Cannabis e Covid: due tematiche attualmente discusse e dibattute in questo particolare periodo storico all’insegna dei “cambiamenti”. Se da un lato alcuni studi, tuttavia ancora allo stadio embrionale, suggerirebbero che l’assunzione di cannabis terapeutica potrebbe rappresentare un valido aiuto nel trattamento delle sintomatologie determinate dal Covid-19, dall’altro la marijuana senza THC, che proprio durante il periodo di lockdown ha subito una crescita esponenziale in termini di diffusione e consumo, complice la possibilità di effettuare acquisti online, potrebbe rappresentare di fatto, l’elemento chiave per affrontare con successo la crisi economica del post-lockdown, rappresentando a tutti gli effetti, una risorsa economica.

In entrambi i casi si parla di ipotesi, quantomeno per il momento, ma è anche vero che se ci soffermiamo a riflettere ed analizzare l’attuale scenario che coinvolge la cannabis sativa, è innegabile riscontrare notevoli e progressivi passi avanti, destinati in futuro a condurre inevitabilmente verso la “legalizzazione della cannabis”.

Stress da lockdown: consumi di  canapa legale  quasi raddoppiati

La vendita di canapa light ha subito un aumento del 30% proprio durante i due mesi trascorsi tra le proprie mura domestiche a causa del lockdown: l’eccessivo  stress  provocato dall’”esilio forzato”, unito all’ansia e alla noia figurano tra le principali cause che hanno determinato un vero e proprio boom di acquisti, nella maggior parte dei casi effettuati online. Sono in molti ad aver fatto ricorso all’erba legale proprio per ridurre lo  stress  e tenere a bada  l’ansia  in un contesto di noia e malessere generalizzato provocato dal Covid-19, limitandosi a contattare direttamente il produttore o rivolgendosi agli innumerevoli e-commerce e weed shop che hanno permesso di recapitare facilmente quanto ordinato presso il proprio domicilio mediante un servizio delivery che di fatto non si è mai fermato.

La vendita di cannabis light è consentita dalla Legge 242/2016, a cui va ad aggiungersi l’ultimo emendamento inserito nella Legge di Bilancio 2019: promossa come biomassa, la cannabis sativa è tuttavia impiegata soprattutto per uso ricreativo e personale, vaporizzata mediante specifici dispositivi, ingerita per mezzo di edibles o olio di CBD o ancora fumata rollando una canna o mediante l’uso di bong.

Una delle caratteristiche proprie della marijuana è senza alcun dubbio la capacità di ridurre in maniera significativa ansia, depressione e stress: appare pertanto questa la motivazione principale che ha spinto i soggetti assuntori, anche solo occasionali, ad incrementarne il consumo.

Di contro il lockdown ha costretto una significativa parte di assuntori abituali a sostituire la marijuana classica proprio con la canapa light, in virtù della scarsa reperibilità della materia vegetale classicamente illegale, data dalle regole stringenti che per oltre due mesi hanno impedito qualsivoglia spostamento. E di fatto sarebbe proprio tale fattore a giustificare il successivo crollo delle vendite, avvenuto al termine dello stesso lockdown a partire dal 18 maggio, ove alla riapertura dei punti vendita fisici, si è di fatto tornati alla situazione originaria, determinando in questo modo un terzo del fatturato misurato nei mesi precedenti.

Il motivo è semplice: essendoci maggiori opportunità di spostamento, la marijuana illegale, ricca di THC, ha rapidamente riconquistato i propri spazi, evidenziando ulteriormente parte dei consumatori avrebbe semplicemente optato per la cannabis light considerandola un semplice “surrogato”.

Ancora una volta ci si trova di fronte a semplici ipotesi dettate da una situazione economica divenuta critica a prescindere dal settore proprio a causa del Coronavirus, confermate tuttavia da gran parte degli imprenditori che hanno speso tempo, denaro ed energie nel tentativo di condurre con successo e dedizione il proprio business all’insegna della legalità e della sicurezza.

Cannabis legale: una ricetta contro la crisi economica?

Cannabis legale: una ricetta contro la crisi economica?

La cannabis legale potrebbe dunque rappresentare l’elemento chiave per affrontare la crisi economica attuale? Secondo quanto riportato in un interessante articolo pubblicato su ADUC la risposta sembrerebbe giungere dalla Francia: li le previsioni economiche si stanno rivelando particolarmente problematiche, a fronte della crisi provocata dalla pandemia. Di fronte a tale scenario che rischia seriamente di compromettere l’intera nazione, alcuni parlamentari e medici hanno effettuato un importante appello, sostenendo che, proprio la legalizzazione della cannabis potrebbe rappresentare una valida soluzione contro il post-Covid-19 a livello globale, questo poiché determinerebbe una moltitudine di nuovi posti di lavoro, utili a costituire una vera e propria risorsa finanziaria, ora più che mai necessaria allo Stato.

Tale appello, pubblicato sulla rivista Obs e sottoscritto da un gruppo di circa 60 parlamentari uniti ad alcuni medici illustra come si potrebbe ovviare in questo modo agli effetti deleteri e controproducenti dati da una politica proibizionista, ormai in atto dal 1970. Al contempo la stessa  legalizzazione  alleggerirebbe non poco le attività portate avanti dalle Forze dell’Ordine che, ogni anno impiegano oltre un milione di ore di lavoro, investite in più di 120 mila arresti legati a soggetti che assumono la materia vegetale a scopo ricreativo.

I costi quindi legati a tale “repressione” secondo le statistiche si tradurrebbero in circa 700 milioni di euro all’anno che in un contesto di crisi economica, potrebbero altresì essere destinate ad attività alternative.

La legalizzazione della cannabis consentirebbe dunque alle casse dello Stato di recuperare tra i 2 e i 2,8 miliardi di euro, creando al contempo tra i 30.000 e 80.000 posti di lavoro, legati al settore agricolo, rappresentando un vantaggio economico senza alcun dubbio da non sottovalutare.

100 parlamentari scrivono al Premier: “È ora di legalizzare!”

Scenario del tutto simile anche in Italia, dove cento parlamentari, quasi tutti appartenenti al Movimento 5 Stelle, hanno scelto di scrivere al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per accendere un importante dibattito sulla legalizzazione della cannabis, facendo presente come le politiche repressive legate alla materia vegetale, si siano dimostrate fino a questo momento totalmente inefficaci rispetto agli obiettivi che si auspicava di perseguire e sottolineando come questo rappresenti già una vera e propria realtà in molti Stati del mondo quali Canada, USA,  Spagna  e Uruguay, solo per citare alcuni esempi.

Secondo alcune ricerche condotte dal Prof. Marco Rossi dell'Università Sapienza di Roma, citato nella lettera al Presidente, regolamentare la cannabis permetterebbe di generare un notevole beneficio a vantaggio delle casse dello Stato dando origine potenzialmente a oltre 10 miliardi di euro.

Occorrerebbe altresì considerare il risparmio derivato da una riduzione dei reati e delle attività criminali legate alla cannabis, vantaggio che permetterebbe di alleggerire in maniera significativa quanto condotte dai tribunali e apportando un miglioramento degno di nota anche a carico del sistema penitenziario. Da non sottovalutare poi l’applicazione terapeutica della marijuana: secondo i parlamentari, un incremento della produzione di cannabis terapeutica permetterebbe di garantire ai pazienti la possibilità di avvalersi di un diritto costituzionale come quello alla salute.

In linea generale, è possibile sostenere che, sfruttando in toto il reale potenziale della canapa sativa, solo in Italia sarebbe possibile generare oltre 40 miliardi di euro, corrispondenti al 68% del fatturato attuale dato dal settore agricolo.

La legalizzazione della cannabis potrebbe dunque fornire allo Stato una notevole liquidità, creando al contempo opportunità lavorative a dir poco degne di nota, ora più che mai fondamentali per arginare le spiacevoli ripercussioni correlate alla pandemia globale determinata dal Covid-19.

La cannabis potrebbe aiutare a prevenire l’infezione da Coronavirus

La cannabis potrebbe aiutare a prevenire l’infezione da Coronavirus

Interessante novità giunge dalla comunità scientifica, pronta ad annoverare ancora una volta i benefici dati dalla marijuana italiana legale. Sembrerebbe infatti che la cannabis potrebbe rivelarsi un valido aiuto nella prevenzione delle infezioni da Coronavirus. A suggerirlo è uno studio condotto da gruppo di ricercatori canadesi dell'Università di Lethbridge ad Alberta, pubblicato sulla rivista Preprints e riportato da Agi.it e menzionato anche su Tio.ch: tra le circa 400 varietà di marijuana prese in esame, il team ne avrebbe individuate almeno 12 che sembrerebbero in grado di prevenire l’infezione provocata tipicamente dalla Sars-CoV-2.

Proprio l’estratto di CBD o cannabidiolo, principio attivo non psicoattivo presente nella cannabis, potrebbe addirittura ridurre del 70% il numero di recettori cellulari impiegati dal Covid-19 per penetrare all’interno dell’organismo. Tuttavia sono comunque necessari ulteriori approfondimenti e ricerche prima di procedere con la somministrazione di vere e proprie terapie a base di CBD legale e cannabis terapeutica, questo poiché i test condotti fino a questo momento sono stati praticati solo su modelli di tessuti 3D quali, orali, polmonari e intestinali trattati con campioni di cannabidiolo ricavato da cannabis sativa, riducendo al minimo la concentrazione di THC per ridurre il rischio di eventuali effetti collaterali.

I risultati ottenuti comunque sembrerebbero alquanto positivi: analizzati gli effetti dell’estratto sui recettori ACE-2 che agevolano l’ingresso del virus nell’organismo, si è riscontrata una riduzione degli stessi del 73%. Questo potrebbe significare una sostanziale riduzione delle possibilità di contrarre il Covid-19, avvalorata dalle analisi effettuate al contempo sui recettori TMPRSS2, che promuovono la riproduzione di cellule infette, ove i cannabinoidi hanno determinato i medesimi risultati. Tuttavia occorre specificare che i prodotti e derivati a base di cannabis e di CBD disponibili ora in commercio quali olio di CBD o cristalli di CBD non sono sufficienti per ottenere tali effetti. Sebbene siano necessari ulteriori studi volti a migliorare una situazione epidemiologica critica come quella che purtroppo stiamo vivendo, tali presupposti accendono una speranza in più, dando spazio a scenari terapeutici particolarmente positivi che rappresenterebbero una soluzione efficace a un costo accessibile a tutti.