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Thc nel sangue: quanto dura, come smaltirlo prima

Pubblicato Da: Marco / Pubblicato Il: 20 ago, 2019

Thc nel sangue: quanto dura, come smaltirlo prima

Il THC rappresenta la sostanza psicoattiva più rilevante presente nei cannabinoidi, nonché l’attivo in grado di determinare dopo l’assunzione di cannabis, i tipici effetti euforizzanti i quali possono comparire molto rapidamente in caso di inalazione e da 30 minuti fino a 2 ore qualora la canapa venga invece ingerita. 

Tuttavia, come tali tempistiche risultano variabili in termini di percezione dell’azione tipica dei cannabinoidi, anche la permanenza del THC nel sangue risulta essere particolarmente suscettibile. Ed è esattamente questa la domanda più frequente che tendono a porsi i consumatori abituali di marijuana: quanto rimane il THC nel sangue? Quanto invece nelle urine?

Il tempo di permanenza del THC, sempre molto indicativo, può essere definito da un arco temporale piuttosto ampio: dalle 4 alle 12 ore dal consumo, sebbene nel caso di consumatori di marijuana abituali, tale sostanza può essere tracciabile addirittura per giorni se non per settimane. 

La particolare suscettibilità dipende non solo dalla metodologia di assunzione, ma anche dalla quantità di sostanza assunta così come dalla frequenza del consumo ed è proprio in virtù di queste specifiche variabili che risulta improbabile poter stabilire quanto tempo rimane del sangue e nelle urine il THC attraverso una “regola generale”. Attraverso questo articolo abbiamo comunque raccolto informazioni utili a comprendere come gestire l’assunzione di THC e come smaltire rapidamente tale principio attivo.

Quanto dura il Thc nel corpo e per quanto tempo è rilevabile dai test

Quanto dura il Thc nel corpo e per quanto tempo è rilevabile dai test

Il tetraidrocannabinolo o THC è la sostanza psicoattiva per eccellenza presente nella cannabis: a tale principio attivo sono infatti attribuibili i tipici effetti dati dall’assunzione di marijuana, permanendo tuttavia nel sangue da qualche giorno fino a qualche settimana: Il periodo di tempo in cui questa sostanza permane nell’organismo, nel sangue e nelle urine, palesandosi anche attraverso eventuali test antidroga, varia in funzione di molteplici fattori quali ad esempio la percentuale di grasso corporeo che costituisce il soggetto, la frequenza del consumo, la quantità di erba assunta così come la sensibilità più o meno marcata ai test antidroga.

Questi sono in grado di rilevare facilmente il tetracannabidiolo o THC sia nel sangue, che nei capelli e nelle urine per un numero considerevole di giorni dopo l’assunzione: diversamente i test della saliva possono rivelarne la presenza solo per alcune ore, complice la capacità del corpo di metabolizzare tale sostanza. 

Il THC tuttavia è un composto chimico liposolubile: questo significa che si lega al grasso corporeo, incrementando in questo modo quelle che di norma sono le tempistiche di smaltimento.

Numerosi sono gli studi condotti circa le tempistiche entro le quali i test sono in grado di rilevare la presenza di THC nel sangue e nelle urine e che pongono differenti medie. Uno studio condotto nel 2017 e pubblicato sull’Iranian Journal of Psychiatry stima la possibilità di rilevare la presenza di THC nel sangue anche dopo 3 giorni dall’assunzione di cannabis mediante un semplice spinello. 

Tuttavia lo stesso studio sottolinea che l’arco temporale relativo al rilevamento di THC può comunque variare, risultando strettamente correlato alla frequenza con la quale l’assuntore fuma marijuana.

In soggetti che assumono cannabis per la prima volta, il THC può essere facilmente rilevato per circa 3 giorni, negli assuntori occasionali tale periodo utile si protrae per circa 5 – 7 giorni. Diversamente nei consumatori abituali, cronici e frequenti la presenza di THC permane per circa 30 giorni e oltre. Le cosiddette “finestre di rilevamento” dipendono inoltre dal tipo di test antidroga effettuato dal soggetto: i test delle urine possono rilevare il THC per circa 3 – 30 giorni dopo l’assunzione, mentre i test della saliva solo nelle 24 ore successive all’utilizzo. 

I test del capello invece possono rilevare il tetracannabidiolo fino a 90 giorni dall’assunzione, sebbene tale metodologia diagnostica contempli la possibilità di rilevare risultati falso positivi. Le analisi del sangue invece possono rilevare THC solo nelle 3 – 4 ore successive all’assunzione.

I test antidroga sono dunque in grado di rilevare quantità relativamente ridotte di THC, tuttavia sono sporadiche le ricerche che hanno saputo quantificare il principio attivo necessario a non superare gli stessi, limitandosi a sostenere che i consumatori abituali e cronici hanno meno probabilità di superare tali esami rispetto ai consumatori occasionali.

Uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry ha preso in esame un campione di consumatori di marijuana sotto forma di spinelli a una concentrazione del 6,8% di THC. 

Tale studio ha riscontrato, mediante l’uso di un test delle urine particolarmente sensibile, un incremento della concentrazione di THC, ore dopo l’assunzione: nei fumatori abituali e cronici la concentrazione di THC si è mantenuta costante al 100% mentre nei consumatori occasionali è stata rilevata una concentrazione di principio attivo ridotta intorno al 60%.

Uno studio del 2017 invece ha preso in esame i campioni di capelli di 136 consumatori di marijuana, rari, occasionali e abituali: per condurre la ricerca, sono state considerate sezioni di capelli da un 1 cm in grado di rilevare l’assunzione di cannabis risalente addirittura al mese precedente. Circa il 77% dei fumatori cronici e il 39% degli assuntori occasionali ha prodotto risultati positivi mediante il test antidroga, suggerendo tuttavia che i falsi positivi sono al contrario piuttosto rari.

Sono dunque molteplici le variabili che possono condizionare la presenza di THC nel sangue e nelle urine, questo poiché ogni soggetto assuntore rappresenta un caso a sé, complici le caratteristiche fisiche e le modalità di assunzione spesso differenti. A influenzare in maniera significativa il rilevamento di THC è in primis il test: una maggiore reattività da parte del test antidroga, consentirà di rilevare facilmente basse concentrazioni di principio attivo, per un periodo di tempo relativamente lungo. La stessa quantità di THC assunta può fare sicuramente la differenza: gli effetti del tetracannabidiolo sono infatti cumulativi, il che implica che l’assunzione costante di cannabis durante la giornata o protratta nel tempo, determinerà più facilmente risultati positivi ai test.

Il sesso e il grasso corporeo sono entrambi fattori fisici che possono impattare sulla metabolizzazione del THC poiché trattandosi di un attivo liposolubile, tende a legarsi alla componente corporea adiposa. Un’alta concentrazione di massa grassa implicherà dunque tempistiche maggiormente prolungate legate allo smaltimento del tetracannabidiolo. Discorso analogo per i soggetti femminili che di norma presentano una concentrazione di grasso corporeo tendenzialmente maggiore rispetto ai soggetti di sesso maschile.

Di fatto dunque nessuno è in grado di stabilire con certezza per quanto tempo risulterà positivo il test per la marijuana: questo poiché dal momento che il tasso di metabolismo del THC varia in funzione del soggetto e della quantità di marijuana consumata, tali fattori sono in grado di alterare la finestra temporale entro la quale il corpo conserva tracce del principio attivo, la cui soglia di tolleranza è pari a 50mg/ml.

Come smaltire prima il Thc dal sangue e dal corpo

Il THC rappresenta il principale principio attivo della cannabis nonché il fattore chimico comporta il cosiddetto effetto psicoattivo: tuttavia i test antidroga, in particolare volti alle analisi delle urine, sono in grado di rilevare il THC-COOH, un metabolita del THC, prodotto quando il fegato lo scompone e che permane nel corpo per un periodo di tempo molto più esteso. Esistono tuttavia alcuni accorgimenti e “best practice” utili a smaltire con una maggiore rapidità il THC sia nel sangue che nelle urine, affinché eventuali test e analisi forniscano facilmente un risultato negativo.

Diluire L’urina bevendo acqua

Al fine di ottenere un risultato negativo a seguito dei test antidroga, è necessario presentare un massimo di 50mg di THC-COOH per ml di urina. Assumere notevoli quantità d'acqua qualche minuto prima di riempire il contenitore delle urine può rivelarsi una soluzione utile a diluire il campione riducendo le concentrazioni dei metaboliti al di sotto della soglia prevista. 

Tuttavia occorre tenere presente che eccessive quantità di liquidi potrebbero rendere altrettanto deleteria la diluizione stessa, comportando il rischio di dover effettuare ulteriori accertamenti. Importante pertanto nelle 24 - 48 ore precedenti il test, stimolare quanto più possibile la diuresi in modo da ridurre quanto più possibile la quantità di metaboliti rilevabili nel campione di urina e assumere creatina e vitamine del gruppo B, preferibilmente B2 e B12 in quantità da 50-100 mg le quali riporteranno l’urina stessa al caratteristico colore giallo paglierino convenzionale. Per approfondire questo argomento puoi leggere l'articolo "Come pulire il thc nelle urine in modo naturale".

Assumere zinco

Numerose ricerche testimoniano che lo zinco è in grado di agire come adulterante urinario e in grado di determinare risultati falsi negativi in un test antidroga delle urine, interferendo sulle tracce di THC rilevabili nei campioni, per un periodo di tempo di circa 12 - 18 ore. Assumere questa tipologia di integratore sotto forma di capsule o in polvere a seguito dell’assunzione di cannabis e prima di effettuare il test, può sicuramente aiutare ad ottenere un risultato negativo.

Smettere di fumare

Banalmente quando è previsto un imminente test antidroga, il suggerimento più utile è di sospendere immediatamente l’assunzione di cannabis in modo tale da rimuovere la quantità più ingente possibile di metaboliti dall’organismo, o quantomeno rendendoli meno rilevabili. Maggiore sarà il tempo di astensione dall’utilizzo di marijuana, proporzionalmente in crescita saranno le opportunità di superare brillantemente il test.

Assumere bevande disintossicanti

Assumere bevande disintossicanti facilita la riduzione di THC presente nelle urine: esse hanno la funzione di espellere o celare la presenza di THC e relativi metaboliti presenti nell’organismo. Tali integrazioni alimentari contengono sostanze diuretiche in grado di stimolare la minzione, riducendo quindi le possibilità di ottenere risultati positivi durante le analisi. In commercio sono disponibili preparati già pronti ma in alternativa si può ricorrere all’uso di succo di ribes, di limone e di caffè, in grado di ridurre sensibilmente la concentrazione dei metaboliti del THC.

Utilizzare il carbone attivo

Ulteriore metodo per superare facilmente il test antidroga è dato dall’utilizzo del carbone attivo, sostanza impiegata anche in medicina per gestire le overdosi, poiché in grado di legarsi a molteplici principi attivi, favorendone l’espulsione. Il THC e relativi metaboliti presentano un tempo di dimezzamento piuttosto prolungato, dovuto alla cosiddetta ricircolazione enteroepatica.

Dopo l’assunzione il THC viene scomposto nel metabolita 11-OH-THC e successivamente in THC-COOH, a sua volta scomposto ulteriormente in THC-COOH-glucuronide, espulso poi attraverso l’urina e le feci. Sono specifici enzimi batterici presenti nell’intestino a determinare una lunga permanenza dei metaboliti nell’organismo poiché convertono il THC-COOH-glucuronide in THC-COOH, riassorbito poi attraverso il flusso sanguigno. 

Il carbone attivo legandosi ai metaboliti del THC, inclusi THC-COOH e THC-COOH-glucuronide, impedisce tale processo evitando l’assorbimento dei metaboliti che in questo modo vengono espulsi, risultando tra i rimedi più efficaci, avvalorati dalla stessa ricerca scientifica: studi in vitro hanno infatti ampiamente dimostrato che 5mg di carbone attivo possono legarsi a 1mg di THC-COOH o THC-COOH-glucuronide.

Il metodo più semplice per assumere carbone attivo è mediante l’ausilio di capsule, anche se tuttavia tale elemento può essere consumato anche avvalendosi di eventuali preparazioni da forno quali ad esempio il pane al carbone attivo.

Praticare sport

I metaboliti del THC vengono immagazzinati nelle cellule adipose, motivo per cui i soggetti in sovrappeso presentano maggiori probabilità di risultare positivi ai test antidroga rispetto a soggetti normopeso: maggiore è pertanto la massa grassa, più il THC risulta tracciabile. È importante per questo praticare attività sportiva costante in modo da mantenere un corretto peso corporeo e un indice di massa magra significativo, favorendo la sudorazione e ampliando in questo modo la capacità a carico dell’organismo, di smaltire rapidamente il THC.

Seguire una dieta equilibrata e ricca di fibre

Se si presenta un leggero sovrappeso, all’attività sportiva è importante associare una dieta sana ed equilibrata in grado di ridurre di qualche chilo il peso corporeo a ridosso del test: meglio dunque prediligere alimenti proteici, ricchi di fibre e integrali in grado di aiutare il corpo nell’espulsione dei metaboliti per mezzo dell’attività intestinale, piuttosto che attraverso le urine.

Il test del THC comprato in farmacia è affidabile?

Il test del THC è un test antidroga volto all'autovalutazione dei livelli di principio attivo a carico delle urine: particolarmente rapido da eseguire, è in grado di fornire dati analitici preliminari che necessitano in caso di positività, di ulteriori accertamenti mediante test maggiormente specifici. Si tratta dunque di un test di screening basato sul cosiddetto metodo immunocromatografico e sul principio del legame competitivo: prevede infatti la raccolta di un comune campione di urina all’interno di un contenitore appositamente predisposto, entro il quale verrà posta una cartina tornasole, sulla quale sono posti specifici siti sui quali aderiscono speciali anticorpi. 

L’urina che presenti concentrazioni di metaboliti fuori norma, una volta a contatto con la striscia, determinerà una diversa colorazione in funzione della concentrazione di THC presente, mediante un meccanismo di azione da parte dei metaboliti stessi che vanno a sostituire tali anticorpi, aderendo loro stessi ai rispettivi siti che, in questo modo ne confermano la concentrazione. Qualora il colore della cartina resti immutato, il risultato al test sarà ovviamente negativo.

Utile ed efficace oltre ad essere assolutamente affidabile, il test del THC è facilmente reperibile in farmacia e adatto a chi presenti la necessità di monitorare in maniera domiciliare e con estrema discrezione, la presenza di tetracannabidiolo nel proprio organismo.

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Pubblicato Da: Marco
Pubblicato Il: 20 ago, 2019

“La mia libertà finisce dove comincia la vostra.” (M. L. King)Informatico di professione, antiproibizionista per passione.

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