Increduli, sorpresi ma anche molto soddisfatti. E felici. Ci sentiamo così, all’indomani dell’approvazione del sub-emendamento che di fatto legalizza la canapa light in Italia, dopo una battaglia legale e civile durata più di due anni.

Dopo mesi vissuti nell'angoscia di incappare nelle maglie del “D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309”, nella consapevolezza di vivere in un paradosso legislativo (“LEGGE 2 dicembre 2016, n. 242”) e di doversi in qualche modo abituare ad una vana attesa, ecco arriva la notizia che ci scuote in positivo.

L’11 dicembre 2019 in Commissione Bilancio al Senato è stato approvato un subemendamento sulla canapa industriale a firma di Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (PD), Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Matteo Mantero e Francesco Mollame (M5S) che stabilisce la legalità della commercializzazione di tutte le parti della pianta di canapa e dunque anche delle infiorescenze.

Dopo mesi di attesa i senatori hanno accolto il senso vero del pronunciamento della Cassazione, ossia la richiesta esplicita rivolta alla politica di fare chiarezza su una legge incompleta e liberare il mercato da interpretazioni bigotte e lesive della persona e di chi fa imprenditoria nel settore della canapa pagando regolarmente le tasse.

L’iter legislativo prevede ancora la votazione alla Camera della Finanziaria (si presume che il Governo porrà la questione di fiducia) e se tutto va per il meglio dal 1 gennaio 2020 si aprirà una nuova era per il mercato della canapa in Italia.

Il nuovo anno partirà con uno slancio per tutti gli addetti ai lavori, aziende, imprenditori, lavoratori che da qualche anno credono e investono risorse ed energie in questo nuovo settore.

Questo il commento a caldo del senatore Mantero: “ È stata un’opera di convincimento di quasi due settimane e ci sono volute 15 ore di fila in commissione bilancio solo questa notte, ma poco fa abbiamo approvato uno dei nostri emendamenti sulla canapa industriale. È quello meno ambizioso, che riguarda principalmente la biomassa, ma che comunque modifica la legge sulla canapa consentendo di commercializzare i fiori e soprattutto modifica il testo unico per gli stupefacenti stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di THC la canapa non si può considerare sostanza stupefacente”.

La nuova norma prevede che:

“A decorrere dal 1º gennaio 2020, la biomassa di canapa (Cannabis sativa L.), composta dall'intera pianta di canapa o di sue parti, è sottoposta ad imposta di fabbricazione applicando al prezzo di vendita le aliquote percentuali in misura pari ad euro 12,00 per mille chilogrammi, per ogni punto percentuale (% p/p) di cannabidiolo (CBD) presente nella biomassa”.

e ancora:

“I principi attivi di tetraidrocannabinolo, ossia la concentrazione di THC nella biomassa non deve risultare superiore allo 0,5 per cento, quindi in concreto privi di efficacia drogante.

Per riassumere, se le cose dovessero andare come descritto, tutte le varietà di cannabis e altri prodotti derivanti da coltivazioni di canapa sativa L, come cannabis light, olio, resina, privi di efficacia drogante, possono essere commercializzati.

In attesa di vedere confermato e ufficializzato questo straordinario risultato con il voto della Camera, ci sentiamo paradossalmente riconosciuti come persone che lavorano onestamente e riflettiamo sul fatto che questo è il primo passo verso l’obiettivo della legalizzazione della cannabis.