È solo di qualche giorno fa la notizia che ha scosso positivamente il nostro Paese e che ha annunciato che a breve la cannabis per uso terapeutico sarà gratis in tutta la Sicilia, sulla scia delle regioni italiane che già da tempo prevedono l’erogazione di farmaci a base di cannabis da parte delle aziende ospedaliere e a carico del Sistema Sanitario Nazionale. A prevederlo è un decreto firmato dall’Assessore alla Sanità, Ruggero Razza e che permetterà di fornire tale preparazione galenica in forma gratuita a tutti i pazienti colpiti da dolore cronico e neuropatico e da sclerosi multipla, i quali avranno l’opportunità di rivolgersi alle strutture pubbliche poiché a farsi carico delle spese sarà la stessa Regione Sicilia.

Come avviene nelle altre Regioni d’Italia, tuttavia anche in Sicilia il decreto impone che a prescrivere la cannabis terapeutica siano solo i medici appartenenti alle aziende sanitarie pubbliche regionali, gli specialisti di anestesia e rianimazione, i neurologi così come i centri di terapia del dolore. Qualora i pazienti risultino idonei potrà dunque essere prescritta la terapia a base di cannabis per una durata massima di 6 mesi. Il preparato galenico potrà quindi essere richiesto dal paziente all’interno delle farmacie ospedaliere.

Tale provvedimento fa tuttavia emergere una criticità: allo stato attuale le farmacie ospedaliere siciliane non producono ancora il farmaco, sebbene il decreto preveda che, quantomeno per i primi tempi, la Regione firmi convenzioni con farmacie private, le stesse che ad oggi in Sicilia sono solo 5 in totale, dislocate ad Agrigento, Catania, Ragusa e Siracusa.

Una rivoluzione dunque per quando concerne un argomento tra i più discussi degli ultimi anni, la cannabis terapeutica in Sicilia appunto che, sebbene veda a monte ancora alcune importanti lacune, rappresenta pur sempre un punto di arrivo raggiunto dopo un costante lavoro durato oltre un anno, a partire dalla Sentenza n.109/2016 che aveva dichiarato legale la coltivazione di cannabis su scala limitata, se attuata solo per uso personale.

Cannabis terapeutica in Sicilia: la campagna per incentivare produzione e utilizzo consapevole

Tuttavia la campagna per incentivare e promuovere la produzione di cannabis in Sicilia così come l’utilizzo consapevole della materia vegetale tanto discussa, era già attiva da tempo, precisamente dal 2017, grazie all’intervento e all’impegno costante di numerosi comitati cittadini e regionali che hanno investito le proprie energie rivolgendosi alla regione siciliana e invitando la stessa a mobilitarsi al fine di informare i cittadini sull'uso terapeutico della cannabis, invito esteso anche Ministero della Sanità con l’obiettivo di favorire la coltivazione e la produzione di piante di cannabis sul territorio.

A Gennaio 2019 viene così inaugurato a Ragusa il nuovo stabilimento italiano di lavorazione della canapa sativa impiegata a scopo farmaceutico, iniziativa della holding canadese Canapar Corporation che ha scelto il proprio il territorio siciliano a fronte di numerosi studi condotti dai ricercatori dell’azienda. La Sicilia rappresenterebbe dunque un territorio particolarmente favorevole poiché sottoponendo le piante di cannabis a un maggiore irraggiamento solare, la concentrazione di cannabinoiodi naturalmente presenti nella canapa sativa, apparirebbe sensibilmente superiore. L’obiettivo dell’azienda canadese è dunque quello di favorire lo sviluppo di nuove metodologie da applicare alla coltivazione e nei processi di produzione, incrementando la concentrazione dei principi attivi attualmente impiegati con successo anche nel settore cosmetico.

Tuttavia lo stabilimento non è il solo ad operare per favorire la produzione di marijuana terapeutica e i numeri parlano chiaro: ad oggi sono oltre 54 le aziende agricole siciliane impiegate nella  coltivazione di cannabis  terapeutica.

Cannabis terapeutica: cos’è e cosa dice la legge italiana

Con l’espressione “Cannabis terapeutica” definita anche Cannabis Medicinale o CM, si fa riferimento all’utilizzo di  infiorescenze  femminili di canapa sativa light in ambito medico e terapeutico che, una volta giunte a maturazione ed essiccate, vengono impiegate nel trattamento di numerose patologie croniche e nella terapia del dolore. In Italia la pratica di curarsi mediante terapie a base di marijuana medica è consentita a partire dal 2017 sebbene tutt’ora le Leggi rendano l’iter necessario un vero e proprio percorso ad ostacoli, lo stesso che rende purtroppo l’utilizzo della cannabis terapeutica, un lusso ancora destinato a pochi.

In linea teorica infatti ottenere la cannabis terapeutica appare relativamente semplice: una volta diagnosticato il disturbo, è possibile recarsi da uno specialista, richiedendo un piano terapeutico che può essere sottoscritto dalla ASL, la quale è tenuta a farsi carico delle spese relative alle cure e alla somministrazione della terapia. In alternativa è possibile recarsi direttamente col piano terapeutico dallo specialista o dal medico di base, in modo da ottenere la prescrizione di ricette mediche da presentare successivamente nelle farmacie galeniche che dispongono di cannabis terapeutica. Questa tuttavia è solo la teoria, poiché la pratica risulta diametralmente differente: sono molti i pazienti che, a causa di tempistiche eccessivamente prolungate, una burocrazia complessa e macchinosa e la scarsa disponibilità di materia vegetale, desistono dall’intento di far sottoscrivere alla ASL il proprio piano terapeutico e, a parte rare eccezioni, si predilige la scelta di ottenere il preparato galenico a base di cannabis mediante ricetta medica, facendosi carico delle relative spese. C’è ancora molto da fare dunque per migliorare la situazione, magari alleggerendo e semplificando l’intero iter burocratico, spesso particolarmente stressante per chi oltretutto è costretto ad affrontare una patologia spesso invalidante o particolarmente dolorosa.

Olio di cannabis e cancro

Ad essere oggetto di innumerevoli ricerche scientifiche nonché argomento di notevole interesse quando si parla di terapie a base di marijuana, è senza dubbio l’olio di cannabis impiegato nella cura del cancro. Allo stato attuale non vi è ancora nulla di realmente concreto circa la reale efficacia del farmaco, sebbene gli ultimi decenni siano stati decisivi in virtù di innumerevoli testimonianze che hanno contribuito ad alimentare le speranze di pazienti e malati terminali. In uno studio condotto nel 1975 su topi da laboratorio, è infatti emerso come la combinazione di THC e CBN o cannabinolo, sarebbe in grado di rallentare il decorso di patologie quali il carcinoma polmonare. Nel 2014 è stato invece scoperto come THC e CBD promuoverebbero l’efficacia della radioterapia, sebbene tale studio sia stato condotto solo su cellule animali. Notevole scalpore ha invece suscitato un recente caso clinico ove un paziente colpito da cancro ai polmoni, dopo aver rifiutato i trattamenti terapeutici convenzionali privilegiando l’utilizzo di olio al CBD, avrebbe constatato una regressione della malattia. Se di fatto quindi la cannabis può rappresentare un valido aiuto nel trattamento del dolore e delle sintomatologie, restano tuttavia, quantomeno per ora, tutte ipotesi ancora da avvalorare, questo poiché le ricerche condotte fino a questo momento circa l’efficacia del CBD contro il cancro, sono state in realtà applicate unicamente su cellule animali, senza tuttavia un riscontro scientifica legato a come cannabinoidi possano interagire a tutti gli effetti con le cellule umane colpite dal cancro. E sebbene siano molteplici i casi in cui l’organismo umano ha realmente avvalorato l’efficacia dei principi attivi presenti naturalmente nella marijuana e nell’olio al CBD, tale contesto potrebbe rivelarsi puramente soggettivo, questo quantomeno fino a quando l’interesse scientifico volto a tale terapia, verrà applicato su ricerche ad ampio raggio.

Principali effetti benefici e terapeutici della cannabis

La legalizzazione della cannabis ha inevitabilmente comportato una sempre più ampia diffusione della materia vegetale non solo a scopo ricreativo ma anche e soprattutto terapeutico, complice la massiccia presenza di cannabinoidi, principi attivi presenti nella cannabis sativa e responsabili degli effetti psicotropi dati dal THC, e rilassanti della marijuana. In ambito medico e terapeutico, ampia applicazione trova in misura maggiore il CBD o cannabidiolo, utilizzato nella terapia del dolore cronico e nel trattamento di patologie quali il cancro, specie nei malati terminali e malattie autoimmuni quali la sclerosi multipla. Effetti benefici si riscontrano anche nel trattamento delle sintomatologie provocate da chemio e radioterapia, sebbene la cannabis venga impiegata con successo anche per lenire i disturbi tipici dell’HIV, AIDS e disordini alimentari quali nausea e inappetenza. Il CBD legale, specie se assunto sotto forma di tisana o decotto, appare particolarmente efficace non solo per combattere gli attacchi di panico e disturbo post-traumatico da  stress  ma anche insonnia e ansia, complici i marcati effetti rilassanti e distensivi unitamente alla piacevole sensazione di benessere che sa sempre la cannabis è in grado di conferire.