Sebbene non rappresenti una problematica particolarmente diffusa e ricorrente, l’allergia alla cannabis esiste ed è facile individuarne il quadro sintomatico. Capita con una certa frequenza di tossire o di mostrare un certo rossore a carico degli occhi dopo aver aspirato una canna: se tuttavia a seguito dell’assunzione di canapa sativa, tende a manifestarsi un malessere fisico intenso e spiacevole, questo potrebbe essere sintomo di una reazione allergica. Di fatto l’allergia alla cannabis è sottodiagnosticata anche se tuttavia può facilmente svilupparsi anche negli assuntori assidui che in passato non hanno mai riscontrato alcun problema dal consumo di tale sostanza. Complice la legalizzazione della cannabis light, ad oggi la materia vegetale appare sempre più fruibile, aumenta il numero degli assuntori, anche se occasionali, ed è più facile che si manifestino allergie ed eventuali intolleranze. Tuttavia non è il caso di allarmarsi poiché l’allergia alla marijuana resta una condizione piuttosto rara e poco frequente. In questa guida valuteremo dunque i sintomi e comprenderemo come diagnosticarla, giungendo facilmente alla risoluzione del problema.

Allergia e intolleranza alla marijuana: che cos’è e quanto è diffusa

Il consumo di marijuana italiana legale è fortemente incrementato in particolar modo nell'ultimo decennio, complice la legalizzazione della canapa light: in concomitanza di tale processo si è osservata la progressiva comparsa di casi di allergia alla cannabis, condizione in precedenza, quasi totalmente sconosciuta. Tale allergia tende in genere a manifestarsi mediante la comparsa di rino-congiuntivite, asma bronchiale e in alcuni casi anche orticaria da contatto esattamente come avviene per altre piante allergeniche note quali ad esempio la betulla e le graminacee. Le manifestazioni di allergia da cannabis a carico dell’apparato respiratorio in genere appaiono di lieve entità e, in particolar modo per quanto concerne l’asma, non è tuttavia noto quanto questo peggioramento possa essere correlato a una vera e propria allergia alla cannabis e quanto invece a un effetto semplicemente irritante dato dal fumo di marijuana.

È questa dunque la conclusione tratta dagli esperti dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) vagliando le innumerevoli ricerche scientifiche che nel corso degli ultimi anni hanno indagato il problema. Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Annals of Allergy, Asthma and Immunology, punta i riflettori su alcune sintomatologie sovente ignorate dagli assuntori abituali di marijuana. I dati emersi parlano di reazioni allergiche di ogni genere, scatenate sia dal polline che dal fumo di cannabis, le quali spaziano dall’ipersensibilità fino a raggiungere, in casi gravi, la cosiddetta reazione anafilattica, il tutto transitando per manifestazioni intermedie quali la rinite allergica, per intenderci il classico raffreddore da fieno, la congiuntivite e l’asma. Proprio l’asma in particolare è legata all’esposizione stagionale al polline così come a quella occupazionale nei soggetti che operano quotidianamente con la marijuana.

Giungere a una diagnosi certa di allergia alla cannabis, resta comunque complesso, esattamente come sostengono gli stessi autori dello studio, Thad Ocampo e Tonya Rans, che lavorano presso il Wilford Hall Ambulatory Surgical Center nei pressi della città di San Antonio in Texas.

Recentemente sono stati descritti anche casi di allergia alimentare alla cannabis con la comparsa di manifestazioni piuttosto gravi, quali lo shock anafilattico, spesso causa di morte. Quest’ultima tuttavia non sembra dipendere da una diretta sensibilizzazione della cannabis assunta per la via gastroenterica, questo poiché tutte le proteine presenti nella materia vegetale, vengono completamente digerite nello stomaco e non raggiungono l’apparato gastroenterico. L’allergia alimentare alla marijuana in questo caso dipende invece da una reazione tra gli allergeni propri della cannabis e allergeni di alimenti vegetali differenti, sebbene strutturalmente simili.

La cannabis contiene l’allergene Can s 3, una Lipid Transfer Protein o Proteina di trasferimento dei Lipidi detta anche LTP, presente comunemente nella frutta e in molteplici ortaggi: le molecole di LTP presentano una struttura chimica simile. Viene pertanto da sé che l'allergia crociata tra allergeni LTP di alimenti vegetali diversi risulti comune. Ecco dunque che, a seguito della sensibilizzazione alla LTP della cannabis, è plausibile apparire allergici a causa di un meccanismo di allergia crociata ad altre LTP presenti nella frutta e negli ortaggi, condizione indicata come “Sindrome Cannabis-Frutta-Verdura”. Tutte queste ricerche evidenziano la necessità di rintracciare tra le cause di un’allergia, l’eventuale assunzione di marijuana che, date le manifestazioni, potrebbe verosimilmente determinarne la comparsa.

I principali sintomi dell’allergia alla cannabis

Sebbene teniamo a sottolineare come l’allergia alla cannabis non sia comune, generalmente i sintomi legati a tale condizione, tendono a manifestarsi nei 20/30 minuti successivi all’assunzione. Sebbene sia sempre opportuno consultare un medico, la comparsa della seguente sintomatologia può senza dubbio aiutare a definire con maggiore accuratezza il quadro clinico. È possibile dunque essere allergici alla cannabis qualora compaiano:

• Occhi rossi

• Intensa lacrimazione e prurito oculare

• Rinite accompagnata da starnuti frequenti e dal naso che cola

• Congestione nasale

• Tosse secca persistente

• Difficoltà respiratoria

• Prurito o irritazione alla gola

• Crampi allo stomaco

• Nausea

• Vomito

• Secchezza e prurito cutaneo

• Eruzioni cutanee e/o gonfiore sottocutaneo

La suddetta sintomatologia può variare in funzione delle modalità di contatto con la cannabis e relativa quantità di materia vegetale assunta. Qualora si sia assunta marijuana per mezzo di uno spinello o si sia entrati in contatto col polline, è possibile sviluppare un quadro sintomatico analogo a quello di una comune allergia stagionale. L'ingestione di alimenti a base di cannabis, i cosiddetti edibles quali i biscotti alla marijuana, può invece provocare crampi addominali simili a coliche, ed eruzioni cutanee, specie qualora venga toccata la pianta di cannabis.

Restano particolarmente rare le reazioni gravi, sebbene un’intensa allergia o intolleranza alla cannabis possa sfociare in anafilassi, i cui sintomi sono in genere improvvisi e tendono ad apparire già dopo pochi minuti dall’esposizione. Sono le reazioni a catena successiva a indurre l’organismo in uno stato di shock detto anafilattico, condizione potenzialmente letale che richiede un intervento medico immediato per mezzo di un’iniezione di adrenalina o epinefrina. Ecco i sintomi a cui occorre prestare particolare attenzione, spesso associati a una reazione anafilattica:

• Orticaria, prurito, rossore e gonfiore cutaneo

• Dispnea, difficoltà respiratorie o assenza di respiro

• Vomito

• Intensi e dolorosi crampi addominali

• Battito cardiaco debole e accelerato

• Riduzione della pressione sanguigna

• Vertigini

• Perdita di conoscenza.

Allergia ai pollini di marijuana

Secondo o dati emersi da studi e ricerche scientifiche recenti, tra le cause più probabili di allergie alla cannabis comparirebbero i funghi, le muffe, così come gli eventuali pesticidi in genere contenuti nella materia vegetale di qualità discutibile. Tuttavia il fenomeno sarebbe comunque esteso a un numero limitato di soggetti che, a causa dell’inalazione del fumo così come del contatto con il polline di cannabis, possono manifestare rinite allergica, asma, congestione nasale, congiuntivite e faringite.

Gli studi parlano chiaro: secondo quanto pubblicato recentemente sulla rivista “Annals of Allergy, Asthma & Immunology” sarebbe proprio l'esposizione al polline della cannabis, costituito dai tricomi, a rappresentare il principale responsabile della comparsa di sintomatologie quali rinorrea, tosse, starnuti, occhi rossi gonfi accompagnati da infiammazioni orticaria e prurito a carico della pelle. In larga maggioranza gli episodi allergici manifestati, coinvolgono soggetti spesso esposti a grandi quantità di marijuana e canapa sativa quali coltivatori, trasformatori, potatori e impiegati nella vendita, questo poiché di frequente può capitare che si verifichino reazioni avverse alla cannabis proprio a seguito del contatto con la stessa.

Tuttavia le allergie possono svilupparsi sia sul breve che sul lungo termine ed è chiaro come chi vive in prossimità di culture di cannabis particolarmente estese, risulti più avvezzo ad essere colpito da reazioni più evidenti a polline, funghi e muffa diffuse già a partire dalle piante in fase di crescita e di fioritura. I medici esortano dunque i coltivatori a proteggere la pelle e le vie respiratorie quando operano sulle coltivazioni, prendendo provvedimenti cautelativi: gli impianti dovrebbero essere opportunamente puliti, sottoposti a manutenzione e ventilati al fine di sanificare l’ambiente, rendendolo ostile ai parassiti allergenici.

Sebbene risultino ancora piuttosto inusuali, le allergie alla cannabis possono essere trattate nello stesso analogamente alle più comuni allergie. Gli allergeni della cannabis contenuti nel polline, nelle infiorescenze e nelle foglie possono altresì provocare reazioni incrociate con altri fattori allergenici delle piante: a tal proposito è utile ricordare che le infiorescenze di marijuana possono essere colpite da muffe e parassiti, specie se non essiccate e conservate nel modo corretto. Soggetti allergici alla muffa possono dunque manifestare reazioni dal relativo potere allergizzante, potenziato dallo stesso polline. Tuttavia è facilmente intuibile che tali probabilità tendono a ridursi drasticamente quando viene assunta marijuana di ottima qualità, quale ad esempio quella disponibile all’interno dell’e-commerce CBDMania: meglio accertarsi sempre della provenienza di infiorescenze, oli al CBD, hashish, cristalli di CBD ed estratti, imparando a riconoscere l’eventuale presenza di muffe e tracce di pesticidi.

Cos’è la sindrome iperemetica e quale ruolo ha la cannabis nel provocarla

La Sindrome iperemetica da cannabinoidi o CHS, acronimo di Cannabinoid Hyperemesis Syndrome è una rara condizione patologica che tende a colpire gli assuntori abituali di marijuana che fanno uso di tale sostanza in notevole quantità, e che si manifesta con violenti attacchi di vomito e crampi addominali. Uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Medicina di Emergenza presso la Scuola di Medicina dell'Università di New York, e pubblicato sulla rivista Basic & Clinical Pharmacology & Toxicology, ha indagato sul potenziale coinvolgimento di CBD, THC e ulteriori cannabinoidi contenuti nella materia vegetale, sebbene ad oggi non ne sia ancora stato chiarito l’effettivo potenziale allergizzante, a fronte del fatto che tali principi attivi in genere vengono utilizzati proprio nel trattamento terapeutico di tali sintomatologie. Sarebbe auspicabile dunque una vera e propria possibile intolleranza scaturita dallo stesso utilizzo frequente, ma occorrono ulteriori approfondimenti per comprenderne in toto eventuali fattori scatenanti.