Il mercato legato alla canapa negli ultimi tempi ha subito una drastica impennata. Cresce esponenzialmente il numero di consumatori e assuntori più o meno abituali che ripongono proprio nella cannabis ricreativa notevoli aspettative: se di fatto solo fino a qualche anno fa, la marijuana era oggetto di pregiudizi e tabù, oggi risulta infatti ampiamente rivalutata grazie alle innumerevoli proprietà terapeutiche e benefiche che vanno ben oltre il semplice sballo. Il consumatore di cannabis si rivela dunque sempre più esigente, desidera prodotti di elevata qualità volti a favorire il proprio benessere, proposti a prezzi vantaggiosi, sempre tuttavia nell’assoluta legalità. Compare erba legale online rappresenta pertanto una soluzione tra le più apprezzate poiché i molteplici e-commerce a disposizione, quali ad esempio CBDMania, offrono varietà di marijuana tra le più apprezzate, acquistabili in pochi click, nella più totale discrezione e tutela della privacy. Cambia la percezione della canapa dunque e allo stesso modo il settore si rinnova dando vita a nuovi interessanti scenari. Per oltre 80 anni la canapa sativa è stata considerata al pari di una sostanza stupefacente, contribuendo a generare non poca confusione. Oggi invece si rivela una risorsa utile ed estremamente versatile sotto molteplici aspetti: promuove l’economia e il sociale grazie alla legalizzazione della cannabis light, trova ampio riscontro in ambito medico e terapeutico e si rivela particolarmente sostenibile sotto l’aspetto ambientale.

Ampio spazio anche alla canapa industriale, ovvero la canapa legale che presenta un ridotto contenuto di THC, comunemente impiegata per molteplici scopi: dalla produzione di carta ai tessuti, materiali edili fino ad arrivare alle materie plastiche biodegradabili da utilizzare in nautica e in elettronica. Tuttavia la vera evoluzione in Italia è senza dubbio rappresentata dalla  canapa legale  impiegata con successo in ambito terapeutico: è infatti auspicabile in un futuro non troppo lontano, l’introduzione dell’Epidiolex, un farmaco a base di cannabidiolo puro, in grado di trattare forme di epilessia comunemente farmaco-resistenti. Un passo avanti decisamente significativo nonché un chiaro segnale di come il settore legato alla marijuana depotenziata si stia rapidamente evolvendo aprendo nuove infinite possibilità a discapito dei pregiudizi.

Comprare erba legale online: ecco un metodo semplice, sicuro e veloce

Comprare erba legale online è piuttosto semplice data la massiccia presenza di e-commerce che dispongono di prodotti di ottima qualità a base di cannabis e derivati, a prezzi sempre piuttosto vantaggiosi. Tra questi compare CBDMania shop online dove effettuare i propri acquisti è semplice, rapido ed estremamente sicuro. Una volta effettuato l’accesso al sito dopo aver provveduto alla registrazione necessaria, è possibile navigare in maniera estremamente intuitiva tra le molteplici categorie di prodotti a base di cannabis a disposizione: dalla cannabis a elevato contenuto di CBD delle varietà più pregiate e richieste agli oli al CBD senza tuttavia tralasciare gli E-liquid al CBD per sigarette elettroniche, i cristalli al CBD, accessori e fertilizzanti per chi è dedito alla coltivazione di cannabis. Una volta selezionati i prodotti desiderati e relative quantità, basterà inserirli semplicemente nel carrello e procedere al check-out e al pagamento che può essere comodamente effettuato mediante Paypal, carta di credito, bonifico bancario, carte prepagate e in alternativa contrassegno con pagamento alla consegna. Ogni ordine viene poi evaso nelle 24/48 successive e consegnato in pacchi perfettamente anonimi, nel totale rispetto della privacy di ogni consumatore. Un notevole vantaggio per chi desidera erba di qualità a prezzi competitivi, recapitata rapidamente nel confort di casa propria.

Si può acquistare erba legale?

La vendita è l’acquisto di erba legale è ad oggi possibile avvalendosi sia degli innumerevoli e-commerce online che dei punti vendita fisici distribuiti sul territorio nazionale.

Quello della “cannabis light” è infatti un fenomeno estremamente diffuso e prevalentemente legato alla coltivazione e alla vendita legale della cosiddetta marijuana light, cannabis depotenziata a ridotto contenuto di THC o tetracannabidiolo e per questo non ritenuta al pari di una sostanza stupefacente. L’erba legale rappresenta pertanto il frutto di anni di studio e ricerche in campo genetico, che hanno comportato la creazione di varietà di canapa sativa, depotenziate del principio attivo responsabile dei caratteristici effetti psicotropi e psicoattivi: il THC appunto. La Legge 242/2016 consente la libera coltivazione della canapa in Italia solo se per uso industriale, tecnico, tessile, scientifico, edilizio, purché essa venga effettuata avvalendosi di varietà approvate dalla Comunità Europea e private del principio attivo stupefacente. Discorso analogo per quanto concerne la vendita di marijuana light, consentita solo se l’erba risulta privata della tipica efficacia drogante detenuta dalle infiorescenze, ovvero del principio attivo THC, che può essere tuttavia mantenuto in concentrazioni pari allo 0,2%, con un margine massimo dello 0,6%. Una legge tuttavia nebulosa e ancora piuttosto controversa che, nonostante i limiti piuttosto stringenti, vieta ancora una volta la combustione e il consumo, destinando la marijuana light al solo utilizzo tecnico e collezionistico.

CBD e THC: quali sono le differenze?

Le sostanze attive presenti comunemente non sono tutte uguali: la marijuana contiene infatti oltre 60 cannabinoidi, composti chimici di origine naturale ognuno dei quali è in grado di sortire effetti differenti a carico dell’organismo. Il CBD, meglio noto come cannabidiolo, è una sostanza naturalmente presente nella canapa sativa, la cui peculiarità è non possedere alcun effetto psicoattivo o psicotropo: non crea cioè dipendenza e non provoca la caratteristica sensazione di sballo ed euforia ma, al contrario, si rivela particolarmente indicato nel trattamento di numerose patologie e stati dolorosi. Proprio per questo sono molteplici ad oggi le ricerche e gli studi scientifici che attestano la validità di tale principio attivo nella cura di ansia, depressione, insonnia, stati dolorosi provocati da malattie autoimmuni e degenerative e nel trattamento dei principali disturbi alimentari così come inappetenza e nausea provocate da HIV, AIDS e trattamenti chemio e radioterapici. Il CBD agisce semplicemente legandosi ai recettori CB2 presenti nelle cellule del sistema immunitario stimolando in questo modo il processo di guarigione. Il THC o tetraidrocannabinolo al contrario rappresenta la sostanza psicoattiva e psicotropa per eccellenza che, legandosi ai recettori CB1, provoca euforia influenzando la percezione visiva, motoria e uditiva, determinando lo sballo e un conseguente aumento dell’appetito detto fame chimica, oltre a comportare in certi casi rilassamento e una percezione spazio-temporale distorta. Ed è esattamente la presenza di THC all’interno della cannabis a suscitare innumerevoli controversie in ogni parte del mondo sotto l’aspetto puramente giuridico: la Legge 242/2016 fa riferimento all’efficacia drogante tipica delle  infiorescenze  di cannabis, limitando la presenza di THC in concentrazione inferiore allo 0,2% con un margine massimo imposto allo 0,6%, valori entro i quali il principio attivo non determinerebbe effetti psicoattivi.

Tuttavia anche in questo caso sono molteplici gli studi e le ricerche che, sebbene ancora in fase embrionale, testimonierebbero i benefici del THC nel trattamento di determinate patologie, se somministrato in percentuali superiori allo 0,6%, sempre sotto stretto controllo medico.

Per quanto concerne le  infiorescenze  destinate a uso ricreativo con concentrazioni di THC inferiori allo 0,6% si parla invece di cannabis legale, sebbene la stessa legge non renda lecita la combustione ma solo il collezionismo. A questo proposito sono molteplici le tecniche attuate nella coltivazione al fine di selezionare genetiche ibride depotenziate in grado di privilegiare la produzione di CBD.

Cannabis terapeutica: cos’è e a chi può servire

Quando si parla di cannabis terapeutica, definita anche cannabis medicinale o CM, si fa riferimento all’utilizzo in ambito medico e terapeutico di  infiorescenze  femminili di  cannabis sativa  light giunte ormai a maturazione ed essiccate. La cannabis terapeutica o medicinale deriva da piante di cannabis di qualità medica coltivate senza l’utilizzo di pesticidi chimici, sempre attenendosi scrupolosamente agli standard internazionali imposti quali GACP o Good Agricoltural e Collecting Practice e GMP o Good Manufactoring Practice, in modo tale da garantire totale affidabilità e trasparenza, soddisfando non solo le esigenze del paziente ma anche medici, farmacisti e enti regolatori, anche in virtù delle frequenti analisi di laboratorio svolte durante l’intero processo produttivo. La cannabis terapeutica trae origine dalla pianta femminile di canapa indiana, la  cannabis sativa  denominata Cannabis Flos: di interesse terapeutico sono proprio le infiorescenze, le quali detengono i principali principi attivi: THC o delta-9- tetraidrocannabinolo in grado di agire con potenziali effetti su quelle che sono le principali sintomatologie legate a patologie spesso di notevole entità, e il CBD o cannabidiolo. Attualmente in Italia i soli prodotti che possono essere liberamente utilizzati come materia prima volta a preparazioni galeniche a base di cannabis terapeutica, sono caratterizzati dalle sostanze vegetali prodotte unicamente all’interno dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze così come quelle importate dall’Olanda per mezzo dell’Office for Medicinal Cannabis del Ministero della Salute olandese.

In Italia la cannabis può essere liberamente impiegata a scopo terapeutico dal 2006. Tuttavia devono comunque essere seguite scrupolosamente specifiche ben precise strettamente legate alle modalità di prescrizione e assunzione: ogni medico generale o specialista può scegliere di prescrivere la cannabis terapeutica al fine di attenuare sintomatologie a carico del paziente, sempre sotto la propria esclusiva responsabilità, qualora i trattamenti convenzionali non abbiano sortito gli effetti terapeutici auspicati.

Come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, in Italia la prescrizione di cannabis a uso terapeutico è al momento limitata al trattamento del dolore cronico, sovente associato a sclerosi multipla e a eventuali lesioni a carico del midollo spinale. Può essere impiegata altresì contro nausea e vomito provocati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV o in qualità di stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS o anoressia nervosa e come alternativa alle terapie farmacologiche convenzionali contro l’effetto ipotensivo nel glaucoma e la riduzione dei movimenti involontari determinati dalla sindrome di Gilles de la Tourette.

In quali paesi la cannabis è legale

Se in Italia il percorso volto all’effettiva legalizzazione della cannabis a uso ricreativo, appare lungo, tortuoso e ancora piuttosto controverso, in Europa e in alcuni Paesi Extraeuropei la situazione appare totalmente differente: eliminato dunque ogni genere di pregiudizio legato all’assunzione di marijuana a scopo ricreativo, in Spagna il consumo di marijuana ad uso personale è sovente tollerato dalle forze dell’ordine sebbene entro certi limiti: sebbene sia concesso, è considerata una pratica strettamente privata e personale che può essere attuata solo nella propria dimora o in luoghi specificatamente adibiti. Reato penale è invece considerato lo spaccio. In Olanda consumare marijuana a scopo ricreativo, così come coltivarla è illegale, fatta eccezione per l’assunzione effettuata nei locali adibiti a tale uso, i conosciuti coffeshop. Svezia, Regno Unito, Germania e Svizzera appaiono ancora estremamente stringenti sul consumo di marijuana a scopo ricreativo: nessun Paese né tollera il libero consumo fatta eccezione per la Germania che ne supporta e approva l’utilizzo terapeutico e medico. La  legalizzazione  della cannabis nei Paesi extraeuropei vede dibattiti sicuramente meno accesi e controversi rispetto a quanto avviene comunemente in Europa, complice una mentalità più aperta che permette alle giurisdizioni locali un margine di tolleranza decisamente superiore. In Australia la legge prevede che i maggiorenni abbiano il diritto di possedere fino a 50 grammi di erba e possano coltivare 2 piante a testa o 4 per famiglia. Qui, a partire dal 2016 è stata ufficialmente legalizzata anche l’assunzione di marijuana a scopo terapeutico. In California a partire dal 1° gennaio 2019 la  legalizzazione  della marijuana è divenuta effettiva: qui coloro che hanno 21 anni possono detenere liberamente fino a 28 grammi di erba e coltivare a casa fino a sei piantine. Resta tuttavia vietata l’assunzione nei luoghi pubblici. L’Europa, così come l’Italia appaiono dunque come veri e propri fanalini di coda e, sebbene ci si allontani fortunatamente da quello che un tempo era vero e proprio proibizionismo, una maggiore apertura mentale verso la marijuana legale potrebbe senza dubbio valorizzarne le innumerevoli potenzialità, portando rapidamente al progresso, non solo commerciale ma anche e soprattutto terapeutico e curativo.

Come sapere se si sta comprando erba buona

Sono molteplici i fattori che è necessario considerare per riconoscere l’erba buona e di ottima qualità: tra i principali compaiono l’odore e l’aroma così come l’aspetto visivo e la stessa struttura caratteristica delle infiorescenze. Tuttavia non sono marginali nemmeno le sensazioni e gli effetti percepiti durante l’assunzione, per i quali gioca un ruolo determinante la quantità di  tricomi  presenti sull’infiorescenza spesso visibili anche ad occhio nudo. Quest’ultimi rappresentano un importante indicatore in grado di determinare la reale potenza della marijuana sotto l’aspetto euforizzante, senza tuttavia tralasciare le potenzialità mediche e terapeutiche. Importante nel definire l’erba di buona qualità appare anche la colorazione assunta dalle infiorescenze: tonalità che virano dal marrone spento al verde lime leggermente slavato sono generalmente sinonimo di materia vegetale di scarsa qualità e in questo caso è proprio la natura a fornire una serie di indizi visivi utili per determinare l’effettivo stato di maturazione e conservazione dell’erba. Occorre inoltre prestare attenzione all’aroma emanato dalle  infiorescenze  di cannabis: se coltivata secondo tutti i criteri necessari a garantirne l’oggettiva qualità, l’odore dovrebbe risultare pungente e facilmente identificabile dal tipico sentore “skunky” dolciastro e terroso, lo stesso che può facilmente somigliare addirittura al diesel, in virtù della notevole presenza di terpeni. Se al contrario le cime non appaiono aromatiche e l’odore tenda ad assomigliare anche solo vagamente al fieno, quasi certamente si è di fronte a una marijuana non coltivata correttamente o comunque mal conservata. In ultimo ma non certo in ordine di importanza, l’aspetto delle infiorescenze: marijuana di ottima qualità presenta cime compatte e dense, prive di spazi vuoti o diradati. Erba sbriciolata o comunque scomposta, implica generalmente cannabis di scarsa qualità e di seconda scelta. CBDMania, da sempre sinonimo di qualità, sicurezza e affidabilità, dispone delle varietà di marijuana tra le più pregiate, coltivate in Italia senza l’impiego di pesticidi o additivi chimici e costantemente sottoposte a ad analisi di laboratorio che ne avvalorano l’adeguamento ai più elevati standard qualitativi.