Con l’avvento della legalizzazione della cannabis e la crescita esponenziale del numero di assuntori di marijuana abituali, sono in molti a chiedersi se anche il fumo passivo possa provocare spiacevoli effetti collaterali o rendere positivo ai test antidroga anche un qualsivoglia soggetti che si espone al cosiddetto “sballo da contatto”, un fenomeno che ad oggi lascia ancora aperte innumerevoli interpretazioni e dibattiti.

La ricerca scientifica pone basi piuttosto rassicuranti sebbene gli studi ad oggi intrapresi appaiono ancora allo stato embrionale. Cerchiamo dunque di comprendere gli effetti del fumo passivo di cannabis e come tale forma di inalazione possa influire più o meno negativamente sulla salute e sull’integrità mentale del soggetto non fumatore.

Fumo passivo di cannabis: quali sono gli effetti?

Quali sono dunque gli effetti del fumo passivo di cannabis? Cosa può accadere a coloro che respirano quello altrui, all'interno di ambienti chiusi e spesso poco aerati? Al fine di comprendere le conseguenze fisiologiche legate al fumo passivo di cannabis così come quelle comportamentali, un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora ha condotto una ricerca volta a determinare inoltre l’eventuale positività dei soggetti ai test antidroga. All’interno di una grande scatola in plexiglass è stato introdotto un campione di soggetti: sono state misurate quindi misurate le variazioni fisiche di chi al suo interno fumava così come di chi semplicemente subiva passivamente il fumo altrui. I risultati sono stati a dir poco inaspettati: i fumatori passivi difficilmente riscontravano alterazioni significative sia sotto l’aspetto comportamentale che legato alle percezioni: tuttavia si è palesata la cosiddetta fame chimica, sintomo piuttosto usuale per gli assuntori di cannabis abituali, così come è emersa la positività ai test antidroga.

Quello condotto dalla Johns Hopkins University School of Medicine è senza dubbio uno studio unico nel proprio genere: il primo a seguire tale metodologia con l’intento di approfondire le conseguenze del fumo passivo da sostanze stupefacenti quali la marijuana legale. È stata infatti ricreata una stanza simile a un cubo di plexiglass di dimensioni piuttosto esigue: circa 3 x 4 metri, con soffitti alti 2 metri e 13 centimetri, con la duplice possibilità di effettuare un ricircolo d’aria all’interno o di isolarla al contrario dalla ventilazione. I ricercatori hanno dunque incluso all’interno del cubo 12 soggetti, 6 dei quali abituali assuntori di cannabis, mentre l'altra metà priva di alcun contatto con la materia vegetale. I fumatori avevano l’obbligo di non aver assunto cannabis nelle 24 ore precedenti e al fine di verificarne l’effettiva sobrietà, sono state effettuate le dovute analisi del sangue. È stato poi effettuato un primo test dove è stato richiesto a 6 fumatori ed altrettanti soggetti passivi, di rimanere all’interno della stanza chiusa e priva di ventilazione, tuttavia protetti da occhialini per evitare arrossamenti a carico degli occhi. In un secondo momento, il gruppo dei 12 soggetti presi in esame ha effettuato lo stesso test, usufruendo tuttavia del ricircolo dell’aria all’interno della stanza. Durante l’ora di permanenza all’interno di tale ambiente i fumatori abituali erano muniti di una dotazione personale caratterizzata da 10 canne rollate con 1 grammo cannabis ognuna con la possibilità di fumarle per intero e da un dispositivo utile a misurare l’intensità del fumo prodotto.

Ma veniamo in ultimo ai dati: le principali conseguenze legate al fumo passivo di cannabis si sono registrate principalmente tra i non fumatori rinchiusi all’interno della stanza e privati del ricambio di aria: un irrilevante aumento del battito cardiaco ma piuttosto un enorme appetito sono state le manifestazioni più ricorrenti, mentre le facoltà cognitive sono fortunatamente rimaste pressoché invariate. Sempre per loro rilevante invece la positività ad alcuni dei test delle urine usati negli USA per verificare i valori di THC nei lavoratori e soggetti alla guida. Interessante tuttavia che gli stessi test sottoposti ai fumatori passivi che al contrario hanno fruito del ricambio d’aria sono risultati negativi a riscontro del fatto che proprio il ricircolo d’aria rispetto al fumo stesso, rappresenta un fattore condizionante circa i reali effetti dati dal fumo passivo di cannabis.

Il fumo passivo può provocare sballo?

Il fumo passivo di cannabis può provocare la caratteristica percezione di sballo data dalla presenza di THC? Sebbene il dibattito sull’argomento sia ancora piuttosto acceso, poiché l’espressione “sballo da contatto” viene sovente confusa con l’”effetto placebo”, appare alquanto improbabile che un non fumatore o fumatore passivo possa riscontrare i medesimi effetti psicotropi dati dalla materia vegetale, se a contatto né medesimo ambiente con un assuntore abituale.

Il THC o tetracannabidiolo, così come il CBD, quando si fuma cannabis vengono entrambi assorbiti dai polmoni e pur invadendo di fumo per assurdo un’intera stanza, il fumo aspirato passivamente detiene livelli di cannabinoidi decisamente ridotti, questo poiché l’assuntore diretto o principale ne assume la quasi totalità. Sarebbe impensabile auspicare che, anche chi semplicemente assiste a un concerto o presenzi in un luogo particolarmente affollato, magari lungo le vie di Amsterdam note per i coffee-shop, possa fruire dei medesimi benefici di un assuntore che fuma uno spinello a scopo ricreativo.

Tuttavia compare l’eventualità che il fumatore passivo possa al massimo riscontrare rossori a carico degli occhi qualora sia stazionato in un ambiente chiuso privo di ventilazione o con uno scarso ricircolo d’aria per periodi di tempo prolungati, o emanare odore d’erba attraverso i vestiti! Quando si parla di cannabis le leggende metropolitane tendono a sprecarsi: fondamentale in questi casi è tuttavia essere realisti!

Fumo passivo e test antidroga: quali rischi si corrono

Sono decisamente molti gli assuntori abituali di cannabis che, dopo aver superato brillantemente un colloquio di lavoro, hanno dovuto affrontare il temibile test del THC, prova che tuttavia, specie in specifici ambiti lavorativi, deve essere superata con una certa ciclicità. Tuttavia superare il test antidroga è relativamente semplice adottando una serie di accorgimenti per ripulire il THC nelle urine in modo naturale. Tuttavia una domanda sorge spontanea anche tra i non fumatori o i cosiddetti fumatori di cannabis passivi: è possibile risultare positivi ai test antidroga se semplicemente si è transitato o stazionato in un ambiente chiuso a contatto con fumatori attivi? Prima di formulare una risposta, è opportuno comprendere cosa si intende per fumo passivo: si tratta di fumo riciclato e aspirato da non fumatore una volta emesso dall’assuntore attivo che tende a riempire un ambiente chiuso, ristretto e poco ventilato, determinando una sorta di leggera nebbia.

Il cosiddetto “sballo da contatto” avviene viene inalata una quantità di fumo passivo tale da percepire i medesimi effetti del THC: in questo caso tuttavia giocano un ruolo fondamentale non solo la concentrazione di fumo nell’ambiente e la quantità d’aria presente ma anche la ventilazione, ammesso che tale fenomeno possa realmente avvenire. Si tratta infatti solo di un’ipotesi piuttosto remota e gli studi scientifici volti ad avvalorare tale tesi sono ancora allo stato embrionale.

È dunque possibile fallire il test del THC inalando fumo passivo? Tale quesito tende di fatto a preoccupare non poco chi deve sottostare ad ambienti di lavoro rigidi e stringenti, questo poiché sono sempre più diffusi incroci di marijuana particolarmente potenti e ad elevate concentrazioni di THC che potrebbero compromettere gli esiti dei test sulle urine volti a tracciare il metabolita del THC 9-carbossi-THC.

Uno studio pubblicato dal Journal of Analytical Toxicology è stato intrapreso al fine di verificare se il 9-carbossi-THC fosse realmente individuabile in soggetti esposti a fumo passivo: in esso 6 assuntori abituali sono stati chiusi in una stanza per un’ora con altri partecipanti che al contrario non avevano assunto sostanze. Agli assuntori è stata data l’opportunità di fumare cannabis proveniente da con varietà ad elevato contenuto di THC e successivamente ai fumatori di cannabis passivi è stato invece chiesto di urinare all’interno di una provetta 13 volte nelle 34 ore successive all’assunzione passiva. Da tale ricerca è emerso che i livelli del metabolita di THC riscontrati nei fumatori di cannabis passivi, erano insufficienti per rendere positivi i test antidroga: solo un partecipante presentava un livello di 50 nanogrammi di THC per millilitro di sangue, limite imposto dalla Legge, ma solo dopo 4 o 6 ore dall’esposizione al fumo passivo. Occorre inoltre sottolineare che nei momenti in cui l’ambiente era stato ventilato, i livelli riscontrabili di THC nel sangue apparivano sensibilmente ridotti complice il fumo meno concentrato. Gli stessi ricercatori dunque valutano i risultati ottenuti come il frutto di un’estrema esposizione alla cannabis in grado di determinare risultati positivi a un test antidroga fermo restando che si tratta comunque di casi rari e limitati alle ore immediatamente successive all’esposizione.

Tuttavia è sempre opportuno ricordare che i risultati sopracitati non implicano necessariamente che non sia presente nel sangue dei fumatori passivi alcuna traccia di tetracannabidiolo e a dimostrarlo è una ricerca della Johns Hopkins University School of Medicine che ha preso in esame proprio il sangue in sostituzione alle urine: qui gli stessi ricercatori hanno identificato livelli di THC superiori a 20 nanogrammi per millilitro di sangue persistenti anche molte ore dopo l’esposizione al fumo passivo. Tranquillizza fortunatamente che il test del THC nel sangue venga impiegato solo sporadicamente.

È possibile dunque superare il test del THC? Fondamentale appare dunque essere sempre attenti, accorti e responsabili: meglio evitare ogni genere di esposizione alla cannabis e relativi derivati qualora siano imminenti eventuali test antidroga!