico.

Gli effetti benefici del CBD

Il CBD o cannabidiolo è un cannabinoide sottoposto alla nota controparte psicoattiva, il THC o tetracannabidiolo, che può essere facilmente definito come un “metabolita della cannabis”: ha pertanto la capacità di essere assimilato dall’organismo in maniera piuttosto rapida e immediata. Tale principio attivo non svolge alcuna azione psicotropa, questo significa che non presenta alcun effetto euforizzante a carico del cervello. Proprio il CBD è da anni al centro della ricerca scientifica che ne ha ampiamente riconosciuto i relativi e innumerevoli benefici per la salute sia fisica che mentale.

Tra questi spicca l’azione proapoptotica e antiproliferativa che determina l’inibizione della proliferazione delle cellule tumorali. A dimostrarlo, uno studio attuato nel 2006 e pubblicato sulla rivista Journal of Pharmacology Experimental Therapeutics e condotto da un team di ricercatori dell’University of East Anglia grazie al quale è stato evidenziato il meccanismo cellulare attraverso il quale il cannabidiolo sembrerebbe indurre in modo spontaneo la morte delle cellule tumorali a carico del seno. Tra i benefici dati dall’assunzione di marijuana light compare la sua caratteristica azione analgesica: numerose ricerche hanno infatti dimostrato infatti come i cannabinoidi possano risultare efficaci nel trattamento del dolore, inibendo la trasmissione neuronale nei percorsi dolorosi. In virtù del suo ruolo di anti-infiammatorio naturale, il cannabidiolo viene ampiamente utilizzato nel trattamento di disturbi infiammatori e autoimmuni. Ad oggi CBD ricopre un ruolo di rilievo anche nel trattamento dei disturbi legati alla schizofrenia. La ricerca mostra infatti come il CBD riesca a caratterizzare una spiccata azione antipsicotica sebbene risulti ancora ignoto il meccanismo d’azione. Nel corso degli ultimi anni numerosi studi hanno appurato altresì l’effetto ansiolitico del CBD: sarebbe infatti in grado di ridurre l’ansia e gli attacchi di panico nei pazienti colpiti da disturbo d’ansia sociale, arginando con successo anche il disturbo ossessivo compulsivo, così come il disturbo da stress post-traumatico. Ma gli effetti del cannabidiolo non si concludono qui. Il CBD presenta numerosi vantaggi anche nel trattamento dell’epilessia, specie se resistente alle terapie farmacologiche e nei bambini. Risulta un valido aiuto anche per quanto riguarda le malattie neurodegenerative: il noto cannabinoide sarebbe infatti in grado di impedire gli effetti tossici del neuro glutammato e delle specie di ossigeno radicale (ROS) presenti nel cervello, arginando la morte delle cellule cerebrali. Svolge inoltre un’azione antiossidante più evidente anche rispetto alla Vitamina C ed E, rendendosi in questo modo una potenziale terapia d’urto nel trattamento di patologie quali l’Alzheimer e il Parkinson. Noti anche gli effetti benefici del CBD in qualità di antinausea e antiemetico, specie nei pazienti colpiti da disturbi alimentari o patologie che comportano una sostanziale perdita dell’appetito quali AIDS e HIV. Numerosi studi scientifici ne avrebbero inoltre dimostrato anche la capacità di ridurre l’incidenza del diabete, limitando in maniera significativa il livello di insulina e gli eccessivi livelli di glucosio nel sangue. Rappresenta una valida terapia alternativa nel trattamento della sclerosi multipla, questo poiché proprio il cannabidiolo, unito al THC o tetracannabidiolo, sembrerebbe mostrare la propria efficacia soprattutto durante la fase di trattamento della contrazione muscolare, del dolore, dei disturbi del sonno e dell’incontinenza urinaria nei soggetti colpiti da tale patologia autoimmune grave. Grazie al marcato e significativo effetto anti-infiammatorio, la marijuana terapeutica reca sollievo dal dolore legato alle articolazioni in presenza di artrite reumatoide, migliorando la mobilità e arginando lo stato infiammatorio. In ultimo, ma non certo in ordine di importanza, l’assunzione di cannabis legale aiuta a migliorare la qualità del sonno nei soggetti colpiti da insonnia cronica, rendendo marginali anche molteplici patologie cutanee quali acne e psoriasi. Anche i soggetti colpiti da depressione possono trarre benefici dal cannabidiolo, questo in virtù del noto e conclamato potere rilassante e calmante, qualora sussistano manifestazioni di notevole entità.

I benefici della marijuana legale contro ansia, stress, depressione

La cannabis è dunque a tutti gli effetti una pianta che, come suggerisce la ricerca scientifica, se assunta a dosaggi ridotti tramite tisane, decotti o preparati destinati alla vaporizzazione, determina effetti benefici contro ansia, depressione e stress. A dimostrarlo sono stati gli scienziati dell’Università di Washington attraverso uno studio pubblicato sul Journal of Affective Disorders nel 2018, che hanno osservato le reazioni di circa 1400 pazienti che utilizzavano marijuana terapeutica nel trattamento dei tre disturbi sopra citati, ai quali è stato chiesto di quantificare l’entità delle relative sintomatologie su una scala da 1 a 10. Attraverso l’utilizzo di una particolare app chiamata Stainprint e impiegata generalmente per tenere traccia degli usi medici e dell’entità dei sintomi in 280 malattie diverse, i ricercatori sono così giunti a risultati piuttosto sorprendenti: a seguito dell’assunzione di cannabis i pazienti percepivano una riduzione del 50% della depressione e del 58% di ansia e stress grazie a dosaggi di CBDin concentrazione superiore al 9% e THC a meno del 5,5%, un dato che, secondo gli autori della ricerca, avvalorerebbe la tesi legata all’efficacia del “microdosaggio” di tale sostanza. Differente invece l’effetto della cannabis in presenza di stress, i cui sintomi sono risultati arginati elevando sensibilmente il dosaggio: in questo caso è risultata necessaria marijuana con concentrazione di CBD superiore all’11% e THC al 26%.

Vale comunque la pena sottolineare come, al contrario dell’utilizzo di cannabis, i farmaci antidepressivi e ansiolitici, pur sortendo effetti benefici a breve termine, possono comportare una maggiore vulnerabilità alla ricaduta dopo l’interruzione della terapia, se quest’ultima è stata prolungata a lungo. Sono dunque necessari ulteriori approfondimenti volti a comprendere se la cannabis possa ridurre realmente le sintomatologie legate ad ansia, insonnia e stress anche sul lungo periodo o se di fatto tale sostanza serva unicamente per tamponarle solo in maniera temporanea.

Benefici terapeutici della cannabis

Benefici terapeutici della cannabis

La cannabis terapeutica, come stabilito dal Ministero della Salute, è attualmente impiegata con successo come terapia alternativa volta ad alleviare manifestazioni ed effetti legati a specifiche patologie, laddove i trattamenti medici convenzionali non sortiscano gli effetti desiderati. La marijuana terapeutica trova ad oggi ampio impiego nel trattamento delle manifestazioni spastiche e dolorose provocate dalla sclerosi multipla così come da lesioni a carico del midollo spinale, dove gli stessi cannabinoidi rappresentano un valido aiuto nell’alleviare gli stati dolorosi particolarmente intensi. Particolarmente noti i benefici riscontrati anche nei pazienti sottoposti a chemio e radioterapia o a terapie per l’HIV, questo poiché proprio il CBD associato al THC, determina spiccata azione anticinetosica e antiemetica, riducendo in questo modo nausea e vomito. La cannabis terapeutica rappresenta un valido aiuto anche per soggetti affetti da tumore, dove sembrerebbe rivelarsi particolarmente efficace anche l’olio di cannabis, cachessia, anoressia o HIV. Favorisce inoltre l’appetito promuovendo l’aumento del peso, necessario a mantenere il paziente in buone condizioni, compatibilmente con la patologia di cui è affetto. Permette poi di ridurre efficacemente anche pressione intraoculare nel glaucoma in virtù dell’effetto ipotensivo dato dalla sostanza, preservando la retina: questo avviene grazie alle proprietà neuroprotettive tipicamente attribuite al cannabidiolo. La cannabis terapeutica infine impiegata anche nel trattamento della sindrome di Gilles de la Tourette dove in questo caso aiuta a ridurre la presenza di tic nervosi e a controllare in modo ottimale i movimenti involontari facciali e del corpo.

L’uso terapeutico della cannabis in Italia

Dalla fine del 2017 anche in Italia è possibile avvalersi delle terapie alternative a base di cannabis terapeutica per curare specifiche patologie stabilite dal Ministero della Salute, per le quali i trattamenti farmacologici convenzionali non hanno sortito gli effetti sperati. L’iter per poter beneficiare dell’uso terapeutico della cannabis resta tuttavia ancora piuttosto complesso, complice una burocrazia eccessiva e spesso ostica da seguire. Una volta diagnosticato il disturbo, è necessario recarsi da uno specialista, richiedendo un piano terapeutico. Quest’ultimo può essere sottoscritto dalla ASL, che è tenuta a farsi carico delle spese relative alle cure e a fornirle al paziente. In alternativa, ottenuto il piano terapeutico, è possibile recarsi da specialisti o medici di base al fine di farsi prescrivere una regolare ricetta medica che andrà presentata nelle farmacie galeniche che forniscono cannabis terapeutica. Si tratta di un percorso tuttavia irto di non poche difficoltà, che nella maggior parte dei casi porta il paziente a ottenere i farmaci mediante ricetta, facendosi personalmente carico delle spese.

Ad oggi i principali farmaci a base di cannabis terapeutica sono complessivamente 5, ognuno dei quali contiene una percentuale differente delle diverse molecole attive, impiegati principalmente per il controllo di nausea, vomito, appetito nei pazienti sottoposti a radio e chemioterapia. Un utilizzo perfettamente documentato dalla letteratura scientifica a cui vanno ad affiancarsi alcuni studi legati ai vantaggi dell’utilizzo della cannabis nel controllo del dolore cronico. Da menzionare in ultimo anche il farmaco Sativex a base di cannabis, impiegato con successo nel controllo degli spasmi muscolari nelle persone affette da sclerosi multipla.

Potenziali effetti collaterali o dannosi della cannabis

L’assunzione di cannabis mediante una semplice canna in genere non presenta particolari controindicazioni. Tuttavia occorre prestare particolare attenzione ai dosaggi poiché è facile incorrere in spiacevoli effetti collaterali, che in genere tendono a giungere alla risoluzione, semplicemente sospendendo l’assunzione della sostanza. Possono essere di carattere psichico, e in questo caso tendono a manifestarsi sotto forma di sedazione, euforia, riduzione della memoria, disforia, paura di morire, sensazione di perdere il controllo, alterata percezione del tempo e dello spazio, depressione, allucinazioni. Più frequenti sono invece gli effetti collaterali fisici tra cui compaiono secchezza delle fauci, disturbi del movimento, debolezza muscolare, scarsa articolazione della parola, aumento della frequenza cardiaca, riduzione della pressione arteriosa e capogiri. Rari effetti collaterali sono nausea e cefalea. Come si suol dire in questi casi, “la virtù sta nel giusto mezzo”: meglio dunque non abusare di marijuana ma farne piuttosto un uso consapevole e dettato dal buonsenso.