Afgano, Nepalese, Libanese, Marocchino, Kashmiri: sono solo alcune delle innumerevoli varietà di hashish ad oggi particolarmente apprezzate dagli assuntori abituali di cannabis, gli stessi che prediligono un derivato di qualità in grado di comportare marcati stimoli fisici e cerebrali in funzione dell’elevata concentrazione di cannabinoidi THC e CBD in esso contenuti. Molteplici sono le differenze che intercorrono tra le principali varietà di hashish: colore, odore, consistenza, presenza massiccia di terpeni, effetti e metodologie produttive legate a come fare l’hashish, spesso prettamente manuali che traggono origine da tradizioni che si perdono nella notte dei tempi, così come le aree di provenienza che contribuiscono ad attribuire all’hashish peculiarità proprie e assolutamente uniche, facilmente percepibili da chi è solito assumere tale pregiato derivato quotidianamente. In questo articolo tratteremo nello specifico proprio le principali varietà di fumo, elencandone caratteristiche, effetti collaterali e proprietà.

Afgano

Afgano

L'hashish afgano viene in genere prodotto nell’intero territorio dell’Afghanistan sebbene le migliori varietà provengano dalle province nordiche poste tra la catena montuosa Hindu Kush e in prossimità del confine russo quali ad esempio Balkh e Mazar-i-Sharif.

L’hashish afgano viene tradizionalmente prodotto dalla varietà di cannabis indica mediante metodi manuali tradizionali che sovente prevedono l’integrazione di modeste quantità di acqua e tè, utili a migliorarne la consistenza. Lavorato fino a divenire una pasta malleabile ed elastica, viene poi composto in sfere o panette, marchiate con lo stemma relativo alla famiglia o organizzazione che lo ha prodotto. Esso appare di colore scuro, verdastro o marrone, particolarmente aromatico e intenso. L’odore e il sapore risultano piccanti, caratteristica che si percepisce e permane a lungo in gola durante l’assunzione. Caratteristici anche gli effetti prevalentemente fisici e decisamente marcati che tuttavia tendono a comparire piuttosto lentamente. Degna di nota la massiccia concentrazione di THC che può variare da 1,7% al 6,5%: è fondamentale per questo l’utilizzo moderato proprio al fine di evitare spiacevoli effetti collaterali.

Kashmiri

Kashmiri

L’hashish Kashmiri viene prodotto nel Kashmir, regione dell’India nonché unica area musulmana dove il fumo viene ancora prodotto attraverso l’antico metodo manuale impiegato anche in Afghanistan e Nepal. Si presenta di colore nero esternamente, complice l’ossidazione dovuta all’esposizione alla luce mentre all’interno appare marrone/verdastro. Come l’afgano, presenta un odore marcatamente aromatico e piccante, deciso e gradevole in gola ma al contempo piuttosto delicato. Dalla consistenza malleabile ma più compatta rispetto al fumo afgano, spesso viene implementato di olii naturali in modo da renderlo facilmente lavorabile. L’effetto durante l’assunzione appare forte e prevalentemente fisico in virtù di una concentrazione di THC estremamente elevata, attestata intorno al 10/12%. La varietà di hashish Kashmiri tuttavia in Europa è piuttosto rara: non è pertanto particolarmente facile riuscire a reperirla.

Libanese

Libanese

Le coltivazioni di canapa sativa più estese si trovano prevalentemente nelle aree di Baalbek e della Bekaa in Libano: qui viene prodotto proprio l’hashish libanese esattamente come in Marocco. Come viene fatto l’hashish? Le infiorescenze vengono poste con attenzione al di sopra di sottili panni in seta o su appositi setacci fini, mediante i quali il polline viene raccolto e pressato. Viene da sé che più la trama risulterà fine, maggiore apparirà la qualità del prodotto finale. Dopo essere stato immagazzinato all’interno di sacchetti in plastica da circa 35kg, il polline o kief, viene sottoposto a una forte pressione, componendo panette solitamente da 100, 200 o 1000g, pronte per essere poste in commercio.

Due sono le tipologie di hashish libanese tra le più comuni: il cosiddetto Libanese Giallo, di colore bruno, rosso o giallastro simile al Marocco e il Libanese Rosso, ottenuto da infiorescenze più mature.

L’odore in entrambi i casi è particolarmente piccante, speziato, aromatico e rifrescante mentre il gusto, estremamente speziato, permane in gola in modo deciso. La consistenza dell’hashish libanese è generalmente morbida ma non particolarmente elastica, sebbene al taglio si percepisca facilmente la presenza massiccia di resina di cannabis. L’effetto, se comparato alle altre varietà di hashish a disposizione, è piuttosto cerebrale, per quanto appaia comunque estremamente pesante anche sotto l’aspetto fisico: il Libanese Giallo in particolare, tende a produrre un high maggiormente cerebrale rispetto al Libanese Rosso che al contrario contiene maggiori quantità di CBN rispetto al THC che può invece variare dall’1,0% al 18%. Nonostante il Libanese sia la terza tipologia di fumo più conosciuta in Europa, vede una disponibilità piuttosto limitata: è facile incappare in hashish di qualità scadente, piuttosto asciutto e poco efficace. Il migliore in ogni caso è ritenuto il cosiddetto EL Kolch dello Zahret.

Charas

Charas

In India viene prodotto il cosiddetto Charas, un hashish ottenuto mediante lo sfregamento fra le mani delle infiorescenze di cannabis: la resina ottenuta viene poi compattata in sfere di colore scuro/nero sulla superficie esterna, dovuta all’esposizione alla luce e che internamente appaiono di una tonalità marrone scuro/verdastra. Il Charas viene denominato “Jungla” se costituito da resina di cannabis ottenuta dalla lavorazione di piante selvatiche o in alternativa “Baghija" se quest’ultima deriva invece dalla lavorazione di piante coltivate. L’odore appare marcatamente piccante mentre l’aroma, così come il gusto, si distingue per la caratteristica dolcezza. La consistenza è malleabile ma piuttosto granulosa e poco raffinata che rende necessaria una conservazione appropriata. Si tratta di un derivato particolarmente potente, dagli effetti cerebrali intensi e persistenti dovuti all’elevato contenuto di THC in concentrazioni tra il 10 e il 26%.

La sua disponibilità in Europa è particolarmente rara ed è difficile reperirne ingenti quantità: gran parte di questo hashish viene infatti importato dai viaggiatori che rientrano dall’India.

Manali

Manali

Il Manali, anch’esso tipico dell’India e della regione dell’Himalaya, viene prodotto a mano mediante lo sfregamento delle infiorescenze femminili. Di colore nero, marrone scuro o verdastro, presenta un odore particolare e piuttosto dolce che ricorda l’erba legale. Il gusto è gradevole, persistente e leggermente più acre rispetto all’odore. La consistenza è originariamente morbida e malleabile ma tale hashish tende ad indurirsi invecchiando, assumendo un aspetto granuloso. L’effetto che è in grado di conferire è prevalentemente fisico e pesante: se utilizzato fresco appare particolarmente potente, ma invecchiando perde inevitabilmente la sua intensità. Raro in Europa, è facile reperirlo vecchio e spesso di scarsa qualità.

Marocchino

Marocchino

In Marocco la cannabis sativa viene prevalentemente coltivata nelle regioni nordiche, in particolare nella nota provincia di Ketama. L’hashish marocchino appare di colore verdastro/marrone, tonalità attribuita rapida crescita delle piante che in questo modo si mantengono di un bel verde vivo fino al momento della raccolta. L’odore dell’hashish marocchino è intenso, aromatico e speziato. Assenti le note piccanti se comparato ad altre varietà, determinando per questo un gusto delicato, particolarmente gradevole e morbido in gola. Di consistenza variabile, da malleabile, sebbene di scarsa qualità, a piuttosto duro e corposo, il Marocco viene venduto in panette da 200 o 250g. Comparato ad altre varietà di hashish, produce un high cerebrale ed attivo: particolarmente potente, specie se di elevata qualità, tende a risultare meno efficace se invecchiato, mantenendo concentrazioni di THC decisamente modeste: da 0,9% al 10%. Il più comune sul mercato europeo, assume nomenclature differenti quali Campione, Melange, Premier, zero, Zero-Zero, Sputnik e ancora polline o “cioccolato”. Tuttavia nomi differenti non ne influenzano in alcun modo la reale qualità.

Nepalese

Nepalese

In Nepal viene prodotto il cosiddetto hashish nepalese, in particolar modo nei distretti di Rukum, Dolpa, Rolpa, Salyan e Pyuthun. Qui la resina di cannabis viene estratta mediante sfregamento delle infiorescenze tra le mani, per poi compattarla successivamente in piccole sfere. Il fumo si presenta di colore nero o marrone scuro, l’aroma è particolarmente intenso e piccante, sebbene piuttosto dolciastro. Profumatissimo se viene spezzato, presenta un gusto altamente dolce e aromatico, delicato in gola, seppur marcato e persistente. Solitamente più compatto dell’afgano, risulta facilmente malleabile al solo contatto con le mani. Gli effetti sono marcati e prettamente fisici rendendo tale derivato estremamente potente in virtù di concentrazioni di THC tra l’11% e il 15%. Considerato tra i migliori hashish esistenti, in Europa risulta particolarmente raro e costoso.

Olandese

Olandese

L’hashish olandese è prodotto dalla lavorazione delle piante di cannabis sativa coltivate nei Paesi Bassi: in questo caso la metodologia produttiva può variare notevolmente. La maggior parte viene prodotta mediante setacciatura, come avviene in Marocco, sebbene spesso venga utilizzato il metodo manuale tipico dell’afgano. Il colore è in linea generica verdastro ma suscettibile alla varietà di marijuana impiegata e relativa genetica. L’odore è del tutto simile all’erba buona e la consistenza appare piuttosto particolare: facilmente malleabile ma granulosa e morbida, dovuta alla pressatura spesso effettuata in modo scorretto. Nel corso degli anni tale operazione è stata comunque perfezionata, pressando vigorosamente le infiorescenze femminili e determinando così un prodotto costituito da cristalli di THC a costituire un blocco solido sebbene polveroso. Attivo e cerebrale in funzione della varietà di cannabis impiegata, l’hashish olandese è ritenuto piuttosto potente con concentrazioni di THC che possono raggiungere il 59%. Al di fuori dei Paesi Bassi, la reperibilità in Europa è purtroppo estremamente ridotta.

Pakistano

Pakistano

In Pakistan, il migliore hashish viene prodotto prevalentemente nelle regioni di Chitral e Swat, sebbene ad oggi molte delle coltivazioni di canapa originarie siano state riconvertite all’oppio. L’hashish pakistano è comunque molto simile a quello afgano: esternamente di colore nero, internamente marrone scuro o verdastro, presenta un odore aromatico e piuttosto piccante, caratteristiche che si riflettono su gusto, persistente e marcato in gola. La sua consistenza è morbida, plastica e malleabile e gli effetti dati dall’assunzione sono marcatamente fisici, quasi narcotici, anche in questo caso simili a quelli provocati dal fumo afgano. Estremamente potente dunque, purché fresco, con concentrazioni di THC tra il 2,4% e il 15%.

Turco

Turco

Originario della Turchia, l’hashish turco viene prodotto seguendo le medesime metodologie utilizzate in Marocco dove la resina viene pressata, una volta setacciate le infiorescenze. Anche in questo caso il colore è generalmente verde/marrone scuro accompagnato da un odore piuttosto piccante e speziato e da un gusto morbido e rotondo, piuttosto delicato. La consistenza è particolarmente dura e resistente mentre gli effetti sono prettamente cerebrali. Raramente appare molto potente in virtù di una concentrazione di THC piuttosto limitata: dal 3,5% all’8,8%. Una curiosità? L’hashish turco è facilmente riconoscibile dal rumore caratteristico provocato dalla rottura della lastra che ne definisce il confezionamento.

Come riconoscere l’hashish di qualità

Sono molteplici i fattori che permettono di riconoscere facilmente un hashish di buona qualità, primi tra tutti l’aspetto, il colore e la caratteristica consistenza: normalmente l’hashish si presenta di colore marrone, spesso tendente al giallognolo se costituito da polline ottenuto per mezzo della setacciatura, accompagnato da una grana sabbiosa e irregolare. Se derivato da metodi che prevedono invece la strofinatura al fine di ottenere elevate quantità di resina di cannabis, la sfumatura caratteristica in genere appare nera o marrone scuro analogamente agli hashish maggiormente pressati, lucidi in superficie e più chiari all’interno. Al contrario dell’hashish, il charas deve invece apparire liscio e nero, al tatto particolarmente appiccicoso: all’interno dovrebbe invece mostrare sfumature marrone chiaro e tonalità verdastre. Importante per riconoscere hashish di qualità è anche e soprattutto la consistenza: tale derivato deve risultare, nel caso del charas, morbido, malleabile e appiccicoso. Resta tra i metodi più utili per vagliare la qualità effettiva dell’hashish, il proverbiale “test delle bolle”: basta semplicemente sottoporre alla fiamma, una piccola porzione di fumo e valutare se il materiale inizia a friggere. Se si verifica tale condizione, si ha di fronte una resina di cannabis di elevata qualità, diversamente, un prodotto tagliato mediante l’impiego di additivi di derivazione naturale o chimica.