La diffusione sempre più ampia della cannabis light e il lento, ma inesorabile, processo di rivalutazione di questa preziosissima pianta, fa sì che sempre più persone si interessino anche alla sua coltivazione. Il quesito fondamentale, per tutti è: coltivazione indoor, outdoor o in serra?

Per rispondere in maniera esaustiva e una volta per tutte all’annosa questione di quale sia la migliore tecnica di coltivazione della cannabis light, abbiamo raccolto, in questo articolo, tutte le caratteristiche dei vari metodi di coltivazione, includendo anche tutti i pregi e i difetti di ciascuno e non trascurando un bilancio finale.

La coltivazione outdoor: il metodo più naturale

La coltivazione outdoor, ovvero coltivata all’aperto, è, ovviamente, quella più tradizionale e naturale: le piante sono collocate in terra, che sia in vaso o in pieno campo, e crescono all’aria aperta.

La coltivazione outdoor, ovvero coltivata all’aperto, è, ovviamente, quella più tradizionale e naturale: le piante sono collocate in terra, che sia in vaso o in pieno campo, e crescono all’aria aperta.

Questo tipo di coltivazione comporta tutta una serie di vantaggi:

  • aerazione migliore: all’aria aperta, le piante di cannabis beneficiano in maniera costante di un’ottima aerazione e possono quindi sviluppare al meglio i propri aromi; al contempo, inoltre, si riduce il rischio di marcescenze, che sono relativamente frequenti nella coltivazione indoor;
  • illuminazione naturale: le piante sfruttano i raggi solari per crescere, ciò determina che si sviluppino caratteristiche organolettiche ottimali;
  • è un metodo economico e sostenibile, molto più di quanto non possano esserlo gli altri metodi di coltivazione.

Fin qui, tutto bene. Il metodo di coltivazione outdoor, però, presenta anche delle difficoltà e delle particolarità alle quali occorre prestare molta attenzione e che possono essere decisive, di volta in volta, per determinare la decisione di applicarlo o meno.

Vediamole insieme:

  • dipendenza dalle condizioni esterne: la zona geografica e, di conseguenza, il tipo di clima sono variabili importantissime ed in grado di condizionare anche pesantemente il successo della coltivazione. Il primo passo, dunque, è scegliere una varietà di marijuana adatta alla propria zona climatica di appartenenza.

Soprattutto, è necessario tenere conto di quale sia il mese previsto per il raccolto: se esso cade in un periodo caratterizzato da forti piogge ed umidità, il raccolto potrebbe essere davvero poco soddisfacente o irrimediabilmente danneggiato nel suo complesso. In generale, le varietà sativa o a predominanza sativa hanno bisogno di molte ore di luce solare e di temperature calde per crescere bene, mentre le varietà indica o a predominanza indica, resistono meglio anche in condizioni meteorologiche avverse.

In via generale, ottobre è in genere un buon mese per il raccolto e molte varietà femminilizzate sono pronte proprio in questo periodo. Una valida alternativa, inoltre, soprattutto per chi è ancora alle prime armi, è rappresentata dalle varietà autofiorenti, che possono essere piantate in qualsiasi periodo dell’anno e impiegano in genere periodi molto brevi per giungere alla fioritura ed essere quindi pronte per il raccolto (in genere 8-12 settimane).

Ma, volendo optare per la coltivazione outdoor, è meglio coltivare in campo aperto o nei vasi?

Anche in questo caso, la risposta non è univoca e occorre tenere presente diversi fattori:

  • coltivare in campo aperto significa avere almeno un minimo di conoscenze di lavorazione del terreno:
  • occorre ripulire dalle erbacce;
  • è necessario drenare l’acqua correttamente;
  • è necessario mantenere i giusti livelli di umidità;
  • occorre prendere in considerazione la composizione del terreno, per valutare se sia il caso di sterilizzarlo (si può fare in maniera del tutto naturale, ad esempio attraverso la solarizzazione) o arricchirlo con fertilizzanti naturali per favorire la crescita delle piante;
  • è opportuno scegliere un luogo riparato, non troppo esposto ai venti e agli agenti atmosferici, nonché al riparo da eventuali vicini che potrebbero dirsi infastiditi dall’odore caratteristico delle piante di cannabis e, eventualmente, da animali selvatici che potrebbero distruggere l’impianto.

La coltivazione nei vasi, pur mantenendo le caratteristiche della coltivazione in terra, è più pratica, dal momento che i vasi possono essere spostati con facilità e permettono un controllo maggiore del terreno.

In generale, la coltivazione outdoor ha l’enorme vantaggio di essere poco costosa e di consentire al raccolto di acquisire unicità: l’esposizione, il tipo di terreno, l’eventuale vicinanza al mare, determineranno caratteristiche organolettiche assolutamente peculiari.

Al tempo stesso, però, la maggiore esposizione ai parassiti e ai predatori in genere, potrebbe indurre il coltivatore in difficoltà ad utilizzare prodotti dannosi per “salvare” il raccolto, cosa che pregiudicherebbe in maniera irreversibile la genuinità dell’erba raccolta, o a predisporre costosi mezzi di difesa dagli animali selvatici, che finirebbero per vanificare l’economicità di questo tipo di coltivazione.

La coltivazione indoor

La coltivazione indoor, rispetto a quella outdoor, presenta numerosi vantaggi: può essere effettuata in qualunque periodo dell’anno; è al riparo da occhi indiscreti;  ha tempi di crescita brevi, con raccolti abbondanti.

La coltivazione indoor, rispetto a quella outdoor, presenta numerosi vantaggi:

  • può essere effettuata in qualunque periodo dell’anno;
  • è al riparo da occhi indiscreti;
  • ha tempi di crescita brevi, con raccolti abbondanti.

Al tempo stesso, però, essa presenta una serie di difficoltà e presuppone diversi passi necessari, per riuscire al meglio. La prima grande difficoltà è quella di creare un ambiente adatto. Ciò presuppone che si faccia molta attenzione all’illuminazione, all’aerazione e alla scelta del substrato e dei fertilizzanti più adatti.

L’illuminazione è particolarmente importante nelle coltivazioni indoor e presuppone l’acquisto e l’utilizzazione di lampade hps, led o cfl. Le prime necessitano anche di riflettori per illuminare con la luce artificiale tutto lo spazio di coltivazione; le lampade per cannabis a led non hanno invece bisogno di questo elemento rafforzativo, ma sono più costose.

In generale, durante la fase vegetativa, le piantine di cannabis hanno bisogno di 18 ore di luce al giorno, a fronte di 6 ore di buio. Nelle fasi successive, saranno sufficienti 12 ore di luce al giorno.

È necessario inoltre prevedere un impianto di aerazione, installare dei timer e tenere sotto controllo i livelli di umidità in maniera artificiale. Anche la scelta del substrato di coltivazione più adatto può variare considerevolmente ed essere, soprattutto in alcuni casi, molto dispendiosa.

In generale, i costi di gestione della coltivazione indoor sono abbastanza elevati e la manutenzione è decisamente più consistente. Senza contare che il dispendio energetico, e quindi l’impatto ambientale, è decisamente consistente. La necessità di acquistare attrezzature e fertilizzanti, inoltre, fa sì che i costi di produzione lievitino considerevolmente.

D’altro canto, però, questo tipo di coltivazione emancipa totalmente dalla dipendenza dalle condizioni ambientali, dal momento che presuppone la creazione di un ambiente artificiale ideale ad hoc. Questo tipo di coltivazione, inoltre, consente in assoluto i raccolti più abbondanti.

La coltivazione in serra GreenHouse

La coltivazione in serra GreenHouse

Una sorta di via di mezzo tra le due metodologie che abbiamo illustrato finora, indoor e outdoor, è la coltivazione in serra o Green House. Come per la coltivazione indoor, la coltivazione in una serra permette di controllare fattori quali il ricircolo dell’aria, l’illuminazione e l’ambiente circostante, grazie alla presenza di una struttura protettiva (la serra, appunto).

Al tempo stesso, però, i costi di gestione sono inferiori rispetto a quelli della coltivazione indoor, dal momento che è possibile sfruttare, per gran parte del tempo, la luce solare, la quale, oltre a garantire l’illuminazione, apporta anche una gran quantità di calore all’interno della serra, cosa che comporta anche vantaggi qualitativi. Se questa si rivela non sufficiente, si può sempre sopperire con impianti artificiali supplementari.

La serra, insomma, pur sfruttando un ambiente decisamente più naturale rispetto a quello indoor, permette di coltivare controllando efficacemente i parametri più importanti e quindi consente la coltivazione e la raccolta durante tutto l’anno, a prescindere dalle condizioni atmosferiche esterne. Questo tipo di coltivazione non presenta particolari controindicazioni e sta prendendo sempre più piede tra gli appassionati di marijuana “fatta in casa”.

In conclusione, quale coltivazione scegliere?

Non esiste una risposta universale a questa domanda: una volta presi in considerazione i vantaggi e gli svantaggi dei vari metodi di coltivazione della cannabis, a farla da padrone saranno le esigenze individuali e le condizioni oggettive in cui ci si trova ad operare, oltre che, naturalmente, il tipo di spesa che si è disposti ad affrontare. La coltivazione in serra sembra essere quella che presenta il numero maggiore di vantaggi oggettivi e che assicura un buon livello di naturalità insieme alla certezza di riuscire a proteggere il proprio raccolto.

Cionondimeno, per alcuni, la coltivazione indoor potrebbe essere la più indicata, magari per mancanza di spazi esterni o per una questione di discrezione.

Al tempo stesso, chi vive in zone dal clima particolarmente favorevole, dispone di spazio e discrezione sufficienti e ha buone conoscenze di agricoltura, potrebbe preferire la coltivazione outdoor.

Quel che è certo, è che ci sono alcuni elementi da tenere in considerazione, qualunque sia il metodo scelto:

  • scegli varietà adatte al tipo di coltivazione che hai scelto e all’ambiente di riferimento;
  • scegli semi di qualità, da banche semi fidate e certificate;
  • se non hai esperienze di alcun tipo, comincia in piccolo e cerca di informarti il più possibile, magari anche scambiando opinioni e informazioni con coltivatori più esperti;
  • dedica tempo sufficiente alla tua coltivazione. Metti in conto anche questo, quando decidi il metodo da utilizzare: se scegli la coltivazione outdoor, ad esempio, il terreno non dovrà essere troppo lontano o poco raggiungibile, finiresti per non recarti sul posto abbastanza di frequente;
  • scegli comunque, se possibile, un posto al riparo da occhi indiscreti. Quello che fai è perfettamente legale, visto che stai coltivando cannabis light ad alto contenuto di CBD e basso (al di sotto del limite stabilito dalla legge) contenuto di THC, ma i pregiudizi sono ancora molto consistenti e potresti ritrovati a dover affrontare spesso discussioni e controlli. Per ogni evenienza, conserva la certificazione dei tuoi semi di marijuana.

Qualunque sarà il metodo che sceglierai, siamo sicuri che finirai per appassionarti a questo mondo affascinante e che riuscirai, con il tempo, ad ottenere raccolti sempre più soddisfacenti!